Articoli filtrati per data: Maggio 2022

Focke-Achgelis Fa.330 "Bachstelze" - Kit FLY - Scala 1/48

Autogiro impiegato dalla Luftwaffe durante il 1943

Il Focke-Achgelis Fa 330 "Bachstelze" ("ballerina") era una girodina composita, un autogiro senza motore, da osservazione sviluppata dall'azienda tedesca Focke-Achgelis nei primi anni quaranta e prodotta dalla Weser Flugzeugwerke di Delmenhors.
Utilizzato durante le fasi finali della seconda guerra mondiale era caratterizzato dall'assenza di un impianto motore e destinato ad equipaggiare gli U-Boot, i sottomarini della Kriegsmarine, dai quali rimaneva in volo trainato tramite una lunga fune.
Per poter risultare più efficienti, la struttura dei sottomarini venne ottimizzata nella migliore forma idrodinamica possibile al fine di diminuirne la sezione frontale a vantaggio dei valori di velocità massima e di autonomia. In un'epoca però in cui le apparecchiature di ricerca elettroniche erano ancora primitive se non assenti, la ricerca dei potenziali obiettivi o il riconoscimento delle unità nemiche ostili era affidata alla capacità dei membri dell'equipaggio che dovevano scrutare l'orizzonte con il solo uso di potenti binocoli dal punto più alto, la torre. Tuttavia l'operazione risultava poco agevole per il limitato raggio visivo non superiore alle poche miglia.
Per cercare di ovviare al problema, l'ammiragliato della Kriegsmarine valutò una serie di differenti opzioni che andavano dall'installazione di un lungo palo removibile che portava all'apice una coffa, all'equipaggiamento delle proprie unità con degli aeromobili, soluzione già attuata dal francese Surcouf, compatti idrovolanti da ricoverare in appositi hangar a tenuta stagna.

  

Una specifica in tal senso venne sviluppata dalla Arado Flugzeugwerke con l'Ar 231 del quale realizzò alcuni esemplari, ma che non riuscirono a soddisfare la commissione esaminatrice del Reichsluftfahrtministerium (RLM) ritenendolo troppo fragile oltre che dalle prestazioni insufficienti.
Questa soluzione, pur se tecnicamente attuabile, aveva però delle limitazioni operative: essendoci la necessità di dover limitare al massimo le dimensioni frontali per non compromettere il profilo idrodinamico, e di conseguenza le prestazioni del sottomarino, gli idrovolanti erano stivati smontati e bisognava istruire alcuni membri dell'equipaggio al suo veloce montaggio ed altrettanto veloce rimessaggio per evitare di essere individuati dalle unità nemiche nel periodo in cui erano impossibilitati ad immergersi.
La Focke-Achgelis propose allora un mezzo aereo alternativo: basandosi sulla propria esperienza nella costruzione di autogiri ideò un'aerodina che mantenendone tutte le caratteristiche sfruttava la velocità di traino del sommergibile per mettere in moto le pale del rotore librandosi così in volo vincolato.

  

  

L'azienda progettò un velivolo compatto per limitare il più possibile la massa e le parti da assemblare, una cellula basata essenzialmente su una coppia di elementi tubolari metallici saldati perpendicolarmente, opportunamente integrati da una struttura tubolare di rinforzo, ai quali era collegato inferiormente ad una coppia di pattini d'appoggio, superiormente ad un rotore libero, posteriormente ad un impennaggio mono deriva ed anteriormente ad una postazione di pilotaggio aperta.
Il modello, al quale venne assegnata la designazione RLM Fa 330, risultava essere estremamente leggero, attorno agli 80 kg escluso il pilota[1], con i comandi ridotti all'essenziale e che intervenivano sul timone e sull'inclinazione del rotore, e dotato di un dispositivo telefonico per le comunicazioni con l'equipaggio. L'estrema semplicità del modello consentiva di essere smontato in tre parti, due della cellula più il rotore, che trovavano posto in scompartimenti stagni dalle ridotte dimensioni.

  

  

Il profilo di missione era molto semplice. Una volta emerso il sottomarino, due membri dell'equipaggio provvedevano all'assemblaggio dell'Fa 330 estraendone le parti dagli scompartimenti dov'erano stivate, lo agganciavano quindi ad una fune metallica della lunghezza di 300 m che, una volta messo in movimento il sottomarino, veniva svolta da un verricello. La velocità relativa dell'aria agiva sul rotore dell'apparecchio sollevandolo dal ponte quindi lasciato librare mentre il cavo di collegamento si svolgeva fino alla sua massima lunghezza. Una volta finita la missione il cavo veniva riavvolto ed il Fa 330 ritornava ad adagiarsi sul ponte grazie all'autorotazione. Esisteva anche un sistema di sicurezza nel caso il sottomarino avesse dovuto immergersi: il pilota, che si imbragava al seggiolino, poteva sganciare il mozzo del rotore e scendere grazie un paracadute integrato.
Il dispositivo venne lungamente provato in galleria del vento ed ebbe il suo battesimo in volo in condizioni operative nell'agosto 1942.

Buon Modellismo a Tutti

Roberto Cimartosti "Cima"

Fiat 611 - Kit WIP3D - Scala 1/35

Eritrea estate del 1936

La Fiat 611 è un'autoblindo prodotta in Italia dalla Fiat in collaborazione con l'Ansaldo per uso coloniale.
Progettata dalla Ansaldo nel 1932 intorno all'autocarro Fiat 611 C (Coloniale), progenitore anche del Fiat Dovunque 33, venne adottata l'anno successivo dal Corpo guardie di pubblica sicurezza. Allo scoppio della guerra di Abissinia, fu requisita dal Regio Esercito ed inviata in Somalia con la sezione autonoma di autoblindo speciali, dove operò insieme alla più anziane Lancia 1Z ed ai carri veloci CV33. In questa prima prova del fuoco emersero le deficienze dovute all'elevato peso, alla bassa velocità e maneggevolezza su terreno vario. Fu impiegata poi in Africa Orientale Italiana durante la seconda guerra mondiale fino alla fine delle ostilità, con scarso successo vista la difficoltà di reperire parti di ricambio ed un'intrinseca obsolescenza del progetto.

  

È basata sul telaio dell'autocarro Fiat 611 C, un telaio a 6 ruote con le 4 ruote posteriori gemellate motrici e le prime 2 singole, folli e direttrici. Le ruote di scorta sono poste in folle tra il primo ed il secondo assale, in modo da facilitare il superamento degli ostacoli. È caratterizzata dal doppio posto di guida, anteriore e posteriore, in modo da velocizzare il disimpegno in caso di imboscata. Entrambe queste caratteristiche che saranno riprese sulle successive AB40/41. La blindatura è costituita da piastre d'acciaio di 15 mm di spessore. Il cofano di lamiera blindata con aperture protette da alette sul radiatore e sui fianchi, si raccorda posteriormente alla camera di combattimento. Questa presenta due finestre anteriori con portelli corazzati ad apertura variabile per il conduttore ed il meccanico-servente. Al vano di combattimento, munito di feritoie sui lati per il fuoco con le armi individuali, si accede da due porte laterali. Posteriormente sulla sinistra una finestra, anch'essa con portello blindato, è a disposizione del mitragliere-secondo conduttore per la guida contromarcia. Sulla destra, su blindosfera, sono installate 1 o 2 mitragliatrici (a seconda della versione) per la copertura del settore posteriore. Due gonne blindate proteggono le ruote posteriori.

  

Furono prodotte due versioni della blindo che differivano unicamente per il tipo di torretta e la disposizione dell'armamento. Una versione era armata di 3 mitragliatrici Breda Mod. 5C da 6,5 mm, delle quali due installate in torretta su supporti snodati indipendenti ed una nello scafo "in fuga", sulla blindosfera posteriore. L'altra versione era armata con un cannone Vickers-Terni da 37/40 Mod.30 nella torretta e di due mitragliatrici Breda Mod. 5C installate posteriormente nello scafo. Questa versione si rivelò poco efficace poiché in attacco non poteva servirsi delle mitragliatrici. L'armamento secondario era costituito dai fucili Mod. 91 TS dell'equipaggio, adoperabile dalle feritoie, e da una dotazione di 20 granate.
L'equipaggio era di 4-5 persone: capocarro e servente del cannone o mitragliere (a seconda della versione) in torretta, un conduttore anteriore affiancato da un servente-meccanico ed un conduttore-mitragliere posteriore che attivava anche le mitragliatrici "in fuga".

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Paolo Baldoin "Paul Stainer"

Unterseeboot U-9 - Kit Das Werk - Scala 1/72

Marina Imperiale Tedesca durante il 1915

L'Unterseeboot U-9 era un sottomarino tedesco Type U 9. Era uno dei 329 sottomarini in servizio nella Marina Imperiale Tedesca impiegato in incursioni contro convogli nemici durante la prima guerra mondiale.
La sua costruzione fu ordinata il 15 luglio 1908 presso il cantiere navale imperiale di Danzica. Fu varato il 22 febbraio 1910 e ultimato il 18 aprile 1910.

  

  

Il 16 luglio 1914, l'equipaggio dell'U-9 ricaricò i suoi tubi lanciasiluri mentre era immerso, la prima volta che un sottomarino compiva un'operazione simile. Il 1° agosto 1914, il Kapitänleutnant Otto Weddigen prese il comando del bastimento. Il 22 settembre, mentre pattugliava il Broad Fourteens, una regione del Mare del Nord meridionale, l'U-9 trovò uno squadrone di tre obsoleti incrociatori corazzati britannici di classe Cressy (HMS Aboukir, HMS Hogue e HMS Cressy), assegnato per impedire alle navi di superficie tedesche di entrare nell'estremità orientale del Canale della Manica. Il sommergibile lanciò quattro dei suoi siluri, ricaricando mentre era sommersa, e li ha affondati tutti e tre in meno di un'ora. 1.459 marinai britannici borrono nell'attacco. È stata una delle azioni sottomarine più importanti di tutti i tempi. I membri dell'Ammiragliato che avevano considerato i sottomarini semplici giocattoli non hanno più espresso tale opinione dopo questo evento.
Il 15 ottobre, l'U-9 affondò l'incrociatore protetto HMS Hawke. Il 12 gennaio 1915 Johannes Spieß sostituì Weddigen e comandò l' U-9 fino al 19 aprile 1916. Durante questo periodo affondò 13 navi per un totale di 8.635 tsl: 10 piccoli pescherecci e tre piroscafi britannici (Don, Queen Wilhelmina e Serbino). Dopo l'aprile 1916, il sommergibile fu ritirato dai compiti in prima linea per essere utilizzato per l'addestramento.
L'U-9 e l'incrociatore leggero SMS Emden, furono le uniche unità navali a cui il Kaiser Guglielmo II assegnò la Croce di Ferro.

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Luca Zampieri "Zampy"

Autocarretta Blindata Ferroviaria - Kit WIP3D - Scala 1/35

Regio Esercito, Jugoslavia 1942

Nel 1942 venne realizzato il prototipo di Autocarretta ferroviaria blindata su richiesta del Comando Superiore FF.AA. di Slovenia e Dalmazia, che aveva la necessità di sostituire le autoblindo AB40 sulle linee ferroviarie a scartamento ridotto dell'Erzegovina. Testata in Val Gardena dal Genio ferrovieri, il mezzo venne adottato il 18 dicembre 1942 come Autocarretta ferroviaria blindata Mod. 42. Essa derivava dall'autotelaio della OM 36, dotato di una casamatta blindata con mitragliatrice Breda Mod. 38 su supporto sferico.

  

  

L'equipaggio era di due persone, conduttore e mitragliere, con la possibilità di trasportare altri uomini o materiali nel vano di trasporto munito di feritoie di tiro. Raggiungeva la velocità di 15 km/h e, non essendo dotata di doppia guida, per invertire la marcia l'autocarretta veniva sollevata dal binario con un martinetto idraulico e girata manualmente. Prodotta in 20 esemplari riuniti in un Reparto autonomo su due plotoni, alcuni esemplari furono impiegati, dopo l'Armistizio di Cassibile, dalla Wehrmacht.

  

  

Buon Modellismo a Tutti

Paolo Baldoin "Paul Stainter"

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