Lo USS Tuscaloosa (codice e numero d'identificazione CA-37) è stato un incrociatore pesante della United States Navy, appartenente alla classe New Orleans e così nominato dall'omonima città dell'Alabama. Impostato nel settembre 1931 ed entrato in servizio nell'agosto 1934, era armato con una batteria principale di nove cannoni da 203 mm.
Nel corso della seconda metà degli anni trenta partecipò a quattro esercitazioni complesse nell'Oceano Atlantico e Pacifico. Allo scoppio della seconda guerra mondiale venne assegnato al pattugliamento delle acque della costa orientale statunitense: ebbe così modo di prendere parte alla caccia al transatlantico tedesco Columbus e, indirettamente, a quella della corazzata Bismarck. Nell'agosto 1941 trasportò il presidente Franklin Delano Roosevelt in Terranova per l'incontro con il primo ministro britannico Winston Churchill dal quale scaturì la Carta Atlantica; a settembre coprì lo sbarco di truppe del Corpo dei Marine in Islanda. Dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti, fu distaccato a Scapa Flow per operare con la Home Fleet britannica nel teatro dell'Artico rimanendovi tra aprile e ottobre 1942; l'8 novembre era tra le navi che condussero l'operazione Torch, lo sbarco nell'Africa Occidentale Francese sottoposta a Vichy.
Nel corso del 1943 fornì protezione alla portaerei USS Ranger i cui velivoli attaccarono il porto di Bodø in Norvegia. Dopo lunghe revisioni e un periodo di addestramento al tiro, partecipò il 6 giugno 1944 alla grande operazione Overlord cannoneggiando molteplici obiettivi sulle coste e nell'entroterra francesi. Due mesi più tardi, il 15 agosto, coprì un secondo sbarco nella Francia meridionale (operazione Dragoon). Trasferito sul fronte del Pacifico, appoggiò con i propri cannoni gli sbarchi e le battaglie combattute su Iwo Jima e su Okinawa. Terminata la guerra il 15 agosto 1945, contribuì a riportare in patria gli uomini smobilitati e nel gennaio 1946 fu dismesso dal servizio attivo, rimanendo nella riserva fino al marzo 1959. Fu venduto per la rottamazione nel giugno dello stesso anno.
Buon Modellismo a Tutti
Roberto Cimarosti "Cima"

Enorme kit di un trasporto pesante tedesco esamotore derivato da un aliante. In scala 1/72 è lungo quasi 40 cm, mentre di apertura alare sfiora i 77 cm…!!!
Il velivolo è discretamente dettagliato, forse il posto di pilotaggi si poteva curare un po’ di più. All’interno della fusoliera sono visibili numerosi segni degli estrattori, e una buona opera di pulitura deve essere fatta prima di iniziare il montaggio. Gli interni del velivolo sono colorati in RLM 02 (Gunze H 70), comprese tutto lo scheletro interno del velivolo. Il ripiano interno viene colorato in color legno (marrone) e tutto riceverà dei lavaggi mirati.
Molti travi interni della struttura erano rotti, e quindi sono dovuto ricorrere all’autocostruzione. Montata la struttura abbastanza agevolmente, poi sono passato alla chiusura della carlinga, al montaggio delle ali, dei piani di coda ecc. Molto particolareggiati sono i contrappesi e tiranti dei flap del velivolo, e la posa dell’ala sulla fusoliera risulta abbastanza facile, anche se bisogna avere alcune cortezze con la posa del posto di pilotaggio.
Anche la strutture delle ruote è stato in parte ricostruito a causa della rottura di carrelli. La posa dei carrelli richiede attenzione sul posizionamento in fusoliera, dato che ci sono solo delle tacche in rilievo e nessun invito o foro per la posa dei carrelli. Quindi attenzione nel posizionare tutto il treno ruote.
La colorazione del velivolo è in RLM 65 sotto e in due tonalità di verde sopra in RLM 70/71 (rispettivamente colori Gunze H67, H65 e H309) tutti i colori poi sono stati schiariti per ripassare all’interno delle pannellature dell’aereo. Le ali sotto e i cofani motore sotto sono stati colorati n giallo Galeb RLM 04 (Gunze H329).
Le insegne sono quelle della Staffel 4./KGzbV 323, operante in Russia nel 1943. Sono state fatte poi alcune sporcature dai fumi di scappamento motori sulle ali e date un paio di mani di trasparente opaco su tutto l’aereo. Certo che la grandezza del velivolo e le superfici alari molto ampie obbligano a compiere passaggi doppi e tripli di colore…..
Comunque con i suoi 77 cm di apertura alare e con il portellone anteriore aperto per accogliere i mezzi, devo dire che questo velivolo (seppur tra i miei non preferiti) ha il suo gran bel fascino.
Buon Modellismo a Tutti
Roberto Cimarosti "Cima"
Vecchio kit della Supermodel, quindi senza alcun dettaglio interno e tutte le pannellature in positivo.
Il lavoro richiede la ripannellatura di tutte le superfici del velivolo, il rifacimento di un minimo di interni, e in questo caso ho recuperato un seggiolino di un vecchio kit compresa anche il pavimento, mentre ho dovuto ricostruire le pareti del cockpit e il cruscotto, oltre che le cinture.
La chiusura della fusoliera risulta ottima, mentre alcuni problemi si riscontrano con le ali, leggermente diverse tra sopra e sotto. Quindi con un po’ di carteggia tura qua e la va rimesso tutto a posto. La plastica è molto morbida e per chi volesse staccare alettoni o quant’altro il lavoro non dovrebbe essere difficoltoso.
Il velivolo riceverà una colorazione impiegata nella ANR verso la metà del 1944 in alcuni velivoli da caccia G.55 e MC.205. La parte inferiore in Grigio Azzurro Chiaro 1 (Gunze H324), le superfici latero-superiori in Nocciola Chiaro 4 (Gunze H310) con fasce diagonali in Verde Oliva Scuro 2 (Gunze H65).
Dopo la stesura dei colori, una mano di trasparente opaco per la posa delle decal, quindi nuova mano di lucido per il lavaggio e al termine un leggero invecchiamento e trasparente opaco.
Buon Modellismo a Tutti
Romerto Cimarosti "Cima"
Kit della Azur, con diversi pezzi in resina e in fotoincisione. Direi nel complesso un bel modello anche se impegnativo data la complessità di assemblaggio del tutto e la difficoltà di far combaciare perfettamente tutti i pezzi ,soprattutto il muso del motore (totalmente vetrato), le NACA del motore, torretta dorsale e altri piccoli assemblaggi.
Il kit permette di realizzare due versioni di Libeccio della Guerra Civile Spagnola e due della Regia Aeronautica (uno nel 1939 e uno durante le prime fasi della II^ G.M.).
Andremo a realizzare il modello operante nella Guerra Civile Spagnola con codice “18-11”, e per la sua colorazione ho deciso di riprodurre le insegne di nazionalità colorandole evitando di usare le decal, e quindi dare una resa migliore al kit.
Partendo dagli interni, il velivolo risulta un po’ spoglio, ma poi alla fine andremo a chiudere tutto e quindi non si vedrà un granché all’interno. Ci sono diverse parti in fotoincisione nella plancia comandi che valorizzano i posti di pilotaggio, ma il resto degli interni sono inesistenti.
La chiusura della fusoliera risulta molto buona e tutto combacia perfettamente. Il problema principale lo abbiamo con il muso del Libeccio, il quale è totalmente vetrato e non combacia perfettamente con il resto della fusoliera, Bisogna procedere con cautela nel carteggiare e stuccare per far combaciare il tutto, compreso il vetro del posto di pilotaggio, per non perdere il dettaglio inciso nella plastica. Alla fine il tutto va al suo posto. Altro problema sono i motori in resina con le NACA degli stessi….non è semplice far coincidere il tutto e ci vuole molta pazienza e qualche piccolo ingegno per chiudere il tutto nel migliore dei modi.
Molto tempo si passa a mascherare i vetrini e la torretta dorsale, ma alla fine le fatiche saranno ricompensate. Molto ben dettagliato il carrello con fotoincisioni molto belle.
Ho deciso di rifare ad aerografo le croci di “Sant’Andrea” sulle ali e in coda, oltre a tutto il piano di coda bianco e alle fasce nere sotto le ali.
Poi sono passato alla colorazione, sotto ho usato il grigio mimetico (Gunze H317), poi sopra ho dato un paio di mani di giallo mimetico 4 (Gunze H71) e quindi sono passato alla mimetica con un reticolo in verde mimetico 3 (Gunze H303) con piccole macchie sparse in marrone mimetico 53193 (Gunze H37). Infatti, contrariamente a come molti sostengono, a mio avviso gli aerei portavano una livrea a tre tonalità, dato che la Caproni inserì quella a due tonalità solo verso la fine del 1941.
Tolte tutte le mascherature, sono andato ad aggiungere le decal che rimanevano (e devo dire che sono proprio delle ottime decal) ed in fine i tiranti. Un paio di mani di trasparente opaco ed il gioco è fatto.
Buon Modellismo a Tutti
Roberto "Cima" Cimarosti
Vecchio stampo della Heller in plastica bianca molto rigida, con dettaglio interno molto spartano, come del resto tutti i modelli degli anni ’70. Il kit presenta due possibilità di realizzazione, una francese (la E.A.L.A. 13/72 operante in Algeria nel 1957) e una dell'Aeronautica del Gabon (Guardia Presidenziale basata in Gabon nel 1976).
Tutto il kit si presenta in positivo, quindi bisogna compiere (per chi volesse perdere un po di tempo) tutto un lavoro di re incisione delle pannellature e rifacimento di un minimo di interni.
Dopo un po’ di rifacimento interno, una mano di verde anticorrosione, nero per i pannelli e altri color per i vari pulsanti, un leggero lavaggio con grigio scuro e poi possiamo chiudere la cabina di fusoliera.
La fusoliera tutto sommato non presenta grossi problemi, e anche le ali si inseriscono bene.
Inizialmente ho fatto un preshading di nero, ma tale scelta si è rivelata un grosso problema, dato che con il giallo, il preshading rimaneva sempre molto in rilievo; sarebbe meglio evitare di farlo e dare il giallo direttamente sul velivolo. Comunque dopo il quarto passaggio il nero sottostante andava a spegnersi, ma il velivolo risultava di un giallo troppo acceso (ho usato il Gunze H34). Per tale motivo ho mescolato in dosi da 50%, il giallo H34 e un giallo crema sempre Gunze H329. Dopo un paio di passate leggere il tutto era più omogeneo ma ancora troppo “brillante”. Per tale motivo ho dato un altro paio di mani di Giallo Crema H329 da rendere il velivolo più conforme al colore impiegato per questi velivoli.
Il tricolore francese nel timone di coda è stato realizzato a mano con colori gunze.
Dopo una mano di lucido, sono passato ala posa della “bocca di squalo”, dove l’età della decal non ha dato scampo, rompendosi in più punti. Do dovuto colorare l’interno della bocca di nero e così ho ripreso un po’ tutto la bocca a pennello.
Colorate anche le parti di nero del muso e delle ali, do posato il restante delle decal, che tutto sommato (a differenza della “shark moth”) hanno risposto bene alla posa.
Un paio di mani di lucido Gunze e via con il lavaggio, ultimi dettagli e altro paio di mani di trasparente, questa volta opaco per chiudere il tutto.
Buon Modellismo a Tutti
Cimarosti "Cima" Roberto
Vecchio kit Airfix anni 70. Ho iniziato con il ripanellare tutto il modello, e a fare qualche modifica al velivolo, come per esempio ricostruire il pianale della cabina di pilotaggio con il cruscotto. I freni aerodinamici sono stati abbassati e abbassati anche i flap di coda.
Questo vecchio kit in oltre ha il motore sotto dimensionato, quindi ha bisogno di un rifacimento della NACA, oltre ad arrotondare meglio l’elica motore.
Per il motore ho optato nel cannibalizzare una vecchia NACA di un Mitsubishi A6M Zero che come dimensione è simile, solo che va poi modificato per tirarne fuori una NACA per il Fiat, aggiungendo flabelli e bugne motore, aggiungendo il filtro sotto e modificandone un po’ l’estetica. L’elica motore è stata portata in dimensione con accurati colpi di lima.
Per le mitragliatrici ho usato un tondino di rame della misura giusta per riprodurre il tutto, dato che quelle del kit, otre ad essere sbagliate erano corte e sottodimensionate.
Dopo tutte queste correzioni sono passato alla colorazione, un grigio mimetico (Gunze H317) sotto e sopra in tre toni con base in giallo mimetico 3 (Gunze H34 leggermente sporcato con H71), e sopra chiazze in verde mimetico 3 (Gunze H303) e marrone mimetico 2 (Gunze H33 con aggiunta di H37).
Fascia bianca in fusoliera e croce nei timoni di coda riprodotti in bianco Gunze H1 e poi in H316. La NACA prima ho dato una mano di bianco H1 e poi con il giallo Gunze H329.
Consueta mano di “Future” per la posa delle decal, recuperate qua e la nella mia personale banca “non si butta mai via nulla”. Poi nuova mano di lucido, lavaggio con Paneliner della AK e a chiusura un paio di mani di trasparente opaco Gunze.
Buon Modellismo a Tutti
Cimarosti "Cima" Roberto
Questo Macchi MC.205 della 1^ Squadriglia, con numero identificativo “23-1”, recava MM.92302, impiegato da alcuni dei migliori piloti dell’ANR tra i quali Luigi Gorrini e Adriano Visconti. Il velivolo in questione è stato riprodotto sulla base di Campoformido nell’aprile del 1944. Poi nel maggio-giugno dello stesso anno, il velivolo riceverà una fascia bianca in fusoliera.
Il kit della Italeri è tutto sommato di buona fattura, con un accenno di interni, discrete pannellature. Alcuni errori vengono riportati nel foglio istruzioni, come la colorazione dell’ogiva, fatta a segmenti e non a spirale, alcune decal mancanti (come ad esempio il numero 1 sul carrello). Tutto sommato cose che possono essere corrette facilmente.
L’assemblaggio del velivolo risulta buono senza troppe stuccature o correzioni.
Il velivolo in questione riceve una mimetica tipo Luftwaffe in RLM 74/75/76. Per la colorazione ho impiegato tutti colori della Gunze, rispettivamente H68, H69 e H314. Le chiazze in fusoliera sono fatte con il RLM 74/75 (H68 e H69).
Le decal sono buone, non troppo spesse e con un ammorbidente tipo Mr.Mark Softer si adattano bene alle pannellature.
In chiusura un paio di mani di trasparente opaco con un mezza goccia di H69 per desaturare meglio le decal.
Buon Modellismo a Tutti
Roberto "Cima" Cimarosti
L'automitralleuse de découverte Panhard et Levassor Type 178 era una moderna realizzazione francese entrata in produzione dall 1935, quando la ditta francese concretizzò le richieste dell'esercito francese per una nuova autoblindo che rimpiazzasse i vecchi modelli allora in servizio. Il progetto venne derivato da un mezzo chiamato TOE-M-32, pensato per l'impiego coloniale in Nord Africa e armato con un cannone corto da 37 mm. La macchina che ne derivò aveva un motore posteriore (a differenza del precedente) mentre manteneva la propulsione 4×4.
Tecnicamente, essa era un veicolo, come detto, a trazione integrale 4×4 e motore posteriore, con una grossa torretta biposto (quando i carri francesi erano dotati di torri monoposto) armata di cannone semiautomatico da 25 mm SA 35. Questo armamento era capace solo di fuoco a colpo singolo, ma nondimeno poteva perforare corazze di 40 mm a 400 m di distanza, molto in quanto esso aveva una elevata velocità iniziale e quindi una potenza controcarro di tutto rispetto. Non tutte le macchine erano così armate, alcune avevano solo 2 mitragliatrici leggere da 7,5 mm (una coassiale era sempre presente anche col cannone) mentre i veicoli comando erano dotati di apparecchiature radio ma privi di qualsiasi arma. Per il resto, la costruzione era solida, con una buona meccanica e una corazza imbullonata.
In servizio in grandi quantità nel 1940, le Panhard combatterono in unità di cavalleria dell'esercito francese, tra le più numerose del mondo. Esse non poterono arrestare, nonostante la mobilità di tali unità si avvicinasse a quella delle Panzerdivisionen tedesche, l'invasione del loro Paese. Alla fine di giugno nel 1940 ne restavano in linea almeno 190, ma nessuna venne ceduta all'Esercito italiano, che scarseggiava di autoblindo mentre ebbe un certo numero di carri ex-francesi di dubbia utilità. La massa di veicoli rimasti era infatti tenuta dai tedeschi, che ebbero modo di apprezzarne le qualità, chiamandole Panzerspähwagen P 204 (f) e usandole per pattugliamenti antipartigiani in URSS. Altre 45 ebbero invece un uso diverso, nascoste dai reparti francesi e utilizzate dalla resistenza. La mancanza di torretta rese necessario armarle con realizzazioni di fortuna, ma pur sempre con armi da 25 o 47mm.
Buon Modellismo a Tutti
Roberto "Cima" Cimarosti
Il Gruppo vene formato il 1° aprile del 1942, operando con i siluranti Savoia Marchetti SM.79 sparviero e venendo poi disattivato alla data dell’Armistizio dell’8 settembre 1943.
Rinacque dopo la fine della II^ G.M. per trasformazione dello Stormo Baltimore, dove sulla base di Guidonia, ricevette i caccia bimotori Lockheed P-38 Lightning, che andarono a sostituire i vecchi bombardieri Martin Baltimore della guerra dall'aprile 1948. Il 1º novembre successivo la 253ª e 281ª Squadriglia del 132º Gruppo e la 19ª e 260ª Squadriglia del 28º Gruppo concorsero sull'aeroporto di Bari-Palese alla ricostituzione del 3º Stormo. Nel 1950 il 132º passò sui caccia P-51 Mustang, e nei quattro anni che seguirono, come il resto dello Stormo, si addestrò alle missioni di ricognizione.
Quattro mesi dopo essere stato spostato a Verona-Villafranca, nel marzo 1954, al 3º Stormo vennero consegnati i primi cacciabombardieri a reazione Republic F-84G Thunderjet, con i quali i piloti si specializzarono nella ricognizione aerea, unico reparto italiano di questa specialità inserito nella struttura delle Allied Forces Southern Europe (AFSOUTH), le forze NATO del sud Europa. Già a dicembre vennero assegnati al reparto gli RF-84F Thunderflash, specifici per la ricognizione, tenuti in linea fino agli anni settanta quando lasciarono gradualmente il posto agli RF-104G, potenziati nel 1977 con il pod per la ricognizione "Orpheus". Contemporaneamente all'acquisizione di questi monomotori, il 132º Gruppo cambiò nome in 132º Gruppo Caccia Bombardieri Ricognitori (CBR).
Nel 1990 il 132º Gruppo CBR cominciò la transizione sui cacciabombardieri AMX. Quando il 3º Stormo venne sciolto nel 1999, il 132º Gruppo passò il 5 luglio al 51º Stormo di Istrana, con cui rimane tuttora montando aerei AMX nella versione migliorata ACOL (Adeguamento Capacità Operative e Logistiche).
Il Kit della Kinetic si presenta con una miriade si stampate, dove si possono realizzare sia la versione dell'Aeronautica Militare Irtalia che quella dell'Aeronautica Militare Brasiliana (Forca Aerea Brasileira o FAB). In questo caso io ho scelto di rappresentare un modello dell'AMI, e precisamente del 132° Gruppo CBR di base ad Istrana.
Il foglio di istruzioni è molto dettagliato, ma nello stesso tempo anche complicato nel capire la versione dell'AMI o della FAB. Ci sono moltissimi pezzi da assemblare in questo kit, e secondo il mio parere la scelta di staccare la parte di fusoliera anteriore da quella posteriore (per poi poter utilizzare lo stampo posteriore anche per l versione biposto) non è stata molto azzeccata, in quanto si nota molto la differenza tra i due tronconi una volta assemblati. il posto di pilotaggio è ben dettagliato, e anche in questo caso abbiamo la versione italiana e brasiliana. Buon dettaglio anche per i pozzetti dei carrelli d'atterraggio e tutto sommato, buoni i segni dei pannelli su tutto il velivolo. Anche l'armamento e i pod esterni sono buoni, anche se abbisognano di qualche piccola aggiustature.
La colorazione è quella tipica in grigio chiaro dei velivoli AMI, con le parti mobili colorate di bianco (come ad esempio pozzetti carrello d'atterraggio, flap ecc...). Le decal si prestano molto bene essendo molto morbide e quindi di facile stesura e prendendo benissimo l'andamento delle pannellature. Ottimi anche gli stancil, anche se praticamente insistenti per i pod esterni del carburante.
Alla fine di tutto il lavoro, seppur molto macchinoso per la presenza di numerosi pezzi molto piccoli, il modello che ne risulta è veramente ottimo.
Buon Modellismo a Tutti
Roberto "Cima" Cimarosti
Ottimo kit della casa Airfix, eccellente in termini di qualità prezzo. Le stampate sono molto belle in negativo, dettaglio buono, e anche il cockpit tutto sommato discreto che con poca autocostruzione il risultato può risultare ottimo. I pezzi combaciano tutti alla perfezioni, quindi poche stuccatore e poche correzioni.
La scatola offre la versione Mark I, con la possibilità di realizzare un modello della RAF (111° Squadron durante il luglio del 1938) e uno della Forza Aerea Belga. Tra i due ho optato per il secondo della Escadrille 2./I/2 Aé di base a Schaffen nel maggio del 1940.
La colorazione del velivolo è quella classica in due tonalità adottata dalla RAF (Dark Green e Dark Earth) con la parte sotto in alluminio. Il tutto è stato realizzato con colori Gunze e camouflage realizzato a mano libera.
Dopo una mano di trasparente lucido, ho posato le decal, direi ottime con il giusto spessore e molto ben adattabili. Nuova mano di lucido, pannellature riprese con il Paneliner della AK (codice AK2072). Alla fine alcune sporcature per i fumi e mano di opaco (sempre Gunze).
Alla fine ottimo modello, di facile realizzazione e perfetta resa anche costruendolo da scatola.
Buon Modellismo a Tutti
Roberto "Cima" Cimarosti
Bel kit della Tamiya, con il quale si possono rappresentare tre modelli di Bf.109E-3. Io ho scelto un esemplare operante in Norvegia con la 4^ Staffel della II./JG 77 nell’autunno del 1940.
Il kit si presenta in una unica stampata con finiture molto belle, al quale non serve praticamente aggiungere nulla. Unica pecca il tettuccio che non può essere rappresentato aperto, se non facendo un lavoro di taglio dello stesso. Io preferisco tenerlo chiuso, visto che ho deciso di costruire questo splendido kit da scatola senza aggiunte..... in completo relax.
Colorato chi interni , dato il suo drybrush e lavaggio, il tutto poi si monta con molta facilità senza alcun bisogno di stuccature.
Su tutto il kit ho fatto un preshading in nero per evidenziare le pannellature. La colorazione del velivolo sarà quella tipica dell’inizio/metà del 1940, con superfici latero-inferiori in RLM 65 (Gunze H 67), e quelle superiori in RLM 02 e RLM 71 (Gunze H 70 e H 64).
Al temine della verniciatura, un paio di mani di lucido Gunze per la stesura delle decal (le quali però si presentano con un accentuato spessore), nuova ma no di lucido, lavaggio ad olio con Bruno di van Dick e quindi opaco, sempre Gunze. Alla fine alcune sporcature qua e la rendono il velivolo “operativo”….
Buon modellismo a Tutti
Roberto "Cima" Cimarosti
Kit polacco della ZTS Plastik, datato anni ’70, si presenta con stampate di plastica bianca parecchio rigida.
Il kit presenta qualche abbozzo di interni, che vanno rifiniti con qualche aggiunta in plasticard, e vanno reincise tutte le pannellature.
Gli interni vengono colorati in grigio chiaro (io ho usato un Neutral Gray della Gunze H 53), con la rifinitura dei seggiolini (aggiungendo le cinture) e dei pannelli di comando e degli operatori.
La congiunzione della fusoliera risulta abbastanza facile, anche se qualche rifinitura con dello stucco qua e la ci vuole. Il problema più grosso so presenta con i trasparenti che non coincidono con la fusoliera, e quindi bisogna carteggiare la fusoliera fino a portare a livello i trasparenti. Anche il piano terminale di coda deve essere rimodellato con carteggia ture e stuccature, visto che non combacia perfettamente.
La colorazione è tipica dei velivoli polacchi del ’39, con azzurro sotto e Khaki sopra. L’azzurro è stato fato mescolando i Gunze H 314 e H 25 (in percentuale pari a 10/1), mentre per il Khaki ho usato il Gunze H 81). Prima della colorazione ho fatto un preshading in nero lungo le pannellature, per poi passare con i colori con mani leggere e successive per rendere la tridimensionalità delle pannellature.
Terminata la colorazione, viene steso il trasparente lucido della Gunze con un paio di mani, per poi proseguire con la posa delle decal. Le decal del velivolo non sono bellissime, e soprattutto sono molto spesse. Ho usato parecchio Mr. Mark Softer, per cercare di far aderire le decal alle pannellature, ma non fa molto effetto.
Alla fine tra il lavaggio con “bruno van dick” ad olio, un po’ di desaturazione e con il trasparente opaco, si è riusciti a mitigare le non belle decal fornite dal kit.
Buon modellismo a Tutti
Roberto "Cima" Cimarosti
Dopo una commissione per 28 Northrop F-5A/B Freedom Fighter e 2 RF-5A, il Marocco nel corso degli anni '80, ricevette altri 16 F-5E e 4 F-5F Tiger II, ai quali nel corso degli anni '90. si aggiungeranno altri 12 F-5E Tiger II, per un totale di 24 aerei.
Discreto modello della Hobby Boss, con plastica molto morbida e dotato di discreto dettaglio. Il kit offre la possibilità di realizzare ben quattro modelli, due Aggressor (US Navy e US Marine Corps), un velivolo brasiliano e uno svizzero. In questo caso però andrò a realizzare un modello dell’Aviazione Marocchina, con decal Carpena dedicate agli F-5.
Il velivolo in questione verrà fatto da scatola cambiando solamente il seggiolino eiettabile della Pavla. Gli interni sono discreti anche se non esattissimi, ma tutto sommato passabili.
La fusoliera combacia bene e anche le ali si innestano bene cono poco stucco alla base alare. Il problema più grande si riscontra con le prese d’aria che non sono perfette, ne nella forma ne nel’innesto con la fusoliera, e abbisognano di una bella cartavetrata e di un po’ di stucco.
I velivoli marocchini avevano il piano di coda verticale modificato, quindi con del plasticar ho dovuto riprodurre la modifica.
Sono poi passato alla colorazione del velivolo. Il sotto è in grigio chiaro (Gunze H 332), mentre le superfici superiori sono in tre tonalità. Per il sabbia ho usato un mix di Gunze H 85 con una goccia di H 34; per il marrone chiaro ho usato un Gunze H 310, mentre per il verde scuro ho usato un mix di H 36 e H 309 (70% e 30%). I vani dei carrelli sono realizzati in argento come anche le gambe dei carrelli stessi e degli aerofereni.
Al termine ho dato un paio di mani di trasparente lucido per la posa delle decal, nuova mano di trasparente per i lavaggi e quindi chiuso il tutto con del trasparente opaco…….tutto Gunze.
Buon modellismo a Tutti
Roberto "Cima" Cimarosti
Kit in scala 1/72 della Revell, rappresentante un Fulmar Mk.I con all’interno due opzioni dello stesso reparto, l’809° Squadron della FAA inglese, uno operante nell’Oceano Atlantico nella primavera del 1942 imbarcato a bordo della HMS Victorious, e un velivolo dello stesso reparto impiegato sulla stessa portaerei durante l’Operazione “Pedestal”, i rifornimenti a Malta isolata dalle forze dell’Asse in bombardamenti alla roccaforte e ai convogli diretti a rifornirla.
Andremo a realizzare il secondo velivolo, quello impiegato nell’oceano Atlantico. Nello specifico è il velivolo "6F" appartenente all'809° Squadron della FAA, imbarcato a bordo della portaerei HMS Victorious impiegata nell'operazione "Pedestal" (rifornimenti a Malta) nell'agosto del 1942, pilotato dal Sub Lieutnant (A) H. Morrison.
Il kit presenta delle discrete pannellature in negativo, ma molto spoglio come dettaglio interno e vano carrelli.
Ho cercato di rifare un po’ di interni con materiale Evergreen” e qualche pezzo di recupero di altri kit. Gli interni hanno avuto una colorazione in verde anticorrosione, così come il vano carrelli. Il kit poi si assembla bene con pochi interventi di stuccatura lungo le giunture e sul bordo d’attacco alare.
La parte inferiore, dopo un preshading (non bello da vedere), ha avuto una colorazione in Sky (Gunze H 74). La parte superiore la colorazione è in Dark Slate Gray (formata miscelando Gunze H 78 e H 68 in parti uguali) e poi per l’Extra Dark Sea Gray ho usato un H 333. Le pannellature poi andranno schiarite.
Terminato il tutto ho dato un paio di mani di cera “Future”, provata per la prima volta (ma che non mi ha entusiasmato molto), quindi posa decal, nuova mano di cera future, lavaggio con colore ad olio “Nero d’Avorio” diluito in “White Spirit”. Una volta asciutto e pulito il tutto ho dato un paio di mani di trasparente opaco della Gunze (H 20) e rifatto alcune sporcature di fumo qua e la con i gessetti e con pastello color argento.
Buon Modellismo a tutti
Roberto C. "Cima"
Buon kit della Zvezda, il quale da lapossibilità di riprodurre due diversi velivoli, un in livrea completamente invernale del Hptm. Hans Philipp della Stab I./JG 54 e uno della 15^ Staffel (Spagnola)/JG 51, entrambi impiegati sul fronte orientale russo.
Andrò a realizzare comunque il velivolo della 2^ Escuadrilla “Azur”, alias 15. Staffel, velivolo pilotato dal capitano Antonio Noriega Labat, impiegata sul fronte orientale russo nell’autunno del 1942.
Gli interni del velivolo sono discreti, con poche aggiunte si può ottenere un ottimo risultato. L’assemblaggio del velivolo avviene molto velocemente, dato che il kit sembra quasi un “easy kit”. Qualche stuccatura qua e la ma nulla di grave. Le pannellature sono ottime tranne che sulle ali superiori, molto semplificate, quindi c’è bisogno di un piccolo intervento per incidere qualche pannellatura anche con ausilio del ricettatore..
Unico nel del kit è il tettuccio che lo danno solo con la soluzione chiusa, perdendo un po’ quella che è il dettaglio del cockpit.
La colorazione è quella classica degli F-2 in RLM 76 nella parte sotto e sui lati (Gunze H 314) e il sopra in splinter RLM 74 e 75 (rispettivamente Gunze H 68 e H 317, anche se la referenza esatta sarebbe un H 69). Poi le chiazze in fusoliera sono state realizzate con RLM 02, 74 e 75 (rispettivamente H 70, 68 e 317). La parte sotto del muso, estremità alari sotto e fascia di fusoliera in RLM 04 (giallo H 329).
Stesura di trasparente lucido per facilitare la posa delle decal, quindi lavaggi e a chiudere un trasparente opaco.
Buon Modellismo a Tutti
Roberto "Cima" Cimarosti
Il Gigante (chiamato anche "Il Giganto"), tratto dalla serie "Conan il Ragazzo del Futuro", era un velivolo tutt'ala di enormi dimensioni, utilizzato nel corso del terzo conflitto mondiale e da allora nascosto.
Il kit si presenta in stampate di plastica molto "dura" e poco lavorabile. il montaggio risulta molto facile e veloce, ricorrendo solo in poche occasioni a stuccature mirate. La colorazione è stata fatta con colori metallici Gunze, dando anche un pò di movimento con pannellature di colore diverso. Poi alla fine si da un lavaggio con colori ad olio in nero di seppia.
E' presente anche il piccolo velivolo idrovolante da ricognizione "Falco" (che potete trovare in scala 1/72 in articoli precedenti sul settore Shi-Fi), che dà l'idea della grandezza del velivolo.
Buon Modellismo a Tutti
Roberto "Cima" Cimarosti
Il Blohm & Voss BV 141 era un monomotore da ricognizione tattica ad ala media prodotto dall'azienda tedesca Blohm & Voss GmbH dalla fine degli anni trenta ed utilizzato dalla Luftwaffe durante la seconda guerra mondiale. Aveva una struttura asimmetrica con cabina finestrata decentrata verso destra rispetto alla fusoliera che conteneva piani di coda e motore.
Vecchio kit della Airfix, ma sempre comunque originale come modello. Essendo un vecchio stampo anni ’60-70, gli interni sono pressoché inesistenti, quindi si prospetta un impegnativo lavoro di rifacimenti interni.
Dopo gli interni il lavoro si sposta sull’esterno del kit, eliminando tutto il positivo rivetta ture comprese, rifacendo tutto il lavoro di pannellatura e rivetta tura. Lavoro lungo e tedioso ma che alla fine darà i suoi buoni risultati in termini di estetica.
Una volta montate le ali, fusoliera e cabina (cabina che è stata pazientemente coperta con nastro Tamiya in tutte le sue finestrelle), si passa alla colorazione del velivolo. Iniziamo con un preshading su tutto il modello. Poi con l’azzurro sulla parte sotto in RLM 78 (Gunze H 418). Andiamo quindi a schiarire le pannellature interne aggiungendo del bianco nello RLM 78.
Una volta mascherata al parte latero/inferiore, sono passato alla colorazione del velivolo con il classico schema in RLM 70/71 (rispettivamente H 65 ed H 64). Anche in questo caso le pannellature internamente verranno riprese con una gradazione di colore leggermente più chiara.
Poi le solite procedure di stesa delle decal e di invecchiamento procedendo inizialmente con la stesura di un trasparente lucido, quindi le decal. In questo caso le decal erano molto molto vecchie ed ho dovuto fare molta attenzione sul loro distacco e posa, dove in diversi casi si sono pure rotte. Al termine delle decal nuova mano di trasparente lucido, leggero lavaggio selettivo con “invecchiamento generale” della True Earth e quindi trasparente opaco non prima di aver aggiunto carrelli e altri particolari.
Buon Modellismo a Tutti
Roberto "Cima" Cimarosti
Nave bialbero del capitano Dyce, impiegata principalmente per il trasporto della plastica dall'Isola della Plastica ad Indastria.
Le stampate classiche della casa Aoscima, si presentano in una plastica bicolore, dura e poco lavorabile. Nel complesso la costruzione avviene in modo abbastanza semplice, anche se si devono apportare qua e la alcune modifiche e stuccature per far coincidere bene i pezzi e nascondere gli spazi tra stampata e stampata.
Si ha la possibilità di impiegare due tipi di vele, una in plastica rigida e una in vacuform. Io ho preferito quelle di plastica rigida, dato che rendono più nella forma e sono (a mio avviso) modellate meglio. Per la colorazione il foglio si rifà ai colori gunze, dove, per quanto riguarda la colorazione del vascello ho fatto un mix di marroni non usando il colore specifico indicato, dato che rendeva il vascello molto rossiccio, mentre nella serie dei catroon da più un effetto "aranciato".
Nel kit viene fornito anche il cordame, che secondo me è troppo grosso, e per tale motivo ho impiegato cordame dedicato ai vascelli di legno (della Mantua), poi colorato di nero. Bisogna fare molta attenzione nel tirare i tiranti delle corde perché poi tendono a piegare i pali dando un brutto effetto. Certo è che tutta la struttura poi risulterà molto delicata, e bisogna fare molta attenzione nel maneggiare il tutto.
In oltre nel kit viene fornita una "macchina volante" del Dott. Rao e due macchine operatrici del Barracuda.
Buon modellismo a Tutti
Roberto "Cima" Cimarosti
Kit Academy di modesta fattura, ma per chi volesse costruire un modello in completo relax, con pochi ritocchi qua e la ne vien fuori un discreto soggetto. Il kit viene offerto con le insegne del 3rd Fighter Squadron “Hell’s Angels” dell’AVG “Flying Tigers”, le famose “Tigri Volanti” con piloti volontari statunitensi. Il velivolo in questione è un P-40C “White 68” pilotato dall’asso Charles Older (10 vittorie aeree), che durante la primavera del 1942 era basato a Kunming, in Cina.
Partendo dal posto di pilotaggio, con l’aggiunta di piccole modifiche qua e la ne risulta un discreto cockpit, comunque poi rinchiuso nel vetrino a pezzo singolo. Per l’occasione ho deciso di inserire anche il pilota, per dare un qualche cosa in più. Ai carrelli sono stati aggiunti i cavi dei freni e per il resto tutto da scatola. Si monta abbastanza bene, con qualche piccola correzione di stucco qua e la.
Dopo un pre-shading sono passato a colorare il modello con la classica livrea impiegata dall’AVG in Cina. La parte sotto in Sky (Gunze H 74) e le parti sopra in Darck Earth (Gunze H 72) e Dark Green (Gunze H 330). Poi le pannellature sono state schiarite aggiungendo un 50% di Gunze H 66 (per lo H 72) e Gunze H 304 (per lo H 330). Lieve mano di lucido per la stesura delle decal, Lieve passata con verde molto diluito per de saturare le decal e quindi ancora lucido a coprire tutto.
Lavaggio ad olio con il solito Bruno Van Dick, aggiunta dei dettagli e finiture varie e a finire un paio di mani di opaco.
Buon modellismo a tutti
Roberto "Cima" C.
153a Squadriglia
154a Squadriglia
155a Squadriglia
Il 3° Gruppo Caccia Terrestre, era inizialmente formato dalla 153^ e 154^ Squadriglia CT, che dal 15 gennaio del 1936 confluì a formare (assieme al 2° Gruppo) il 6° Stormo sulla base di Campoformido (UD). Poco dopo giunse al Gruppo la 155^ Squadriglia CT (15 febbraio 1936) a completare l’organico del Grupp, equipaggiato con i Fiat CR.32.
Nell’agosto del 1939, il reparto era basato a Ravenna, equipaggiato con i Fiat CR.32, formato dalla 153^, 154^ e 155^ Squadriglia. Proprio in questo mese, uomini e mezzi della 155^ Squadriglia, si trasferirono in Africa Orientale Italiana. La Squadriglia era posta al comando del Cap. Corrado Ricci, con velivoli CR.32 “quater”, e recante sulle fusoliere il simbolo dei “Diavoli Rossi” con sul capo il casco coloniale. Gli aerei imballati in casse, giungeranno via mare sul porto di Massaua, dove furono rimontati e trasferiti in volo a Dire Daua (all’estremità meridionale della Dancalia), dove fu rinumerata 410^ Squadriglia. In Italia, intanto, era stata ricreata la 155^ Squadriglia con nuovi aerei CR.32.
Il 1° giugno 1940, la 155^ Squadriglia venne distaccata ad Alghero, per un ciclo di addestramento, oltre che per la difesa del porto di Cagliari e per la scorta ai velivoli del 19° Gruppo, nelle missioni di ricognizione navale.
Inquadrato nel 6° Stormo CT (comandato dal col. Francesco Ferrarin) inserito nell’Aeronautica di Sardegna, il 10 giugno del 1940, si articolava sulla 153^ (cap. Giorgio Tugnoli), 154^ (cap. Giuseppe Torazzi) e 155^ Squadriglia (cap. Francesco Sforza), con un organico di 32 (28 bellicamente efficienti) Fiat CR 32 e 3 Caproni Ca.133, impiegati per il trasporto e per i collegamenti, al comando del ten. col. Renzo Cozzi. Le sue Sqd. erano basate a Cagliari-Monserrato (153^ e 154^ Sqd.) e ad Alghero-Fertilia (155^Sqd.), presso Sassari.
Le Squadriglie, furono impiegate nella breve campagna contro la Francia, soprattutto in missioni di scorta ai Breda 88 del 19° Gruppo Autonomo, che attaccavano la Corsica (soprattutto la 155^ Sqd. del cap. Francesco Sforza).

Emblema appartenente al 6° Stormo CT, il quale dopo la disattivazione dello Stormo fu ripreso dai piloti del 3° Gruppo Autonomo ed usato come emblema non ufficiale del reparto.
La prima missione operativa, vene compiuta il 16 giugno con una scorta ad alcuni Breda 88 diretti in Corsica
Risulta che il Gruppo non abbia mai incontrato velivoli nemici, tranne un pilota della 154^ Sqd., il ten. Broganelli, riuscì ad intercettare un ricognitore francese Potez 63/11. Il nostro cacciatore riuscì a colpirlo con alcune raffiche di mitragliatrice del suo CR.32, senza però abbatterlo. Fu tutto quello che il 3° Gruppo riuscì a fare con i suoi CR.32 contro i francesi.
Dal luglio al dicembre del 1940, i Fiat CR 32, passarono da 28 a 7 aerei (assegnati esclusivamente a missioni di scorta lungo le coste meridionali della Sardegna). Il 19 agosto, due piloti della 153^ Squadriglia, abbattevano un idrovolante francese LeO H 470.
In occasione della “Battaglia di Capo Teulada” (27 e 28 novembre 1940), i CR.32, compirono alcune missioni di scorta ai Savoia Marchetti SM.79 Sparviero, diretti contro la “Forza H” inglese. In queste operazioni, i CR.32 si scontrarono con un Fairey Battle inglese, il quale (vista la superiorità numerica italiana), preferì ritirarsi e non ingaggiare battaglia.
Dal gennaio del 1941 il Gruppo iniziò a ricevere i Fiat CR.42 Falco, che gradualmente andarono a sostituire i CR.32, l’ultimo dei quali fu definitivamente radiato nell’aprile del 1941. Nello stesso mese giunse anche un Fiat G.50B biposto da addestramento, per la prevista conversione dei piloti al Fiat G.50bis. Purtroppo, a causa del numero ridotto di questi velivoli, il Gruppo continuò a volare sui CR.42 Falco.
Il 7 maggio, il reparto fu impiegato nella scorta ei bombardieri diretti all’attacco di un convoglio proveniente da Gibilterra.
In data 8 maggio del 1941, era basato in Sardegna con i CR 42 Falco, e proprio questo giorno, il reparto dispose 8 suoi aerei per la scorta e protezione ai bombardieri diretti a bombardare navi inglesi del convoglio “Excess” nel Mediterraneo centrale (partito da Gibilterra). Il giorno dopo, alle 14:20, decollarono 6 aerei in protezione di rientro ad alcuni Savoia Marchetti SM.79 Sparviero del 32° Stormo BT (89° Gruppo BT) dopo il bombardamento del suddetto convoglio. Poco dopo il decollo, un CR 42 Falco rientrò alla base per noie al motore, mentre gli altri velivoli, rientravano verso le ore 16:00 a fine missione. Due piloti, il Ten. Alessandrini ed il Ten. Broganelli, riferirono di aver abbattuto due aerei nemici (Fairey Fulmar) a ca. 130 Km dalla costa sarda.
Alla fine fu uno il Fulmar abbattuto, quello dell’806°Squadron inglese pilotato dal Lt. Tillard ed il suo osservatore Sommeville.
Il 20 maggio del 1941, il 6° Stormo passava in posizione “quadro”, e per tale motivo divenne Gruppo Autonomo.
Il 25 maggio, la 155^ Squadriglia lasciò Alghero, e dopo delle tappe rispettivamente a Roma, Rodi e Aleppo, giunse a Mossul, per sostenere la rivolta in Iraq. Il 6 giugno 1941, venne ritirata a Rodi, dove venne rinumerata 164^ Squadriglia.
Il 14 luglio del 1941, venne ricostituita la 155^ Squadriglia, e il 24 dello stesso mese, il reparto veniva trasferito in Africa settentrionale, lasciando i suoi velivoli in Sardegna al 24° Gruppo di stanza nell’isola.
Prese base a Sorman (Tripolitania), ricevendo in dotazione 12 Fiat CR.42 provenienti dal 150° Gruppo CT in procinto di rientrare in Italia. Subito dopo le sue Squadriglie furono smistate in vari campi della Tripolitania, iniziando ad operare in missioni di mitragliamento al suolo, caccia notturna, scorte ai convogli e difesa del porto di Tripoli. La 153^ Squadriglia utilizzò la base di Misurata in agosto e in settembre del 1941. Il 1° settembre, sei suoi CR.42, andarono a costituire un Nucleo Assalto.
Il 28 dicembre 1941, furono utilizzate le basi di Ara dei Fileni e Bir El Merduma, per contribuire alla difesa delle forze tedesche, schiacciate dalle forze alleate nel settore.
Nel marzo del 1942, la 154^ Squadriglia, si trasferiva a Martuba, seguita in maggio dal resto del Gruppo. Dopo aver portato a termine degli attacchi notturni nell’area di Gazala, l’unità cessò le operazioni il 28 maggio 1942.
Dopo undici mesi di operazioni, il 3 giugno 1942, il Gruppo fece rientro in patria, per un periodo di riposo e di riorganizzazione. Il 14 giugno 1942, lo troviamo basato a Roma-Ciampino destinato a ricevere i Messerschmitt Bf.109, ma a causa di notevoli ritardi, fu deciso di equipaggiarlo con i Macchi MC.200 Saetta.

In settembre la 153^ Squadriglia passava a Reggio Calabria, e l’intera unità cominciò quindi ad occuparsi della corta dei convogli navali lungo la costa calabra. In novembre, il Gruppo passava nuovamente in Sicilia a Chinisia, per compiere missioni di scorta alle navi e i trasporti aerei mandati di rincalzo in Tunisia. Per fare la spola fra le due sponde, venne ro impiegate le basi di Pantelleria e in Tunisia.
In gennaio del 1943, la 154^ Squadriglia si trasferì a Reggio Calabria, per la scorta ai convogli al largo della costa calabra.
Nel marzo del 1943, il reparto disponeva anche d’alcuni Macchi MC.202 Folgore. Alla fine dello stesso mese, passava di base a S. Pietro di Caltagirone, presso Catania. Qui nel maggio del 1943, il Gruppo iniziò a radiare i suoi Macchi MC.200 Saetta in favore dei più prestanti Messerschmitt Bf.109G-6.
Il Gruppo in questo periodo ricevette almeno un Macchi MC.205V Veltro, n’è la conferma che il 23 aprile del 1943, un velivolo di questo tipo (MM.9304), compì un atterraggio fuori campo, causando la morte del M.llo Bortolani della 154^ Squadriglia.

Macci MC.200 Saetta appartenente alla 153a Squadriglia del 3° Gruppo Autonomo CT di base a Chinisia nell'aprile del 1943.
Il 9 maggio del 1943 lo troviamo il Gruppo sull’aeroporto di Comiso con diversi velivoli, per lo più Bf.109G, dove con quest’aereo, il reparto ottenne una sola vittoria il 13 giugno del 1943, ad opera del Serg. Magg. Cavagliane.
Basato a Comiso con i Messerschmitt Bf.109G, tra il 15 giugno e l’8 luglio del 1943, compì 12 decolli su allarme con l’unico risultato di colpire efficacemente due Supermarine Spitfire ed abbattere 3 bimotori il 5 luglio.
Il 9 luglio, poteva contare su un totale di 21 aerei, dei quali però solo 6 in grado di volare (la maggior parte erano stati messi fuori uso dagli attacchi Alleati poco prima dello sbarco in Sicilia (10 luglio).
Messerschmitt Bf.109G-6/Trop (154-4), di base a Comiso (Ragusa) in Sicilia verso il giugno-luglio del 1943. Normalmente gli aerei di questa Squadriglia, portavano il numero individuale di colore nero. Il velivolo fu pilotato dal Tenente Giuseppe Ruzzin.
Messerschmitt Bf.109G-6 (153-3 con W.Nr.18023) appartenente alla 153^ Squadriglia, di base a Comiso, in Sicilia, nel giugno del 1943, pilotato dal Sergente Maggiore Agostino Ungarelli. Il velivolo proveniva da aerei stoccati dalla Luftwaffe a Bari.
Messerschmitt Bf.109G-6 (155-1 con W.Nr.18458) appartenente alla 155^ Squadriglia di base a Comiso in Sicilia nel luglio del 1943. Il velivolo giunse al reparto il 23 giugno del 1943.
Messerschmitt Bf.109G-6/Trop (153-5) appartenente alla 153^ Squadriglia, di base a Comiso (Ragusa) in Sicilia nel giugno luglio del 1943.
Tra il 14 e 23 luglio, passava di base a Torino-Caselle per ricevere nuovi Messerschmitt Bf.109G e K, cedendo i suoi pochi aerei efficienti ad altri reparti. Qui a Torino, però ebbe solo alcuni Macchi MC.200 Saetta, in pessime condizioni di volo.
Il 7 settembre il Gruppo era in attesa di velivoli, ma dopo l'8 settembre il Gruppo fu sciolto e il personale si sbandò, dove alcuni piloti poi li ritroveremo nuovamente a combattere al nord con l'ANR e al sud con la RA/ACoI.
il 3° Gruppo Caccia poi sarà riformato in seno all'Aeronautica Nazionale Repubblicana......
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1 giugno 1940 |
Monserrato |
Sardegna |
ASAR |
CR.32 e CR.42 |
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24 luglio 1941 |
Sorman |
Tripolitania |
5a Squadra |
CR.42 |
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Dicembre 1941 |
Ara Fileni |
Tripolitania |
5a Squadra |
CR.42 |
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Gennaio 1942 |
El Merduma |
Tripolitania |
5a Squadra |
CR.42 |
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29 gennaio 1942 |
Sidi Omar |
Egitto |
5a Squadra |
CR.42 |
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Febbraio 1942 |
Bengasi K2 |
Cirenaica |
5a Squadra |
CR.42 |
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Maggio 1942 |
Bengasi K3 |
Cirenaica |
5a Squadra |
CR.42 |
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10 maggio 1942 |
Martuba 5 |
Cirenaica |
5a Squadra |
CR.42 |
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14 giugno 1942 |
Ciampino |
Italia |
3a Squadra |
MC.200 |
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Settembre 1942 |
Lecce |
Italia |
4a Squadra |
MC.200 |
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11 novembre 1942 |
Chinisia |
Sicilia |
ASIC |
MC.200 |
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Maggio 1943 |
Caltagirone |
Sicilia |
ASIC |
Bf.109G-6 |
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12 giugno 1943 |
Cosimo |
Sicilia |
ASIC |
Bf.109G-6 |
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16 luglio 1943 |
Palermo |
Sicilia |
ASIC |
Bf.109G-6 |
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16 luglio 1943 |
Littoria |
Italia |
3a Squadra |
Bf.109G-6 |
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22 luglio 1943 |
Torino Caselle |
Italia |
1a Squadra |
Bf.109G-6 |
Realizzato da Cimarosti Roberto
Discreto kit della casa Italeri, che fornisce il velivolo con opzione mono e biposto. Il biposto è riconducibile al 23° Gruppo del 5° Stormo, quello che poi andremo a realizzare in questo articolo. Poi abbiamo altre cinque opzioni, tutte monoposto una per tipo USAF, AMI italiana (18° Gruppo), Venezuela (16° Grupo de Caza), olandese (commemorativo del 323° Squadron) e belga (1. Escadrille del 1° Smaldeel) e due versioni statunitensi.
Per l’occasione ho preso delle fotoincisioni della Eduard (colorate) per kit Hasegawa, quindi da adattare un attimo e i seggiolini della Pavla. Le fotoincisioni sono ottime, ma danno alcuni problemi con questo kit Italeri. Infatti il cruscotto anteriore è più lungo e squadrato diversamente e bisogna “appoggiarsi” su quello italeri, oltre a eliminare parte del fondo del pavimento della cabina per farlo stare in sede. I sedili Pavla, rispetto al kit Italeri risultano più grandi, e quando si va a chiudere il cockpit, toccano sul vetrino facendolo rimanere rialzato. In oltre sono più larghi e bisogna limare leggermente le pareti del cockpit. Alla fine con alcuni aggiustamenti tutto va per il verso giusto.
Alla fine pecca di tutto ciò, è che Italeri non da la possibilità di lasciare il vetro aperto, quindi tanto lavoro per nulla, almeno che qualcuno voglia fare delle modifiche per realizzare il kit con il cockpit aperto.
Una volta chiusa la fusoliera sena alcun problema, sistemata la parte sopra del cockpit e posizionate le ali, ho usato un po’ di stucco nel raccordo alare e lungo il bordo del cockpit. Per il resto non ho avuto alcun bisogno di altri interventi correttivi. Ho usato qualche piccolo pesetto davanti al posto di pilotaggio, ma poca cosa visto che poi posso usare anche il radome del velivolo.
Dopo un preshading con del nero, sono passato alla colorazione del velivolo, da prima con del grigio FS 36270 (Gunze H 306) e poi con il grigio scuro. Mancando del FS 36375 (Gunze H 308), ho impiegato il Gunze H 32, schiarito poi con passate leggere e localizzate con del Gunze H68 e a finire con il Gunze H 331 per evidenziare l’interno delle pannellature. Anche sul grigio chiaro H 306 poi ho schiarito gli interni delle pannellature con del Gunze H 53.
Posizionati i carrelli con ruote e serbatoio centrale, ho visto che il velivolo era ben bilanciato, quindi non è servito usare alcun peso sul radome. Radome colorato con il Grigio FS 36320 (Gunze H 307) come la parte finale della coda, dove andrà posizionata l’insegna del reparto.
Consueti passaggi di trasparente lucido (Gunze H 30), posizionamento decal, nuovo passaggio di trasparente, lavaggio ad olio con il Bruno Van Dick e quindi trasparente opaco (Gunze H 20).
Buon modellismo a Tutti
Roberto "Cima" Cimarosti
Modello della Trumpeter, che a prima vista appare buono e discretamente dettagliato. Iniziando i lavori, ci si accorge dei numerosi fori degli estrattori delle stampate, che in alcuni casi cadono proprio dove non dovrebbero.
Il posto di pilotaggio è molto spartano, poco dettagliato e anche sbagliato nel complesso. Quindi un minimo di dettaglio ci vuole. Ero partito pensando di rifare tutta la zona passeggeri, aprire il portellone laterale, ma alla fine (un po anche per pigrizia) mi sono fermato e ho lasciato tutto chiuso, anche se qual cosina è stata fatta. Una volta chiusa l fusoliera va leggermente stuccata, ma ciò che non combacia bene sono le ali sotto del velivolo che creano uno scalino con la fusoliera. Il tettuccio del posto di pilotaggio ha uno strano assemblaggio dovuto alla forma stessa del vetro, quindi richiede un po’ di attenzione nel posizionare il tutto. Una volta fissato il vetrino si passa al posizionamento dell’ala superiore, che come da copione crea problemi di assetto con il vetrino stesso, creando un profondo solco tra ala e vetro posto di pilotaggio. Quindi abbondante stuccatura per chiudere tutte le fessure. Ho reinciso gli alettoni dietro abbassandoli per dare un po’ di movimento. Terminato il tutto sono passato alla colorazione.
Andrò a realizzare un velivolo polacco, quindi con una livrea un po’ singolare azzurro/sabbia/verde scuro. Ho iniziato dall’azzurro con una miscela di Gunze H 314 e una goccia di H 25; poi il sabbia lo ho realizzato con giallo sabbia H 34 con aggiunta di alcune goccine di verde H 81, ed in fine il verde con il Gunze H 36 e H 78 (rapporto 1:1). Il tutto lo ho creato con aerografo a mano libera, ma le alte temperature estive hanno reso problematica la stesura della livrea, e quindi si dovrà ripetere il procedimento nei punti in cui la resa è stata poco soddisfacente.
Ripresa la livrea, e un paio di mani di trasparente lucido, sono passato alla posa delle decal, quindi nuova mano di trasparente lucido, lavaggio ad olio con Bruno Van Dick e quindi un paio di mani di trasparente opaco. Quindi rimozione delle mascherine del vetro del posto di pilotaggio ed il Maskol dagli oblò, ed il modello è pronto.
Buon Modellismo a Tutti
Roberto "Cima" C.
Il Brasile nel marzo del 1942 ricevette 10 Curtiss P-36 Hawk, tutti ex USAAC, impiegati soprattutto per l’addestramento dei piloti da caccia.
Il kit del velivolo è un Hobbycraft e come di consueto partiamo dal posto di pilotaggio, con una mano di fondo di Interior Green della Gunze (H58), evidenziando poi i particolari del cockpit con diverse colorazioni usando colori acrilici della Vallejo. Coperto poi tutto con trasparente lucido ho eseguito un paio di lavaggi ad olio con Bruno Van Dick molto diluito, riprendendo poi tutti i particolari.
L’assemblaggio del posto di pilotaggio e fusoliera risulta senza alcun intoppo e l’uso dello stucco è inesistente.
Nel frattempo ho particolareggiato il motore inserendo i cavetti delle candele con del filo di rame molto fino, colorando poi il motore alla fine di tutto il procedimento.
La fusoliera combacia molto bene in chiusura, senza ricorrere allo stucco. Il posizionamento delle ali in fusoliera, danno alcuni problemi sulla radice alare sotto vicino al motore. Infatti c’è un piccolo spazio che deve essere colmato con un po’ di stucco e una buona carteggiata. Per il resto tutto bene, fino a giungere a colorazione.
I Curtiss P-36C Hawk brasiliani erano (10 in tutto) ex statunitensi della U.S. Army Air Force, quindi recavano la classica colorazione in Verde Oliva su tutta la fusoliera.
Dopo un preshading, ho colorato la parte sotto in Neutral Gray (Gunze H53), mentre il sopra e lateralmente in Olive Drab (Gunze H304). Quindi un paio di mani di trasparente lucido per la stesura delle decal e successivi lavaggi.
Devo dire che le decal della Hobbycraft Canada sono buone, si stendono tranquillamente, hanno il giusto spessore e con l’ammorbidente si adattano bene alle pannellature del velivolo (nella scatola c’era la possibilità di realizzare anche un velivolo statunitense della U.S. Army Air Corps del 18rth Pursuit Group -1940- in livrea alluminio). Dopo le decal nuova mano di trasparente, lavaggio con nero d’avorio ad olio, leggera desaturazione decal, posa degli ultimi dettagli e trasparente opaco per chiudere il tutto.
Buon Modellismo a Tutti
Roberto "Cima" C.
Il Sd.Kfz. 251 era un veicolo militare da trasporto truppe semicingolato di costruzione tedesca impiegato su tutti i fronti dalla Wehrmacht durante il corso del secondo conflitto mondiale. Fu prodotto in quattro modelli, denominati Ausf. A, B, C e D, utilizzanti lo stesso telaio, ma con carrozzerie diverse, in base all'evoluzione delle esigenze emerse nel corso della guerra. Su questi veicoli base fu costruita una serie notevole di veicoli specializzati per i diversi compiti sul campo di battaglia. Il Sd.Kfz. 251 fu utilizzato principalmente come veicolo da combattimento della fanteria, in quanto dal vano del veicolo la fanteria era in grado di usare le armi di propria dotazione.
Sul veicolo base descritto sopra venne realizzata una notevole serie di varianti per compiti specializzati, identificate nelle indicazioni tedesche da un numero che seguiva una barra dopo il “Sd.Kfz. 251” comune.
Sd.Kfz. 251/1 - Trasporto truppa (MTW - Mannschafts-transportwagen fino al 1940, successivamente m.SPW - mittlerer Schützenpanzerwagen)
Sd.Kfz. 251/1 - Appoggio di fanteria (Wurfrahmen), indicato anche come Stuka zu Fuss (Stuka terrestre), era un normale SdKfz 251 a cui erano state agganciate lateralmente sei gabbie in legno (Packkiste) contenenti razzi pesanti (Wurfkörper 28 cm o 32 cm) con una gittata non superiore a 2000 m, le gabbie avevano anche la funzione di rampe per il lancio dei razzi, che, quindi, potevano essere lanciati direttamente dall'interno del veicolo con un innesco elettrico. Questo veicolo aveva la funzione di fornire un appoggio di punto (a causa della breve gittata) alla fanteria.
Più altre varianti con i prefissi 251/2, 251/3 ecc., fino al 251/22
Kit della Italeri di facile montaggio, un semicingolato della versione “C” che andrò a realizzare sul fronte russo nell’inverno del 1941-42.
Il kit va montato per il 90% della sua totalità, dopo aver comunque colorato gli interni. Al termine del montaggio sono passato alla colorazione, da prima con un surface primer della Vallejo (Dunkelgrau RAL 7021), e poi dando un paio di mani leggere di Dark Sea Gray (Gunze H331).
Quindi ho dato delle velature di bianco qua e la simulando la livrea invernale. Consueti lavaggi e invecchiamenti e mano finale di opaco….
Buon modellismo a Tutti
"Cima"
Ottimo kit Academy in scala 1/72, facente parte della “Special Edition” con all’interno fotoincisioni per gli aerofreni, mascherine per i trasparenti e interni finemente dettagliati.
Partendo dagli interni, è stato dato un verde “Interior Green” Gunze H58, riprendendo poi il tutto con dei lavaggi e dettagliando con colori Vallejo gli interni. Non ho usato le decal per fare i cruscotti ma una serie si drybrush per risaltare il tutto e andando a fare la strumentazione con un pennellino molto fino.
Gli interni e fusoliera combaciano alla perfezione, tanto che non serve alcun intervento con lo stucco. Stesso dicasi per le ali.
Nel mentre ho montato gli aerofreni in fotoincisione, i quali richiedono molta pazienza e abilità nel piegare e inserire pezzettini molto piccoli. Rimosso dalle ali gli aerofreni di plastica, una volta montate le ali, ho posizionato in sede quelli in fotoincisione, i quali hanno ricevuto prima una mano di bianco e poi il classico rosso.
Sono passato poi alla colorazione del velivolo, con la parte inferiore in bianco (Gunze H316), in coda e sull’ala superiore. Questo bianco in coda e sull’ala superiore destra serve per le insegne di reparto che nel kit le danno con le decal, ma io preferisco riprodurle con delle mascherature.
Colorato e mascherato, sono passato al “Intermediate Blue” sempre Gunze (H56) che va dato in coda e sui fianchi del velivolo oltre alla parte finale delle ali inferiori e sul muso del velivolo. Per terminare, sempre mano libera senza mascherature, ho passato il classico “Blue Navy” della Gunze (H54). Al termine togliamo tutte le mascherature in coda e sulle ali e ritocchiamo dove ci sono delle sbavature.
Dopo un paio di mani di lucido, sono passato alla posa delle decal…..e devo dire che i stencil sono molti. Alla fine il tutto fila liscio e un’altra mano di trasparente lucido per coprire il tutto.
I consueti lavaggi ad olio con Bruno Van Dick per evidenziare le pannellature e con il trasparente opaco a coprire tutto, non prima di aver messo tutti i dettagli dei carrelli.
Buon Modellismo a Tutti
Roberto "Cima" Cimarosti
Il modello della casa Ceca “Czech Model”, so presenta a prima vista con delle stampate di plastica morbida ben dettagliate e delle parti in resina (alcune molto piccole e fragili).
Ad un primo approccio visivo si nota tutta la difficoltà nel modellare la resina con parti che dovranno essere notevolmente lavorate per inserirle correttamente nel modello.
Iniziamo dalla zona dell’abitacolo anteriore, composto integralmente da parti in resina. Staccare questi pezzi non è una cosa facile, e bisogna stare molto molto attenti a non rovinare qualche pezzo. Anche far combaciare il tutto non è cosa facile, ma per contro il dettaglio è ottimo. Stesso dicasi per il posto dell’operatore radio/mitragliere posteriore, con parti molto delicate da staccare e difficili da assemblare. Scarichi motori e filtro dell’aria sotto sono ben definiti. Il filtro dell’aria deve essere modellato e comunque bisogna aprire un “buco” nella parte sotto per farci entrare il radiatore stesso.
Ho assemblato la fusoliera senza il posto di pilotaggio e senza il posto mitragliere/radio operatore, scelta dettata in quanto non si riesce bene a fissare i pezzi di resina alla plastica. In oltre è stata un mossa azzeccata in quanto ho potuto poi modellare a mio piacimento la resina per inserirla nella fusoliera nel miglior dei modi.
Per dare un po’ di movimento al velivolo ho deciso di abbassare i flap, quindi sono stati asportati per poi ricomporli abbassati. Tutte le linee di giunzione della fusoliera, ali e cofanatura ruote d’atterraggio, non sono perfette e dovranno poi essere riprese con stucco e carta abrasiva.
Un po’ di problemini in merito ai tiranti, ma alla fine si riescono a sistemare pure quelli.
La colorazione è quella tipica dell’U.S. Army Air Corps degli anni ’30 ad alta visibilità, con fusoliera verde, ali gialle e timone di coda con vistose fasce bianco/rosse. I colori sono quelli del 3rd Attacck Group di Fort Crockett in Texas.
Per la colorazione ho usato tutti colori della Gunze; le decal sono ottime aderiscono perfettamente al velivolo. La finitura la ho lasciata pressoché lucida, visto che tali velivoli erano molto puliti.
Buon modellismo a Tutti
Roberto C.
Tipo : aereo da bombardamento leggero, collegamento e ricognizione.
motori: 2 motori a cilindri in linea Alfa Romeo 115-II da 195 CV al decollo
apertura alare: 16,20 mt
lunghezza totale: 12,85 mt
altezza totale: 3,04 mt
superficie alare: 38,70 mq
peso a vuoto: 1.960 kg
peso max al decollo: 2.930 kg
velocità max: 250 km/h
velocità di crociera : 210 km/h
velocità minima: 85 km/h
tempo di salita: 19' 3" a 3.000 m.t
tangenza massima: 4.250 mt
autonomia: 1.050 km
decollo: 250 mt
atterraggio: 200 mt
armamento: 2 mitragliatrici Breda –SAFAAT da 7,7 mm nelle ali con 500 colpi e 1 Lewis da 7,7 mm brandeggiabile sul muso con 500 colpi.
carico bellico: kg. 336 di bombe o spezzoni
equipaggio: 3
passeggeri : 6
progettista: Cesare Pallavicino
pilota collaudatore: Ettore Wengi
primo volo prototipo: agosto 1936 (MM. 11208)
località: Ponte S. Pietro (Bergamo).
Entrata in servizio : 1937
Aerei costruiti : 247
MM. 11208 – 11231 n. 24 (I serie, ottobre – dicembre 1936)
MM. 11264 – 11287 n. 24 (II serie, gennaio – maggio 1937)
MM. 11370 – 11399 n. 30 (III serie, marzo – luglio 1938)
MM. 11875 n. 1 (settembre 1940) (1)
MM. 11795 – 11814 n. 20 (IV serie, ottobre – dicembre 1940)
MM. 12365 – 12414 n. 50 (V serie, novembre 1941 – maggio 1942)
MM. 12656 – 12685 n. 30 (VI serie, ottobre 1942 – marzo 1943)
MM. 52123 – 52142 n. 20 (VII serie, marzo – maggio 1943) (2)
MM. 12770 – 12799 n. 30 (VIII serie, giugno – agosto 1943) (3)
MM. non attribuite n. 14 (IX serie) (4)
1) Apparecchio residuo commessa Paraguay, ritirato dalla Regia Aeronautica e trasformato in velivolo sanitario.
2) MM. 52131 consegnata nel gennaio 1944, commessa per la Scuola di Osservazione Aerea Terrestre di Cerveteri.
3) MM. 12782 e 12783 consegnate, rispettivamente, nel marzo e nell’aprile 1944.
4) Dei 20 velivoli della commessa ritirati solo 14 bicomando dall’ANR.
A fine luglio 1935 Ettore Wengi porta in volo per la prima volta il bimotore leggero da trasporto passeggeri Caproni-Bergamasche Ca.308 “Borea”. Con esso inizia la produzione in serie di una prolifica famiglia di aerei da collegamento, ricognizione, scuola e combattimento che entro il 1944 sarà realizzata in ben 1.693 esemplari.
Il velivolo risponde alla richiesta dell’Ala Littoria per un velivolo destinato alle linee secondarie, avente ridotti costi d’esercizio. Si aggiudicano il concorso la Breda col Ba.44 e la Caproni col Ca.308 avente la più avanzata configurazione monoplana.
Nell’ottobre del 1935 il velivolo (I-DRIA) viene esposto nella cornice del I Salone Aeronautico Internazionale di Milano, riscuotendo favorevoli commenti.
Nel 1936 i “Borea” trovano impiego sulle linee Tripoli-Sirte-Bengasi (frequenza trisettimanale) e Tripoli-Bengasi-Cairo-Khartoum di ben 4.082 km. (frequenza bisettimanale da gennaio a maggio).
Caproni Ca.308 Borea "I-SPRA", impiegato dall'Ala Littoria, qui in fase di carico della posta sull'aeroporto di Bengasi.
L’anno successivo vede un intenso impiego del piccolo bimotore sia sul suolo nazionale (tratta Roma-Ancona) sia a copertura della rete aerea albanese, ove affianca il biplano Breda in sette differenti tratte.
Nel 1936 il Comando Aeronautica della Libia riceve in dotazione il Ca.308 I-LIBI (n.c. 007) ed un esemplare armato (n.c. 008 che riceve MM. 60082). Quest'ultima assegnazione è importante in quanto prelude ai successivi (ed appositamente realizzati) Ca.309 “Ghibli”. Un Ca.308 militare, si presume trattarsi dell’I-LIBI, va comunque perduto sull'aeroporto tripolino della Mellaha: il pilota, cap. Boccola, è vittima di uno stallo e muore nell’aereo schiantatosi al suolo, incendiatosi.
L’altro esemplare (l’MM. 60082) alle dipendenze del Comando della V Squadra Aerea risulta ancora in carico a tale Ente al gennaio 1942.
Viene parimenti impostato uno studio - privo di seguito - (giugno 1935) per la versione sanitaria, prevista per il trasporto di sei feriti barellati ed uno in poltrona oltre due posti per il personale medico.
Il successivo Ca.309 (primo volo agosto 1936) è un velivolo pluri-impiego particolarmente adatto all’uso coloniale potendo effettuare trasporti, ricognizioni, sorveglianza armata.
Tranne un velivolo assegnato all’Ala Littoria, quello personale per Amedeo duca d'Aosta basato a Gorizia durante il Suo Comando della Brigata Caccia (I e IV stormo) e 2 per l'aeronautica paraguayana, tutta la produzione pre-bellica (73 esemplari) è su commessa del Governo della Libia che ne dota la propria aviazione coloniale.
Unico Ca.309 Ghibli utilizzato dall'Ala Littoria.
Fra il 1937 e il 1939 il “Ghibli” prende parte a numerose manifestazioni sportive, ove ha modo di far risaltare le sue eccellenti caratteristiche.
Il primo impegno è col III Raduno Aereo delle Oasi, organizzato dall’Aero Club d’Egitto e svolto dal 22 al 27 febbraio 1937 su un percorso di tre tappe e tre atterraggi intermedi, ed al quale partecipano 42 velivoli di 11 differenti nazioni. Vi partecipano due Ghibli: l’I-BITA (piloti: Felice Santini ed Enrico Meille) e l’I-BITB (Vincenzo Biani e Giuseppe Mauriello) che si piazzano rispettivamente al 16° e 18° posto.
Segue quindi il II Raduno Aereo del Littorio, svolto dal 22 al 29 agosto 1937. Inizialmente è prevista la partecipazione di ben sei “Ghibli” che si riducono, causa ritiri e problemi tecnici, a tre velivoli che si collocano al 12° posto (Fisicaro), 13° (Maddalena), 15° (Bertaglia).
Ca.309 Ghibli "I-LIBA", con bande antimimetiche sulle ali impiegate in Libia ed AOI. Qui il velivolo partecipa al III° Raduno Aereo della Littorio
Il III Avio Raduno Sahariano, svolto dal 18 al 28 febbraio 1938 su un percorso di 3.440 km. con tappe a Gadames, Hon, Cufra, Bengasi e Tripoli annovera 27 iscritti di cui 15 italiani, oltre gl’otto Ca.310 “Libeccio” partecipano cinque “Ghibli”, ciascuno recante a bordo cinque persone e pilotati rispettivamente: da Ottavio Frailich (I-ROND), Alberto Leardi (I-DANA), Mario Lizzani (I-DALA), Mario Tarba (I-DAMA) ed Emilio Crainz (I-DARA). Il “Ghibli” di Crainz si colloca al quarto posto, mentre i primi tre, il quarto e sesto sono appannaggio dei “Libeccio”.
Sei “Ghibli” sono messi in gara dall’Aeronautica della Libia al III Raduno Aereo del Littorio, che si svolge dal 16 al 25 luglio 1938. Guidano le macchine: Michele Leo, Giuseppe Cadel (che si colloca al quinto posto della classifica generale e primo fra gl’italiani), Corrado Mancini, Filiberto Poma (ottavo della classifica generale), Giuseppe Dall’Aglio e Bernardo Dalle Nogare. Gli apparecchi si distinguono particolarmente nelle prove atte a determinare l’economia di consumo delle singole macchine.
Il Raduno Aviatorio Internazionale a Budapest, svolto dal 7 al 14 agosto 1938 in concomitanza dei festeggiamenti centenari in onore di Re Santo Stefano, vede la partecipazione di una terna di “Ghibli” ed una di “Libeccio”.
Il IV Raduno Aereo Sahariano (5-12 marzo 1938), cui prendono parte 24 equipaggi di 5 differenti nazioni, vede una brillante affermazione del “Ghibli”, presente con sei velivoli. Di essi il n.6 (Edmondo Crocco, Giovanni Fioravanti, Lino Caianello) si colloca al primo posto ed il n.5 (Giovanni Regoli, Vittorio Faiella, Romeo Galassi)al quarto.
L’ultima manifestazione sportiva che vede la partecipazione del “Ghibli” è il IV (ed ultimo) Raduno Aereo del Littorio (16-23 luglio 1939). Tra i 42 partecipanti di 5 nazioni sono presenti 2 Ca.309 dell’Aviazione Coloniale: l’I-LIBR (Nicola Sacchi, Oscar Pinelli, Luigi Sabbioni) e l’I-LIBS (Alberto Argentoni, Armando Abbanello, Solinas). L’I-LIBR si colloca ad un onorevole 14 posto di classifica generale con la ragguardevole media di 245,383 km/h.
Il 1° novembre 1939, 53 “Ghibli” operano presso 7 squadriglie dell'Aviazione Sahariana e di Presidio Coloniale, altri 17 velivoli risultano in riparazione e manutenzione.
Allo scoppio delle ostilità il 1° Gruppo A.P.C. (12a, 89a, 104a squadriglia) è basato sull'aeroporto di Tripoli-Mellaha con 22 Ca.309 ed 1 Ca.308, il 2° Gruppo A.P.C. (16a e 23a) è a El Adem, mentre due squadriglie dell'Aviazione Sahariana sono basate all’interno, la 99a ad Hon e la 26a nell’oasi di Cufra; 5 Ca.309 formano poi la Squadriglia Allenamento Aviazione Sahariana.
Caproni Ca.309 Ghibli appartenente alla 12a Squadriglia del 1° Gruppo A.P.C. durante il giugno del 1940.
Nel breve conflitto contro la Francia, i Ca.309 basati nella Libia occidentale effettuano 33 ore di voli di sorveglianza lungo la frontiera tunisina.
Nel corso del 1940, l'impiego di una sessantina di questi bimotori si rivela molto importante e sempre adeguato ai compiti per cui l’aereo è progettato. I ridotti consumi di carburante, la limitata manutenzione permettono di distaccarlo ed impiegarlo, con poco personale e pochi materiali, nei punti più sperduti del deserto libico. Da qui i Ca.309 sorvegliano le piste che collegano le oasi, controllano le zone della frontiera meridionale dalle infiltrazioni nemiche, sono il tramite più rapido e sicuro verso le località costiere. Nella fascia mediterranea, i “Ghibli” effettuano collegamenti tra le unità dell’Esercito recapitando ordini e spostando piccole aliquote di personale. In entrambi i settori è poi effettuata azione a fuoco diretta, attaccando mezzi e truppe nemiche.
Al momento dell'offensiva britannica nel dicembre 1940, i nostri presidi delle oasi prolungano la loro resistenza solo grazie ai “Ghibli”: fino a tutto gennaio l'impiego di pochi Ca.309 è in condizioni di segnalare con largo margine ogni tentativo nemico nei confronti di Cufra ed Auenat, i due aeroporti vitali per i collegamenti con l'Africa orientale italiana.
Il 31 gennaio 1941, tre “Ghibli” partecipano ad una brillante azione combinata con una nostra colonna anti-carro, a sud di Cufra. E' mitragliata e spezzonata una formazione di 11 automezzi nemici al comando del maggiore Clayton che sono distrutti, catturati o messi in fuga: i nostri uomini vengono anche in possesso del piano d'attacco contro l'oasi di Cufra, azione prevista verso il 5 febbraio.
Nell’imminenza di un nuovo attacco nemico, gli apparecchi vengono decentrati nel deserto, in una località a 80 km a nord-ovest dall’oasi.
Tra il 7 ed il 23 febbraio l'attacco di una sessantina di mezzi meccanizzati nemici contro Cufra è fortemente ostacolato da 7 Ca.309. La lotta procede cruenta protraendosi sino al 20 febbraio, quando gli apparecchi, sino allora intervenuti efficacemente, sono immobilizzati dalla mancanza di carburante. Due giorni dopo un SM.75 inviato dalla V Squadra Aerea provvede al necessario rifornimento ed i sette velivoli possono ripiegare, senza perdite, ad Hom. Cufra lasciata alla sua sorte cade il 1° marzo 1941.
In nove mesi di guerra sono abbattuti 3 Ca.309, peraltro senza perdite di personale, ed altri 5 sono più o meno gravemente danneggiati da incursioni aeree nemiche sugli aeroporti.
Caproni Ca.309 appartenente alla 99a Squadriglia Sahariana all'inizio del 1940.
Il 13 marzo 1941, il Ca.309 MM.11269 è seriamente danneggiato ed i due piloti gravemente feriti dal carrello del G.50 MM.6355 che, in atterraggio, ne ha tranciato la copertura dell'abitacolo. Nel corso del 1941 i “Ghibli” continuano la loro intensa attività ma i modesti reintegri con nuove macchine riducono sensibilmente il numero di quelle in condizioni d'impiego. Si passa dai 38 velivoli efficienti in febbraio, a 20 in luglio, a solo 12 efficienti in dicembre. Dal settembre 1941, due Sezioni di Ca.309 (rispettivamente di 5 e 2 velivoli) operano alle dipendenze del Comando Aviazione Regio Esercito - Libia. Tra le altre missioni va ricordato il prelevamento ed il trasporto in volo presso gli ospedali da campo di soldati feriti dallo scoppio delle mine: la possibilità di atterrare e ripartire da una superficie qualunque, con requisiti minimi di sicurezza, è un'altra grande prerogativa del velivolo. Le perdite nell'anno 1941 sono sempre contenute e i danni maggiori dipendono dai bombardamenti aerei nemici: un “Ghibli” distrutto a Derna ed ulteriori sette danneggiati su altri aeroporti (Mellaha, K.2, Berka, Gialo ecc.).
Caproni Ca.309 Ghibli appartenente alla 99a Squadriglia Sahariana durante il giugno-luglio 1940.
Nel luglio 1942 i Ca.309 collaborano validamente alla riconquista di Giarabub ed alla presa di Siwa. In questa fase i “Ghibli” sono in carico alla 12a squadriglia A.P.C. (aeroporto di Agedabia), alla 103a (Misurata) ed alla 104a squadriglia (Mellaha) del 1° Gruppo A.P.C., alla 26a squadriglia dell'Aviazione Sahariana (aeroporto di Hon): non più di una decina i velivoli di pronto impiego.
Truppe inglesi ispezionano un Ghibli.
In agosto la 12a squadriglia è avanzata a Siwa e tra il 16 ed il 22 settembre 1942 5 Ca.309 contribuiscono ad arrestare l’azione nemica contro l’oasi di Gialo. All'inizio di novembre la 12a lascia Siwa, ripiega su Agedabia, passando poi a Sirte e Misurata (20 novembre) dove si ricongiunge con la 103a squadriglia. La 104a è sempre a Tripoli-Mellaha e la 26a ad Hon, con una Sezione distaccata a Sebha.
A fine dicembre 1942 la situazione all’interno del Sahara libico non è meno grave che lungo la costa mediterranea. Il 4 gennaio 1943 deve essere abbandonata Sebha, il 7 gennaio Hon, il 16 gennaio Ghat: i Ca.309 proteggono fino all’ultimo il ripiegamento delle nostre colonne, dall’interno alla regione di Tripoli, quindi sono fatti rientrare in Italia. Col rimpatrio di 27 “Ghibli” si chiudono i cicli operativi dell'Aviazione Sahariana e di Presidio Coloniale.
Bella immagine dove si nota la mitragliatrice Lewis da 7,7 mm brandeggiabile sul muso.
La validità dell’apparecchio viene riconosciuta anche da parte avversaria: alcuni “Ghibli” catturati dagli inglesi in Africa Settentrionale, sono estesamente utilizzati con ottimi risultati. Essenziali risultano le già ricordate caratteristiche di autonomia, bassi consumi, facilità di manutenzione perfettamente rispondenti alle necessità operative nelle particolari condizioni ambientali delle vaste e torride zone desertiche.
In questo ultimo anno di guerra la Regia Aeronautica sta ricevendo due serie di 30 esemplari ciascuna destinati all’osservazione aerea e due serie di 20 esemplari ciascuna allestiti come bi-comando per l’istruzione al volo. Nel febbraio 1943 la Scuola Osservazione Aerea di Cerveteri ha in carico 5 Ca.309 ed 1 è presso il Gruppo C dell’O.A. a Lucca.
Poco dopo l’entrata in guerra dell’Italia, su richiesta del Comando Aviazione Libia, la Caproni ha approntato un esemplare speciale (MM. 12366, secondo esemplare della V commessa produttiva) dotato di mitragliera Breda da 20 mm. a caricamento manuale con tiro in caccia ed in depressione col velivolo in linea di volo.
Rara immagine del Ghibli con cannone da 20 mm.
Tale istallazione viene sollecitata dal Maresciallo Italo Balbo nei primissimi giorni delle ostilità in Africa settentrionale allo scopo di poter disporre di un mezzo efficace contro le camionette inglesi che, con i loro arditi colpi di mano contro le nostre posizioni nel deserto cirenaico costituiscono una pericolosa spina nel fianco del nostro schieramento. La tragica scomparsa di Balbo a poche settimane dall’inizio delle ostilità non consente di poter collaudare la nuova tattica.
Nel settembre 1940, a Guidonia, ha luogo la messa a punto ed il centraggio della versione sanitaria (MM. 11875). Risulta necessario procedere alla revisione dei carichi per migliorare le caratteristiche di decollo: viene pertanto ridotto il carico di carburante (da 575 a 320 kg.), ed il numero dei feriti trasportabili, da tre a due. Il primo ottobre, completate le necessarie istallazioni sanitarie, il velivolo viene inviato in Africa Settentrionale.
Il Ca.309S (Sanitario).
Dopo l’armistizio, l’Aeronautica co-belligerante al sud conserva 2 “Ghibli”, uno dei quali sfuggito da zona sotto controllo tedesco: sono assegnati rispettivamente al Raggruppamento Bombardamento e Trasporto ed al Comando Unità Aerea. Alla fine del 1945 la Squadriglia Autonoma dell’Unità Aerea ha in carico 4 “Ghibli”: due sono a Bari-Palese, uno è a Centocelle ed uno a Lonate Pozzolo.
Anche nell’Aviazione della Repubblica Sociale Italiana 2 Ca.309 (dei 17 consegnati nel corso del 1944) sono impiegati dal R.A.C. in numerosi voli di collegamento e piccolo trasporto. In condizioni ben più drammatiche questi bimotori si prodigano fino in fondo: a raso terra sfuggono all’incontro con la caccia nemica od hanno la ventura di atterrare in aeroporti sotto bombardamento.
Disegno di un Ca.309 Ghibli dell'Aviazione Nazionale Repubblicana.
Ma un giorno proprio il Personale del R.A.C. ha occasione di assistere ad uno strano episodio. Una squadriglia da caccia sta lasciando l’aeroporto di Cervere (Cuneo) per trasferirsi nel Veneto e si approfitta dell’onesto comportamento del Ca.309 in condizioni di sovraccarico per riempirlo oltre ogni dire con le scorte ed i ricambi al seguito del reparto. Ma questa volta non vi sarà rullaggio né laborioso decollo: col cedimento del fondo di fusoliera, il Ca.309 esprime forse l’unico rifiuto della sua generosa carriera aeronautica.
Accenniamo in chiusura a due interessanti sviluppi, entrambe rimasti allo stato di progetto.
Sulla scorta delle positive esperienze operative maturate dal “Ghibli” in Libia avviene il progetto per un velivolo che, a partire da più potenti unità motrici, veda un incremento della velocità e del carico utile.
Propulso da due Isotta Fraschini “Beta” R.C.10, di eliche bipale a calettamento variabile in volo del Ca.311 e una prua tipo Ca.316 viene previsto un incremento del carico utile da 950 a 1500 kg. e della velocità massima di 40 km/h, mentre il peso a vuoto aumenta di soli 300 kg. (da 2000 a 2300).
il velivolo andrebbe ad assolvere i ruoli di collegamento (4 o 2 trasportati rispettivamente su 1400 e 2500 km di distanza), trasporto merci (850 kg in apposito cassone a circa 800 chilometri), posta (200 kg a 2500 km di distanza, autonomia che gli consentirebbe di raggiungere dall’oasi di Cufra senza scalo l’AOI), aereo rifornitore, bombardiere a tattico (600 kg di bombe), trasporto truppe o paracadutisti (sino a 8 uomini con 300 kg di equipaggiamento).

Il Super Ghibli
Nonostante le interessanti prospettive e i limitati lavori di riprogettazione il “Super Ghibli” non raggiunge neppure lo stato di prototipo.
Del settembre 1939 due studi per trasformare il “Ghibli” in osservatore meteorologico: quello in configurazione monomotore rappresenta la soluzione aerodinamicamente migliore, venendo meno l’ingombro dei propulsori alari.
Ghibli da osservazione meteo monomotore.
Mentre il bimotore ha la parte prodiera molto simile a quella del Ca.311. L'equipaggio previsto in entrambe gli allestimenti è di 5 persone: 2 piloti, 1 motorista, 1 radiotelegrafista, 1 osservatore meteorologico, quest’ultimo è collocato nell’abitacolo vetrato all’altezza del bordo d’uscita alare nel monomotore e nell’estrema prua in quella bimotore.

Ca.309 Ghibli da osservazione meteo bimotore.
Regia Aeronautica
Ala Littoria (1 esemplare dal 1937)
Aviazione Nazionale Repubblicana
Aviazione Co-Belligerante Italiana
Aeronautica Militare Italiana
Royal Australian Air Force
Un Ca.309 catturato nel 1943 ebbe le insegne di un reparto della RAAF di stanza in Africa ed Italia.

Quattro immagini del Ca.309 Ghibli catturato dal personale del 3° Squadron RAAF, ed impiegato (anche in italia) con compiti di collegamento e trasporto leggero.
Vazhdushnite na Negovo Velichestvo Voiski
24 esemplari vennero costruiti dalla filiale bulgara della Caproni, con la designazione di Kaproni-Bulgarski KB 6/KB 309 Papagal (Pappagallo in lingua bulgara)
Kaproni-Bulgarski KB.6 Papagal.
Fuerza Aérea Paraguaya
2 esemplari
Luftwaffe (?)
Due immagini di Ca.309 Ghibli recanti insegne della Luftwaffe.
Cimarosti Roberto
NB : si ricorda che le immagini inserite in questo articolo sono postate puramente a scopo modellistico.
Verso la fine 1943 e inizio del 1944, il reparto transitava sui Grumman F6F-3 Hellcat, (precedentemente dotato di Grumman F4F Wildcat) venendo poco dopo imbarcato a bordo della portaerei leggera USS Princeton (CVL-23). A bordo di questa CVL, fu impiegato per una crociera nel Pacifico, tra il maggio (altri dati mi danno giugno) e il 25 ottobre del 1944, al comando di Fred Bardshar, per la scorta al convoglio “Forage” (con 24 F6F-3 Hellcat) e al “King II” (con 18 F6F-3 e sette F6F-5 Hellcat).
Il 25 ottobre 1944 giorno in cui la portaerei affondò colpita da una bomba di uno Judy aveva a disposizione 24 Hellcat, 9 di questi aerei sopravvissero all'affondamento atterrando su altre portaerei.
In questo periodo, ottenne 134 vittorie aeree, proclamando 10 assi, tra i quali il comandante F. Bardshar (7 ½ vittorie) e James Shirley (12 vittorie), il migliore dello Squadron.
Nel giugno del 1945, il reparto era a bordo della USS Independence (CVL-22), con gli F6F-5 Hellcat, ed inserito sempre nel CVEG-27.
Kit Academy ben dettagliato e con diversi dettagli anche interni. Per l’occasione ho voluto provare il kit in resina dedicato, della Aires.
Iniziamo quindi dagli interni, posizionando le parti in resina del set Aires, quindi ho dato una mano di fondo di Interior Green il Gunze H58, dettagliando poi i particolari con colori Vallejo.
Riproducendo un F6F-3 ho dovuto tagliare pa parte dietro il cockpit per la posa dei vetri
Le ali e la fusoliera non combaciano perfettamente, e qui c’è bisogno di un intervento di correzione e l’uso dello stucco Tamiya per far combaciare tutto alla perfezione.
Poi sono passato alla colorazione del velivolo, nella classica livrea a tre tonalità, con bianco sotto, quindi Sea Blue ed Intermediate Blue, tutti della gamma colori Gunze.
Le decal le ho recuperate da un vecchio foglietto della Esci, dedicato ai velivoli nel Pacifico, tra i quali appunto il “white 2”. Dopo aver posato le decal, do dovuto riprendere con colori Vallejo la bocca (perché sbagliata nel suo complesso) e gli occhi di colore completamente sbagliato (rosso all’interno anziché bianchi), rifacendoli praticamente a mano libera.
Alla fine sono state date le solite mani di trasparente lucido per effettuare i lavaggi ad olio e chiuso il tutto con trasparente opaco (sempre Gunze).
Buon Modellismo a Tutti
Cima
Velivolo della serie televisiva di cartoni animati “Conan il ragazzo del futuro”, costruito dalla Aoshima in scala 1/72.
Il modello si presenta con delle stampate pre colorate, con una plastica abbastanza rigida, una via di mezzo tra un kit di montaggio vero e proprio e un kit di montaggio per ragazzi.
Costruito per un mio caro amico, appassionato della serie televisiva “Conan” (vecchi ricordi di gioventù), sono partito dal montaggio del cockpit di pilotaggio, cercando riferimenti per la colorazione dai vecchi cartoni animati dell’epoca (fine anni ’80), dato che la colorazione proposta dalla scatola di montaggio non mi convinceva. Ho inserito anche il pilota e due serventi agli armamenti (parte anteriore nei due oblò laterali della fusoliera).
La chiusura della fusoliera non ha dato grossi problemi, anche se poi ho dovuto riprendere le giunture con dello stucco Tamiya. Stesso dicasi per le ali, con uso dello stucco nella giuntura tra fusoliera ed ali stesse.
La colorazione del velivolo è avventa in diversi step, iniziando dalla parte sotto in azzurro chiaro, poi la parte superiore in due diverse tonalità di giallo, e quindi sulle ali un arancio trasparente a coprire il giallo sottostante. In questa fase l’arancio è stato dato in diverse mani per raggiungere la tonalità desiderata. La parte sotto del velivolo e i piani di coda, compresa l’elica, hanno ricevuto una colorazione rossiccio/marrone. Tutti i colori usati sono quelli della Gunze.
Alla fine di tutto un paio di passate di trasparente lucido e quindi un lavaggio con colori ad olio lungo le pannellature per dare risalto e tridimensionalità a tutto il modello. Alla fine nuova mano di trasparente lucido e alla fine una lieve velatura in opaco per uniformare il tutto.
Buon Modellismo a Tutti.
Cima

Discreto kit di “mamma” Airfix, riproducente la versione C-2 e C-4 del Messerschmitt Bf.110. Per l’occasione ho optato ler la versione da bombardamento del C-4, impiegato dalla Gruppe II del 210° Stormo da bombardamento veloce, impiegato in Russia nell’autunno del 1941.
Ho iniziato, come di consueto, dagli interni, i quali risultano piuttosto spogli, soprattutto per quanto concerne la paratie laterali del posto di pilotaggio. Quindi ho dovuto dettagliare a grosse linee le pareti con l’aggiunta di qualche pannello e tubature varie. Purtroppo il vetrino del kit è tutto un pezzo, quindi andrò a riprodurre il velivolo con il cockpit chiuso. Dopo aver detagliato gli interni, il tutto ha ricevuto una colorazione in RLM 02 con colori Gunze, quindi dettagliato i pannelli e passato un lavaggio su tutto l’interno. Poi ho ripreso un attimo i vari pannelli per lumeggiare il tutto. La fusoliera si chiude molto bene e non ha bisogno di stuccature. Stesso dicasi con le ali (anche se una risultava deformata ed ho dovuto riportarla in “sede” riscaldandola con l’asciuga capelli. I vani carrelli sono ben dettagliati, e nel complesso si molta tutto molto bene senza bisogno di stuccature. Sono state auto costruite le antenne sotto lungo la fusoliera, quindi sono passato alla colorazione del modello.
Il velivolo riceverà la classica colorazione in RLM 02/71 e 65; in oltre recava una fascia in fusoliera in Gelb RLM 04 (giallo) e alle estremità alari nella parte sotto delle stesse. Inizio dal giallo (prima con qualche mano di bianco e poi il giallo), quindi mascherato il tutto sono passato alla parte sotto del velivolo in RLM 65 (Gunze H67). Una volta mascherata anche la parte sotto, sono passato alla camo superiore, prima in RLM 02 (Gunze H70) e poi con lo RLM 71 (Gunze H309). Tutte le pannellature andranno quindi schiarite al loro interno.
Poi ho dato la classica colorazione invernale con del bianco, che in realtà corrispondeva ad una vernice lavabile 21. Questa viene data in buona parte della fusoliera, piani di coda e cofanature motori. Prima del bianco ho mascherato la croce in fusoliera, le svastiche nei piani di coda e la “S” identificativa del velivolo.
Al temine un paio di mani di lucido ed ho iniziato a fissare le decal. Queste purtroppo si sono rilevate molto grosse e soprattutto sul muso nel moneto in cui ho dovuto mettere la famosa “Vespa” ho dovuto usare grossi quantitativi di ammorbidente “Mr. Mark Softer”, che non hanno risolto totalmente il problema. Quindi consigliabile rifinire molto le decal e soprattutto i numerosi stencil per non dare il classico e fastidioso “silvering” attorno le decal.
Al termine di tutto nuovo passaggio con del trasparente lucido, lavaggi, trasparente opaco ed il gioco è fatto.
Nel complesso buono stampo di “mamma Airfix” che sta cercando di ripresentarsi sul mercato con soluzioni sempre più valide, soprattutto facendo un confronto di qualità/prezzo.
Buon Modellismo a Tutti.....
Cima

Aprendo il kit di montaggio, salta subito all’occhio che il modello è privo di dettaglio sul posto di pilotaggio; un peccato visto che il kit esteticamente ha un buon dettaglio. Analizzando poi dettagliatamente tutto il kit si trovano diverse imperfezioni.
Partiamo dal posto di pilotaggio, rifacendo praticamente tutto: pavimentazione, cruscotto, strumentazioni laterali, cloche e chiudere la voragine dietro il poggia schiena del sedile. Ho deciso poi, visto che il kit verrà con il posto di pilotaggio chiuso, di inserire anche il pilota (una cosa che no facevo da anni….). Il posto di pilotaggio, dopo un veloce dettaglio auto costruito, ha ricevuto una colorazione in RLM 66 (Gunze H 32) e poi ripreso il tutto con colori Vallejo per il dettaglio.
La fusoliera si chiude con facilità e stesso dicasi fusoliera/ali…..le ali avranno gli aerofreni estesi, e nel complesso non ho avuto grossi problemi di stuccatura.
Il velivolo viene proposto con i colori dell’Aeronautica finlandese del dopo guerra, in due tonalità di verde (verde/verde scuro).
Per la parte sotto ho usato un celeste chiaro (Gunze H 314), mentre per le parti superiori un Green (Gunze H 303) e un Olive Green RLM80 (H 420). Le pannellature sotto e sopra sono poi state riprese con gli stessi colori leggermente schiariti. Al termine un paio di mani di trasparente lucido, posa delle decal, ancora trasparente lucido, lavaggio con del Deep Shadow Wash e quindi trasparente opaco per chiudere il tutto.
Buon Modellismo a tutti....
Iwakuni AB – Giappone nell’agosto del 1950
Bisogna ammettere che la Revell ultimamente, sotto il punto di vista qualità/prezzo, sta producendo dei discreti kit di montaggio. Uno di questi kit è proprio il velivolo in questione.
Le stampate si presentano in un color metallo con una plastica non ottima, direi un po’ “dura” e poco malleabile. Le stampate comunque portano una ottima rifinitura per quanto riguarda le pannellature, e anche gli interni sono rifiniti molto bene.
Partiamo proprio dagli interni, dove aggiungendo qualche particolare e alcuni cavi, da un ottimo colpo d’occhio anche senza l’impiego di fotoincisioni o parti in resina. Per gli interni ho impiegato un Inetrior Green della Gunze (H 58), effettuando poi dei lavaggi e impiegando colori Vallejo per il dettaglio. Noterete il sistema di puntamento, che in questo caso non serve, dato che il velivolo aveva il “muso” chiuso dotato di otto mitragliatrici, quindi inesistente. Quindi lavoro fatto in più dato che poi il tutto va coperto.
La giunzione delle due semifusoliere non presenta grossi problemi, ma purtroppo non sono perfettamente asimmetriche tra loro. Questo problema comporta la correzione delle due semifusoliere con carteggia ture varie. Posizionati dei pesi sul muso del velivolo, sono passato alla sua installazione. Anche in questo caso ci sono dei problemi di incastro, dovendo ricorrere a profonde stuccature delle giunzioni. Stesso dicasi per il pannello di coda sotto la fusoliera…..ci sono dei fastidiosissimi millimetri di “aria” tra il pannello e la fusoliera.
Con il proseguire del montaggio del velivolo, si riscontrano altri problemi di imperfezioni per quanto riguarda la sistemazione dei trasparenti del posto di pilotaggio e del mitragliere dorsale. Anche qui si richiede un lavoro di stuccaggio per far “quadrare” il tutto.
Anche le gondole motori non sono perfettamente in asse e non si combaciano perfettamente alle ali, quindi…stucco…..!!!!
Una volta messo a posto tutte la “magane”, sono passato alla colorazione del modello.
Il velivolo in questione ha operato sulla Corea durante la guerra, appartenente al 13th Bombardment Squadron del 3rd BG, con base a Iwakuni AB (Giappone). Ha ricevuto un grigio medio nella parte sotto (Gunze H 53) poi schiarito al centro dei pannelli. Sopra ho dato una mano di verde Gunze H 302, poi schiarito con del H 303 per riprendere i pannelli interni e sempre per i pannelli interni ho dato poi alcune passate con del verde di una tonalità diversa (Gunze H 309), dando un po’ di tridimensionalità al velivolo.
Il muso del velivolo è stato interamente colorato di nero opaco, poi schiarito con un grigio molto scuro (Fled Grau) Gunze H32 e ripanellato con lo stesso grigio leggermente schiarito. Il piano mobile verticale di coda ha ricevuto un verde “smeraldo”, ricavato mescolando quantità diverse di verde scuro (H36), verde smeraldo (H46) e giallo (H4).
Le estremità alari e del piano di coda verticale, sono stati colorati con fasce rosso/bianche, mentre la torretta dorsale è stata dipinta in argento.
Al termine ho dato un paio di mani di lucido trasparente della Gunze per la posa delle decal. Le decal sono un pò spesse, ma comunque buone nel complesso per la gamma di stencil.
Al termine della posa nuovo passaggio con trasparente lucido per poi fare dei lavaggi con del Grey Shadow Wash della Wider.
Terminato il tutto, invecchiamento del velivolo in quanto questo aereo risulta dalle foto molto usurato. Ultimi ritocchi con posizionamento vani bombe, antenne ecc. e per sigillare tutto ho dato un paio di mani di trasparente opaco.
Interessante kit della ditta Legato. Buone le stampate in fine negativo, ben dettagliato il cockpit (peccato che il trasparente è tutto un pezzo) ed il vano carrelli.
Ho deciso di sviluppare questo modello con le insegne egiziane della REAF, un Hurricane Mk.IIc versione trop con filtro antisabbia, appartenente ad una unità da ricognizione meteo, anche se comunque adibita alla ricognizione avanzata.
Come detto prima gli interni del posto di pilotaggio sono fatti ottimamente, volendo con un set si potrebbe migliorare ancor meglio il tutto, ma anche aggiungendo solo delle cinture auto costruite e qualche piccolo dettaglio sempre auto costruito, il tutto risulterà ottimo. La fusoliera non combacia proprio perfettamente e quindi alcune correzioni con stucco e carta abrasiva sono d’obbligo. Stesso dicasi per la giunzione ali fusoliera.
La colorazione è quella tipica dei velivoli inglesi della RAF impiegati nel deserto con azzurro chiaro (Azure Blue 35231) sotto e le parti superiori in Middlestone 30266 e Dark Earth 30118. Per l’azzurro ho usato una miscela di Gunze H314 e H25 schiarendo poi le pannellature interne; per il Dark Earth ho usato una miscela di Gunze H37 e H310; per il Middlestone il Gunze H71 e H66. Tutte la pannellature poi sono state riprese con una tonalità più chiara degli stessi colori.
Le decal sono buone, non troppo grosse e di buona aderenza anche sulle pannellature in negativo adattandosi ottimamente con un goccio di “Softer” (ammorbidente per decal).
Lavaggi con il Deep Shadow Wash, un paio di mani di opaco Gunze ed il gioco è fatto.
Buon modellismo...!!!!
Cima
In questo articolo andremmo ad analizzare la Storia del 7° Gruppo dalla sua formazione nella "Grande Guerra" fino al giorno della sua disattivazione nel corso della II^ Guerra Mondiale, avvenuta nel 1943.

Il VII Gruppo Aeroplani da Ricognizione per l'Artiglieria del Corpo Aeronautico Militare del Regio Esercito, fu costituito il 30 aprile del 1916 con sede a Verona per le esigenze dell’Artiglieria. Il Gruppo, posto inizialmente alle dirette dipendenze del Comando della 1^ Armata, svolgeva operazioni di ricognizione aerea con le Sezioni della 46^ Squadriglia d’Artiglieria schierate sui campi di volo di Verona ed Asiago e con la 48^ Squadriglia a Belluno. A seguito del riordinamento della primavera del 1917, il VII Gruppo acquisì altre Squadriglie e si trasferì a Nove di Bassano (Vicenza), alle dipendenze del Comando di Aeronautica della 6^ Armata con sede a Bassano, dove rimase fino a tutto il 1917. Le sue Squadriglie (26^, 32^, 33^, 49^, 62^ e 115^) partivano dai campi di volo di Villaverla, Casoni, Nove e San Pietro in Gù, fra le provincie di Vicenza e Padova, mentre la scorta aerea era assicurata dalla 79^ Squadriglia Caccia con base ad Istrana, in provincia di Treviso.

Nieuport 27 della 79^ Squadriglia Caccia.
A seguito degli eventi di Caporetto, al 20 novembre 1917 il Comando di Gruppo poteva disporre quattro Squadriglie d’Artiglieria (26^, 33^, 115^ e 139^) schierate a San Pietro in Gù e Nove, dove era ripiegata anche la 79^ Squadriglia Caccia operante in seno al Gruppo. In vista della battaglia di Vittorio Veneto dell’ottobre 1918, il Gruppo si concentrò sul campo di volo di San Pietro in Gù (Padova) insieme alle sue Squadriglie da ricognizione (26^, 32^ e 33^) avendo ceduto precedentemente la 79^ Squadriglia. Il VII Gruppo rimase attivo come tale fino all’agosto del 1919, quando si trasformò in Gruppo da Ricognizione per Artiglieria con sede ad Aiello.

Velivolo della 26^ Squadriglia da ricognizione.
Dopo la pausa post-bellica e la nascita della Regia Aeronautica avvenuta nel marzo del 1923, fu costituito il VII Gruppo Autonomo Caccia, con sede sull’aeroporto di Ciampino Sud. Dal 30 maggio del 1924 il Gruppo, costituito dalla 73^ e 74^ Squadriglia, fu assegnato al 1° Stormo Caccia. Il 25 dicembre con alle dipendenze le Squadriglie 76^, 84^, 86^ e 91^ andò a fondare, rimanendo nella sede di Ciampino, il 2° Stormo Caccia insieme all’8° Gruppo di Mirafiori e al 13° Gruppo dislocato sull’aeroporto di Venaria Reale, anch’esso distaccato dal 1° Stormo. Nel febbraio del 1927 lasciò il 2° Stormo e, rimanendo nella sede di Ciampino Sud, diventò VII Gruppo Autonomo Caccia Terrestre fino al maggio 1928 quando, con le Squadriglie 76^, 84^, 86^ e 91^ su Ansaldo AC-3, venne aggregato all’8° Stormo “Misto” per poi ritornare Autonomo e posto alle dipendenze della 3^ Z.A.T. in data 10 ottobre 1929, dopo aver ricevuto gli aerei Fiat CR-20.

La storia successiva del Gruppo è legata alla nascita della specialità dell’Aviazione d’assalto fortemente voluta dal Tenente Colonnello Amedeo Mecozzi, comandante del Gruppo. Dietro forti insistenze di Mecozzi, nel 1929 il Gruppo fu autorizzato dallo Stato Maggiore ad effettuare sperimentazioni di attacco al suolo che portarono a definire in modo chiaro le specifiche per l'aereo da impiegare nella nuova specialità nonché le sue modalità di impiego. A seguito della sperimentazione, nel 1930 il Gruppo si trasformò prima in VII Gruppo Autonomo da Caccia e poi nel 1931 in VII Gruppo Autonomo da Caccia e d'Assalto, con sede nell'aeroporto di Roma-Ciampino Sud. In questo periodo era equipaggiato con gli Ansaldo AC-3 (Ansaldo Caccia 3), altri non era che il Dewoitine D.9 costruito su licenza dalla ex Ansaldo, visto che da poco tempo era stata assorbita dalla Fiat/Aeritalia. Questo aereo era praticamente un caccia declassato al ruolo di assaltatore (specialità in oltre in via di formazione, artefice proprio Mecozzi).
IMAM Ro.41, impiegato dalla 98^ Squadriglia per prove valutative a Roma-Ciampino
Rimanendo in quella sede, dal 1° gennaio 1934 con le Squadriglie 76^, 86^ e 98^ entrò a far parte del 5° Stormo d’Assalto e con esso dal 1° luglio 1936 della 5^ Brigata Aerea d’Assalto. Molti suoi piloti e specialisti parteciparono alla Guerra di Spagna.
Il 1° gennaio del 1934, con le Squadriglie 76^, 86^ e 98^, entrava a far parte del 5° Stormo Assalto, mantenendo in linea gli ormai obsoleti AC-3. Nel luglio del 1935, lo Stormo passava alle dipendenze della 5^ Squadra Aerea (che comprendeva il 5° e 50° Stormo), iniziando a radiare finalmente i suoi vecchi aerei e transitando sui Caproni AP.1 (detti anche Ca.301) e Breda 64. Comunque nel 1936 erano ancora in linea diversi AC.3 distribuiti nelle varie Squadriglie.
Tra il 1936 ed il 1937, gli ultimi AC.3 vennero definitivamente radiati in favore dei Caproni AP.1 e dei Breda 64. In questo periodo, molti suoi piloti e specialisti parteciparono alla Guerra di Spagna.
Entro il 1938, anche tutti gli AP.1 furono radiati perché non adatti al ruolo assaltatori.
Squadriglie 76, 86 e 98
Nell’autunno del 1939, questo reparto era operativo sulla 76^, 86^, 98^ Squadriglia, inquadrato nel 5° Stormo Assalto, dotato di Breda 88 Lince (quattro dei quali con doppi comandi), ricevuti il 6 maggio del ’39. Il 1° novembre del 1939, il reparto era operativo con 35/40 aerei di questo tipo.
Nel maggio-giugno del 1940, aveva base in Libia inquadrato nella 5^ Squadra Aerea, settore che lasciò il giorno prima dell’entrata in guerra dell’Italia.
Rientrato in Italia, prese base a Campiglia Marittima, inserito nella 1^ Squadra Aerea, divenendo Gruppo Autonomo l’11 giugno. Qui fu impiegato per le operazioni sulle Alpi francesi, oltre che per la sorveglianza della costa Toscana, e compiendo anche alcune missioni di bombardamento e mitragliamento in Corsica. Al termine della breve campagna contro la Francia, il reparto passava a Lonate Pozzolo, sempre con i Br.88 Lince ed alcuni Br.65/A80, dove il 13 luglio, rientrò a far parte del 5° Stormo Assalto.
Il 9 agosto 1941, lasciava nuovamente le file dello Stormo, passava in Libia per appoggiare l’avanzata su Sidi Barrani. Il 10 agosto del 1940, prese base a Derna, con un organico di 32 aerei dotati di filtri antisabbia, dove ca. 20 erano in condizioni di volo. Proprio i filtri antisabbia, causarono una riduzione della velocità e la comparsa di fenomeni di surriscaldamento ai motori, penalizzando ulteriormente i Breda 88 già sottopotenziati. Tra i velivoli troviamo il Breda 88 “7 nero” (MM.4038).
Velivolo appartenente al 7° Gruppo nell’estate del 1940 in Africa settentrionale.
Il difficile ambiente in cui questi aerei dovevano operare, deteriorò il materiale di volo a tal punto, che l’11 agosto, erano operativi solo 13 aerei, che continuarono comunque ad operare nel settore di Sidi-Barrani, ma con scarsi risultati.
A metà settembre, il reparto venne frazionato con compiti di difesa di punto: la 76^ Squadriglia passò a Derna, l’86^ Squadriglia a Benina e la 98^ Squadriglia a Tobruk T2.
La prima missione bellica del reparto con i Breda 88 venne compiuta solo il 19 settembre del 1940. Dopo poche ore di servizio attivo in combattimento, ci si rese conto dell’inutilità del velivolo, che fu immediatamente ritirato dal servizio in qualità di bombardiere veloce o assaltatore.
Si cercò di impiegarlo come intercettore, ma fu ugualmente deludente, e in questa veste in ASI, accumulò solo 38 ore di volo
Il 14 ottobre 1940, dei 29 Breda in carico al Gruppo, solo 10 erano ancora in grado di volare.
Solo la 76^ Sqd. Era ancora operativa in Africa settentrionale, operando fino a metà novembre, quando anch’essa, con soli 2 aerei disponibili (a Castel Benito), dovette essere rimpatriata. I due aerei rimasero nel settore africano, dove assieme ad altri (inservibili) fungevano da aerei “civetta” durante gli attacchi inglesi nei campi di volo. Con il rientro in Italia della 76^ Sqd., tutto il gruppo fu sciolto.

Macchi MC.200 Saetta "Rosso 5" della 86^ Squadriglia CT.
Venne ricostituito nel gennaio del 1941 sulla base di Palermo-Boccadifalco, con la 76^, 86^ e 98^ Squadriglia, nel marzo del 1941, venne inserito nel 54° Stormo CT, con i Macchi MC.200 Saetta. In questo mese la sua 76^ Sqd. venne subito trasferita d’urgenza in A.S.I., sulla base di Benina, mentre il resto del reparto passava in basi nel nord Italia. La Sqd. in Africa settentrionale, poco dopo il suo arrivo in questo settore, perse quasi tutti gli aerei a terra durante gli attacchi inglesi sui campi di volo.
Nell’aprile del ’41, la sua 86^ Sqd., partecipava alle azioni belliche contro la Jugoslavia ritornando poco dopo alle vecchie missioni di protezione del territorio metropolitano.
Il 25 maggio del 1941, il Gruppo si trasferiva in Sicilia per essere impiegato in missioni di scorta ai convogli navali commerciali, scorta ai bombardieri diretti a Malta e compiti di difesa di punto.
(Altri dati mi danno che : A protezione delle città italiane del nord, il Gruppo vi rimase fino a dicembre, dopo di che, passava in Sicilia, per iniziare un ciclo operativo contro l’isola di Malta. )
All’inizio del 1942, una sua Sezione venne trasferita a Palermo, e a giugno il Gruppo era nuovamente impiegato in compiti di scorta ai bombardieri diretti su Malta, per poi passare ala scorta convogli nel luglio. La 76^ Squadriglia restava a Pantelleria fino all’inizio di agosto con compiti di scorta.
Nel luglio del 1942, dopo aver ricevuto alcuni Fiat CR.42CN Falco, con compiti di caccia notturna, il reparto passava in Grecia, rientrando poco dopo (settembre), venendo frazionato in varie basi italiane, per assolvere al compito di servizio su allarme contro i bombardieri alleati in territorio metropolitano
Macchi MC.200 dell’86^ Sqd. del 7° Gr. CT, 54° Stormo Caccia a Palermo, nell’estate del 1942
Il 13 agosto del 1942, il Ten. Adriano Visconti, abbatteva un Supermarine Spitfire, nel settore del Mediterraneo. Visconti volava con un Macchi MC.202 Folgore, appartenente alla 76^ Squadriglia.
Nel settembre del 1942, il reparto iniziava a ricevete i Macchi MC.202 Folgore sulla base di Crotone, passando totalmente su quest’aereo dall’inizio del 1943 sulla base di Torino-Caselle.
Il 23 marzo del 1943, il 7° Gruppo fu inviato in Tunisia per arginare l’avanzata alleata in quel settore dopo lo sbarco in Algeria. Giungeva in Tunisia il 25 marzo, dove assieme al 16° Gruppo, diedero vita al 54° Stormo CT. Da subito il reparto trasferiva alcune Sezioni sulle aviosuperfici K34 e K41. Il 6 maggio, 14 Macchi, decollati da Soliman, finirono per ingaggiare in combattimento alcuni Curtiss P-40, nei presidi Capo Bon. Fu l’ultima azione della Regia Aeronautica dalle basi tunisine.
Il 7 maggio del 1943, troviamo il Gruppo a Soliman con le sue Sqd. dotate complessivamente di 19 aerei. Il giorno dopo, dato che la base di Soliman era troppo esposta ai bombardamenti nemici, il reparto, al comando del Magg. Molinari, raggiungeva il reparto “gemello” (il 16° Gruppo) a Korba. Lo Stormo in questo periodo era al comando del Ten. Col. G. Zappetta. Tale spostamento non passava inosservato dal nemico, così il 9 dello stesso mese, la base di Korba fu oggetto di ben cinque ondate di bombardamento, tra le 11.00 e le 19.00. Dei 19 aerei del 7° Gruppo, se ne salvarono solo quattro. Lo stesso giorno i quattro aerei, con 8 piloti a bordo decollarono dalla Tunisia passando in Sicilia. Un quinto aereo riuscì a prendere il volo dopo alcune riparazioni, con un pilota ed un armiere.
Macchi MC.202 Folgore all’inizio del 1943 appartenente alla 98^ Squadriglia.
La sera del 9 maggio, quindi, facevano scalo a Pantelleria, raggiungendo la base di Sciacca in Sicilia il 10 maggio del 1943 assieme al “gemello” 16° Gruppo, esso fu l’ultimo reparto ad essere impiegato in Africa. Con il rientro in Sicilia il 18 maggio, il 7° Gruppo CT rimase senza aerei ne equipaggi, e così venne sciolto il 27 maggio, assieme al 54° Stormo CT.
Il Panzer III, abbreviazione del nome completo Panzerkampfwagen III, il cui numero d'identificazione dell'esercito tedesco era Sd.Kfz. 141, fu un carro armato medio della seconda guerra mondiale.

Fu progettato alla luce delle esperienze raccolte con l'impiego dei Panzer I e II e, secondo i piani dello stato maggiore generale tedesco, divenne per alcuni anni il principale carro armato delle Panzer-Division creato espressamente come mezzo anticarro per contrastare i veicoli blindati avversari, ruolo che ricoprì con successo dal 1940 al 1942. Il Panzer III, migliorato nel corso del tempo con il potenziamento dell'armamento principale e il rafforzamento della corazzatura, costituì nella prima parte della seconda guerra mondiale il nucleo centrale e il punto di forza delle Panzer-Division tedesche che estesero il dominio del Terzo Reich su gran parte dell'Europa.
Tuttavia a partire dal 1943 il Panzer III fu progressivamente superato dall'introduzione di veicoli nemici più corazzati e dotati di armamento pesante; la Wehrmacht preferì quindi ritirarlo dalla prima linea nella seconda parte della guerra e impiegare nuovi carri più potenti per contrastare la crescente superiorità numerica e tecnica degli Alleati.
Molto simile all'Ausf. F e appena più lunga (5,41 metri) e larga (2,95 metri), tale versione fu prodotta in 600 esemplari dall'aprile al novembre 1940 a fronte di un ordine iniziale di 1.200 unità, poi ridotto a causa dell'arrivo dei Panzer 38(t) di origine cecoslovacca. I primi cinquanta erano armati con il cannone da 3,7 cm a mantelletto interno e andarono a ripianare le perdite subite durante la campagna di Francia: si differenziavano dagli altri modelli per la corazza posteriore dello scafo spessa 30 mm e per il mantelletto da 37 mm, protezioni che aumentarono il peso a 20,3 tonnellate. Nel frattempo si era deciso di armare l'Ausf. G con il più potente 5 cm KwK 38 L/42 a mantelletto esterno, che andò a equipaggiare le restanti 550 unità prodotte a partire dal luglio 1940. L'installazione del nuovo pezzo impose la rimozione di una mitragliatrice dalla torretta e l'aggiunta di un aspiratore per liberare dal fumo dello sparo l'interno del carro. Da agosto anche le prime cinquanta unità furono dotate dello stesso pezzo d'artiglieria. Altre modifiche videro l'aggiunta di una nuova cupola (uguale a quella dei Panzer IV Ausf. E, F e G) e del visore Fahrersehklappe 30 con portello su cardini per il pilota; le unità di tarda produzione montarono cingoli larghi 400 mm. La serie fu la prima a essere equipaggiata con le Rommelkiste ("scatole di Rommel"), dei contenitori per trasporto di materiali fissati al retro delle torrette.
All'inizio del 1940 la FAMO costruì un prototipo con un treno di rotolamento a ruote sfalsate partendo dalla torretta di un Ausf. H e dallo scafo di un Ausf. G, detto "Panzer III G/H Schachtellaufwerk" e la cui meccanica s'ispirava ai carri studiati negli Stati Uniti d'America da John Walter Christie (simile alla tecnica dei semicingolati della stessa ditta). Il sistema si basava su ruote di grande diametro senza rulli di rinvio e sospensioni a barre di torsione, ma sia il peso proibitivo, sia il maggior impiego di materie prime pregiate provocarono il rifiuto del prototipo. Qualsiasi ulteriore sviluppo fu poi bloccato e il prototipo fu utilizzato come carro per l'addestramento.
La versione G fu impiegata a partire dalla primavera del 1940 in tutti i principali teatri bellici dove combatterono i tedeschi. I primi reggimenti ad avere questi carri furono l'8. in forza alla 15. Panzer-Division, il 5. della 21. Panzer-Division e il 35. della 4. Panzer-Division. Le unità inviate in Africa montarono radiatori più larghi e un filtro dell'aria supplementare. Nel settembre del 1944 cinquantaquattro Ausf. G erano segnalati ancora in servizio.

L'Afrikakorps del generale Erwin Rommel entrò in combattimento nella primavera 1941 con una forza corazzata principale costituita da Panzer III, equipaggiati appositamente per il teatro africano, sia del tipo originario con il cannone anticarro da 37 mm L/45 o L/46,5 sia di quello con il più efficace cannone da 50 mm L/42. Pur mostrando la consueta superiorità tattica e una notevole capacità di manovrare sul terreno desertico in combinazione con abili schieramenti di cannoni anticarro, gli equipaggi dei Panzer III, soprattutto dei modelli più vecchi, si trovarono in difficoltà negli scontri diretti contro i carri pesanti britannici Mk II Matilda. In alcune occasioni questi scontri costarono dure perdite ai reparti corazzati tedeschi, in particolare durante l'assedio di Tobruch, in aprile, e la battaglia di Halfaya, il 15 maggio 1941, dovute alla superiorità delle corazzature dei Matilda e alla pericolosità del loro cannone anticarro da 40 mm.
Nella battaglia di Ain el-Gazala l'Afrikakorps mise in campo 223 Panzer III Ausf. G o H armati con il cannone da 50 mm L/42 e diciannove Ausf. J o L equipaggiati con il più efficace cannone 50 mm da 60 calibri; le forze corazzate britanniche, più numerose, erano oltretutto dotate di nuovi carri pesanti di produzione statunitense ma sul campo si dimostrarono tatticamente inferiori alle Panzer-Division. Iniziata il 27 maggio 1942, la battaglia si concluse dopo circa un mese di scontri con una grande vittoria del generale Rommel: i Panzer III, abilmente impiegati dagli esperti equipaggi tedeschi e supportati dalle formazioni anticarro, raggiunsero i risultati più brillanti della loro carriera in Africa, nonostante alcune difficoltà contro i corazzati pesanti alleati. Le forze blindate britanniche, al contrario, furono quasi completamente distrutte.
Alla prossima..... Cima.
Il volo su Vienna del 9 agosto 1918 fu una missione aerea compiuta da 11 Ansaldo S.V.A. dell’87ª Squadriglia Aeroplani, detta “la Serenissima”. Dieci erano monoposto, S.V.A.5 pilotati da Antonio Locatelli, Girolamo Allegri (detto fra' Ginepro), Lodovico Censi, Aldo Finzi, Pietro Massoni, Giordano Bruno Granzarolo, Giuseppe Sarti, Francesco Ferrarin, Masprone e Contratti; l'ultimo era un biposto S.V.A.10 pilotato dal Capitano Natale Palli. Il Maggiore Gabriele d'Annunzio, comandante della Squadra Aerea S. Marco, era nell'abitacolo anterioredel Cap. Palli.
Il volo era stato progettato dallo stesso D'Annunzio, più di un anno prima, ma difficoltà tecniche, legate soprattutto al problema dell'autonomia degli apparecchi per un volo di mille chilometri, avevano indotto il Comando Supremo dapprima a negare il consenso e poi a ordinare delle prove di collaudo.
Il 4 settembre del 1917 D'Annunzio aveva compiuto un volo di dieci ore senza particolari problemi, così l'autorizzazione necessaria all'impresa arrivò sotto forma di un bizzarro messaggio che avrebbe voluto attingere al dannunzianesimo (moda dell'epoca):
“Il volo avrà carattere strettamente politico e dimostrativo; è quindi vietato di recare qualsiasi offesa alla città ... Con questo raid l'ala d'Italia affermerà la sua potenza incontrastata sul cielo della capitale nemica.
Sarà vostro Duce il Poeta, animatore di tutte le fortune della Patria, simbolo della potenza eternamente rinnovatrice della nostra razza.
Questo annunzio sarà il fausto presagio della Vittoria”
Un primo tentativo venne compiuto il 2 agosto, ma a causa della nebbia i 13 apparecchi che vi parteciparono dovettero rinunciare. Un secondo tentativo si compì l'8 agosto, ma il vento contrario fece rinunciare anche questa volta. Finalmente la mattina del 9 agosto, alle ore 05:50, dal campo di aviazione del castello di San Pelagio (Due Carrare - Padova) partirono undici apparecchi. I velivoli di Ferrarin, Masprone e Contratti dovettero atterrare non appena partiti, mentre Sarti fu costretto ad atterrare per noie al motore, posandosi sul campo di Wiener Neustadt ed incendiando lo S.V.A. prima della cattura.
Gli altri nove compirono l'impresa, giungendo su Vienna alle 9:20 e lanciando 50 000 copie di un manifestino in italiano preparato da D'Annunzio che recitava:
“In questo mattino d'agosto, mentre si compie il quarto anno della vostra convulsione disperata e luminosamente incomincia l'anno della nostra piena potenza, l'ala tricolore vi apparisce all'improvviso come indizio del destino che si volge.
Il destino si volge. Si volge verso di noi con una certezza di ferro. È passata per sempre l'ora di quella Germania che vi trascina, vi umilia e vi infetta.
La vostra ora è passata. Come la nostra fede fu la più forte, ecco che la nostra volontà predomina e predominerà sino alla fine. I combattenti vittoriosi del Piave, i combattenti vittoriosi della Marna lo sentono, lo sanno, con una ebbrezza che moltiplica l'impeto. Ma, se l'impeto non bastasse, basterebbe il numero; e questo è detto per coloro che usano combattere dieci contro uno. L'Atlantico è una via che già si chiude; ed è una via eroica, come dimostrano i nuovissimi inseguitori che hanno colorato l'Ourcq di sangue tedesco.
Sul vento di vittoria che si leva dai fiumi della libertà, non siamo venuti se non per la gioia dell'arditezza, non siamo venuti se non per la prova di quel che potremmo osare e fare quando vorremo, nell'ora che sceglieremo.
Il rombo della giovane ala italiana non somiglia a quello del bronzo funebre, nel cielo mattutino.
Tuttavia la lieta audacia sospende fra Santo Stefano e il Graben una sentenza non revocabile, o Viennesi.
Viva l'Italia!”
Il testo di D'Annunzio venne giudicato mancante di efficacia, nonché impossibile da rendere correttamente in tedesco.
Furono perciò lanciate anche 350 000 copie di un secondo, più pratico quanto efficace, manifestino scritto da Ugo Ojetti e tradotto anche in tedesco.
Un comunicato ufficiale del Comando Supremo riportò:
“Zona di guerra, 9 agosto 1918. Una pattuglia di otto apparecchi nazionali, un biposto e sette monoposti, al comando del maggiore D'Annunzio, ha eseguito stamane un brillante raid su Vienna, compiendo un percorso complessivo di circa 1.000 chilometri, dei quali oltre 800 su territorio nemico. I nostri aerei, partiti alle ore 5:50, dopo aver superato non lievi difficoltà atmosferiche, raggiungevano alle ore 9:20 la città di Vienna, su cui si abbassavano a quota inferiore agli 800 metri, lanciando parecchie migliaia di manifesti.
Sulle vie della città era chiaramente visibile l'agglomeramento della popolazione.
I nostri apparecchi, che non vennero fatti segno ad alcuna reazione da parte del nemico, al ritorno volarono su Wiener-Neustadt, Graz, Lubiana e Trieste. La pattuglia partì compatta, si mantenne in ordine serrato lungo tutto il percorso e rientrò al campo di aviazione alle 12:40.
Manca un solo nostro apparecchio che, per un guasto al motore, sembra sia stato costretto ad atterrare nelle vicinanze di Wiener-Neustadt.”
In effetti non vi fu reazione da parte delle forze austroungariche: solo due caccia austriaci che avevano avvistato la formazione si affrettarono ad atterrare per avvertire il comando, ma non furono creduti.
L'impressione che questo raid produsse in Italia e nel mondo fu enorme. A Roma fu lanciata la proposta d'incoronare D'Annunzio sul Campidoglio, ma egli rifiutò.
Il ritorno avvenne dopo poco più di 7 ore e mille chilometri di volo, sempre allo stesso aeroporto di partenza.
Il valore propagandistico dell'impresa fu soprattutto a uso interno italiano, mentre l'episodio fu militarmente irrilevante.
L'episodio fece molta impressione anche a Vienna. I manifestini vennero gelosamente conservati dai viennesi, tanto più in un momento in cui c'era forte penuria di alimenti e tanta sfiducia nelle sorti della guerra. Il sorvolo di D'Annunzio e le parole di Ojetti creavano ulteriori apprensioni da parte dei viennesi, che, oltre ai problemi interni, sentivano arrivare dal fronte di guerra le voci del malcontento dei loro soldati.
(donato poi dal Club "Flying Lions" al museo dell'aria del castello di San Pelagio - PD)
Per quanto riguarda il diorama di San Pelagio (PD), da dove partì l’87^ Squadriglia Aeroplani il 9 agosto del 1918, abbiamo cercato alcune foto e documentari che ritraevano l’aeroporto. Non si trova molto come reperti fotografici, ma con quel poco che siamo riusciti a reperire abbiamo cercato di ricreare il ricovero velivoli.
La base di San Pelagio, fu impiegata anche da aerei da bombardamento Caproni ed alcuni hangar erano molto ambi e in struttura leggera prefabbricata, mentre gli S.V.A. 5 più piccoli potevano trovare posto all’interno di strutture più solide di legno.
Inizialmente il capo di volo di San Pelagio fu destinato ad ospitare due Squadriglie di bombardieri con hangar adeguati. Il primo progetto risale al 1916, con Relazione N.14 del Corpo Aeronautico Militare – Reparto Costruzioni Edilizie (Aviazione). Si legge che era previsto il montaggio di un hangar metallico tipo Savigliano e un hangar accoppiato tipo Centocelle (però non in cemento ma in legno vista la provvisorietà del campo. In seguito il progetto fu modificato e furono aggiunti degli hangar in legno per ospitare anche velivoli più piccoli dei Caproni.
Nell’agosto il campo di volo prevedeva due tipi di hangar e la struttura in legno recava le diciture da “A” ad “F”.
Il campo di volo aveva una larghezza di 185 mt e una lunghezza di 470 mt.
Come materiale per la realizzazione degli hangar, è stato usato solo legno; il fondo del terreno è stato realizzato con una miscuglio di colla vinilica, sabbia e gesso, quindi della classica erbetta per modellismo. I 23 figurini provengono dalle scatole della Eduard (piloti e meccanici francesi della I^ G.M.) modificati per riprodurre i piloti e meccanici italiani e soprattutto per ricavare il noto Gabriele d’Annunzio durante un breefing con i piloti Pali, Finzi, Allegi ecc….
coda bianca con 7 stelle rosse rappresentanti l’Orsa Maggiore e Leone Marciano con spada.
L’Orsa Maggiore simbolo personale di famiglia di D’Annunzio
Leone Marciano con spada voluto dal Capitano Natale Palli
coda verde, numero individuale “5” della 2^ Sezione
coda verde, numero individuale “4” dela 2^ Sezione
coda bianca con numero individuale “1” della 1^ Sezione
coda bianca con 14 stelle rosse e numero individuale “2” della 3^ Sezione
In ordine alfabetico hanno partecipato alla realizzazione di tale diorama:
Cimarosti Roberto
Gandini Moreno
Padoan Maurizio
Pavanetto Gianluca
Scarpa Mauro
......oltre all'aiuto di tutto il resto del club "Flying Lions".....
Buon modellismo......
Nell'inverno del 1943/44, il 901° Kokutai era basato in Giappone e precisamente a Chitose, nell'isola di Hokkaido. Il reparto aveva dei distaccamenti in tutto il Pacifico, come per esempio a Seletar (Singapore), Manado (Indonesia), Davao (Filippine), Takao (Taiwan) e a Saint Jaques in Vietnam.
Incominciamo quest’avventura, che man mano che procede si trasforma più in una odissea.
Visto che il kit Hasegawa è “datato” tutta la stampata si presenta in positivo. Primo step che mi sono prefissato è quello della re incisione delle pannellature e la rivetta tura di tutto il velivolo.
Fin qui un lavoraccio, ma tutto sommato per me gestibile. Dopo qualche bella ora passata a tirar linee e rivettare il modello, sono passato agli interni.
Qui ho riscontrato un grosso problema : interni inesistenti….! Tra me e me ho detto “va beh….rifarò gli interni….” Già una parola. Esistono solo poche foto in merito agli interni del velivolo e per lo più molto confuse e scritte in giapponese che aiuta moltissimo a capire dove ci troviamo. Che fare….? Cercherò almeno di riprodurre il minimo sindacabile per dare una parvenza dall’esterno, visto che voglio realizzare il velivolo con gli accessi aperti. In oltre le vetrature sembrano abbondanti e lasciano intravedere all’interno. Ho ricreato tutto il pianale interno della fusoliera con un foglio Evergreen da 0,75 mm, prendendo le misure con un calibro e dividendo il velivolo a sezioni per orientarmi meglio. Dagli spaccati e dalle foto degli interni, non riesco a capire dove vadano posizionate le paratie di separazione tra un vano e l’altro all’interno del velivolo, in oltre da foto di interni si vede che dietro ai piloti ci sono almeno altri cinque membri d’equipaggio che in altre sezioni risultano molto più in basso. La confusione regna sovrana.
Ci sarebbe molto da fare come autocostruzione all’interno del velivolo, ma poi quando si andrà a chiudere il tutto non si vedrà più nulla. Guardando e riguardando, alla fine ho ceduto alla tentazione, ed ho ricreato la saletta operativa dietro alla cabina di pilotaggio, per il motorista, radio operatore ecc… Anche la torretta dorsale è stata modificata, con l’aggiunta di un sedile per il mitragliere.
Più si procede con questo modello è più si trovano cose da riprendere, non ultimo i segni degli estrattori, abbondanti ed enormi in tutto il kit. Quindi tanto stucco e carta abrasiva. Gli interni del velivolo sono stati colorati con l’Interior Green XF-71 della Tamiya, mentre il quadro comandi apparati radio vari ecc., inizialmente hanno ricevuto una mano di nero e poi con un grigio scuro leggero per dare più tridimensionalità. Quindi vari “dry brush” e ritocchi con colori per evidenziarne i vari pulsanti e strumenti.
Posizionati tutti i vetrini interni del velivolo, procediamo ala chiusura della fusoliera. Anche in questo caso ritocchi con stucco Tamiya è d’obbligo. In oltre il vetro anteriore del posto di pilotaggio non combacia bene con il resto della fusoliera e quindi bisogna perdere parecchio tempo per posizionare alla meglio il vetrino e procedere (anche in questo caso) con le dovute stuccature.
Il velivolo ha i flap movibili sia quelli principali che quelli di coda (oltre l timone direzionale) e molto belli sono i freni aerodinamici che si possono estendere dando (a mio avviso) un tocco di “maestosità” al velivolo. La giunzione tra fusoliera ed ali non è perfetta, e anche in questo caso abbondante uso di stucco è d’obbligo.
Il modello è enorme….. 52,5 cm da ala ad ala e 41 cm di lunghezza fusoliera (12,5 è l’altezza).
Dopo una mano di primer e qualche altra piccola correzione con l’inseparabile stucco, ho iniziato a colorare il velivolo di bianco sui punti dove andranno le insegne (ali, coda e fusoliera) e l’entrata alare che poi andrò colorata di giallo. Mascherato il tutto sono passato ad un preshading sulla parte inferiore dell’aereo e quindi un paio di mani di grigio Tamiya XF-19.
Sulla parte superiore ho mascherato con nastro da 1 mm le linee sopra le ali e sul muso del velivolo, nonché le consuete mascherature protettive. Il resto del velivolo ha ricevuto una colorazione tipica giapponese in verde JN con del Tamiya XF-11. Il verde, diluito con alcol bianco, p risultato molto “ruvido”, e ho poi dovuto spruzzare un paio di mani di trasparente lucido (Gunze) per rendere la superficie un po’ liscia per lavorarci con i lavaggi….
Prima dei lavaggi però, ho riprodotto la fascia bianco/rossa nel timone di coda ed ho posizionato le decal. Quindi nuova mano di lucido per chiudere il tutto.
Non ho fatto un granché di lavaggi, qualche ritocco qua e la, quindi chiuso tutto con del trasparente opaco della Gunze. Alla fine ho posizionato i siluri e bombe, ultimi dettagli e finalmente possiamo dire che il velivolo è terminato.
Buon Modellismo a Tutti.....!!!!!!
Deciso a fare un kit veloce veloce per rilassarmi un po’, ho deciso di fare un classico P-51D Mustang, con le insegne dell’Aviazione israeliana impiegato durante la “Crisi di Suez”.
Da un po’ di tempo mi girava tra le mani un vecchio kit della vecchia ma a me cara Matchbox.
Le stampate sono del 1973, ma con un po’ di pazienza può venirne fuori un kit niente male. Per l’occasione ho rovistato nel mio personale magazzino “N.S.B.V.N.” (Non Si Butta Via Nulla), in cerca di qualche cosa che potesse migliorare un po’ il vecchio kit Matchbox. Sorpresa dele sorprese ho trovato un sacco di cose : quasi tutti gli interni del cockpit (cruscotto, sedile e parte posteriore del cockpit), ruote, bombe e parte del tettuccio.
Quindi diamoci sotto, iniziando con il migliorare il posto di pilotaggio... Poi sono passato a reincidere tutto il velivolo, e visto che c’ero, ho dato anche una passatina con il ricettatore..... Quindi ho chiuso il velivolo, il quale combacia perfettamente…..!!!!
Dopo alcuni ritocchi qua e la con stucco Tamiya, sono passato alla colorazione. Ho dato una mano di grigio medio su quasi tutto il velivolo, per accertarmi di eventuali ritocchi da fare con lo stucco. Poi sono passato alla colorazione delle bande alari e di fusoliera giallo/nere. Terminata la loro colorazione, le ho mascherate, e sono passato alla colorazione vera e propria del velivolo.
Sono partito da un grigio medio (Gunze H317) schiarito leggermente poi all’interno della pannellature. Per ala parte superiore ho dovuto miscelare alcuni colori e per il “marrone” e per il “blu”…..
Per il “marrone” ho usato una miscela di grigio medio (H317) e Wood Brown (Gunze H37) corretto poi con del Grigio chiaro (H332). Sono andato ad occhio facendo alcune prove su degli sprue e alla fine sono riuscito a trovare la tonalità che secondo il mio punto di vista si avvicina il più possibile all’originale (dovrebbe essere un RAL 8000 o meglio FS 30215). Per quanto riguarda il Blue (RAL 5008) vale la stessa cosa, nel senso che ho miscelato dei vari Blue Gunze (base di H42 piccola aggiunta di H25 e per ultimo H54 che scurisce il tutto a tonalità esatta).
Inizialmente le avevo realizzate in una fascia centrale gialla e due nere laterali, ma poi ho dovuto cambiare in quanto il “White 54” che andavo a realizzare aveva le streep alari a due nere e tre gialle…..
Al termine della colorazione solita procedura per la posa delle decal con passaggio di trasparente lucido prima e dopo la posa delle stesse, quindi lavaggio e per sigillare tutto del trasparente opaco.
Ho aggiunto i particolari come carrelli, bombe alari elica motore e tettuccio pilota ed il gioco è fatto.
Tranne il piccolo “incidente” di percorso che ha riguardato le streep sulle ali e in fusoliera, per il resto il Matchbox, malgrado la sua veneranda età come stampo, non è poi tanto male…..
Buon Modellismo a Tutti....
L’87^ Squadriglia Aeroplani “Serenissima”, è una unità nata per la ricognizione e osservazione aerea, divenuta famosa soprattutto dopo il volo su Vienna con il lancio di volantini sulla capitale austriaca. Volo pensato e ideato da Gabriele D’Annunzio, la Squadriglia adottava il simbolo del “Gonfalone di San Marco” con il leone marciano della gloriosa Repubblica Veneta. Simbolo adottato principalmente per la cospicua presenza di piloti veneti tra le sue file. In seguito lo stemma del reparto verrà ripreso quando verrà formata l’Aviazione Militare Italiana ed impiegato come uno dei quattro simboli a rappresentare le più famose Squadriglie di tutte le specialità aeronautiche.
Questo velivolo che andrò a realizzare, fa parte di un gruppo di cinque velivoli che formerà un diorama rappresentante delle fasi di preparazione per il volo su Vienna, sull’aeroporto di San Pelagio, vicino a Padova. Al castello di San Pelagio, dimora degli ufficiali della Squadriglia (tra i quali anche D’Annunzio), oggi è presente il Museo dell’Aviazione, al quale poi verrà donato il suddetto diorma,
Nello specifico andrò a realizzare il velivolo “5 bianco” (matricola 11779) su fondo verde storicamente accreditato al Tenente Aldo Finzi per il volo su Vienna.
Aprendo la scatola della SMER, si nota fin da subito che abbiamo a che fare con una stampata vecchia di 50 anni….!!!! Infatti le stampate sono le stesse che si trovavano in commercio negli anni ’60 della ARTIPLST (una piccola fabbrica a conduzione familiare in un paese vicino a Venezia). I segni degli estrattori sono evidenti in tutte le parti del modello, soprattutto sulle ali inferiori. Molti dettagli sono errati e moltissimi dettagli mancano all’appello. La plastica presenta diverse disparità dalla stampata superiore a quella inferiore, le ruote sono asimmetriche…..c’è parecchio lavoro da fare per rendere il velivolo “discreto”.
I dettagli interni sono praticamente inesistenti, e lo schienale del seggiolino è più alto rispetto all’originale. Il pannello strumenti accenna a dei quadranti, ma anche in questo caso abbiamo da fare molto lavoro per riuscire a dare una parvenza di abitacolo al velivolo.
Pariamo con gli interni, aggiungendo qualche leva ed alcuni fili. Il pianale deve essere rifatto come i comandi a pedale dei timoni. Lo schienale del seggiolino va accorciato e coperto il buco che si viene creare dietro lo stesso. Vanno poi fatte le cinture si sicurezza.
La colorazione legno del velivolo è tendente al rossiccio, quindi io ho usato come base un colore chiaro della Vallejo o meglio il Golden Brown (70877), quindi a seco un marrone della LifeColor e quindi un lavaggio sempre con colore della LifeColor tendente al rossiccio;esattamente un Marrone Mimetico 2. Quindi un paio di mani di lucido Gunze.
Anche i collettori di scarico sono stati sostituiti con dei tondini di rame dello spessore di 1,2 mm eliminando cosi quelli della stampata di circa 2 mm. Gli scarichi vanno leggermente inclinati verso l’indietro. Va rifatta anche la presa d’aria sulla sinistra del motore del velivolo, che si presenta molto sottodimensionata nella stampata del kit.
Ho tagliato i piani di coda verticali e poi ho assemblato la fusoliera. Qui si dovrà impiegare diverso stucco per livellare i solchi delle due semifusoliere. L’ala inferiore poi viene alloggiata alla sua sede e al centro si nota un dislivello tra la fusoliera e l’ala che va “compensata” con dell’Evergreen. Poi si stucca il tutto e si carteggia a dovere. Ricordarsi di chiudere i “buchi” formati dagli estrattori sotto le ali. Tra una cosa e l’altra ho voluto rifare anche il pattino posteriore con striscioline di Styrene da 1 mm. Sempre sulla parte posteriore, ci sono dei rinforzi sotto i piani di coda, anche questi realizzati con dello Styrene ma dello spessore da 0,5 mm.
Viene rifatta anche la presa d’aria del motore posta sul lato sinistro del motore stesso. Infatti in stampata è molto sottodimensionata e quindi va ingrandita. Per tale operazione ho usato dello sprue.
Poi ho riprodotto anche i poggiapiedi con un foglio con spessore molto fino di Styrene Evergreen.
Altra modifica viene apportata all’ala superiore, la quale deve essere rimodellata nella parte frontale ed inserito un tondino centralmente per simularne la struttura dell’ala. In questo caso ho usato un pezzettino tondo di Styrene da 0,5 mm della Evergreen.
I piani di coda vengono staccati per poi essere riposizionati, e anche gli equilibratori sono stati incisi e piegati verso il basso per dare movimento al modello, e anche perché dalle foto in possesso sono per la maggior parte delle volte abbassati.
Montate le ali inferiori ed i montanti per il carrello si passa ad una stuccatura generale dove serve (un po’ ovunque per essere sinceri). Dopo una lunga visione di molte foto dei vari velivoli ancora presenti nei nostri musei, soprattutto quello della Caproni di Trento, sono passato a forare le ali e fusoliera per passare i vari e numerosi tiranti. Per questi ho deciso di usare del filo da pesca da 0,16, che andrò però a posizionare dopo la dipintura delle ali e fusoliera.
Passiamo quindi alla dipintura del velivolo. Parto con il colorare le ali. Prima di tutto bisogna dare tridimensionalità alla struttura alare, la quale con le ali di tela del velivolo originale, si intravede la struttura di legno della stessa.
Dopo aver dato un primer grigio su tutto il velivolo, le ali hanno ricevuto una colorazione di fondo “Sail”, un sabbia molto chiaro con colore Gunze H 85. Un volta asciutto con striscioline di 1 mm di nastro Tamiya, ho coperto la struttura alare lungo le aste dello scheletro alare. Fatto ciò ho creato una miscela di Bianco FS 17875 (Gunze H 316 - leggermente meno brillante del classico bianco) con un color “Radome” (Gunze H 318) un colore tipo crema chiaro, per dare quel colore tipico della tela dell’epoca, diciamo un po’ ingiallita. La percentuale è di circa 80/90 di bianco e 20/10 di Radome. Una volta data una prima mano di questo colore ed asciutto il tutto, ho tolto le striscioline di nastro Tamiya. Logicamente il “Sail” spiccava molto sotto il color “tela” da me prodotto, quindi ho dovuto poi passate due/tre mani di color tela per saturare il più possibile la struttura alare e dare quel senso di tridimensionalità per far intravvedere la struttura lignea sotto la tela.
Stesso procedimento poi anche con i colori rosso e verde sempre sotto le ali e in coda al velivolo. Ho usato prima un verde più scuro (Gunze H 65) e un rosso normale (Gunze H 3). Poi nuovamente nastro Tamiya lungo la struttura alare e passaggio con un verde più chiaro (Gunze H 36) e un rosso più chiaro (Gunze H 23).
Dopo le ali, sono passato alla fusoliera. Qui dobbiamo riprodurre l’effetto ligneo della fusoliera stessa. Come prima cosa do un fondo con un mix di Cream Yellow (Gunze H 34) e Middle Stone (Gunze H 71). Una vola asciutto il tutto, ho fatto alcuni passaggi con del marrone rossiccio della LifeColor UA88. Una volta asciutto il tutto, ho dato una mano di lucido e quindi ho compiuto dei lavaggi con il colore ad olio “Terra di Siena Bruciato), un colore tendente al rosso che da la tonalità esatta per i velivoli dell’epoca. Dopo tre giorni di asciugatura del colore ad olio, ho compiuto un lavaggio supplementare del velivolo con lo stesso colore ad olio molto diluito, per ritoccare meglio il tutto. Alla fine del procedimento ho dato una mano di lucido della Gunze.
La parte più drammatica del montaggio del velivolo, è stata l’ala superiore. I montanti del velivolo sono stati fatti ad “occhio e croce” e posso assicurarvi che non c’era un montante uguale all’altro.
Alla fine dopo varie prove siamo riusciti a montare l’ala superiore. Sono stati fissati i tiranti, che cono veramente una miriade. Tiranti sui montanti, tiranti sui flap, tiranti che collegano l’ala con la fusoliera, l’ala con il motore, per un totale di 16 tipi di tiranti diversi (10 sulle ali, 5 sulla parte posteriore e uno sul carrello), che poi vanno logicamente moltiplicati per due per un totale di 32 tiranti diversi.
Il radiatore del motore è stato dotato di una retina sulla parte anteriore, recuperata da vecchie fotoincisioni. Con del profilato Evergreen ho rifatto i contorni del radiatore e alla fine il tutto è stato colorato prima con un color ottone e poi ripassato con mani leggere di bronzo (tutti colori Humbrol).
Sono poi passato alla colorazione dell’ala superiore. Gli S.V.A. 5 recavano una colorazione particolare con tre tonalità di colore (bruno rossiccio, verde scuro e verde oliva) dato a chiazze sparse e non omogenee. Durante le mie ricerche in merito agli S.V.A. (che come abbiamo visto prima hanno toccato diversi amici storici e non oltre che ad archivi storici di alcuni musei) ho saputo (ma tutto è a confermare) che la colorazione sulle ali superiori degli SVA, venivano compiute in reparto, impiegando delle “pennellesse” di 3 o 5 cm, e dando a “mano libera” la colorazione tipica di questi aerei. Infatti in alcuni di questi velivoli si poteva vedere la colorazione che correva attorno alle “rondelle” tricolori di nazionalità.
Ho cercato di ricreare il tutto con un pennello spuntato, intinto di colore e “asciugato” su un pezzo di carta, punzonando qua e la e poi dando qualche striatura disomogenea con il verde scuro. Per questa operazione ho usato colori della LifeColor. Una volta asciutto ho dato un paio di mani di lucido e ho dato un lavaggio ad olio molto diluito con colore ocra giallo chiaro e ocra oro. Il lavaggio è stato dato su entrambe le ali sopra e sotto le stesse. Questo ha conferito un colore “giallognolo” alle ali stesse. Asciutto il tutto nuova mano di trasparente lucido per la posa delle decal. I montanti alari sono stati colorati tutti in nero opaco compreso le gambe del carrello
Le decal fornite dal kit sono ottime. Il gonfalone con il “Leone di San Marco”, risulta preciso tranne la parte finale dove va eliminata la banda rossa verticale di circa 3 mm. Devo dire che sono buone anche come spessore.
Alla fine le ali superiori hanno ricevuto un trasparente opaco sempre Gunze
Buon Modellismo a Tutti.....!!!!

Questa Squadriglia trae origine dalla 7. Eskadra Myśliwska im. Tadeusza Kościuszki (tzw. “Eskadra Kościuszkowska”), una unità da caccia operante dal 1918 al 1925, impiegata nei conflitti polacco-ucraino e polacco-bolscevico, nella quale, oltre ai piloti polacchi troviamo diversi piloti volontari statunitensi.
Andando però con ordine, questo reparto, prima di ricevere la dicitura ufficiale fu chiamato III. Eskadry Lotniczej, poi 7. Eskadry Lotniczej e alla fine appunto 7. Eskadra Myśliwska.
Questa unità venne formata prima della data ufficiale di indipendenza della Polonia, il 7 novembre del 1918, sull’aeroporto di Rakowicki di Cracovia come III Eskadra Lotnicza Bojowa, utilizzando aerei lasciati dagli austriaci dopo la fine della Grande Guerra.
Poco dopo si trasferiva a Lwowa (Leopoli) ed il 25 novembre del 1918 entrò a far parte del Lwowskiej Grupy Lotniczej del kpt. Bastyra (allora noto come III Grupy Lotniczej), basata presso la base di Lewandówka vicino a Lwowem (Lviv).
In questo periodo il reparto volò soprattutto con velivoli da bombardamento e ricognizione di vario tipo, impiegato in appoggio alle truppe polacche nella guerra contro l’Ucraina. Il suo primo comandante fu il kpt. obs. Karol Stelmach (anche se in realtà fu il kpt. pil. Camillo Perini).
Il 21 dicembre del 1918, nell’ambito della ristrutturazione delle Squadriglie dell’Aeronautica Polacca, il reparto cambiò numerazione e divenne 7 Eskadrę Lotniczą.
Dal gennaio del 1919, il comando della Squadriglia fu affidato al por. (tenente) Jerzy Borejsza, e dopo l’incidente occorso al comandante, il comando passò al por. Stefan Stec.
L’unità fu impiegata durante il conflitto polacco-ucraino, operando dalla base di Lewandówka, con compiti di bombardamento e ricognizione, e saltuariamente anche come caccia. La Squadriglia comunque dovette fare i conti con la bassa disponibilità di velivoli a causa degli incidenti ed usura dei mezzi. Nel febbraio del 1919, poteva disporre solo di quattro aerei : Oeffag, Uffag e 2 BFW C.XVIII.
Nel maggio 1919 le cose migliorarono un po’, e la Squadriglia poteva disporre di sette aerei : 3 caccia Fokker D.VIII (E.V), 3 ricognitori Hansa-Brandenburg e un ricognitore LVG C.V.
Nel giugno del 1919, la Squadriglia fu convertita in unità da caccia, raggruppando i migliori piloti del momento, tra i quali Mieczysław Garsztka (morto poco dopo in un incidente). Nell’agosto 1919, il reparto riceveva 12 nuovi caccia albatros D.III (OEF) (Oeffag D.III).
Con il cessate il fuoco con l’Ucraina, dal 20 settembre del 1919, la Squadriglia passò di riserva sotto il comando del Naczelnego Dowództwa (Comando Supremo). In tutto, nella guerra con l’Ucraina, l’unità compì 197 sortite.
Nell’ottobre del 1919, il comando della Squadriglia passò a Ludomił Rayski Verso la fine del 1919 giunsero in Polonia dalla Francia otto volontari americani, con loro anche il maggiore Merian C. Cooper ed il maggiore Cedric Fauntleroy che andranno poi a formare il Kościuszko Squadron (in onore dell’eroe polacco-statunitense Tadeusz Kościuszko), al comando di Fauntleroy.
Oeffag D-III BA.253 “Bianco I”. Aereo personale del Maj. Cedric E. Fauntleroy, nel corso del 1919 di base a Lwòw. Il velivolo era interamente colorato in verde scuro con la punta del cofano motore rossa e le parti inferiori (ali e fusoliera) in giallo.
Giunti in Polonia, i piloti statunitensi furono aggregati alla 7. Eskadra, e nelle settimane successive, la Squadriglia vide l’arrivo di altri piloti americani, giungendo ad un totale di 20 più un osservatore. I piloti polacchi erano pochissimi : Ludwik Idzikowski, Ludomił Rayski, Władysław Konopka, Jerzy Weber e Aleksander Seńkowski, ma tutto il personale di terra era polacco.
Nel novembre 1919, il maggiore Fauntleroy prese ufficialmente il comando della 7. Eskadra ed il 31 dicembre dello stesso anno, la Squadriglia divenne ufficialmente il Kościuszko Squadron o meglio 7. Eskadra Myśliwska im. Tadeusza Kościuszki.
In questo periodo il reparto volava con 12 caccia per lo più degli Albatros D.III (OEF), e tre aerei da addestramento non specificati.
Emblema della 7. Eskadra Kościuszko
Fu in questo periodo che venne ideato l’emblema del reparto, dal pilota statunitense Elliot Chess, emblema che poi verrà dipinto su tutti i velivoli e che riproduceva le stelle della bandiera statunitense che facevano da sfondo ad un capello da contadino polacco e falci pronte per la lotta (simboli dell’insurrezione contro la Russia del 1794, guidata al generale Kosciuszko, che fu anche generale della guerra d’indipendenza americana, quindi “patrono” ideale della fratellanza polacco-statunitense). Questo emblema poi verrà ripreso anche dal 303° Squadron polacco operante in Gran Bretagna sotto la RAF.
I piloti statunitensi erano impazienti di raggiungere il fronte e combattere contro i russi, ma il comando polacco ritardò il loro impiego per utilizzarli poi nella successiva offensiva.
Così per i primi mesi del 1920 il reparto fu impiegato in voli di collegamento tra Lwowem (Leopoli) a Tarnopolem (Ternopol). Il 5 marzo 1920, il por. (tenente) Harmon Rorison, durante uno di questi voli, attaccò un treno blindato sovietico nei pressi di Ternopol. Poco dopo la Squadriglia fu assegnata alla II Dywizjonu della 2 Armii del gen. Listowskiego, e il 3 aprile 1920 si trasferì all’aeroporto di Połonnem (o Polonny), iniziando i voli operativi.
Oeffag D-III BA.253 “Bianco 5” (s/n 253218). Aereo personale del Kpt. Merian Cooper mentre si trovava a Kiev nel maggio del 1920. Le superfici alari, piani di coda e timone, sono rivestiti in tessuto “sworl”. Il muso del velivolo è colorato in rosso, a volte bordato di bianco. D notare che le ruote non hanno copertura.
Iniziarono a compiere voli di ricognizione, compiendo un attacco contro le truppe sovietiche a Czudnowie il 10 aprile. In questo periodo il reparto disponeva di alcuni Albatros D.III (OEF). Il reparto operò soprattutto contro la 1^ Armata di Cavalleria di Semyon Budionny, il quale aveva messo una taglia di mezzo milione di rubli sulla testa del Maggiore Merian Cooper. Il pilota in seguito verrà abbattuto (13 luglio 1920) ma sopravvisse e fu fatto prigioniero dai cosacchi, convincendoli che era un semplice caporale (pochi mesi dopo fuggì dal campo di prigionia nei pressi di Mosca, scappando in Lettonia.
Intanto il Mjr. (Maggiore) Fauntleroy e altri quattro piloti, furono inviati a Varsavia per ritirare dei nuovi velivoli.
I piloti volontari americani, Merian C. Cooper e Cedric Fauntleroy, davanti ad un velivolo della 7. Eskadra nella quale militarono.
La Squadriglia Kościuszko, fu la prima ad impiegare i convogli ferroviari per trasferirsi da un luogo all’altro, modificando il convoglio per il trasporto dei velivoli, del personale di volo e meccanici, oltre a tutto il necessario per la manutenzione ed armamento dei velivoli stessi.
Il 25 aprile 1920, il reparto fu trasferito nel settore di Kiev, partecipando a numerose missioni di ricognizione e attacco al suolo. Combattimenti aerei non ve ne furono, per mancanza di una componente aerea avversaria. Il 26 aprile, durante combattimenti nella città di Berdyczowa (o Berditchev), fu gravemente ferito il por. Noble.
Oeffag D-III BA.253 “Bianco 8”. Aereo basato a Lwçw nel febbraio del 1920. Notare il rivestimento in tela “sworl” sulle superfici alari, piani di coda e timone. Sul muso del velivolo reca una fascia bianca.
Il 2 maggio il maggiore Fauntleroy rientrava al reparto con tre Ansaldo A.1 Balilla (altri due rimasero incidentati). L’8 maggio passava di base a Białej Cerkwi . Il 10 maggio il kpt. Crawford attaccò un battello sul fiume Dnepr, affondandolo. Dal 17 maggio, Cooper ed altri tre piloti (Clark, Corsi e Weber) operarono come sezione staccata da un campo diverso da Kiev, compiendo missioni di bombardamento contro postazioni nemiche sul Dnepr per coprire l’avanzata polacca.
Il 28 maggio, la Squadriglia lasciava la base di Białej Cerkwi, trasferendosi a Fastowa, ed il 30 maggio a Koziatynia. Il 31 maggio, il maggiore Fauntleroy, durante un volo di ricognizione, si distinse per aver sventato un agguato russo ad un treno blindato polacco, fermandolo con numerose acrobazie ed informandolo del pericolo.
Lasciata anche la base di Koziatynia, la Squadriglia passava a Berdyczowa (o Bardichev), con distaccamento a do Żytomierza (o Zhytomyr). Fu sempre il maggiore Fauntleroy che il 7 giugno si accorse dell’arrivo della cavalleria nemica di Budionnego, potendo compiere l’evacuazione immediata da Zhytomyr delle truppe polacche del gen. Listowskim. Al contrario, sull’aeroporto di Berdyczowa (o Bardichev), i russi sorpresero il personale, distruggendo i velivoli, costringendo Cooper e Crawford a fuggire a piedi.
Albatrosy D.III (Oef) della 7. Eskadry Myśliwskiej, con visibile l’emblema della Squadriglia.
Il 23 giugno 1920, la Eskadra fu ritirata a Lwowa (o Lviv), sotto il comando del neopromosso Cooper, visto che il maggiore Fauntleroy fu promosso a Tenente Colonnello (ppłk.) al comando di tutta la II Dywizjonu Lotniczego della 2 Armii (del quale faceva parte la 7. Eskadra).
Dopo una breve riorganizzazione, il reparto fu trasferito a Hołobach. Il 13 luglio fu abbattuto e fatto prigioniero il comandante Cooper, mentre il 15 luglio, durante un attacco contro la cavalleria russa, fu abbattuto ed ucciso il kpt.obs. Arthur H. Kelly (impiegato come osservatore nella 21 Eskadry Niszczycielskiej). Lo stesso giorno fu abbattuto e fatto prigioniero anche il kpt. Stefan Ciecierski, volante sull’unico RAF SE.5a.
Il comando della Squadriglia ora passa sotto il kpt. pil. George M. Crawford.
In agosto la 7. Eskadra fu assegnata alla III Dywizjon Lotniczy, comandata da Fauntleroy, e assegnata alla 6 Armii del Fronte Sud. Qui fu impiegato nella difesa di Lwowa (o Lviv o anche Leopoli), cercando di dare il colpo definitivo al Reggimento di cavalleria russo di Budionnego (o Budionny) a est di Małopolsce (Malopolska).

Oeffag D-III BA.253 “Bianco 10”, basato a Lwçw nel dicembre del 1919. Il velivolo recava il timo di coda color crema.
I giorni di più intenso impiego furono il 16 e 17 agosto, con soli 5 piloti in grado di volare : Fauntleroy (comandante della Eskadra), Edward Corsi, Elliot Chess, Jerzy Weber e Aleksander Seńkowski (Crawford era ammalato). Furono compiute non meno di 18 missioni di attacco al suolo giornaliere.
Il 18 agosto, temendo l’occupazione della base di Lviv, la III Dywizjon, e con essa la 7 Eskadra passarono a Przemyśla. Da questa nuova base e da Leopoli, i velivoli polacchi continuarono gli attacchi. Il 24 agosto la Squadriglia ritornò a Lviv dopo che le truppe sovietiche si ritirarono dal settore. Qui la Squadriglia prese un periodo di meritato riposo. Giunse anche un rimpiazzo, il kpt. John McCallum, che sfortunatamente il 31 agosto rimase ucciso in un incidente.
Complessivamente nel mese di agosto, la Squadriglia totalizzò 79 sortite. Sempre da Leopoli la Squadriglia compirà altre 19 voli di ricognizione, compiendo l’ultima missione di guerra il 23 settembre 1920.
Nel totale, la 7. Eskadra nel corso del conflitto polacco-sovietico, compì 462 sortite per un totale di 682 ore di volo.
Ansaldo A-1 Balilla, giunto al reparto nel corso del 1920. Il velivolo reca la fascia tricolore in fusoliera e il numero “1”, il ché indica l’aereo del comandante della Eskadra.
Ansaldo A-1 Balilla “5 nero” (s/n 16.5), aereo personale del kpt.Merian Cooper, basato a Lwow nel luglio del 1920. L’aereo porta ancora i codici italiani sotto il “5 nero”. Con questo aereo Cooper fu abbattuto il 13 luglio 1920 e fatto prigioniero.
Ansaldo A.1 Balilla “10 nero” (s/n 16.4) appartenente al pilota George Crawford nel luglio/ottobre del 1920. Notare che anche questo velivolo portava sotto il “10 nero” le matricole seriali italiane.
Le basi aeree impiegate dalla Squadriglia furono:
Lwów (Lewandówka) (Leopoli)
Połonne,
Zwiahel,
Biała Cerkiew,
Koziatyn,
Żytomierz,
Berdyczów,
Hołoby.
Il 18 gennaio del 1921, la Squadriglia era basata a Leopoli. Nel maggio dello stesso anno entrò a far parte della III Dywizjonu Myśliwskiego del 1 Pułku Lotniczego a Varsavia.
kpt. obs. Karol Stelmach (XI 1918 - I 1919)
por. pil. Jerzy Borejsza (I - IV 1919)
por. pil. Stefan Stec (IV - X 1919) VM e KW x3
por. pil. Ludomił Rayski (X 1919) VM e KW x 4
mjr. pil. Cedric Fauntleroy (XI 1919 - VI 1920) VM
kpt. pil. Merian Cooper (VI - VII 1920) VM
kpt. pil. George Crawford (od VIII 1920) VM
kpt. pil. Teofil Dziama (1922 - VIII 1923) VM e KW x 2
Onorificenze : Virtuti Militari (VM) (Valore Militare) e Krzyżem Walecznych (KW) (Croce al Valore).
Merian Cooper (1893–1973), vice comandante della 7. Eskadry Myśliwskiej im. Tadeusza Kościuszki, a bordo del suo Albatros.
Albatros D.III (OEF)
Nel 1925, il reparto fu da prima trasformato il 121. Eskadra e il 2 agosto 1928, in 111. Eskadrę Myśliwską, mantenendo sempre il nome di “Tadeusza Kościuszki”.
Il nome di “Tadeusza Kościuszki” lo ritroveremo poi quando in Gran Bretagna, sotto le file RAF verrà formato il 303° Polish Fighter Squadron “Kościuszko”.
Uno SPAD 51, giunto al reparto verso il 1927. Gli aerei ebbero numerosi problemi e già dopo qualche anno iniziarono ad essere sostituiti dai nazionali PZL P.7.
Con la nuova numerazione, entrava a far parte (assieme alla 112 Eskadrę Myśliwską), alla III Dywizjon Myśliwski del 1 Pułku Lotniczego (abbreviato III/1 dm), divisione comandata da Zdzisław Krasnodębski. In giugno la Divsione veniva trasferita dalla base di Mokotowskiego a quella di Okęcie.
Nel giugno del 1939, al Squadriglia riceveva quattro cadetti della Szkoły Podchorążych Lotnictwa (scuola ufficiali) di Dęblinie e quattro dalla Szkoły Podoficerów Lotnictwa dla Małoletnich (sottufficiali) di Krosna.
A fine agosto, con la mobilitazione generale, la Squadriglia passava sotto la Brygady Pościgowej operando da un campo di volo distaccato dall’aeroporto di Zielonka, con un organico di 10 PZL P.11c.
PZL P.7 impiegato dal reparto dal 1935 al 1938, dopo di che sostituiti dai PZL P.11a e P.11c. Gli aerei furono trasferiti alla Scuola di Grudziądzu.
Nel corso delle giornate successive,fino alla capitolazione della Polonia, la Squadriglia ebbe la perdita di 20 piloti, mentre cinque piloti ottennero vittorie aeree.
La Squadriglia entrò in azione fin dal primo giorno, quando alle 04:00 del 1° settembre, alcuni bombardieri Dornier Do.17 scortati da caccia pesanti Messerschmitt Bf.110, attaccarono l’area di Modlin. Gli aerei della Squadriglia furono inviati contro la formazione nemica scompaginando i bombardieri che lasciarono cadere a casaccio le loro bombe. Nel combattimento tra caccia, il ppor. Palusiński abbatteva un Bf.110 danneggiandone un secondo, venendo però ferito a sua volta.
Nel pomeriggio, ci fu un bombardamento su Varsavia. I piloti della Eskadra furono inviati ad intercettare la formazione tedesca. Il comandante della Squadriglia rivendicò l’abbattimento di un velivolo (non confermato) ma venendo a sua volta abbattuto e ferito. Il comando di Squadriglia quindi passava nelle mani del vice, il tenente Januszewicz.
Il 3 settembre, durante una scorta ad un velivolo da ricognizione pilotato dal Colonnello Stefan Pawlikowski, una formazione di caccia nemici Bf.110, intercettarono i polacchi sopra Wyszków.
Nel combattimento i tenenti (por.) Januszewicz e Cebrzyński (in alcune parti si trova il nome di Kerubin) abbatterono un aereo a testa, mentre il por. (ten.) Ferić ne danneggiava un terzo.
Il 4 settembre, la Squadriglia fu trasferita a Zaborów. In quel frangente il comandante por. (ten.) Januszewicz abbatteva uno Junkers Ju.87 Stuka (altre fonti parlano di un Dornier Do.17).
Il giorno seguente i tenenti Strzembosz and Januszewicz rivendicarono rispettivamente un Messerschmitt Bf.110 e uno Junkers Ju.87 (però sembra non confermate).
Il 6 settembre, sempre por. (ten.) Januszewicz abbatteva uno Junkers Ju.87 Stuka, ed il 7 settembre la Squadriglia dovette lasciare la Polonia orientale trasferendosi a Kierz, un campo di volo vicino a Lwòw (Lublino). Compì alcuni voli anche dal campo di Ostrożec vicino a Łuck, rientrando però a Lublino il giorno seguente, sparpagliandosi sugli aeroporti di Strzelce e Werba.
Il giorno 8 fu abbattuto un Henschel Hs.126 (ppor. Ferić), il 9 un Heinkel He.45 (da parte di tre piloti) e il giorno 11 un Heinkel He.111 (Wróblewski).
In tutto la Squadriglia rivendicava l’abbattimento di 8 aerei nemici (altri dati danno il totale a 7 ½), con la perdita di nove PZL P.11c.
Il 17 settembre l’Unione Sovietica invadeva la Polonia, e di conseguenza la Squadriglia ricevette l’ordine di trasferirsi in Romania (a quella data ancora neutrale) con gli ultimi quattro P.11c ancora in grado di volare.
Dalla Romania poi la maggior parte dei piloti e del personale di terra, riuscirono a riparare in Francia e Gran Bretagna, da dove ritorneranno a combattere contro la Germania.
La Squadriglia “im. Tadeusza Kościuszki” ritornerà a volare con le insegne polacche ma sotto la direzione della Royal Air Force inglese come 303° Polish Fighter Squadron.
kpt. pil. Bronisław Wąsowski VIII 1923 / 24 V 1924 (deceduto)
kpt. pil. Tadeusz Piotrowicz od V 1924
kpt. pil. Jerzy Wieniawa-Długoszowski 16 VI 1925
kpt. pil. Edward Więckowski 1927 r.
por. pil. Józef Kępiński 21 IV 1932
kpt. pil. Zdzisław Krasnodębski 13 XI 1935
kpt. pil. Gustaw Sidorowicz 19 X 1937
por. pil. Wojciech Januszewicz 2 IX 1939
Alla data del 1° settembre la Squadriglia poteva disporre di 7 PZL P.11c e 2 PZL P.11a. Altri P.11c furono poi presi in carico dalla Squadriglia per rimpiazzare le perdite.
Aveva in carico 18 piloti :
kapitan (Capitano) Gustaw Sidorowicz comandante
porucznik (Tenente) Wojciech Januszewicz vice comandante
ppor. Mirosław Ferić
ppor. Janusz Łabicki
ppor. Jerzy Palusiński
pchor. Władysław Drecki
pchor. Zbigniew Janicki
pchor. Janusz Maciński
pchor. Mieczysław Rozwadowski
st. sierż Jan Kołcon (poi nella RAF warrant officer)
plut. Ignacy Lendzion
kpr. Stanisław Karubin
kpr. Eugeniusz Szaposznikow
st. szer. Bogdan Cichocki
st. szer. Henryk Szope
st. szer. Stefan Wojtowicz
st. szer. Kazimierz Wünsche
st. szer. Kazimierz Wróblewski
1.9.1939 ppor. Palusiński 1 Bf.110
1 Bf.110 danneggiato
3.9.1939 por. Januszewicz 1 Bf.110
ppor. Ferić 1 Bf.110 danneggiato
por. Arsen Cebrzyński 1 Bf.110
4.9.1939 por. Januszewicz 1 Ju.87
6.9.1939 por. Januszewicz 1 Ju.87
7.9.39 por. Januszewicz 1 Ju.87 probabile
por. Strzembosz 1 Bf.110 probabile
8.9.39 ppor. Ferić 1 Hs.126
9.9.39 ppor. Ferić,
pchor. Rozwadowski,
st. szer. Wünsche 1 He.45
11.9.39 Wróblewski 1 He.111
Immagini e fotografie sono state inserite puramente a scopo modellistico
Egyptian Air Force / Al-Quwwat al-Jawwiyya al-Misriyya
Gli egiziani volavano con il MiG-17 durante la guerra per il canale di Suez nel 1956, scontrandosi con i Dassault Mystere IV degli israeliani. Entrambi gli schieramenti soffrirono di perdite, ma sembra che gli impreparati piloti egiziani ebbero la peggio, sebbene il MiG ed il Mystere fossero macchine sostanzialmente simili. Si sa che il 31 ottobre 1956, il capitano Yakov Nevo, dell’aeronautica israeliana, ed il suo compagno di volo, imbattutisi in tre MiG-17F egiziani, riuscirono ad abbatterne uno. Era il primo abbattimento di un MiG-17.
Dopo la guerra del 1956, gli egiziani acquistarono altri MiG-17. Negli anni a seguire, malgrado vi fossero a disposizione nuove macchine dall’URSS, continuarono a tenere il MiG-17 in prima linea, ingaggiando occasionalmente scontri con i caccia israeliani. Il MiG-17 era comunque significativamente inferiore rispetto ai più avanzati caccia israeliani, ma pur tuttavia restava un degno avversario ed in certe occasioni riuscì in qualche abbattimento. I MiG-17 egiziani combatterono anche nella guerra di confine contro l’Arqbia Saudita e nello Yemen nel 1962, concentrandosi sul supporto alle truppe di terra, ma in qualche occasione si scontrarono contro gli Hawker Hunter della RAF inglese.
Vecchia stampata della SMER, che fin dalla prima ricognizione visiva del kit dimostra molte imperfezioni e ritiri della plastica. Si annuncia un’altra “fatica” con stuccature e quant’altro…..
Iniziamo come al solito dal cockpit, con l’assemblaggio del seggiolino che alla fine non si presenta poi tanto male. Le consol laterali sono un po’ spoglie, ma con poco lavoro si può tirar fuori un discreto posto di pilotaggio. Ho deciso di rifare a mano il cruscotto senza l’ausilio delle decal.
Dopo aver un po’ dettagliato il cockpit sono passato alla colorazione scegliendo il classico colore dei velivoli sovietici in verde/azzurro miscelando i Gunze H67/H25/H46.
Ultimi ritocchi e lavaggio del posto di pilotaggio prima di montarlo e sistemarlo nella fusoliera.
Nel mentre ho assemblato il cono anteriore della presa d’aria del motore, aggiungendo dei pesi. Qui poi andrà innestato il cockpit per il posizionamento in fusoliera.
Ho poi assemblato le ali, le quali non combaciano perfettamente tra loro, e quindi si dovrà carteggiare per pareggiare le linee. Da notare che prima di assemblarle ho dovuto stuccare entrambe le ali superiori a causa dei ritiri degli estrattori interni alle ali.
Anche “il motore” viene poi assemblato (dopo una colorazione in metal) e posizionato in fusoliera.
Chiudiamo la fusoliera con una certa difficoltà, visto che il posto di pilotaggio risulta leggermente più grande compreso il cono della presa d’aria. Quindi dopo numerose carteggia ture e ridimensionamento del tutto, sono riuscito a chiudere la fusoliera, la quale comunque presenta dei punti dove è doveroso porre dello stucco. Stucco va messo anche con la messa in dimora delle ali e dei piani di (orizzontali e verticale).
Dopo numerosi interventi di stuccatura sono passato a ricreare la canna da fuoco del cannone e delle mitragliatrici sul muso del velivolo con un tubicino di rame (cannone) e ago da siringa (mitragliatrici).
Posizionato il tutto sono passato alla colorazione a tre toni......
Il sotto è stato realizzato con un mix di Gunze H314 ed H25 (rapporto di circa 10 : 1). La parte interna dei pannelli, è stata schiarita con il suddetto colore, con dell’altro Gunze H314. Un volta asciutto il tutto sono passato a mascherare la parte inferiore per dedicarmi alla camo vera e propria.
Per la livrea ho optato per le tre tonalità sabbia/verde/verde scuro. Ho steso inizialmente il sabbia ottenuto con Gunze H85 e un po’ di H71 (gli interni delle pannellature le ho schiarite con il Gunze H85 schiarito con un po’ di bianco). Poi sono passato al verde, usando il Gunze H302 schiarito con qualche goccia di H303 (pannellature interne con H302 e H303 in percentuale di 50%). Per finire ho usato per il verde scuro, il Gunze H65 (schiarito per le pannellature con Gunze H303).
Date tutte le ombreggiature del caso, un paio di mani di lucido per la posa delle decal, le quali si presentano un po’ approssimative e spesse.
Nuovamente lucido per i consueti lavaggi e “chiuso” il tutto con dell’opaco.
Buon modellismo a Tutti.....!
Bel kit di Italeri con la possibilità di realizzare ben sei tipi di velivoli diversi, quattro italiani, uno Tedesco e uno Svedese.
Gli interni del velivolo sono ben realizzati e con poche modifiche ne può risultare un ottimo cockpit. Il montaggio risulta semplice e tutti i pezzi combaciano alla perfezione. Quindi dopo un paio di mani di verde anticorrosione della Gunze sono passato all’assemblaggio. Aiutandosi con la colorazione degli interni e con un lavaggio con il Deep Shadow Wash, il posto di pilotaggio è terminato.
Ho tagliato il timone di coda ed abbassato i piani orizzontali sempre di coda per dare più movimento al velivolo. Quindi una volta assemblata la fusoliera, ho attaccato le piccole ali inferiori e assemblato il motore. Ho colorato la fusoliera di bianco per realizzare la tipica fascia identificativa dei velivoli italiani. In oltre di bianco ho realizzato anche il timone di coda per realizzare la Croce Sabauda e la cofanatura motore in giallo. Quindi dopo aver assemblato gli ultimi pezzi in fusoliera (filtro motore e carrello), sono passato alla colorazione.
Ho iniziato con la parte sotto del velivolo in Grigio Medio (Gunze H317), quindi la parte superiore in Giallo Mimetico, ottenuto con una percentuale di 80% di Gunze H71 e 20% di H34.
Le chiazze sono state ricreate con del verde Gunze H302 (Verde Mimetico 2), mentre per il Marrone Mimetico 2 ho usato una miscela di Gunze H310 con alcune gocce di Giunze H33, un marrone molto rosso.
Al termine della colorazione, ho montato il resto dei montanti alari, ritoccandoli sempre con del Grigio Medio. Mano di trasparente lucido e posa delle decal. Queste devo dire che sono ottime, resistenti e non troppo spesse. Altra mano di lucido, lavaggio con Deep Shadow Wash (NL.02) della Wilder, montaggio elica e tiranti e quindi mano di trasparente opaco.
Buon Modellismo a tutti....!!!
Vecchia stampata della Matchbox, ma devo dire che per la sua età è veramente un’ottima stampata. Il soggetto in questione può essere riprodotto in ben tre versioni, terrestre, idrovolante o con i pattini da neve. Ottimo direi….!!!!
Ho voluto scegliere il soggetto terrestre del Service Command della 8^ Air Force in Europa nel corso dell’estate del 1944.
Gli interni sono piuttosto spogli, e per tale motivo ho deciso di ricostruire le panche interne del velivolo, aprire il portellone laterale sinistro e rifinire un po’ gli interni con alcune piccole aggiunte.
Il tutto poi è stato colorato nel tipico Interrior Green statunitense (Gunze H85), rifinendo i particolari con colori Valejo.
Dopo aver incollato i finestrini laterali ho chiuso la fusoliera che ha necessitato di alcuni ritocchi di stuccatura. Alcuni problemi per fissare poi il vetrino superiore. Alla fine tutto è andato per il meglio. Ho assemblato poi il resto del velivolo con ali e flap abbassati, e devo dire che il velivolo si presenta con un’apertura alare importante; non pensavo fosse così grande.
In fusoliera, dove andrà applicata la decal con le “invasion streep” ho dato un paio di mani di bianco, mentre le “invasion streep” che sono in coda (sulla parte alta), sono state riprodotte con bianco e nero ad aerografo. Di nero ho colorato anche la NACA del motore (come si vede in fotografia in b/n).
Sono passato quindi alla colorazione del velivolo, con un Neutral Gray (Gunze H53) sotto, e un Olive Drab (Gunze H304) sulle parti superiori. Al termine di tutto sono passato alla stesura delle decal. Ho riscontrato alcuni problemi con le decal di fusoliera, e ho dovuto impiegare diversi passaggi in tempi diversi di Mr. Mark Softer per ammorbidire le decal e farle aderire come si deve.
Infatti queste decal (a parte la loro “vecchiaia”) sono molto spesse e rigide, e quindi si denota una certa difficoltà poi nel loro fissaggio al modello e soprattutto alla loro aderenza al kit.
In coda poi ho posizionato i tiranti che collegano i piani orizzontali a quello verticale con del filo da chitarra da 0,23 mm. Al termine di tutto ho dato una mano di trasparente opaco per chiudere il tutto e aggiunto gli ultimi particolari.
Buon modellismo....!!!!
Bel kit di “mamma” Airfix, un Hawker Hurricane Mk.IIc proposto da scatola in tre versioni, una delle quali può essere trasformata in u velivolo della marina con gancio d’arresto: un Sea Hurricane.
Prendo l’occasione per questa trasformazione in Sea Hurricane, andando a riprodurre un velivolo deli’835° Squadron della Fleet Air Arm, a bordo della HMS Nairana nel corso del 1944.
Per questo kit ho acquistato un set di fotoincisioni della Eduard già precolorate. Le fotoincisioni della Eduard non hanno bisogno di commento, sono ottime, anche se il verde anticorrosione per gli interni mi sembra troppo chiaro.
Iniziamo proprio dal posto di pilotaggio. Dopo alcune modifiche ed asportazione delle plastiche interne del kit, le fotoincisioni si adattano bene, anche se i pannelli laterali hanno bisogno di opportune correzioni. Molto bella la struttura del posto di pilotaggio.
Assemblate le ali e posato il posto di pilotaggio nella sua sede, si va poi a modificare la parte posteriore del’aereo per l’inserimento del gancio d’arresto per appontaggi sulle portaerei. Va praticamente asportata una porzione ventrale posteriore e quindi inserito il pannello del gancio d’arresto. Consiglio molta cautela nell’asportare la plastica della fusoliera. Bisogna agire per gradi e fare diverse prove a secco, in quanto sul foglio d’istruzione chiede l’asporto di una grossa parte e in realtà ne serve molto meno. In pratica la parte laterale della fusoliera non viene tolta.
Posizionato il gancio d’arresto e chiusa la fusoliera, poi si passa al completamento dell’assemblaggio ali/fusoliera.
Nel mentre ho iniziato a modificare il radiatore ventrale per posizionare il pannello in fotoincisione fornito dalla Eduard. Terminato il radiatore e messo in sede, sono passato alla colorazione.
Sulla parte sotto delle ali ho dato il classico bianco per ricreare le “Invasion Streep”. Quindi ho mascherato con nastro Tamiya, e dopo un passaggio di preshading, sono passato alla colorazione ventrale con dello “Sky” (Gunze H74) smorzato con un 10% di RLM02 (Gunze H70). Una volta asciutto ho ripreso le pannellature interne con lo “Sky” puro.
La livrea dell’aero di questo Squadron è totalmente bianca, tranne sul cofano motore , dove è stata mantenuta la colorazione originale in Extra Dark Sea Grey e Dark Slate Grey. Quindi, ho usato rispettivamente i Gunze H333 ed H331, schiariti poi per riprodurre il centro della pannellatura con del Grey H307.
Poi sono passato alla colorazione bianca, caratteristica del 835° Squadron della FAA. Inizialmente ho usato il bianco Gunze H1 e poi ho dato un paio di mani leggere di bianco FS 17875 (Gunze H316). Visto che il colore è molto lucido, non è servito alcun passaggio di trasparente lucido per la posa delle decal. Dopo la posa delle decal (direi buone), ho incollato gli ultimi particolari, e ho dato una mano di lucido Gunze per coprire tutto. Ho fatto un lavaggio con un nuovo prodotto della Wilder, un Grey scado Wash NL04, un prodotto ottimo che si stende senza diluizione.
Al termine per sigillare il tutto un paio di mani di Gunze opaco, gli ultimi dettagli ed il Sea Hurricane Mk.IIC della Fleet Air Arm è terminato.
Buon modellismo a tutti.....!!!!

Miarge 2000C, caccia francese molto famoso in campo aeronautico e con un discreto commercio mondiale Questo velivolo viene proposto dalla Italeri in scala 1/72 con le scatole facilitate dette “My First Model Kit”, dove all’interno possiamo trovare (oltre al kit) anche attrezzi per lavoro, colori ed un simpatico CD che spiega i vari step di montaggio.
Il kit per se stesso non è molto esaltante, con alcuni errori strutturali, ma soprattutto i pezzi non combaciano perfettamente tra loro ed devono essere ripresi con dello stucco per riempire i profondi crateri di congiunzione della fusoliera.
Comunque partiamo dal posto di pilotaggio, dove vanno sicuramente fatte delle migliorie aggiungendo qualche cavo e riprendendo un minimo il seggiolino eiettabile. Qualche aggiunta di cavi vanno fatte anche nei carrelli e nel vano degli stessi. Al momento di assemblare la fusoliera e la fusoliera con le ali, escono tutti problemi del velivolo. Quindi profonde stuccature e molte carteggiate per appianare il tutto.
Passiamo poi alla colorazione. Gli aerei francesi da difesa aerea hanno una livrea mimetica a due toni. Omogeneamente sono colorati con un Grigio FS 36320 (Gunze H307). Una volta date le prime mani poi si passa a schiarire i vari pannelli aggiungendo del grigio chiaro (Gunze H61) al colore di base. Poi sono passato alla mimetica vera e propria, passando a mano libera un Blue Gray (Gunze H42), anche questo poi opportunamente schiarito con del grigio chiaro per evidenziarne i pannelli del velivolo.
Al termine di tutto una mano di trasparente lucido per la posa delle decal. Devo dire che in questo kit le decal sono veramente poche, oltre ad offrire la possibilità di fare un solo velivolo, anche come stencil sono ridotti al minimo se non addirittura assenti……peccato…!!!
Dopo le decal lavaggio di rito, invecchiamento e mano di trasparente opaco per sigillarne il tutto.
Buon Modellismo a Tutti.....!!!!

Vecchio modello della Italeri in scala 1/72, m discreto kit come base di partenza. Gli interni del posto di pilotaggio sono abbastanza spartani, e quindi migliorabili con un set di fotoincisioni dedicate al soggetto della Ceca “Bilek”. Le fotoincisioni di questa casa sono notevoli, molto ben dettagliate e che permettono di realizzare oltre che il cockpit anche i carrelli, il filtro sotto il motore e la corona del motore stesso.
Iniziamo quindi dal posto di pilotaggio, dando una mano di grigio chiaro, colore ripreso anche per i vani dei carrelli.
Le fotoincisioni sono dedicate al kit Italeri, quindi grossi problemi per il loro posizionamento non si riscontrano. Essendo un vecchio kit anni ’80, bisogna ripannellare un po’ tutto, anche se devo dire che questo modello offre un lavoro limitato.
Assemblata la fusoliera, compreso tutto l’apparato motore, si passa alle consuete stuccature di rito della fusoliera ed ali, quindi una buona carteggiata e via.
Il kit offre il tettuccio completamente chiuso, quindi ho dovuto con molta calma, staccare il pannello scorrevole dal resto del vetrino. Operazione che per quanto poco è molto delicata in quanto si può incappare in una rottura dello stesso vetrino e quindi sono cavoli amari…per fortuna tutto fila liscio.
Ho deciso di realizzare un aereo catturato dai tedeschi ed impiegato con le insegne della Luftwaffe. Da alcune ricerche ho notato che la maggior parte dei LA-5FN della V-VS dall’inverno 1943/44 in poi, recavano uno schema in due tonalità di grigio, un medio (FS 36493) e uno più scuro (un Dark Grey).
Quindi la parte sotto del velivolo viene realizzata in azzurro chiaro (una giusta dose tra il Gunze H314 e H25….logicamente di H25 proprio una goccia tanto da sporcare lo H314), ripreso poi più chiaro nelle pannellature interne.
Per il Grigio medio ho usato il Gunze H306, anche questo poi schiarito all’interno delle pannellature. Alla fine ho passato a mano libera il Dark Grey (Gunze H331) ricreando le fasce sulla parte superiore (e laterale) del velivolo. Il piano di coda lo ho realizzato con due tonalità di rosso, prima quello più intenso e poi con una mascheratura ho dato un paio di mani di quello meno acceso per dare un po’ di movimento e renderlo meno pesante. L’ogiva motore ha ricevuto una mano di bianco, poi mascherato a fasce e ripreso con il rosso.
Sono poi passato alla posa delle decal, quindi dopo un paio di mani di lucido Gunze, sono stati fatti i lavaggi di rito con colori ad olio e alla fine una mano di opaco, ed il gioco è fatto.
Buon Modellismo a Tutti.....
Cima
Rappresentare lo sbarco in Normandia per un modellista è impresa ardua: una singola scenetta, magari in scala 1\32, può dare il pathos del combattimento, far vedere armi e mezzi, ma difficilmente si riesce a dare il senso della grandiosità e le difficoltà dello sbarco, le centinaia di metri da percorrere, i terrapieni, i bunker incassati sulle colline e i loro settori di tiro incrociati, i campi minati e gli innumerevoli ostacoli.
Solo le grandi dimensioni possono tentare ad avvicinarsi a questo risultato. Naturalmente la scala ideale per questo non può che essere la 1\72. Ciononostante nel nostro diorama, 170 x 80, siamo riusciti a rappresentare solo 3\4 di un settore di sbarco dei 7 che dividevano Omaha Beach.
Abbiamo optato per una rappresentazione in profondità per poter comprendere sia il mare, che la spiaggia che le colline con una piccola parte dell’entroterra.
Il settore rappresentato è quello di dog green: questo settore copriva l’ultima parte della spiaggia a Ovest e comprendeva un varco fra le colline per raggiungere Vierville e l’entroterra.
Era un punto pesantemente presidiato da bunker sulla spiaggia e sulle colline, con postazioni “tobruk” con mortai e campi minati. Era presidiato dalla 352a divisione di fanteria tedesca.
Gli alleati sbarcati appartenevano alla 29a divisione (116° reggimento) e al 5° reggimento ranger. Durante lo sbarco molte unità non hanno raggiunto i loro settori di competenza a causa del fuoco di sbarramento e della confusione creata dal fumo e dalle onde. I carri armati sherman ad Omaha sono quasi tutti affondati o sono stati fermati dall’artiglieria tedesca sulla battigia.
Omaha comunque è stato il settore di sbarco, ed in particolare Dog green da noi rappresentato, che ha tenuto con il fiato sospeso gli alti comandi alleati, tant’è che a metà mattina si stava quasi per far reimbarcare le truppe.
Il diorama nasce all’interno di un laboratorio didattico di modellismo della scuola media Berna di Mestre/Venezia, tenuto dal professor Papaccio Giovanni (il prof.), insegnate di lettere e malato di modellismo, tanto da creare dal 2008 un laboratorio pomeridiano di modellismo che mediamente viene seguito da 15-20 ragazzi di 2° e 3° media. Lo scopo del laboratorio è di favorire negli allievi l’approfondimento e la passione per la storia attraverso una via originale e quantomai “antica” quale il modellismo.
Il diorama è stato costruito dai ragazzi del prof tenuti a bada da altri due modellisti di lungo corso: Damir Maximovic che ha curato tutta la parte di colorazione e di costruzione, e Camuccio Carlo Alberto che ha curato la parte di ricostruzione storica.
Il diorama ha volto rappresentare il settore di sbarco dog green; il corrispondente settore di difesa tedesco invece si chiamava wn 71.
La ricerca storica non è stata semplice perché malgrado l’immensa mole di documenti sul D- day e su Omaha, ricostruire esattamente un settore preciso ha richiesto di incrociare molte fonti, ricostruire pazientemente i tipi di armamento, le truppe presenti, le costruzioni. Le fotografie erano tutte post sbarco, in bianco e nero, spesso sfocate, e anche quelle aeree non ci aiutavano dato che molte fortificazioni erano distrutte o coperte. Teniamo comunque presente che è un diorama con una funzione didattica che doveva insegnare la storia ai ragazzi delle medie.
Proprio per questo motivo sono state fatte delle scelte non storicamente corrette: per semplici motivi di spazio il diorama manca di una zona (circa 15-20 cm in scala) fra le pendici della collina e la strada dove c’é una zona piana con delle case. Inoltre a scopo didattico è stata aggiunta la postazione di artiglieria con la torretta di un panzer IV , che nella realtà era presente nel settore Dog White. Anche la presenza di carri con la prima ondata è controversa: alcune fonti dicono che non sono mai arrivati perché avevano sbagliato settore, altri che erano immediatamente affondati. Sempre per motivi di spazio il settore è stato tagliato alle pendici che si affacciavano sulla strada per Vierville, mantenendo però i bunker per il fuoco di infilata. Subito dopo la strada iniziava il piccolo settore Charlie.
La rappresentazione vuole mostrare l’arrivo della seconda ondata alle ore 7,05 in condizioni di media marea: la prima ondata era stata spazzata quasi totalmente via: abbiamo rappresentato infatti i superstiti della prima ondata rannicchiati dietro il terrapieno o morti sulla spiaggia e sull’acqua, che nel frattempo era salita seguendo la marea coprendo sia i primi ostacoli marini che carri che caduti americani.
La seconda ondata è rappresentata da 4 mezzi da sbarco Lcvp (landing craft vehicle & personnel) e da un Lcm (landing craft mechanised) trasporta carri . Abbiamo utilizzatoper gli Lcvp kit Heller e Pegasus, mentre l'Lcm per i carri è della Dragon. La colorazione dei mezzi è stato deciso di farla di color grigio azzurro: le foto in bianco e nero non ci aiutavano ma poi consultando e consultando si è optato per questo colore rispetto al grigio scuro. Da considerare che il colore variava anche a seconda delle squadre navali a cui appartenevano. La confusione dei mezzi sulla spiaggia era tale che ci è parso corretto impostare con questo colore. Uno è stato tagliato e fatto affondare, mentre gli altri sono stati oggetto di aggiunte come le corde laterali fatte con lo spago di risulta di un veliero francese della Zvezda (la Fregata "Acheron")
Restando sui mezzi. I due sherman M4 sono rispettivamente un DWG (deep wading gear) della dragon e un DD (duplex drive) con il modello di base della Italeri. Poi il rivestimento impermeabile e galleggiante è stato auto costruito con stucco e cartoncino. I pali con le mine Tellermann (gli asparagi di Rommel) e gli ostacoli a triangolo rovesciato contro i mezzi navali sono stati auto costruiti con dei bastoncini di legno per le olive da aperitivo. I cavalli di frisia invece sono di un set Hasegawa
Salendo verso la collina incontriamo il filo spinato appena dopo il terrapieno. Tutto il filo spinato del diorama è stato costruito con zanzariera grigia, tagliata a strisce sottili e poi arrotolata a mano su dei paletti di ottone colorati .Lavoraccio perché bisognava fare moltissimi giri di filo spinato per riuscire a dare una resa verosimile, e la zanzariera non obbediva docilmente ai nostri ordini di arrotolarsi.
Il bunker sulla spiaggia (che esiste ancora ed è affianco il monumento di Omaha beach) è il buon bunker della Italeri. Le modifiche fatte sono state l’inspessimento delle pareti e dei soffitti (erano di 2 metri di calcestruzzo) con del cartoncino, il tetto che doveva avere uno strato di erba e sassi. E’stato anche spostato il muro di contenimento, spostandolo di lato, da destra a sinistra della casamatta. All’interno abbiamo messo un cannone terribile Pak 43/41 (della Ace Models) : terribile da montare perché pieno di pezzi e pezzettini e con una plastica con parecchie sbavature ma friabilissima. Comunque un buon risultato. I contenitori delle munizioni sono tubicini di ottone.
Tutti gli altri bunker, sezioni di bunker, tobruk o anche solo le porte d’accesso che si trovano sulla collina fra la trincea sono auto costruite con il cartoncino e poi dettagliati.
I sacchi delle trincee ed anche alcuni cavalli di Frisia appartengono al kit della italeri “Battlefield accessories” .
I figurini sono di varie ditte:
i tedeschi sono Airfix e Italeri nella versione “German Infantry” e anche degli Italeri Africakorps modificati. Le truppe presenti ad Omaha avevano uniformi che comprendevano elementi vari sia della uniforme 39-43 (con gli stivali ad esempio) che quella adottata dopo il 43 (con scarponi e ghette). I serventi del Pak sono i figurini modificati dei due set Italeri. Molti figurini con Mp40 sono stati modificati e dotati di fucile. I serventi delle Mg erano originariamente sdraiati, ma sono stati modellati in modo che stessero in piedi.
Gli americani: erano presenti sia rangers che truppe di fanteria. Sono stati utilizzati rangers della Pegasus, fanteria americana della Caesar set 1 e quelli della Italeri Us infantry, e anche qualche posa dell'Airfix. Sempre della Italeri è stato utilizzato un set di figurini di vecchia produzione che utilizzava gli stampi Esci. Tutti i soldatini sono stati modificati dal buon Maximovic aggiungendoci il giubbotto di salvataggio (i pegasus li avevano già) e creando nuove pose, per stare nel mezzo da sbarco, per le esplosioni , per la corsa, togliendo ad esempio le mitragliette grease gun che nel Giugno 44 non erano ancora in dotazione. Le armi sparse sulla spiaggia e in mare sono repliche in resina di quelle presenti nel set Dragon del mezzo da sbarco.
Il diorama ha una base in polistirolo. Sia la collina che il mare e la spiaggia sono pezzi di polistirolo tagliati ed incollati con vinavil fra loro. Per maggior robustezza fra un pezzo e l’altro sono stati inseriti dei perni in legno, ovvero dei lunghi stuzzicadenti da cocktail. Il polistirolo poi è stato lavorato con lime e taglierini per dare la forma irregolare o scavare trincee o postazioni.
Sopra il polistirolo poi è stato passato del semplice economico lo stucco da muro , anch’esso lavorato per creare forme adeguate al terreno. Il tutto è stato ricoperto da un fitto strato d’erba incollato con il vinavil, erba fatta di segatura colorata, setacciata accuratamente fino ad arrivare alle dimensioni adatte alla scala.
La sabbia della spiaggia è vera sabbia della Normandia, di Omaha! Raccolta dal prof Papaccio durante un suo viaggio sui luoghi dello sbarco (proprio come il sergente di "Salvate il soldato Ryan"). Se non è realismo questo!
La stessa sabbia è stata utilizzata per rendere maggiormente realistiche le esplosioni sulla spiaggia. In pratica queste sono fatte con filtri per cappe aspiranti delle cucine (in Polipropilene) . Le esplosioni sul mare, bianche invece sono fatte di schiuma da imballaggio.
I cespugli della collina invece non sono auto costruiti ma sono sacchetti di erba e cespugli per modellismo in commercio (Faller) : abbiamo fatto dei tentativi di usare della gommapiuma, colorata con acrilico verde, ma il risultato era insoddisfacente. Anche usare radici vere non ci ha soddisfatto.
Il mare è uno strato di silicone trasparente, su fondo azzurro grigio, lavorato con un pennello imbevuto di acetone, e poi colorato con il dry brush.
Il risultato finale è sicuramente d’effetto: ma l’effetto più gradito è sicuramente quello degli allievi che si sono talmente appassionati all’impresa da essere diventati delle ottime guide pronte ad illustrare a compagni e adulti tutti i particolari dello sbarco.
Non c’è che dire: obiettivo raggiunto! Dog Green conquistato!
Per approfondire:
il film “Salvate il soldato Ryan” di Steven Spielberg è sicuramente da vedere, cosi come
“Il giorno più lungo” film degli anni ‘60
“Il grande Uno rosso” del 1980 con Lee Marvin
Fra i libri
“D-Day. Storia dello sbarco in Normandia” di Ambrose Stephen 2004 Rizzoli editore
Per una visione generale “Normandy 1944 Allied landings and breakout” della Ospreypublishing, collana Campaingn
Oppure “D-Day 1 Omaha Beach” della Ospreypublishing, collana Campaign
Se poi volete farvi una sparatina virtuale fra le fortificazioni tedesche giocate al buon vecchio “Call of Duty 2” della Activision
Bel kit della Academy, ottimo direi se guardiamo il rapporto qualità/prezzo. Il posto di pilotaggio presenta un discreto dettaglio, le misure sono esatte (forse in coda più piccolo di un millimetro) e dettaglio esterno buono.
Per realizzare questo soggetto ho impiegato un foglio di fotoincisioni dedicato al modello P-40N adatte ad Academy ed Hasegawa.
Ho iniziato a dettagliare gli interni del posto di pilotaggio, e devo dire che c’è da perderci gli occhi….molti dettagli microscopici da assemblare tra loro e poi porr in sede. Alla fine comunque l’effetto è buono. Ho colorato gli interni in “Interior Green” con colori Gunze (H 58) e poi schiariti con un po’ di giallo acceso per fare un drybrush. Ho ripreso alcuni elementi con i colori della Valeljo, evidenziando con il nero gli interni, alcune leve e pulsanti in rosso ed altri elementi in argento. Ho notato che i velivoli molto spesso avevano il sedile color acciaio e quindi ho optato per questa soluzione.
Sono passato alla chiusura della fusoliera, e alla collocazione delle ali. Il vano carrelli è stato dettagliato con le fotoincisioni della Part, molto minuzioso nel dettaglio, anche se anche da kit il risultato sarebbe buono.
Come stuccatura il kit non ha grosse esigenze e tutto combacia abbastanza bene. Sulla parte inferiore ho passato le pannellature con un pennarello ero al posto del classico preshading.
Questo tipo di modello, il P-40N-5, aveva sulle ali quattro e non sei mitragliatrici come il resto dei velivoli, quindi va tolta l’arma più interna delle due ali, seppur sotto manteneva gli scarichi per i bossoli per tre armi.
Sono poi passato alla colorazione della parte inferiore. Ho usato un Neutral Gray della Gunze H53, poi schiarito con H61 per riprendere gli interni dei pannelli. Quindi ho mascherato il tutto e sono passato alla parte superiore con un Olive Drab 2 sempre della Gunze H78. Gli interni delle pannellature sono stati realizzati con del Olive Drab FS.34087 (Gunze H304), più chiaro del precedente che da una buona tridimensionalità al modello. Poi sono state fatte le macchie di Medium Green 42 (Gunze H302) sui bordi d’entrata e d’uscita alari. Queste macchie o onde venivano riprodotte molto spesso in loco e variavano spesso da velivolo a velivolo. Queste macchie furono poi abbandonate a partire dal 1944.
Terminata la livrea mimetica , ho dato come sempre un paio di mani di trasparente lucido e sono passato alle decals. Il soggetto da me scelto è per l’appunto un velivolo del 74th FS, con la famosa “bocca di squalo”. Proprio questo tipo di decal ha avuto alcuni problemi di posa non adattandosi bene al profilo del velivolo, dovendo fare diverse passate con l’ammorbidente per decal Mr. Mark Softer. Posate le decal nuova mano di trasparente lucido per fissare il tutto e quindi lavaggio con colori ad olio. Dopo il lavaggio copriamo il tutto con il trasparente opaco, riprendiamo ed aggiungiamo gli ultimi dettagli.
Buon modellismo a tutti....!!!!
Il modello della Academy si presenta in ottime stampate e discretamente dettagliato. Volendo aggiungere qualche kit di miglioria ne risulterà un ottimo modello.
Io andrò a realizzarlo da scatola, aggiungendo qualche parte auto costruita qua e la nell’interno della fusoliera. Diciamo che il velivolo è simile ad un Messerschmitt Bf.109G-10 rimotorizzato.
Partendo dalla fusoliera, devo dire che l’Academy abbozza sempre in maniera discreta gli interni dei velivoli, quindi con pochi ritocchi ed accorgimenti si può ottenere un risultato apprezzabile.
Gli interni vanno colorati con un grigio scuro (Gunze H 32), per poi schiarirli nei punti dove serve per dare tridimensionalità. Il pannello strumenti è stato colorato in nero e poi con un blu notte ne ho ripassato i contorni dando risalto allo stesso.
Una volta assemblato il velivolo la fusoliera e ali hanno avuto il bisogno di alcuni passaggi di stucco Tamiya per livellare meglio il tutto, quindi ripannellare i punti in cui è stato coperto il segno del pannello. Dopo il consueto montaggio di tutti gli accessori, si passa alla colorazione del velivolo.
Gli aerei di questo tipo recavano una livrea argentea sulla parte superiore , mentre inferiormente aveva un azzurro chiaro. Sono partito dalla parte inferiore, evidenziando le pannellature con del nero opaco. Poi ho dato il colore, una miscela di colori Gunze H314 e H25 in una rapporto di circa 10 a 1. La parte interna dei pannelli poi è stata ripresa con la stessa miscela leggermente schiarita.
Per il metallo userò i colori della Alclad. Prima ho dato un fondo con il primer stesso della Alclad (grey primer & micro filler). Una volta asciutto do dato su tutto il modello un Alluminium (ALC-101) e quindi ho evidenziato diversi pannelli e gran parte della fusoliera con il Dark Alluminium (ALC-103).
Asciutto il tutto, ho dato un paio di mani di trasparente lucido della Gunze per la stesura delle decal. Al termine nuova mano di trasparente lucido per i lavaggi ad olio e nuovamente trasparente per sigillare il tutto.
Buon Modellismo a tutti.
Reggiane Re.2002 Ariete - kit Italeri - scala 1/35
239^ Squadriglia del 102° Gruppo - Italia agosto 1943
Ottimo kit della casa costruttrice Italeri, anche se comunque possiamo riscontrare alcune imprecisioni sul disegno del modello.
Ma andiamo per gradi. Gli interni a grandi linee sono buoni, potrebbero essere montati anche così da scatola e il risultato sarebbe ottimo. Se si vuole dare un tocco in più esistono in commercio delle fotoincisioni che fanno al caso, come per esempio quelle che userò io della Eduard (FE.453) alcuni pezzi sono anche adesivi.
Partendo dagli interni del caccia, ho dato una prima mano di Verde Anticorrosione, che io ho riprodotto con una miscela di Gunze H312 e H309 (rapporto 7 a 1).
Poi sono passato alla posa delle fotoincisioni, molto belle e dettagliate. Ho cambiato il sedile, impiegando un sedile apposito che ha avuto alcuni problemi a rimanere al suo posto visto che risulta leggermente più piccolo di quello fornito dalla Italeri. Anche qui ho usato le fotoincisioni della Eduard per dettagliare il sedile con le cinghie, e alcuni piccoli problemi si sono riscontrati nel mettere le cinture sul poggiatesta della gobba della fusoliera. Nel complesso però molto buone.
Il problema principale del velivolo è dato dalla gobba superiore della fusoliera dietro il posto di pilotaggio, errore rimediabile con il set di correzione della Quickboost (QB.48321).
Ho deciso in oltre di produrre i flap di atterraggio aperti, e per tale operazione ho usato il set di miglioria sempre della Eduard (cod. 48627). Il lavoro richiederà molto tempo e molta pazienza, soprattutto nel piegare una ad una tutte le centine interne dei flap. Il risultato però pagherà vista la perfezione delle fotoincisioni. Ulteriore attenzione va data durante l’inserimento dei flap in sede.
Da ricordarsi di aprire in fusoliera le due botole di accesso e portabagaglio, e sulle ali gli accessi per le mitragliatrici alari.
Assemblata la fusoliera e le ali ed unito il tutto, le stuccature saranno minime.
Anche il motore radiale è stato particolareggiato aggiungendo le aste delle candele sui pistoni mancanti (con dello sprue) e dei cavetti con del filo di rame.
Passando alla colorazione, il Reggiane era colorato con il classico Grigio Mimetico (Gunze H 317) e Verde Oliva Scuro 2 (Gunze H65).
In fusoliera ho colorato di bianco il punto in cui poi viene riprodotta la classica fascia bianca in fusoliera della maggior parte dei velivoli italiani ed il timone di coda dove andrò a riprodurre la croce bianca. Una volta mascherate le parti in questione, sono passato alla parte sotto con il Grigio Mimetico, poi schiarito per evidenziarne le pannellature con alcune gocce di grigio Gunze H 306. Dopo un paio di giorni di asciugatura, e dopo aver mascherato il tutto, sono passato alla parte superiore in Verde Oliva Scuro 2. Un paio di mani su tutto il modello, quindi una volta ben asciutto lo stesso colore lo ho schiarito con del verde Gunze H 309, schiarendo i pannelli e dando così tridimensionalità al modello.
Al termine della colorazione, il modello viene completato nel montaggio e quindi date un paio di mani di Gunze trasparente lucido per la posa delle decals. Il velivolo prescelto è il “239-4” il quale non recava i classici tre fasci sulle ali ma solo il cerchio nero. Sul muso l’emblema con la scritta “faso tuto mi”…..
Dopo la posa delle decal, nuova mano di trasparente lucido, lavaggi ad olio e un paio di mani di trasparente opaco per finire e sigillare il tutto…….
Buon Modellismo a tutti....!!!!!
Non contenti dell’ottimo caccia che avevano precedentemente prodotto, il Fiat CR.30, l’ing. Celestino Rosatelli ed il suo ufficio tecnico svilupparono quello che si può considerare di gran lunga il più importante caccia biplano di tutti i tempi, il Fiat CR.32.
Fiat CR.32 durante gli anni '30.
Sono stati scritti molti libri in merito al più grande caccia italiano degli anni '30, il quale fu il più grande caccia in assoluto per i suoi tempi. Quindi i dati riportati di seguito sono molto generici e non vanno a valutare la vita operativa nel dettaglio del caccia italiano.
Tutte le immagini e le schede a colori sono state inserite a solo scopo modellistico.
FIAT CR.32
Tipo caccia biplano monoposto
Apertura Alare 9,50 m
Lunghezza 7,45 m
Altezza 2,63 m
Superficie alare 22,10 m
Peso a vuoto 1.326 kg (I^ Serie), 1.400 kg (bis), 1.390 kg (ter), 1.386 kg (quater)
Peso totale 1.850 kg (I^ Serie), 1.970 kg (bis), 1.915 kg (ter), 1.905 kg (quater)
Motore un FIAT A-30RA in linea a 12 cilindri a V raffreddato ad acqua da 600 CV a
2.600 giri/min; poi dai “bis” con FIAT A-80RA “bis” più o meno simile.
Velocità max a l.m. 340 km/h (I^ Sr.), 330 km/h (bis), 329 km/h (ter), 338 km/h (quater)
Velocità max a 1.000 m 337 km/k (I^ Sr.), 330 km/h (bis), 328 km/h (ter), 337 km/h (quater)
Velocità max a 3.000 m 375 km/h (I^ Sr.), 350 km/h (bis), 351 km/h (ter), 356 km/h (quater)
Velocità max a 5.000 m 352 km/h (I^ Sr.), 329 km/h (bis), 343 km/h (ter), 340 km/h (quater)
Velocità di stallo 115 km/h (I^ Sr.), 115 km/H (bis), 105 km/h (ter), 108 km/h (quater)
Tempo di salita a 1.000 m 1’20” (I^ Sr.), 1’28” (bis), 1’35” (ter), 1’30” (quater)
Tempo di salita a 3.000 m 5’10” (I^ Sr.), 5’30” (bis), 5’25” (ter), 5’10” (quater)
Tempo di salita a 5.000 m 10’00” (I^ Sr.), 11’26” (bis), 10’20” (ter), 10’00” (quater)
Tangenza pratica 8.800 m (I^ Sr.), 8.000 m (bis), 7.670 m (ter), 7.550 m (quater)
Autonomia oraria 2h 00’ (I^ Sr.), 2h 30’ (bis / ter / quater)
Spazio decollo 270 m
Spazio atterraggio 230 m
Armamento (Breda-SAFAT) CR.32 I^ Sr. 2 mitragliatrici da 7,7 mm
CR.32bis 2 mitragliatrici da 7,7 mm e due da 12,7 mm
CR.32ter/quater 2 mitragliatrici da 12,7 mm
Primo volo 28 aprile 1933 a Torino Caselle
Paesi operatori Italia (Regia Aeronautica, Aviazione Nazionale Repubblicana, R.A./Co-obelligerant Italian Air Force, Aviazione Legionaria), Spagna (Aviacion Legionaria e Ejercito de l’Aire), Austria (Heimwehr Flieger Korps), Germania (Luftwaffe), Cina (Chung-Hua Min-Kuo K’ung-Chün), Ungheria (Magyar Királyi Honvéd Légierő), Paraguay ( ) e Venezuela (Fuerza Aérea Venezolana).
Fiat CR.32 prima serie
Il FIAT CR.32 “Freccia” era un caccia biplano, monomotore a struttura completamente metallica, con fusoliera in tubi di alluminio, rivestimento in duralluminio fino all’altezza del posto di pilotaggio, in tela la parte restante, tranne il dorso e la parte inferiore terminale della fusoliera, al di sotto dello stabilizzatore in duralluminio.
Le ali erano sesquiplane contraventate con classici montanti a “W” con tiranti in filo d’acciaio, con due longheroni in duralluminio e centine in profilato di alluminio a sezione quadrata, con rivestimento in tela.
Gli alettoni erano intermante metallici, ricoperti di tela soltanto sula superficie superiore dell’ala.
Carrello fisso carenato con ammortizzatori, ruotino di coda orientabile, non retrattile e carenato.
Piani di coda con struttura in tubi di alluminio, rivestimento in tela, rafforzati con montanti e tiranti.
Posto di pilotaggio in abitacolo completamente aperto, con vetro tagliavento e con sedile a poltrona.
Serbatoio principale di carburante inserito nella fusoliera in posizione baricentrica, della capacità di 325 lt, uno ausiliario a profilo aerodinamico, installato nell’intersezione delle semiali superiori della capacità di 25 lt; serbatoi protetti con blindatura “semapé”.
L’armamento della prima serie era composto da due mitragliatrici Breda.SAFAT da 7,7 mm, con predisposizione di altre due armi da 12,7 mm. La serie “bis” presentava due Breda-SAFAT calibro 12,7 mm sulla capota tura motore, sincronizzate (come nella serie iniziale), con l’aggiunta di due armi da 7,7 mm nelle semiali inferiori. Le serie “ter” e “quater” installavano solo due mitragliatrici Breda-SAFAT da 12,7 mm sulla cappottatura del motore, sincronizzate per il tiro attraverso il cerchio della rotazione dell’elica.
Nella funzione di assaltatori, i FIAT CR.32 vennero modificati per il trasporto e sgancio di bombe di piccolo e medio calibro (15, 20 e 50 kg) e l’aggiunta di una speciale spezzoni era sub-ventrale per munizionamento di circa 2 kg.
Fiat CR.32bis
In totale vennero costruiti 1.053 aerei compresa la produzione per far fronte all’esportazione, mentre altri tipi della serie “quater” vennero costruiti su licenza dalla Hispano Aviacion di Siviglia (100 aerei). La produzione fu come segue:
FIAT CR.32
M.M. 201 primo esemplare prototipo
M.M. 2589-2638 50 macchine prodotte nel marzo/agosto 1934
M.M. 2639-2662 24 macchine prodotte nel novembre 1934/luglio 1935
M.M. 2663-2762 100 macchine prodotte nel luglio/novembre 1935
M.M. 2763-2870 108 macchine prodotte nel novembre 1935/febbraio 1936
Di questa serie, i primi 16 esemplari furono venduti alla Cina e poi altri 76 all’Ungheria.
FIAT CR.32bis
M.M. 2957-3011 55 macchine prodotte nel aprile/giugno 1936
M.M. 3012-3071 60 macchine prodotte nel luglio/ottobre 1936
M.M. 3072-3091 20 macchine prodotte nel gennaio/febbraio 1937
M.M. 3092-3169 78 macchine prodotte nel febbraio/maggio 1937
M.M. 3170-3239 70 macchine prodotte nel maggio/luglio 1937
Del CR.32bis, 45 aerei vennero venduti all’Austria.
FIAT CR.32ter
M.M. 3420-3519 100 macchine prodotte nel luglio/novembre 1937
M.M. 3520-3569 50 macchine prodotte nel novembre-dicembre 1937
Di questi 10 aerei vennero venduti alla Spagna.
FIAT CR.32quater
M.M. 3892-3961 70 macchine prodotte nel gennaio/marzo 193
M.M. 4043-4192 150 macchine prodotte nel marzo/settembre 1938
M.M. 4209-4245 37 macchine prodotte nel settembre/dicembre 1938
M.M. 4465-4494 30 macchine prodotte nel novembre-dicembre 1938
M.M. 4618-4667 50 macchine prodotte nel settembre 1938/maggio 1939
Di questi 27 vennero forniti all’Aviazione di Spagna, 10 al Venezuela e 4 al Paraguay (anche se in questo caso la cifra non è sicura).
FIAT CR.33
Versione del CR.32 con motore FIAT A.33 RC35 da 700 CV. Il primo prototipo (MM.296) volò nel 1935 e due successivi nel 1937. Questa versione non fu mai prodotta in serie.
FIAT CR.40
Prototipo con muso corto (MM.202) dotato di un motore Bristol Mercury radiale da 532 CV. Fu costruito contemporaneamente al prototipo del CR.32 e volò per la prima volta nel 1934. Aveva l’ala superiore a gabbiano collegata direttamente al dorso della fusoliera, assicurando così al pilota una maggior visibilità anteriore.
FIAT CR.40bis
Designazione di un prototipo (MM.275) con la medesima ala del CR.40 ma con un motore radiale FIAT A.59R da 700 CV. A causa della sua deludente velocità massima (circa 350 km/h) non venne prodoto in serie.
FIAT CR.41
Del tuto simile al CR.40, il CR.41 (MM.207) aveva un motore a 14 cilindri Gnome-Rhône 24Kfs da 900 CV. Venne adottato un impennaggio verticale di maggior dimensione per mantenere una maggiore stabilità direzionale. La velocità max fu di 381 km/h a 5.000 m, e fu collaudato tra il 1936 e il 1937, ma fu poi abbandonato in favore del FIAT CR.42 Falco.
Molto simile al predecessore Fiat CR.30, che già all’epoca era definito un vero “caccia moderno”, il CR.32 fu ancor più maneggevole, anche ad una ridistribuzione del peso, con una diversa collocazione dei serbatoi di carburante. Così il team di Rosatelli, nell’autunno del 1932 impostava i primi disegni del nuovo caccia che venne poi approntato entro la fine del marzo del mese successivo.
Fiat CR.32 della 73^ Squadriglia Caccia durante gli anni '30.
Nasce così il famoso Fiat CR.32-NC.1 che ricevette la Matricola Militare “201”. Nel pomeriggio del 28 aprile del 1933, il comandante Brach Papa si alza in volo dal campo di Torino-Caselle. Il capo collaudatore Papa era uno tra i migliori nel suo campo e ne fu semplicemente entusiasta, e non furono necessari ritocchi al velivolo, così in brevissimo tempo il velivolo fu pronto per essere sottoposto alle valutazioni e collaudo militare.
Nell’autunno del 1933, il CR.32 (M.M. 201) si trova al Reparto Sperimentale Volo di Guidonia, dove nelle mani di collaudatori e piloti militari da ottima prova di se e viene immediatamente ordinata la costruzione in serie. I primi velivoli di serie però verranno poi girati alla Cina, per evadere ad un contratto stipulato con questo paese per la fornitura di 50 caccia (poi ridotto a circa la metà).
Il primo velivolo di serie porta la M.M. 2589 e i primi velivoli completamente smontati vengono spediti in Cina, dove verranno poi assemblati in loco sulla base di Nangchang, un aeroporto situato nelle vicinanze di Shangai. In tutto gli aerei furono 24 ed i piloti cinesi ne rimasero entusiasti. L’unico inconveniente era che il motore italiano Fiat A.30 necessitava di una particolare miscela come carburante di benzina-alcool-benzolo (chiamata AS.3), diversa dalla comune benzina-avio. Questo inconveniente rendeva problematica la produzione di tale miscela e l’approvvigionamento dall'Italia per le forze aeree cinesi di Chang-Kai-Shek risultava difficile.
In Italia il CR.32 iniziò a giungere ai reparti da caccia a partire dalla primavera del 1935. Il primo reparto fu il 4° Stormo Caccia (9° e 10° Gruppo) di Gorizia, che fino a quel momento aveva volato con i Fiat CR.20 “Asso” ed i Fiat CR.30. Seguirono poi il 1° Stormo di Campoformido (6° e 17° Gruppo) in estate e il 3° Stormo di Bresso (18° e 23° Gruppo) a partire dal 18 novembre 1935. Via via nel 1936 toccò ad altri Stormi il passaggio sui CR.32.
Nel luglio del 1936 scoppia la guerra civile in Spagna. Da una parte le forze Repubblicane lealiste e dall’altra le forze legionarie Nazionaliste di Franco. Come ben noto i Repubblicani erano iniziarono a ricevere aiuti in materiali da Russia, Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Jugoslavia, Cecoslovacchia ecc., ma c’erano mercenari da tutto il mondo, perfino svizzeri.
La Forza Aerea Repubblicana poteva disporre di diverso materiale di volo, mentre i Nazionalisti avevano dalla loro i piloti più addestrati, ma scarseggiavano di materiale di volo. In aiuto di Franco risposero l’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler, a quel tempo nazioni con a disposizioni i migliori aerei del tempo. Per gli spagnoli la Guerra Civile rappresentò uno dei maggiori drammi della storia spagnola, ma per altre nazioni come l’Italia e la Germania offrirono un campo di battaglia naturale per sperimentare i loro materiali bellici.
Fiat CR.32 impiegati in Spagna durante la Guerra Civile.
L’Italia inviò in Spagna un consistente numero di aerei, tra i quali appunto i Fiat CR.32, che verranno chiamati in loco “Chirri”.
Il 14 di agosto sbarcano a Melilla i primi aerei da caccia Fiat CR.32 e altro materiale bellico trasportato a bordo della nave italiana “Alicantino”. Trasferiti immediatamente all'aeroporto di Nabor, questi primi 12 Fiat, vengono montati dal personale italiano che viaggiava nella stessa nave, quindi arrivano a Tablada per via aerea il 17 agosto. A partire da questo momento, i CR.32 “Chirri” sono operativi e pronti al combattimento.
Vengono formate le Squadriglie Legionarie da caccia : “Gamba di Ferro”, “Cucaracha” e “Asso di Bastoni”.
21 agosto 1936, sui cieli di Cordoba giunge una formazione di bombardieri Potez 54 Repubblicani, scortati da dei Nieuport 52. I velivoli dovevano colpire le forze Nazionaliste nelle vicinanze della capitale della provincia. Ad un certo punto una formazione di biplani argentei con fasce nere sulle ali si lanciano all’attacco della formazione repubblicana. Immediatamente i bombardieri stringono le file ed i caccia di scorta si apprestano a rispondere all’attacco. In pochi secondi un Nieuport viene abbattuto e tutti gli aerei sospendono l’attacco ritirandosi.
Fiat CR.32 del Gruppo "Baleari" durante il 1936.
In tutto, il governo italiano inviò in Spagna tra 365 e 405 CR.32, 1/3 di tutta la flotta aerea inviata dall’Italia in Spagna. Altri 127-131 furono forniti direttamente all'aviazione nazionalista. Sei esemplari furono catturati dalla Fuerzas Aéreas de la República Española. Uno di questi fu inviato in Unione Sovietica per valutazione.
Fiat CR.32 pilotato dal colonnello Venceslao D'Aurelio dell'Aviazione Legionari nel 1938.
Alla fine della Guerra Civile Spagnola, i Fiat CR.32 persi erano in tutto 73, contro i 242 Polikarpov I-16 e 240 I-15. Rivendicarono anche l’abbattimento di 60 Tupolev SB.2 (48 confermati).
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale il CR.32 era irrimediabilmente obsoleto e venne assegnato a ruoli di assaltatore insieme ai Ba.65 per circa un anno, passò poi, nel ’41 alle scuole di caccia come addestratore .
Molti esemplari furono comunque utilizzati in prima linea in Africa Orientale con il ruolo di caccia.
Il 10 giugno del 1940, all’entrata in guerra dell’Italia, i CR.32 erano 328, 1/3 delle forze da caccia della RA, poi c’erano 334 CR.42 Falco, 118 G.50 Freccia e 156 Macchi MC.20 Saetta.
Comunque il velivolo era presente praticamente in tutti i settori bellici, il Libia, in A.O.I., nel settore Egeo e per la difesa metropolitana.
Fiat CR.32 della 71^ Squadriglia del 17° Gruppo del 1° Stormo Caccia modificato per l'impiego alla
caccia notturna.
Di seguito un riassunto dell’organico dei CR.32 nei vari reparti operativi:
1^ Divisione Aerea “Aquila”
1° Stormo CT – Palermo (comandante T.Col. Mario Piccinini):
17° Gruppo CT (26 CR.32) Palermo (Magg. Bruno Brambilla)
71^ Squadriglia Palermo (Cap. Perice Baruffi)
72^ Squadriglia Palermo (Cap. Luigi di Bernardo)
80^ Squadriglia Trapani (Cap. Luigi Corsini)
Il 1° Stormo il 10 giugno aveva alle dipendenze anche il 157° Gruppo CT (magg. Nobili) con i FIAT CR.42, mentre il 6° Gruppo CT (T.Col. Armando François) era appena diventato Autonomo sui Macchi MC.200.
8^ Brigata Caccia
51° Stormo CT – Roma (comandante Col. Umberto Chiesa)
Sezione Allarme (3 CR.32) Guidonia (S.ten. Carlo Cugnasca)
Caccia Notturna (3 CR.32) Guidonia (S.ten. Carlo Cugnasca)
52° Stormo CT – Pontedera (comandante Col. Angelo Tessore)
22° Gruppo CT (14 CR.32) Pontedera (Cap. Giovanni Borzoni)
357^ Squadriglia (7 CR.32) (Cap. Domenico Sciaudone)
358^ Squadriglia (7 CR.32) (Cap. Annibale Sterzi)
359^ Squadriglia (Cap. Vittorio Minguzzi)
24° Gruppo CT (7 CR.32) Sarzana (T.Col. Eugenio Leotta)
360^ Squadriglia posizione “quadro”
361^ Squadriglia (Cap. Gino Callieri)
362^ Squadriglia (7 CR.32) (Cap. Antonio Vizzotto)
Fiat CR.32 del comandante del 4° Stormo Caccia nel corso del 1939.
2° Gruppo CT (34 CR.32) Brindisi (Magg. Giuseppe Baylon)
150^ Squadriglia Grottaglie (Cap. Tullio De Prato)
151^ Squadriglia Grottaglie (Cap. Elio Fiacchino)
152^ Squadriglia Grottaglie (Cap. Edoardo Tagliavini)
160° Gruppo CT (11 CR.32) Drenowa (T.Col. Fernando Zannini)
394^ Squadriglia Koritza (Cap. Torquato Tesserini)
La 393^ e 395^ Squadriglia erano rispettivamente equipaggiate con i FIAT CR.42 e FIAT G.50bis.
6° Stormo CT – Monserrato (comandante Col. Francesco Ferrarin)
3° Gruppo CT (27 CR.32) Monserrato (T.Col. Renzo Cozzi)
153^ Squadriglia Monserrato (Cap. Giorgio Tugnoli)
154^ Squadriglia Monserrato (Cap. Giuseppe Tovazzi)
155^ Squadriglia Alghero (Cap. Francesco Sforza)
2° Stormo CT – Tripoli (comandante Col. Angelo Federici)
13° Gruppo CT (23 CR.32) Castel Benito (Magg. Secondo Revetria)
77^ Squadriglia (Cap. Domenico Bevilacqua)
78^ Squadriglia (Cap. Giuseppe Dell’Aglio)
82^ Squadriglia (Cap. Guglielmo Arrabito)
Specialisti impegnati su un CR.32 in Africa Settentrionale.
8° Gruppo CT (22 CR.32) Tobruk T.2 (Magg. Vincenzo La Carruba)
92^ Squadriglia (Cap. Martino Zannier)
93^ Squadriglia (Cap. Marino Bacich)
94^ Squadriglia (Cap. Franco Lavelli)
Fiat CR.32 della 163^ Squadriglia Caccia.
163^ Squadriglia Autonoma CT (11 CR.32) Rodi (Cap. Giovanni D’Ajello)
410^ Squadriglia Autonoma CT (11 CR.32) Dire Daua (Cap. Corrado Ricci)
411^ Squadriglia Autonoma CT (11 CR.32) Giggiga (Cap. Vincenzo Lucertini)
Fiat CR.32quater (410-8) della 410^ Squadriglia Caccia impiegata nel settore
dell'Africa Orientale Italiana nel 1940.
Alla data dell’Armistizio dell’8 settembre del 1943, rimanevano ancora 10 aerei in condizione di volo, che andarono alle Scuole di pilotaggio dell’ANR.
I CR.32 all’estero furono 24 (più 100 costruiti in loco) in Spagna, 45 in Austria, 50 in Ungheria, 24 in Cina, cinque in Paraguay e nove in Venezuela.
L’Aviazione Austriaca ricevette 45 esemplari di Fiat CR.32bis ordinati nel 1936, ed inquadrati nel 2° JagdGeschwader.
Dopo l’annessione austriaca alla Germania e la creazione della Luftwaffen Kommando Österreich, gli aerei rimasti vennero presi in carico prima dalla Germania e poi 36 di questi vennero ceduti all'Ungheria.
Werknr Austrian Marking MM
418 135
420 137
421 138
422 139
488 140
489 141
490 142
491 143 1063
492 144 1066
495 147
496 148 1206
497 149
423 150
424 151
425 152
426 153
427 154
499 155
501 156
503 157
498 158
500 159
507 160
519 161
520 162
522 163
524 164
525 165
518 166
521 167
523 168 1255
528 169
527 171 1169
529 172 1177
530 173 1183
531 174 1186
532 175 1172
506 176 1158
541 177 1176
542 178 1184
505 179 1167
Chung-Hua Min-Kuo K’ung-Chün
I primi aerei di serie costruiti dalla Fiat, vennero immediatamente inviati in Cina. I velivoli completamente smontati vengono spediti via mare, dove verranno poi assemblati in loco sulla base di Nangchang, un aeroporto situato nelle vicinanze di Shangai. In tutto gli aerei furono 16 (anche se molti concordano nel dichiarare che gli aerei furono 24 su 50 ordinati) ed i piloti cinesi ne rimasero entusiasti. L’unico inconveniente era che il motore italiano Fiat A.30 necessitava di una particolare miscela come carburante di benzina-alcool-benzolo (chiamata AS.3), diversa dalla comune benzina-avio. Questa miscela era difficile da produrla in loco e l'approvvigionamento dall'Italia , per le forze aeree cinesi di Chang-Kai-Shek risultava problematico.
Rispetto ai velivoli italiano, quelli destinati alla Cina erano provvisti di due mitragliatrici Vickers da 7.7 mm (invece delle Breda-SAFAT) ed alcuni velivoli vennero dotati di impianto radio rice-trasmittentente. Alla fine però questi aerei vennero “consumati” in quanto vennero preferiti i Curtiss Hawk III, dotati di motori idonei ai carburanti impiegati dai cinesi in quel periodo.
Con l’annessione dell’Austria alla Germania, alcuni aerei vennero trasferiti alla Luftwaffe come segue:
Unit DNr
I/138 , Aspern 135,137,138,143,144,147,148,149,150,151,152,153,164,155,156,157,168,
169,171,172,173,174,176,177,178,179
I/135, Aibling 139,140,141,142,158,159,160,161,162,163,164,165,166,167,175.
Di questi aerei poi 36 vennero ceduti all’Ungheria.
Due Fiat CR.32 impiegati dalla Luftwaffe dopo l'annessione dell'Austria alla Germania.
Gli aerei furono impiegati nelle Scuole Caccia.
Fuerzas Aéreas del Ejército Nacional del Paraguay
Il Paraguay ordinò, nel 1938, 5 (inizialmente la trattativa era per 10) C.R.32quater che andarono ad equipaggiare la 1.a Escuadrilla de Caza (immatricolati 1-1, 1-3, 1-5, 1-7. 1-9). Questi caccia non arrivarono in tempo per prendere parte alle operazioni contro la Bolivia, ma rimasero in servizio per diversi anni.
Aviación Nacional
L'Aviación Nacional spagnola, la forza aerea dello schieramento franchista, emise un ordine per la
fornitura di 60 CR.32ter, i quali vennero consegnati nel 1937, a cui seguirono 27 CR.32quater consegnati nel 1938.
Il più grande asso del Fiat CR.32 è stato lo spagnolo Joaquín García Morato y Castaño. Morato è anche il pilota nazionalista con il maggior numero di abbattimenti nella guerra civile spagnola. Ottenne 36 delle sue 40 vittorie aeree sul biplano Fiat che portava il numero 3-51 sulla fusoliera.
Fiat CR.32bis (3-51) della "Patrulla Azur" 2-G-3, velivolo del comandante J.G. Morato
nell'aprile del 1937.
Un altro asso nazionalista spagnolo fu il Capitano Manuel Vasquez Sagaztizabal, che ottenne 21,33 vittorie volando sul CR.32 con il Grupo 2-G-3, prima di essere abbattuto ed ucciso il 23 gennaio 1939.
Il Comandante Angel Salas Larrazabal, dopo un primo abbattimento con un Nieuport-Delage 52, passò al CR.32, abbattendo il 29 ottobre 1936 (prima pilota da caccia nazionalista a riuscire nell’impresa) il velocissimo (per quel tempo) bombardiere bimotore sovietico Tupolev SB-2. Larrazabal abbatté con il Fiat altri quattro aerei nemici prima di essere trasferito a una unità equipaggiata con i tedeschi Heinkel He 51. Ma dopo altre due vittorie con questo velivolo, fu assegnato al Grupo 2-G-3, equipaggiato con i CR.32 “Chirri”. Con questa unità, portò il totale delle sue vittorie aeree a 16 (in una singola missione abbatteva tre SB-2 e un I-16 il 2 settembre 1938).
Il Capitano Miguel Guerrero Garcia, infine, ottenne nove delle sue 13 vittorie pilotando il “Chirri”: quattro I-15, tre “Papagayos” (bombardieri d’assalto Polikarpov R-5 e Polikarpov R-Z) e due I-16.
Ejerico del’Aire
L’aeronautica Spagnola dopo la guerra civile, acquistò dall’Italia 24 aerei dalla Fiat CR.32 chiamati “Chirri”, e altri 100 vennero costruiti su licenza dalla Hispano Aviacion che vennero chiamati in loco HA.132L Chirri. La produzione terminò nel 1942. Alcuni di questi velivoli rimasero in servizio fino al 1953 come addestratori acrobatici
Questi aerei operarono con la Escuadra de Caza “Morato” e poi con il Grupo G-3 e le varie Scuole di Volo.
Fiat CR.32 biposto
La Mayar Kiralyi Legiero, ricevette un totale di 76 Fiat CR.32, Vennero impiegati in missioni di guerra contro la Cecoslovacchia nel marzo del 1939 (posta sotto pressione dalla Germania), che portarò all’annessione della Rutenia all’Ungheria.
Il CR.32 inizialmente andò ad equipaggiare i Gruppi 1/1 “Ricsi” e il 1/2 “Ludas Matry”. Gli aerei in loco erano stati rinominati V.1 (i caccia) e G.1 (i velivoli da addestramento).
Un breve conflitto ci fu anche con il nuovo Stato Slovacco, dove i caccia italiani con insegne magiare ebbero la meglio nei confronti degli Avia B.534 abbattendo qualche aereo. Anche un Letov Š-328 verrà abbattuto dai caccia ungheresi.
Nel 1941 l’Ungheria scese in guerra affianco alle forze dell’Asse e fu impiegata nel breve conflitto con la Jugoslavia, dove perdeva in combattimento tre CR.32.
Fiat CR.32bis (V.159) del 2/3 Vadasz-Szazad "Wespre" nel 1939/40 in Ungheria.
Alla fine di maggio la MKHL disponeva ancora di 69 caccia CR.32, con i quali affronterà le fasi iniziali dell’invasione della Russia. In quel frangete i velivoli italiani operavano con il il Gruppo 1./I (basato a Szolnok), del 1° Stormo Caccia, e il Gruppo 2./I (di base a Nyiregihazá) del 2° Stormo Caccia. In queste prime fasi i piloti magiari, ottennero, alcune vittorie aeree contro gli aerei russi.
Fiat CR.32bis (V.135) della 1/2 Vadasz-Szazad "Ludas Matil" nell'estate del 1941 basato
a Felsoabrany in Ungheria.
Da ricordare che l’Ungheria compì alcuni esperimenti con un CR.32 dotato di motore Gnome-Rhône 14 Mars da 750 CV. Questo aereo modificato raggiunse la notevole velocità massima di 420 km/h a 4.000 m di quota, ma l’impossibilità del governo ungherese ad ottenere altri motori di questo tipo, annullò il progetto di rimotorizzare i CR.32 rimasti.
Il Venezuela acquistò 10 Fiat CR.32quater tra il 1938 e il 1939, il primo dei quali giunto verso il settembre del 1938. Gli aerei, dotati di un radiatore più grande per maggiorare il raffreddamento del motore, andarono ad equipaggiare il 1° Regimiento de Aviacion Militar, rimanendo in linea fino al 1943, dopo di che gli ultimi 5 aerei rimasti vennero radiati.
Fiat CR.32quater A.S. durante il 1940
L'Aviazione Russa ebbe in carico un Fiat CR.32 catturato dalle forze Repubblicane durante la guerra Civile in Spagna e trasferito in Russia per valutazioni.
Fiat CR.32bis con le insegne russe della VV-S. Il velivolo operò con il Gruppo Caccia "Cucaracha"
con numero in fusoliera "3-6" (s/n 431), aereo catturato nell'estate del 1937.
Ricordo che tutte le fotografie e disegni a colori sono stati inseriti a solo scopo modellistico
Il CANT Z.501 Gabbiano era un idrovolante a scafo centrale, monomotore ad ala alta, realizzato dal Cantiere Navale Triestino e che prestò servizio nella Regia Aeronautica durante la seconda guerra mondiale. Aveva un equipaggio di quattro o cinque membri ed era usato per l'avvistamento e la ricognizione. Progettato da Filippo Zappata, il prototipo volò per la prima volta il 7 marzo 1934 ai comandi di Mario Stoppani.
Venne principalmente utilizzato dalla Regia per scopi ricognitivi sul territorio nemico e usato in seguito per missioni di salvataggio in alto mare. Ormai totalmente obsoleto durante la seconda guerra mondiale, tanto da guadagnarsi dagli equipaggi il soprannome di "Mammaiut" verrà comunque ordinato e costruito fino all'Armistizio, in piccola serie, dall'Aeronautica Sicula di Palermo per mancanza di una razionale politica industriale degli armamenti.
Paesi utilizzatori:
ITALIA
Regia Aeronautica
Aeronautica Cobelligerante Italiana
Aeronautica Nazionale Repubblicana
Aeronautica Militare (periodo postbellico)
SPAGNA
Ejército del Aire
ROMANIA
Forţele Aeriene Regale ale României
Nuova avventura con un vecchio kit Italeri di inizio anni ’80…..un idrovolante Cant Z.501 che riprodurrò con le insegne spagnole durante la Guerra Civile.
Gli interni sono praticamente inesistenti, quindi vanno praticamente rifatti, compreso pianale longheroni, montanti interni ecc…..
Gli alettoni posteriori sono errati e devono essere corretti. I flap alari vanno staccati per poi posizionarli non in asse per dare un po’ di movimento al modello. Vanno ricreati anche i morsetti per i tiranti dei flap stessi nella parte superore ed inferiore dei flap stessi.
Per quanto riguarda il motore, gli scarichi sono stati rifatti con tubicini di rame inseriti nel motore, e in oltre sono stati modificati gli sfiati nella parte superiore del motore stesso.
In oltre i galleggianti laterali stabilizzatori sono stati dotati di tiranti.
Volendo realizzare un velivolo dell'Avazione Nazionale Spagnola (Aviaciòn Nacional) del Grupo 2-G-22, ho colorato il velivolo in alluminio con le consuete fasce nere in fusoliera e due fasce nere per parte sull'ala superiore (che distingueva il velivolo 62-9, quello che andrò a realizzare).
Una volta colorato il tutto, sono passato al montaggio dell’ala. Seppur aver fatto numerose prove a secco,, il montaggio è stato direi difficile. E devo dire che le imperfezioni sono numerose in questo kit. Molto difficile si è rivelato il posizionamento di tutti i tiraggi del velivolo, fatti con corda di chitarra dello spessore di 0,23 mm. Il procedimento è molto lungo e snervante, ma alla fine il risultato paga di tutto il lavoro.
Alla fine passo alla posa delle decal, le quali risultano molto grosse, ma alla fine anche questo ostacolo è superato.
Ho poi effettuato alcuni lavaggi leggeri mirati in alcuni punti e ho rifinito il tutto con un trasparente lucido della Gunze.
Ho voluto ambientarlo in una banchina in un porto delle isole Baleari, con figurini della Preiser, e alla fine il risultato è quanto segue. Modello molto ostico sotto il punto di vista dell’assemblaggio, molti i lavori di rifacimento, ma alla fine con un po’ di pazienza si riesce a tirar fuori un buon modello.
Buon Modellismo a Tutti......
Il Panzer 38(t), abbreviazione di Panzerkampfwagen 38(t), fu un carro armato medio di origine cecoslovacca usato dall'esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale. È conosciuto anche come TNH-PS, nome dato al primo prototipo, o LT vz 38, denominazione ufficiale usata dall'esercito cecoslovacco, il quale non riuscì comunque ad utilizzarlo in battaglia a causa dell'occupazione tedesca.
Nato dall'esperienza fatta sul precedente LT vz 35, questo carro si guadagnò una buona reputazione e fu esportato in paesi come Svezia, Persia, Perù, Svizzera e Lituania.
PzKpfw 38(t) Ausf. A
Versione originale prodotta dopo l'annessione della Cecoslovacchia da parte di Hitler. 15 vennero usati nella campagna Norvegese e 59 erano in forza alla 3. Leichte-Division durante la campagna di Polonia. L'unico teatro dove non entrò in servizio fu quello africano.
Kit in 1/72 della ATTACK Hobby Kits, che riproduce un piccolo carro tedesco impiegato nelle prime fasi del conflitto durante la Campagna i Polonia nel corso del 1939.
Le stampate del kit si presentano con una plastica molto dura, con diversi ritiri e sbavature. Quindi c’è da lavorarci un po’ per tirar fuori un modello decente. Anche i cingoli risultano molto difficili da staccare prima di tutto dallo sprue e poi da assemblare tra loro.
Il dettaglio non è dei migliori, ma alla fine con un po’ di pazienza si riesce a ricavare un discreto modello.
La colorazione è quella standard in Panzer Gray schiarito poi per evidenziarne le pannellature e dando una giusta dose di lavaggi. Le decal sono di pessima qualità, probabilmente invecchiate per il tempo e quindi presentano una certa difficoltà nella loro posa (anche se poi sono molto poche).
Alla fine, seppur di non facile montaggio per le diverse fessure stuccate a dovere e nella poca precisione tra i vari pezzi, è stato molto divertente montare e tirar fuori un discreto mezzo cingolato.
Buon Modellismo a Tutti...!!!
La Hobby Boss la considero una ditta molto interessante sotto il punto di vista modellistico. Produce una gamma di kit di aerei molto ampia, soprattutto con dei prezzi medio bassi.
Ho voluto così “rilassarmi” costruendo un modello “easy”, dei velivoli prodotti già assemblati per quanto riguarda fusoliera ed ali e poi con poche aggiunte e poca colla ne vien fuori un buon modello. Facile quindi per chi è alla prime armi e soprattutto per i ragazzini che vogliono avvicinarsi a questo hobby con semplicità.
Le stampate si presentano molto semplici con un dettaglio direi ottimo soprattutto avendo le pannellature in negativo. Il posto di pilotaggio è molto spartano, ma con poche aggiunte ne può risultare un discreto cockpit.
Una volta assemblato il tutto (c’è stato bisogno anche di qualche ritocchino con dello stucco) passiamo alla colorazione, che poi è quella che rende il modello più o meno originale. Gli interni comunque sono stati trattati con dell’interior green della Gunze (H58). La parte inferiore del velivolo ha ricevuto un Neutral Gray sempre Gunze (H53) chiarito poi per dare effetto alle pannellature. La parte superiore e laterale della fusoliera ha ricevuto un Olive Drab H304, poi schiarito con del H58 per dare effetto alle pannellature interne e scurito con del Dark Green per passare lungo le fessure delle pannellature stesse e dar così maggior contrasto.
Ho deciso di realizzare il modello P-39N-BE “Za Vanu Babaka/Za Petu Guchka” (lo “01 bianco” con s/n 42-9033), appartenente alla 100th GvAIP, 9th GvIAD, pilotato da Grigoriy Dol'nikov (gennaio 1945), aereo che porta sotto le insegne russe quelle statunitensi.
I cerchi blu delle insegne statunitensi cono state riprodotte usando una miscela con rapporto 2 a 1 di Navy Blue (H54) e Sky Blue (H25). Il Gunze H25 è stato anche impiegato per l’ogiva del rotore del velivolo.
Le decals sono buone e non troppo spesse. Quindi dopo un paio di passaggi di trasparente lucido sono passato alla posa delle stesse. Chiuso tutto nuovamente con il lucido della Gunze ho compiuto il solito lavaggio con il prodotto Tamiya “Panel Line Accent Color (Brown)”. Il risultano non è propriamente ottimo dato che le pannellature del velivolo, soprattutto quelle della fusoliera non sono troppo ben marcate. Quindi quando si va a “pulire” il velivolo tende a venir via con facilità.
Alla fine si chiude il tutto con un paio di passate di trasparente opaco sempre Gunze.
Buon Modellismo a Tutti
Questo kit della Trumpeter in 1/72, a prima vista sembra di ottima fattura, ma se poi andiamo ad analizzare il tutto una volta assemblato le cose cambiano e molto.
L’abitacolo si presenta molto spoglio, e quindi dobbiamo praticamente rifare tutto. In oltre ho deciso anche di aprire l’accesso del puntatore davanti al posto di pilotaggio, e anche in questo caso il tutto andrà rifatto internamente. Gli interni vengono poi dipinti nel classico verde dei velivoli russi, con una miscela al 50% di Gunze H46 (verde) e H25 (sky blue), dopo di che è stato effettuato un lavaggio ad olio con il bruno di Van Dyck.
Gli interni dei vani delle ruote e vano bombe sono stati colorati in grigio medio, con il solito lavaggio ad olio.
E’ stata poi chiusa la fusoliera, assemblati i motori e montate le ali. Una volta assemblato il tutto, si è reso necessario l’uso dello stucco, anche in forma pesante in alcuni punti. Dopo aver carteggiato a lungo e ripassato dello stucco dove necessitava, sono passato alla fase successiva, con il posizionamento dei trasparenti ed iniziare la colorazione.
La parte inferiore del velivolo , di color azzurro, l’ho creata con l’uso del Gunze H314 (90%) e Gunze H25 (10%). Quindi schiarendo un pò ho ripassato gli interni delle pannellature.
La parte superiore ho dato un paio di mani di verde oliva Gunze H52. Una volta asciutto il tutto ho ripreso il colore con un 70% di H302 e un 30% di H303 (molto leggero su tutto il modello e quindi un po’ più inciso all’interno delle pannellature). Poi alla fine ho ripreso le pannellature con un 40/40 di H302/303 e un 20% di H312 schiarendo leggermente gli interni delle stesse.
Sigillato il tutto con lucido Gunze H30, ho messo le poche decal che il kit offre…nuovo passaggio con il lucido e sono passato al lavaggio. Per l’occasione ho provato il nuovo prodotto della Tamiya, il “Panel Line Accent Color (brown)”, e devo dire che non è male (forse un po’ troppo denso). Poi gli eccessi del lavaggio (una volta asciutto il tutto) sono stati asportati con lo White Spirit. Alla fine devo dire che il prodotto non è male.
Fatto ciò ho dato un paio di mani di “Flat” H20 e sono passato all’assemblaggio finale di carrelli, vano bombe, tettuccio portelloni vari ecc….
Ultima cosa, il cavo dell’antenna, realizzato con filo da pesca molto fino (0,10 mm).
Buon modellismo a tutti...!!!!

Questo reparto, all’entrata in guerra dell’Italia (il 10 giugno del 1940), era inquadrato nel 6° Stormo CT, articolato sulla 150^, 151^ e 152^ Squadriglia, equipaggiato con 34 Fiat CR.32 e Caproni Ca.133, questi ultimi impiegati per il trasporto logistico del reparto e per i collegamenti. Inserito nella 4^ Z.A.T. (Zona Aerea territoriale), era basato a Brindisi e Taranto-Grottaglie, con la 150^ Sqd. del cap. Tullio de Prato, la 151^ Sqd. del cap. Elio Fiacchino e la 152^ Sqd. del cap. Edoardo Tagliavini. Il Gruppo era al comando del magg. Giuseppe Baylon.
Nei primi mesi di guerra (da giugno a novembre del 1940), il Gruppo fu impiegato in costanti pattugliamenti nel settore del basso Ionio, accumulando un sacco di ore di volo e potendo transitare così sui Fiat G.50 Freccia. La prima azione di guerra la ebbe tra l’8 e il 14 luglio del 1940, in occasione della battaglia di Punta Stilo.
Il 20 settembre del 1940, diveniva Gruppo Autonomo (anche se era già praticamente autonomo all’entrata in guerra), sempre al comando del magg. Giuseppe Baylon. Poco dopo, all’inizio d’autunno, veniva impiegato in azioni contro la Grecia; la 150^ Sqd., era ancora equipaggiata con nove Fiat CR 32. Verso il settembre del 1940, perdeva la 151^ Sqd., destinata ad operare in Belgio con il C.A.I. (Corpo Aereo Italiano). A dicembre del 1940, il Gruppo riceveva l’ordine di trasferirsi in Africa, con la sua 150^ e 152^ Squadriglia, per un totale di 18 Fiat G.50 Freccia. Il 16 dello stesso mese, venne assegnata di rinforzo la 358^ Squadriglia, dotata anch’essa di nove Fiat G.50 Freccia e di un Caproni Ca.133. Così, con un organico di ca. 27 aerei, passava in A.S.I. (Africa Settentrionale Italiana), prendendo base a Castel Benito tra il 21 e il 23 dicembre del 1940. Da Castelbenito iniziò ad operare in missioni di difesa del porto di Tripoli e dintorni. Iniziò da subito a far i conti con le difficili condizioni ambientali (la sabbia si infiltrava nei filtri e nei lubrificanti).
Fiat G.50 della 150^ Squadriglia abbandonato nel deserto
Dal 1° gennaio del 1941, iniziò ad operare dalla base di Marana (Cirenaica), soprattutto in missioni offensive di mitragliamento e spezzonamento, scorta ad unità aeree (come ad esempio il 50° Stormo Assalto) e l’intercettazione. Nel febbraio del 1941 rientrava a Castelbenito, dove finalmente i velivoli vennero dotati di filtri antisabbia, che risolsero solo in parte i problemi inerenti all’usura dei motori. Con nuovi G.50AS Freccia, il reparto ricominciava l’intensa attività di scorta e caccia.
Da marzo a giugno, i caccia, dalla base di El Ftehja (Cirenaica), assicurarono la scorta dei bombardieri Junkers Ju.87B-2/R-2 Stuka italiani, impiegati in quel settore, ma anche quelli tedeschi e i BR.20 del 98° Gruppo. Purtroppo il 2° Gruppo poteva disporre di soli pochi velivoli, a causa del cronico problema della manutenzione. La zona di copertura era quella di Tobruk, Sollum e Sidi-Barrani. In giugno forniva la copertura aerea anche alla Divisione Savona, nella zona di Acroma.
Due immagini del Fiat G.50bis "150-11" (MM 6383) appartenuto al ten. Tulio De Prato, comandante della 150^ Squadriglia in Libia nel 1941.
Intanto, il 20 maggio del 1941, diveniva definitivamente Gruppo Autonomo CT (dato che il 6° Stormo era passato in posizione “quadro”), ma gli aerei, come il solito, iniziavano a scarseggiare, e la sola 150^ Sqd. poteva essere impiegata efficacemente nel settore Cirenaico. L’11 luglio 1941, il reparto venne impiegato temporaneamente sulla base avanzata di Derna, da dove compì la sua ultima missione, una scorta sulla rotta di andata e ritorno per Tobruk.
Senza più aerei in grado di volare, il 22 luglio 1941, il Gruppo venne rimpatriato.
In Italia prese base a Treviso, e dopo alcuni mesi di inattività, il 26 dicembre del 1941 la sua 152^ Squadriglia passò a Gorizia per iniziare il passaggio sui nuovi Reggiane Re.2001 Falco II. Alcuni piloti passarono a Ravenna, dove iniziarono a prelevare i primi aerei a Reggio Emilia. A Gorizia comunque i piloti ricevettero anche un esiguo numero di Fiat CR.42 Falco, da impiegare in missioni di caccia notturna e difesa territoriale.
Tre immagini di Reggiane Re.2001, appartenenti alla 150^ e 152^ Squadriglia Intercettori.
Verso la metà di gennaio del 1942 la 152^ Squadriglia venne raggiunta dal personale dalla 150^ Sqd. e subito dopo da quello della 358^ Sqd. Da precisare che la 150^ e 358^ Squadriglia erano state poste in posizione “quadro”, e riattivate solo nel marzo del 1942, dopo che ricevette i Reggiane Re.2001. La 152^ Squadriglia intanto si occupava della conversione sui nuovi velivoli dei loro colleghi.
Nel marzo 1942 si ricostituiva ufficialmente a Ciampino il 2° Gruppo Autonomo Intercettori; qui i Re.2001, portavano solo l’emblema di Gruppo (il “Goletto”) e l’ogiva bianca, senza nessun distintivo di Squadriglia.
Il 4 maggio (altri dati mi danno il 7 maggio), il Gruppo si trasferiva in Sicilia a Caltagirone con 18 aerei Re.2001, ricevendo il battesimo del fuoco sui cieli di Malta. Fu anche il battesimo del fuoco anche per i Re.2001. Ne seguì un intenso ciclo operativo, con scorte ai bombardieri, intercettazioni e missioni di Caccia libera su Malta e dintorni.
Due Reggiane Re.2001 appartenenti alla 150^ e 152^ Squadriglia. Si noti lo stemma del Gruppo, il famoso "Goletto", emblema posto in coda ai velivoli del Gruppo.
Il 17 maggio del 1942, diciannove Re.2001 Falco II stavano compiendo una missione di scorta ad un singolo Cant Z.506 Airone, impiegato in un’operazione di soccorso sul Canale di Sicilia. La formazione aerea venne intercettata da sette Supermarine Spitfire decollati da Malta. Nel combattimento, furono abbattuti tre aerei inglesi, senza alcuna perdita per i cacciatori italiani; il solo Z.506 Airone, riportò alcuni danni.
Nel giugno dello stesso anno, era sempre a S. Pietro di Caltagirone, e il 14 dello stesso mese, quindici aerei (altri dati mi danno 17 aerei) passarono di base a Castelvetrano, per essere impiegati in attacchi contro le forze navali inglesi nel Mediterraneo. Quello stesso giorno veniva impiegato in una missione di scorta a bombardieri Savoia Marchetti SM.79 Sparviero del 132° Gruppo AS, assieme a sette Macchi MC.200 Saetta del 54° Stormo CT, mandati ad attaccare il convoglio inglese “Harpoon”. Questa nutrita formazione aerea, si scontrò con gli Hawker Sea Hurricane (801° e 803° Sqn.) di scorta al convoglio da bombardare. Nello scontro, il 2° Gruppo rivendicava l’abbattimento di 11 aerei nemici (2 abbattuti da Quarantotti, due da Celentano, e uno a testa per Làrese, Pocek, Bartolozzi, Fabbri, Treggia, Cesaro, e un aereo in cooperazione tra Làrese e Fabbri), con la perdita di un solo aereo, pilotato dal M.llo Treggia, recuperato poi da un peschereccio. Dopo attente valutazioni, gli abbattimenti reali da parte italiana furono solo 3 (altri libri riportano di 7 aerei abbattuti).
Reggiane Re.2001(152-4) appartenente al capitano Salvatore Teja della 152^ Squadriglia
Da luglio ad agosto del 1942, la 150^ Squadriglia, utilizzò la base di Monserrato, mentre la 358^ Sqd., venne distaccata a Pantelleria da luglio a novembre. Il 13 agosto, quando si ricongiunsero a Chinisia, la 150 e 152^ Squadriglia, potevano disporre ancora di 19 Re.2001.
Il 14 agosto, 18 Re.2001 decollarono da Pantelleria per scortare tre aerosiluranti Heinkel He.111 diretti all’attacco del convoglio “PEDESTAL” (assieme anche a quattro Messerschmitt Bf.109 tedeschi). Attaccati da alcuni Spitfire inglesi, tre Reggiane si staccarono dalla formazione impegnando i cacciatori inglesi e permettendo al resto dello stormo di proseguire. I tre caccia italiani vennero abbattuti, ed il comandante della Sezione, il maggiore Pier Luigi Scarpetta, ricevette la Medaglia d’oro alla memoria.
Intanto la 150^ Squadriglia veniva distaccata da prima a Monserrato (luglio) e poi nuovamente a Chinisia (agosto), venendo sciolta in settembre.
In agosto, il 2° Gruppo ricevette temporaneamente la 362^ Squadriglia (22° Gruppo) che l’aveva distaccata a Monserrato.
Nel settembre, tutto il reparto era a Lecce, con distaccamenti nel Lazio, Toscana e Lombardia per la difesa delle città. In questo periodo, i suoi Re.2001 Falco II, erano affiancati da alcuni Fiat CR 42 Falco.
Al 1° novembre 1942, il Gruppo poteva disporre di 21 velivoli operativi su 31 in carico. Intanto la 358^ Squadriglia, da luglio a novembre 1942 era stata distaccata a Pantelleria, dove venne temporaneamente disattivata assieme a tutto il Gruppo l’11 novembre.
Il 1° gennaio del 1943, il reparto (in posizione “quadro”) era sotto il comando del Magg. Francesco Tessari, con i piloti in addestramento presso il 1° N.A.I. (Nucleo Addestramento Intercettori).
Nella primavera del 1943, venne nuovamente riattivato come Gruppo Autonomo Intercettori, passando alla difesa del territorio ligure, inserito nel Comando Intercettore “Leone”. In questo periodo era composto dalla 152^ e 358^ Squadriglia, con comando di Gruppo a Genova, con circa 15 aerei tra Reggiane Re.2001 e Fiat CR.42. L’altra sua Squadriglia, la 150^ , invece era stata trasferita in Campania, venendo inquadrata nel 22° Gruppo Intercettori del 42° Stormo. Il 9 maggio 1943 venne costituita la 156^ Squadriglia, che il 1° luglio andrà a sostituire l’ormai disciolta 358^ Squadriglia basata ad Alberga, prendendone la denominazione (e cioè 358^ Sqd.), con gli equipaggi che vennero ripartiti tra le unità della 1^ Squadra Aerea, mentre i velivoli vennero ceduti al 160° Gruppo.
Reggiane Re.2001 (152-10 con MM 7235) appartenente al tenente De Merich e Re.2001 (152-1 con MM 7209) del tenente Cazzoli, entrambi della 152^ Squadriglia.
Il 26 maggio, la 152^ Squadriglia (altri dati mi danno il 1° giugno), passava di base a Sarzana-Luni, al comando del Cap. Giacomo Metellini, mentre la 358^ Squadriglia, si spostava a Villanova d’Albenga, per la protezione delle aeree di La Spezia e Genova, andando a sostituire le Sezioni Intercettori che su quelle basi furono sciolte il 23 maggio. La 156^ Squadriglia invece si trovava a Metato.
Nel giugno la 152^ Squadriglia ricevette quattro Reggiane Re.2001 nella versione armata con cannoni, e a fine luglio, la stessa Squadriglia, dovrebbe aver compiuto circa 15 missioni notturne, conclusasi solo con un paio d’avvistamenti da parte dei CR.42 Falco (i Re.2001 Falco II erano impiegati solamente nell’intercettazione diurna).
In data 9 luglio del 1943, il 2° Gruppo, poteva disporre di 18 CR.43 Falco (8 efficienti), quattro Re.2001 Falco II (3 efficienti) e cinque Dewoitine D.520 (3 efficienti).
I primi due Dewoitine, giunsero al reparto il 15 maggio, e cioè quando il Gruppo assorbì la Sezione Intercettori di Villanova d’Albenga (con compiti di protezione aerea delle zone industriali liguri). Oltre a questa Sezione, incorporava anche quelle di Genova e di Sarzana. Di questi due Dewoitine, uno solo era in condizioni belliche efficienti.
Di seguito la disponibilità del Gruppo dei Dewoitine D.520:
16 / 05 / 43 2 ( 1 )
01 / 06 / 43 4 ( 0 )
10 / 06 / 43 3 ( 0 )
20 / 06 / 43 3 ( 1 )
01 / 07 / 43 6 ( 4 )
13 / 07 / 43 17 ( 10 )
20 / 07 / 43 16 ( 10 )
01 / 08 / 43 4 ( 0 )
Da far presente che il 20 luglio, la 358^ Sqd. (basata a Metato), cedette 12 suoi Dewoitine D.520 al 13° Gruppo Autonomo, così in data 1° agosto poteva disporne solo di quattro e tutti non impiegabili. Con quest’aereo la 358^ non riuscì mai a raggiungere l’operatività bellica, radiando quelli rimasti alla fine dello stesso mese. Nel periodo che va dal 21 giugno all’11 luglio 1943, la 358^ Squadriglia fu basata a Sarzana.
Da precisare che i D.520, vennero impiegati solo dalla 156^ e 358^ Squadriglia.
La 358^Sqd., secondo i documenti, non sembra aver compiuto missioni notturne. Possiamo affermare che il bilancio del 2° Gruppo, come attività notturna, fu molto deludente, soprattutto per i piloti che dovevano operare con aerei inadatti al ruolo di caccia notturna, campi di volo disagevoli (senza illuminazione e comunicazioni con radiofari) ecc.
Alla data dell’8 settembre del 1943, il Gruppo era operativo con la 152^ e 358^ Sqd. su 12 CR 42 Falco (11 efficienti) e 6 Re.2001 Falco II (3 efficienti tutti inquadrati nella 358^ Sqd.), adibiti alla difesa territoriale della zona ligure (centri militari e civili).
Mi soffermo sul G.50 (io comandavo la 150sq. del 2° Gruppo).
La pericolosità del velivolo era stata esaltata dall’applicazione di un serbatoio supplementare sistemato dietro la schiena del pilota e dalla pesante corazza:
Non si poteva lasciare la cloche un solo attimo senza … serie conseguenze.
Un mio gregario è caduto in vite (S.ten Mancini) navigando in volo orizzontale ed in formazione.
Il G 50 andava in auto rotazione … in atterraggio e non perché era pesante o aveva il carrello avanzato , ma perché aveva un’ala impossibile.
In quei tempi, anche perché i campi erano limitati, si atterrava seduti, cloche alla pancia.
Il G.50 , cloche alla pancia al minimo sobbalzo, "partiva" e metteva l'ala sinistra a terra; tant'è che la FIAT aveva ovviato all'inconveniente... rendendo sostituibile il terminale dell'ala!
I piloti smaliziati, invece, inventarono... una manovra anti istintiva ma efficace: atterravano seduti ma, al primo contatto col terreno, spingevano la cloche sotto al cruscotto.
I guai aguzzano l'ingegno ...
Le caratteristiche - in particolare - del G.50 (quelle diffuse dalla pubblicistica n.d.r.) sono ... una bestemmia:
evidentemente sono state ricavate ottimisticamente dal prototipo "nudo".
Io ho sostenuto un combattimento... ravvicinato con un Hurricane (e sono stato... regolarmente abbattuto) e assicuro che la differenza di velocità, a nostro scapito, era ben maggiore del 10%.
Con l'aumento dei carichi (per di più in coda) l'aeroplano doveva viaggiare ad un assetto che offriva maggiore resistenza.
Non Le parlo degli impianti (per esempio il carrello), delle armi che non sparavano, della presa d'aria, a... pelo di terra, che succhiava più sabbia che ossigeno, della continua sensazione di "camminare sul ghiaccio" (esatta), che innervosiva il pilota più esperto e che gli faceva rimpiangere il manovriero, tranquillo CR 42 (di poco meno veloce, a carico completo).
Il motore che - dopo due giorni di Libia - consumava... più olio che benzina e imponeva dei rullaggi a non finire prima di staccare, con angoscia, le ruote da terra ......
(da una lettera al pubblicista aeronautico dott. Emilio Brotzu 14.10.1971)
Tullio De Prato
Un Pilota Contadino
Tutte le foto ed immagini sono state inserite al solo scopo modellistico/storico.
Dewoitine D.520 - modello RS Models - scala 1/72
6° Istrebitelnyi Orliak - Marino Pole 1944
Il Dewoitine D.520, è sempre uno dei miei velivoli preferiti, un caccia affascinate e dalle linee molto pulite. Ho scelto il kit della RS Models e devo dire che a prima vista sembra un ottimo kit, con delle buone decals. Analizzandolo da vicino, possiamo trovare un buon posto di pilotaggio (o cockpit che si voglia), dettagliato in giusta misura, dove con poche correzioni possiamo avere un ottimo risultato. Un neo che ho notato fin da subito sono i flap e gli ipersostentatori delle ali….. Qui nel caso si voglia estrarre gli ipersostentatori avremmo dei problemi, in quanto la parte sopra e la parte sotto non combaciano, o meglio la parte superiore di flap e ipersostentatori sono più piccoli. Per il resto non mi sembra ci siano altri problemi, ma se ce ne fossero andremo ad analizzarli.
Partiamo dal posto di pilotaggio. Ho acquistato il set di fotoincisioni della Brengun dedicato al D.520 della RS Models (cod. BRL-72020), dove troviamo per l’appunto la miglioria per il posto di pilotaggio, radiatore ventrale e carrelli.
Il posto di pilotaggio quindi è stato dettagliato in tal senso. L’interno della cabina era in blu scuro/grigio scuro. Io ho usato il Navy Blue della Gunze (H54). Tutto il resto è stato dettagliato con i colori acrilici della Vallejo. Poi il tutto va assemblato e quindi chiuse le due semifusoliera.
Fin qua diciamo che va tutto bene. Il problema si è presentato quando ho posizionato le ali sotto la fusoliera: rimanevano dei profondi solchi dietro e davanti le ali (tra ali e fusoliera). Come al solito lo stucco Tamiya prima e il Mr. Surfacer 500 poi, mi hanno dato una mano a risolvere i soliti problemi. Dopo molte carteggiate con tutti i tipi di carta abrasiva che esistono in commercio, ho risolto il problema e sono passato alla colorazione.
Ho deciso di riprodurre un velivolo bulgaro e precisamente l’aereo personale del Capitano Wassil Wolkov, comandante del 6° Istrebitelnyj Orliak (Gruppo Caccia) basato a Marino Pole vicino a Karlovo nel 1944.
Il velivolo è colorato con la classica livrea tedesca RLM 74/75 per le parti superiori e RLM 76 per quelle inferiori, anche se lo schema mimetico comunque differenzia da quello tedesco nella geometria.
Sono partito nel colorare gli interni dei pozzetti dei carrelli d’atterraggio con un Gunze H318), mentre gli interni dei copri carrelli e gambe carrello sono in grigio medio (Gunze H306). La perte finale delle ali e il timone di coda sono stati verniciati in giallo (Gunze H329), dando prima una mano di bianco.
La parte sotto e i lati della fusoliera del velivolo è stata quindi riprodotta in con RLM 76 (alias Gunze H314), poi sono passato alle parti sopra con lo RLM 74/75 (rispettivamente Gunze H317 ed H68) schiariti poi per risaltare le pannellature nella parte interna. Le striature sulle pareti laterali della fusoliera sono state ricreate con lo RLM 75.
Al termine sono passato al montaggio dei carrelli, quindi un paio di mani di lucido Gunze H30, quindi posa delle decal. Debbo dire che le decal fornite sono buone e con un po’ di Mr. Mark Softer aderiscono molto bene anche alle pannellature.. Al termine nuova mano di lucido ed invecchiamento con olio (Bruno di Van Dyck) e sfumature con ul smoke della Gunze. Al termine un paio di mani leggere di opaco (sempre Gunze ma H20 questa volta), ed il Dewoitine D.520 è pronto.
Buon modellismo a tutti....
32° Stormo "Armando Boetto"
Storia
Il 32° Stormo venne costituito il 1° dicembre 1936 sull’Aeroporto di Cagliari Elmas su 2 Gruppi: il 38° (49^ e 50^ Squadriglia) dislocato ad Aviano e l’89° (228^ e 229^ Squadriglia) sull’aeroporto di Forlì attivato con il personale delle disciolte squadriglie 194^ e 195^. Nel febbraio del 1937 entrambi i Gruppi vennero riuniti nella base del Comando di Stormo allo Stormo fu assegnato il trimotore SIAI Marchetti SM.81 Pipistrello. Il 3 aprile dello stesso anno il Re consegnava al tenente colonnello Vincenzo Napoli, primo comandante del 32° Stormo, la Bandiera di Combattimento.
Nel 1939, durante la transizione sul velivolo trimotore SIAI Marchetti SM.79 Sparviero, il 38° Gruppo rimase a Elmas mentre l’89° fu spostato sull’aeroporto di Alghero. Il 3 giugno 1940 il 32° Stormo si rischierò a Decimomannu.
In guerra
Con lo scoppio della guerra il reparto venne subito impegnato in operazioni belliche contro Biserta, contro la Corsica ed alla prima battaglia delle Baleari contro la Squadra Inglese e la Bandiera del Reparto meritò la medaglia d’Argento al Valor Militare.
Nell’agosto del 1940, lo Stormo ricevette alcuni Savoia Marchetti SM.82 Marsupiale (Armato), impiegati per il bombardamento pesante a lungo raggio, basati a Cagliari-Decimomannu. Questi aerei non ricevettero ne numero di Squadriglia ne quello individuale, ma solo una lettera alfabetica. Il 20 agosto, il velivolo “K”, decollava alle 18.40 per un’azione di bombardamento alla piazzaforte di Gibilterra, seguito un’ora più tardi dall’aereo “Y”. Il velivolo “K”, al comando del magg. G. B. Lucchini, venne colpito e precipitò in mare, mentre “Y” riusciva a raggiungere Gibilterra alle 01.50 scaricando il suo carico bellico. Rientrava in Sardegna alle 08.15.
Dopo un lungo periodo di pausa, verso la metà del 1941, il Comando Bombardieri, assegnava al 32° Stormo BT (la base era posta sempre in Sardegna), il compito di bombardare nuovamente Gibilterra. La loro prima missione bellica si ebbe il 5 maggio del 1941, con una pattuglia di due aerei. La particolarità di quell’attacco era dovuta al tipo di armamento trasportato dai bombardieri; erano delle motobombe “FF” (un tipo di bomba dotata di elichetta che assicurava all’ordigno una certa autonomia nella cosa sottomarina, con esplosione regolamentata a tempo).
L’8 maggio, in un aspro combattimento aereo cadde il comandante della 49^ Squadriglia, il capitano Armando Boetto, alla cui memoria fu concessa una Medaglia d’Oro al Valor Militare ed al cui nome oggi è dedicato lo Stormo (dal 1999).
Le missioni contro Gibilterra vennero ripetute i giorni 11, 12, 13 e 14 di luglio, tutte con esito positivo, soprattutto il giorno 13 (compiuta da un solo aereo), quando venne affondata una nave nel porto di Gibilterra. Tutti gli attacchi vennero compiuti da due o tre velivoli dotati di bombe tipo “FF”, anche se sull’obiettivo giunse sempre un singolo velivolo, a causa dell’abbandono da parte dei gregari per causa tecniche (un velivolo dovette atterrare a Palma nelle isole Baleari). Altre azioni compiute con un singolo velivolo si ebbero nei giorni 5 e 12 giugno.
La fervida attività durante il conflitto mondiale è testimoniata dalle numerose azioni di guerra e dalle ore di volo prodotte; infatti dal 10 giugno 1940 al 1° settembre 1941 furono ben 258 le missioni di guerra (17 bombardamenti e 241 ricognizioni armate) per un totale di 1790 ore di volo, danneggiando parecchie tonnellate di naviglio nemico.
Al termine di questo intenso periodo il reparto si trasferiva a Bologna per un periodo riorganizzativo e di addestramento. Qui assunse la denominazione di 32° Stormo Aerosiluranti e nell’ottobre del 1941 ricevette in assegnazione i primi Savoia Marchetti SM.84 in sostituzione dei velivoli SM.79.
Il 1° maggio del 1942 lo Stormo venne trasferito sulla base di Gioia del Colle (Puglia). Il 9 agosto passava a Villacidro in Sardegna con 30 aerei, partecipando alla “Battaglia di mezz’agosto” contro il più grande convoglio inglese mai apparso nel Mediterraneo pagando nella lotta un alto tributo di sacrificio e di sangue.
Alla fine di agosto rientrava a Gioia del Colle, per prendere parte alla scorta di un convoglio navale, l termine del quale passò nuovamente in Sardegna a Milis.
Nell’isola sarda, lo Stormo manteneva costantemente dei distaccamenti ad Alghero, impiegando questo aeroporto come trampolino di lancio, perché più vicino alla zona d’operazione, e per essere impiegato in missioni contro le forze navali Alleate impiegate nello sbarco in Algeria (“Operazione Torch”). In questo periodo, lo Stormo poteva disporre di 25 aerei. Alla fine di novembre, il Comando di Stormo ed il 38° Gruppo furono trasferiti a Gioia del Colle.
Il 1° dicembre del ’42, 10 SM.84 dell’89° partiti dalla Sardegna per un’azione di bombardamento contro il porto di Bona, mancarono l’appuntamento con 12 Macchi MC.202 Folgore che dovevano scortarli. La missione venne comunque portata a termine, ma costò la perdita di tre aerei abbattuti dalla caccia nemica, tre rientrarono gravemente danneggiati tanto da distruggersi al suolo in fase d’atterraggio, mentre gli altri quattro, pur gravemente colpiti riuscirono ad atterrare senza procurare altri danni ai velivoli.
Il 10 gennaio del 1943, lo Stormo fu trasferito a Lecce, ritornando alla specialità iniziale di BT, mentre l’89° Gruppo divenne Autonomo, passando alle dipendenze dell’Aeronautica di Sardegna. Al posto dell’89° Gruppo, giunse il 43° Gruppo Combattimento (3^ e 5^ Squadriglia), proveniente dal 13° Stormo con i Caproni Ca.314. Il 27 gennaio, fu decisa la messa in posizione “quadro” dello Stormo ed i suoi Gruppi divennero Autonomi, il 34° passava sotto il comando della V^ Squadra Aerea, ed il 43° passava in Albania a Devoli.
La rinasciata
Ventiquattro anni dopo, il 10 settembre 1967, il 32° Stormo venne ricostituito sull’aeroporto “Orazio Pierozzi” di Casale-Brindisi con il ruolo di Caccia Bombardieri e Ricognitori (CBR), dove opererà fino al 1993. Veniva posto alle sue dipendenze il 13° Gruppo CBR (76a, 77a e 78a Squadriglia), equipaggiato con i Fiat/Aeritalia G.91R, sostituiti poi nell’aprile del 1974 G.91Y (verranno radiati solo nel novembre del 1992).
Nella primavera del 1992, sulla base di Foggia-Amendola, viene formato un distaccamento straordinario del 32° Stormo, sezione che doveva preparare il personale del 13° Gruppo al passaggio sugli Aeritalia/Aermacchi/Embraer AMX. In questo periodo, ad Amendola (FG), era presente la 60^ Brigata Aerea con il 201° e 204° Gruppo su G-91T, e proprio nella primavera del ’92, iniziarono i preparativi del 201° Gruppo al passaggio sugli AMX-T (cedendo i G-91T al reparto “gemello” 204° Gruppo, che portò il totale di G-91 a 20). Nel 1993, la base di Brindisi, viene offerta alla NATO per essere impiegata nelle operazioni sulla ex Jugoslavia, e per tale motivo venne deciso il trasferimento dello Stormo ad Amendola (FG), dove già si stavano formando i primi piloti di AMX. Qui la 60^ Brigata Aerea viene disattivata, mentre vengono radiati definitivamente i G-91Y “Yenkee”.
Il 32° Stormo giunge ufficialmente a Foggia-Amendola il 1° luglio del 1993 e poteva disporre del 13°, 201° e 204° Gruppo. L’AMX, in questo periodo era in forte ritardo secondo la tabella di marcia, a causa di notevoli problemi creati dai propulsori, e di messa a punto, e per tale motivo l’attività di volo era svolta dal 204° Gruppo, che in pratica manteneva in vita gli altri due reparti.
Alla fine del ’93, viene sciolta la Sezione Addestramento e Standardizzazione (SAS), che fino a quel momento aveva curato il passaggio dei piloti sugli AMX, e queste mansioni vennero prese in carico dal 201° Gruppo, che poco dopo si trasferiva a Villafranca (VR), dove finalmente nel novembre 1994, riceve gli AMX-T (biposto). Lo stesso mese, anche il 13° Gruppo riceve il suo primo monoposto. Il 31 luglio del 1995, viene posto in posizione “quadro” il 201° Gruppo, per essere ricomposto il 1° agosto come 101° Gruppo (in base ad un vecchi decreto della Regia Aeronautica, Gruppi con il 200, indicano reparti di seconda linea/addestramento); il 101° Gruppo era stato parte dell’8° Stormo, sciolto nell’aprile del 1995.
Dal 15 settembre anche il 204° Gruppo, presso il quale si sono svolti gli ultimi addestramenti pre-operativi per piloti militari, è stato messo in posizione quadro mentre il 30 settembre veniva radiato il glorioso velivolo G.91T “Tango”.
Attualmente il 13° Gruppo opera su velivolo AMX “Ghibli” ed il 101° Gruppo svolge attività di formazione su velivolo AMX-T (versione bi-posto del velivolo AMX). Dal 9 dicembre 1997 il 32° Stormo ha partecipato all’operazione “Deliberate Guard” per il mantenimento della pace in Bosnia. Si conclude così il periodo di transizione dello Stormo che raggiunge la piena operatività sul velivolo AMX “Ghibli”. Nella primavera del 1999, per fronteggiare la crisi del Kosovo, è stata costituita sulla base di Amendola la Sezione Operativa AMX. La stessa, posta alle dipendenze del comandante il 32° Stormo, era composta da velivoli ed equipaggi del 2°, 3°, 32° e 51° Stormo ed ha operato sul territorio balcanico effettuando oltre 220 missioni.
Successivamente e per ogni anno, lo Stormo partecipa con i suoi Gruppi ed il proprio personale di supporto, ai rischieramenti esteri, alle esercitazioni ed alle operazioni reali con il velivolo AMX “Ghibli”. Degno di nota è stato l’impiego del velivolo AMX anche per la sorveglianza dello spazio aereo di Roma in occasione dei funerali del Santo Padre Giovanni Paolo II, per l’insediamento del pontefice Benedetto XVI e per la firma del “Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa”.
Ma la scommessa tecnologica per il futuro è legata al terzo Gruppo di volo: il 1 marzo 2002 il Gruppo Velivoli Teleguidati è costituito presso il 32° Stormo col compito di acquisire e mantenere le capacità di condurre le operazioni aeree con velivoli “Predator” a pilotaggio remoto.
Dal 1° febbraio 2005, l’unità prende le insegne del 28° Gruppo “Le Streghe”, ricostituito dopo lo scioglimento del 3° Stormo di Villafranca, con il prestigioso compito di rinnovarne le tradizioni. Con l’acquisizione del velivolo Predator A+ e gli MQ-1 Predator B, il Gruppo vive una nuova sfida che lo pone in prima linea e all’avanguardia nelle potenzialità tecnologiche impiegabili negli scenari di crisi internazionali.
L’impiego operativo di questi velivoli a pilotaggio remoto è avvenuto in occasione di un rischiaramento in Iraq nel 2005 (con i Preedator A), ed esattamente tre esemplari che operarono dalla base di Camp Mittila/Talu (Nassirya), con compiti di ricognizione e sorveglianza. I droni rientrarono in Italia nell’ottobre del 2006.
Nel giugno del 2007 alcuni droni vennero rischierati in supporto alle forze nazionali ed alleate in Afghanistan, sulla base di Herat. Anche in questo caso erano dei Predator A.
Nel 2011 i Predator vengono nuovamente impiegati nel teatro afghano, e in questo caso sono dei Predator A+ (Plus o migliorati), i quali nel corso dell’anno raggiungeranno le 9.000 ore di volo e le 750 missioni. Il programma di miglioramento del RQ-1B Predeator A è iniziato nel corso del 2009 dando vita appunto al MQ-1C Predator A+.
Reparti di volo
Alle dipendenze del 32° Stormo “Armando Boetto”, dislocato sull’aeroporto di Amendola (Foggia), operano:
13° Gruppo Caccia Bombardieri su AMX,
101° OCU su AMX-T,
28° Gruppo Velivoli Teleguidati
632a Squadriglia Collegamenti con NH-500E.
Dotazione di Volo
AM-X, AMX-T, RQ-1A PREDATOR, MB. 339, NH 500E, SIAI 208M
Il Breda Ba.65 Nibbio era un monoplano monomotore d'assalto ad ala bassa prodotto Società Italiana Ernesto Breda dal 1936 al 1939.
Questo velivolo venne impiegato principalmente dalla Regia Aeronautica, prestando servizio nell'Aviazione Legionaria durante la guerra civile spagnola e con la Regia durante la prima fase della seconda guerra mondiale. Cinquantacinque esemplari vennero venduti all'estero, e furono impiegati dalle aeronautiche di Iraq, Cile e Portogallo.
Prototipo del Breda 65 con M.M. 325
Breda Ba.65/A-80
Tipo monoplano monomotore da assalto
Equipaggio 1 o 2
Progettista Antonio Parano e Giuseppe Panzeri
Costruttore Breda
Primo volo settembre 1935
Entrata in servizio 1937
Lunghezza 9,30 m
Apertura alare 12,10 m
Altezza 3,20 m
Superficie alare 23,50 m²
Peso a vuoto 2.400 kg (versione monoposto e biposto)
Peso max al decollo 2.950 kg (versione monoposto) o 3.500 kg (versione biposto)
Motore un radiale Fiat A.80 RC.41 18R da 1000 CV (735,5 kW)
Velocità max 430 km/h (monoposto) o 410 km/h (biposto)
Autonomia 550 km 745 km con 200 kg di bombe
Tangenza 8 300 m
Armamento monoposto : 2 mitragliatrici Breda-SAFAT 7,7 mm e 2 Breda-SAFAT 12,7 mm. biposto: idem al monoposto con in più una mitragliatrice brandeggiabile Breda-SAFAT 12,7 mm brandeggiabile per l'osservatore. 1.000 kg di carico teorico, ma operativamente: 300 kg nel vano bombe interno e 200 kg in rastrelliere subalari.
Esemplari 266
Breda Ba.65/K.14
L’assaltatore Breda 65 fu una evoluzione del Breda 64 con motore più potente e migliorie apportate alla struttura.
Il prototipo del Breda 65 era motorizzato con un Gnome-et-Rhône 14kfs Mistral Major da 880 CV, e volò nel settembre del 1935. Inizialmente vennero costruiti 81 aerei, tutti con motore Isotta-Fraschini K.14fc (simili alla versione francese), tranne due aerei che ricevettero un Piaggio P.XI.
Altri 91 velivoli ricevettero invece il Fiat A.80RC-41 (tranne uno che ebbe un Piaggio PXI). Questo propulsore, si rivelò però di scarsa affidabilità, creando notevole disparità di prestazioni rispetto agli esemplari equipaggiati col migliore Isotta Fraschini K.14.
Altri 57 aerei vennero costruiti su licenza dalla Caproni Vizzola (in due lotti).
In tutto quindi i Breda 65 furono 266 :
1 prototipo (MM.325), (altri dati mi danno la MM.326)
81 della Serie I (79 dei quali con motore K.14fc e due con motore P.XI), MM.75080/75161
81 della Serie II/Lotto 1 (80 con motore A80 e uno con motore P.XI), MM.75163/75242
39 della Serie II/Lotto 2 (con motore A.80 su licenza Caproni Vizzola), MM.75243/75281
18 Serie II/Lotto 3 (come il Lotto 2 su licenza Caproni Vizzola), MM.75282/75299
I restanti 46 aerei vennero destinati all’esportazione.
Breda Ba.65/A-80 della 92^ Squadriglia
Il Ba.65 manteneva le stesse caratteristiche del suo predecessore Ba.64, ovvero configurazione alare monoplana ad ala bassa a sbalzo, struttura a traliccio in tubi di acciaio saldati, con rivestimento in lamiere di duralluminio, tranne che per il bordo d'uscita alare rivestito in tela. L'impennaggio era monoderiva con controventature. Il carrello aveva le gambe anteriori retrattili in gondole subalari (lasciavando parzialmente scoperti gli pneumatici), mentre il ruotino posteriore era fisso. Il pilota disponeva di un abitacolo chiuso, dotato di cappottina vetrata scorrevole all’indietro.
L'armamento era di 4 mitragliatrici installate nelle ali, più una brandeggiabile posteriore per l'osservatore nella versione biposto. Disponeva di un vano bombe interno e attacchi subalari. Queste caratteristiche che lo rendevano, al momento del primo volo (1935) un velivolo decisamente all'avanguardia.
Come abbiamo visto prima, la propulsione era affidata ad un motore radiale posizionato sul muso e racchiuso da una cappottatura. I primi 81 esemplari vennero equipaggiati quindi con un Isotta Fraschini K.14, un 14 cilindri a doppia stella con una potenza di 900 CV (662 kW) e riconoscibile per le caratteristiche bugne sulla cappottatura in corrispondenza dei rimandi delle punterie. Gli esemplari successivi vennero equipaggiati con un radiale Fiat A.80 RC.41 18R che sviluppava 1 000 CV (735,5 kW) e che per il suo minore diametro rispetto al predecessore era dotato di una diversa cappottatura priva stavolta di protuberanze. Entrambi i motori portavano un'elica tripala.
Breda 65/K-14 "93-2" della Regia Aeronautica appartenente alla 93^ Squadriglia
Ricevette il battesimo del fuoco in Spagna, nel corso della Guerra Civile, inquadrati nella 65^ Squadriglia Assalto. In questo conflitto vide partecipare 13 monoposto Breda 65/K.14 seguiti poi (dal 14 agosto 1938) da 6 Breda 65/A.80. L’esperienza spagnola fu molto deludente e gli 11 aerei superstiti furono ceduti poi all’Ejercito del Aire spagnolo alla fine del conflitto.
40 esemplari del Breda 65/A.80, vennero trasformati dalla Caproni Vizzola in bombardieri a tuffo. Il primo velivolo ad essere modificato in tal senso fu la MM.75225 e tutti gli aerei poi vennero chiamati Breda 65/A.80bat.
Breda Br.65/A-80 "101-5", appartenente alla 101^ Squadriglia della Regia Aeronautica
Ba.65 K.14
Prima versione monoposto da attacco al suolo equipaggiata con motore radiale Piaggio ed armata con due mitragliatrici Breda-SAFAT calibro 12,7 mm e due calibro 7,69 mm.
Ba.65 A.80
Come Ba.65 K.14 ma con motorizzazione Fiat A.80
Ba.65bis
Versione biposto con aumento della capacità del serbatoio combustibile e mitragliatrice addizionale posteriore brandeggiabile.
Ba.65bisL
Versione dotata di torretta Breda L
Ba.65М
Versione bombardiere in picchiata, conversione di 40 Ba.65bis effettuata dalla Caproni Vizzola. Gli aerei, rispetto agli originali, erano dotati di aerofreni, abolizione delle due mitragliatrici dell’ala sinistra e in alcuni casi anche la SAFAT da 12,7 mm destra, abolizione dell’armamento di caduta interno con tutte le installazioni e i comandi relativi, chiusura del vano bombe, abolizione dell’apparato radio e dell’impianto luce (comprese le batterie), asportazione dell’eventuale apparato fotografico presente in alcuni velivoli e alcune modifiche ai serbatoi. Per tale motivo il peso passava da 2.950 kg a meno di 2.800 kg.
Aviazione Legionaria / Guerra Civile Spagnola
Il battesimo del fuoco del Ba.65 avvenne con un primo lotto di 13 esemplari della prima serie equipaggiata con il motore Gnome-Rhône 14K. I velivoli vennero inquadrati nella 65ª Squadriglia Assalto, che faceva parte del XXXVº Gruppo Autonomo B.V. dell'Aviazione Legionaria. L'unità prese parte ad operazioni a Santander nell'agosto 1937, ed, in seguito, a Teruel. Partecipò anche alle battaglie per il fiume Ebro. Come il prototipo, questi erano velivoli monoposto, con l'abitacolo del pilota completamente vetrato, che si assottigliava verso la parte posteriore. Inizialmente si riteneva che il Breda Ba.65 potesse ricoprire diversi ruoli, come la caccia, la ricognizione ed il bombardamento leggero. Le prime missioni vennero compiute impiegando i velivoli come bombardieri in quota (in formazione coi bombardieri Fiat BR.20, anch'essi in "sperimentazione"), i quali però, essendo senza dispositivo di puntamento, sganciavano le loro bombe quando le lanciavano i BR.20.
Ben presto i Ba.65 iniziarono ad essere impiegati in missioni più consone al tipo di velivolo e al pensiero di assaltatore da cui era nato. Iniziò a compiere attacchi a bassissima quota o attacchi in picchiata (il robusto assaltatore era in grado di picchiare con inclinazione di 80°, nonostante l’assenza di freni aerodinamici) con due bombe da 100 kg. Celebre rimase la distruzione del ponte di Flix sul fiume Ebro (via di rifornimento essenziale per le truppe repubblicane, durante l'offensiva in Aragona del 1938), da parte di una pattuglia di tre soli Ba.65.
Nel 1938 venne inviato un secondo lotto di 10 velivoli: 6 Ba.65 motorizzati con il Fiat A.80 RC.41 e 4 motorizzati con l’Isotta Fraschini K.14.
L'esperienza spagnola dimostrò quanto l’aeroplano fosse valido nel ruolo di assaltatore, anche se i piloti provenienti dalla caccia, legati alle tradizioni acrobatiche italiane, ne lamentarono il “difficile pilotaggio”, mentre i piloti provenienti dal bombardamento lo apprezzarono molto. Forse proprio la valutazione dei piloti della caccia contribuì a lasciare nell’ombra questo velivolo, rispetto ad altri aerei più noti.
In Spagna, i Breda 65 totalizzarono 1.400 ore di volo di guerra, in circa 200 azioni, perdendo solo due aerei in combattimento.
Regia Aeronautica
Dopo l’impiego iniziale nell’Aviazione Legionaria, il Breda Ba.65 venne ben presto assegnato alla Brigata d'Assalto, costituita da 5º e 50º Stormo. Alla vigilia del conflitto mondiale la Regia Aeronautica aveva in carico 167 Ba.65, di cui ben 118 motorizzati con il Fiat A.80. Così alla vigilia della II G.M. tutti i Breda 65 vennero motorizzati con i motori Isotta Fraschini K.14 in quanto i Fiat A.80 da 1014 CV si rivelarono poco affidabili.
Il 10 giugno del 1940, la RA, poteva disporre di 154 aerei, dei quali solo 12 di pronto impiego, e 19 di non pronto impiego. 110 aerei erano tenuti di riserva in condizioni bellicamente efficienti, mentre 13 erano in riparazione presso le ditte in magazzino e allo SRAM.
Breda Ba.65/K.14 "92-6" della 92^ Squadriglia della Regia Aeronautica
Anche se in carico a diversi reparti d'assalto, ne vide solo uno immediatamente operativo all'inizio delle ostilità: la 159ª Squadriglia, su undici macchine, dislocata sull'aeroporto di Sorman, in Libia.
Operarono ad esaurimento con il 50° stormo in Africa Settentrionale dove ottennero buoni risultati contro carri armati e mezzi corazzati Inglesi.
Nonostante si trattasse in origine di un progetto moderno, l’invecchiamento fu veloce, e nel giro di un paio d'anni il velivolo era decisamente superato. Per tale motivo ne fu richiesta la radiazione dalla prima linea, confidando sulla migliore qualità di altri tipi di velivoli.
Breda Ba.65/A-80 "159-14" appartenente alla 159^ Squadriglia in Africa Settentrionale nel 1940
L'evoluzione delle operazioni in Africa Settentrionale, e il disastroso esordio nelle missioni di appoggio tattico dei bimotori Breda Ba.88 (futuri eredi del Ba.65), preda fin troppo facile anche per i superati biplani Gloster Gladiator, e le scarse prestazioni dei Caproni Ca.310, portò nel novembre 1940 a bloccare la radiazione dai reparti dei vecchi Ba.65 e a richiedere con urgenza il trasferimento in Africa di tutte le macchine disponibili con motore Isotta Fraschini K.14 (Richiesta paradossale in quanto queste macchine erano già tutte in Africa). Questo nonostante il Ba.65 si fosse rivelato poco efficiente nell’impiego in zone desertiche fin dall’inizio delle operazioni.
Comunque le poche macchine ancora adatte all’impiego operativo vennero rintracciate un po’ dappertutto e trasferite in voli diretti e a tappe in Libia. Qui gli aerei venero impiegati nel contrasto dei mezzi motorizzati britannici, con l'impiego anche dei non apprezzati Ba.65 con motore A.80. Nel dicembre del 1940 erano presenti solo venticinque macchine. L'ultimo Ba.65 in servizio operativo fu perso durante l'offensiva britannica in Cirenaica nel febbraio del 1941. Entro la fine dello stesso mese, il personale superstite del 50º Stormo Assalto venne rimpatriato, dopo l'abbandono delle ultime macchine ormai logorate, e non più idonee al servizio, nei campi d'aviazione della Cirenaica.
Breda 65/K.14
Tuttavia, il contributo dato da questa macchina nel rallentare le colonne di blindati e di autocarri del generale Archibald Wavell in marcia verso la Tripolitania fu notevole, e senz'altro più efficace di quello dato da altri apparecchi, per lo più caccia ormai superati come il Fiat C.R.32, trasformati in improvvisati assaltatori, o gli stessi Savoia Marchetti SM.79 certo inadatti all'attacco al suolo, ma ugualmente gettati nella mischia per far fronte al rischio tutt'altro che remoto della perdita della Libia.
Per il Breda Ba.65, aereo ormai superato (già in fase di radiazione) che doveva lasciare il posto a macchine più moderne, la conclusione della carriera operativa fu più che onorevole, e rimase l'unico aereo della Regia Aeronautica progettato appositamente per l'aviazione d'assalto ad avere una vita operativa degna di nota.
Secondo autori anglosassoni, tuttavia, il Ba.65 ebbe una ridotta operatività nel deserto e non ottenne risultati particolarmente rilevanti.
Il futuro dell'aviazione d'assalto italiana nel conflitto fu affidato, giocoforza, a macchine come il Fiat CR.42, il Fiat G.50, e più avanti il Macchi M.C.200, che, superati e ormai non più competitivi come caccia, vennero adattati al trasporto di bombe da 50 o 100 kg per l'attacco al suolo; si trattava in verità più di caccia-bombardieri che di assaltatori veri e propri. Solo nel 1943, con il Reggiane Re.2002, si ebbe un caccia bombardiere moderno e temibile.
La carriera operativa degli esemplari di Ba.65 in migliori condizioni proseguì ancora fino al 1943. 40 esemplari vennero ricondizionati dalla Caproni Vizzola assumendo la designazione Ba.65M ed impiegati nel ruolo di addestratore nel bombardamento a tuffo. Gli aerei andarono al 1° Nucleo Addestramento Tuffatori di Lonate Pozzolo. Gli aerei erano poco amati dai nuovi piloti, in quanto risultavano di scarsa maneggevolezza che creava molti problemi soprattutto in affondata.
Dopo l’8 settembre del 1943, la Regia Aeronautica/Italian Cobelligerant Air Force, riuscì a recuperare un Breda 65/K.14 (MM.75142) ed un Breda 64 (MM.75041), unici rimasti ancora operativi in Italia, e dei quali però non se ne conoscono le vicissitudini. Probabilmente entrambi vennero smantellati.
Il Breda 65 ebbe un discreto “successo” all’estero, venendo acquistato dal Cile, Iraq e Portogallo, per un totale di 45 esemplari esportati.
Iraq
Royal Iraqi Air Force
Il primo acquirente fu l’Iraq che il 10 giugno del 1937 richiese 15 Breda 65/A.80, 13 dei quali con una torretta dorsale Breda L, mentre due aerei erano stati ordinati bicomando per l’addestramento. Gli aerei, giunti nel 1938, furono presi in carico dal 5° Squadron, assieme a quattro SIAI Marchetti SM.79 Sparviero (bimotori).
Gli ultimi esemplari vennero distrutti nel corso della rivolta in Iraq.
Breda Ba.65/A-80 con torretta dorsale Breda L appartenente al 5° Squadron
Cile
Fuerza Aérea de Chile
Il Cile il 24 agosto del 1937, ordinò 20 Breda 65/P.XI, aerei che termineranno la loro carriera nel dicembre del 1941 per l’indisponibilità di reperire dall’Italia pezzi di ricambio.
Di questi aerei 17 erano monoposto, mentre tre erano bicomando.
Breda Ba.65/P.XI versione monoposto per il Cile
Breda Ba.65/P.XI versione biposto per il Cile
Breda Ba.65 con motore Piaggio P.XI
Portogallo
Arma da Aeronáutica Militar
Il Portogallo il 26 novembre 1937 ordinava 10 Breda 65/A.80, e con torretta dorsale Breda L, consegnati nel novembre del 1939. Gli aerei vennero inquadrati nel Grupo de Bombardeamento de Dia assieme ad alcuni Junkers Ju.86K, prendendo base a Tancos.
Tutti gli aerei verranno poi tutti distrutti nel corso di un tifone il 15 febbraio del 1941 a Sinatra.
Breda 65/A-80 appartenente all'Aviazione Portoghese
Spagna
Ejercito de l'Aire
Al termine della guerra civile vennero ceduti 11 velivoli superstiti, che furono impiegati dall’Ejercito de l’Aire.
Unione Sovietica
Sovetskie Voenno-vozdušnye sily
Alcune fonti citano un impiego da parte dell’URSS di 10 Breda Ba.65, ma secondo altre fonti questo dato si deve ritenere infondato.
Cina Nazionalista
Chung-Hua Min-Kuo K'ung-Chün
Interessata ad un ordine ne provò un esemplare rimotorizzato con un radiale Pratt & Whitney R-1830 Twin Wasp nel giugno 1937, ma non ci fu alcun seguito. Sembra comunque che in Cina in una fabbrica italo cinese si stessero costruendo alcuni esemplari di Breda 65, ma un bombardamento giapponese distrusse la fabbrica, bloccando di fatto la produzione definitivamente.
NOTE : tutte le fotografie e disegni sono stati postati a scopo di discussione modellistica
1/72 AZ Model 7255 Breda Ba 65 A80
1/72 AZ Model 7254 Breda Ba 65 A80 "In Africa"
1/72 Azur 002 Breda Ba.65 K14
1/72 RCR P02 Breda Ba.65 A80
1/48 RCR 48012 Breda Ba.65 (A-80)
1/48 Warrior BT08 Breda 65 A80
Ilyushin Il-4T - kit Zezda - scala 1/72
Mar Baltico - autunno 1943
Anche se a prima vista il kit sembra discreto, dopo un’attenta valutazione visiva sono giunto alla conclusione che questa stampata fa veramente rabbrividire…..!!!!!
Deciso comunque di far venir fuori un qualche cosa che sembri un bimotore da siluramento, mettiamo mano alla plasticaccia della stampata.
Parto con lo staccare i pezzi dallo sprue, e già qua mi rendo conto che mi sto inoltrando in un kit direi “ostico”. Iniziamo dagli interni….inesistenti. Quindi cerco di dare un po’ di forma al posto di pilotaggio, alla parte anteriore vetrata e alla postazione difensiva caudale. Già vedendo come andrà chiusa la carlinga, mi rendo conto che il posto di pilotaggio non potrà essere ricostruito come si deve. Purtroppo un virus al mio computer si è mangiato gran parte delle foto (e non solo di questo modello), quindi possiamo vedere ben poco degli interni e di come sono dovuto a taglia e cuci vari. Non parliamo poi delle profonde ed abbondanti stuccature in tutto il velivolo, dalla fusoliera alle ali, dai motori alle parti vetrate. Purtroppo le foto degli interni sono andate perdute a causa di un virus improvviso al mio pc.....tutte perse le foto fatte fino a qui....!!! Ma anciamo oltre....
Oscena la parte vetrata anteriore con la fusoliera. Una volta messa in sede c’erano un paio di millimetri di dislivello. Ho dovuto rimediare con dell’Evergreen e con dello stucco, pareggiando il dislivello con diverse passate di carta abrasiva e stucco. Un lavoraccio…!!!!
In oltre ho dovuto ripassare praticamente tutte le pannellature in quanto stampate malissimo. Quindi dopo stuccature e carteggia ture, ristuccature e ricarteggiature, ho dato una mano di primer della Tamiya. Nuovamente stuccature di correzione e carteggia ture….sembrava la storia infinita…!!!
Alla fine sono riuscito a giungere al giorno della colorazione vera e propria. Per questo modello ho scelto una colorazione a due tonalità (verde medio e nero) nella parte superiore ed il classico azzurro cielo nella parte inferiore dell’aereo.
Al termine di tutto, ho dato una bella mano di trasparente lucido della Gunze per la posa delle decal. Le decal sono molto molto limitate, nel senso che si può riprodurre solo un aereo e per giunta senza nessun numero individuale.
Solitamente i velivoli russi portavano un numero individuale in coda od in fusoliera (non sempre), e per tale motivo ho deciso di affidarmi ad un disegno trovato in internet di un “4 bianco” della Flotta del Baltico” (se non sbaglio, visto che a causa del solito virus ho perso le foto anche di quello e non riesco più a reperirlo). Comunque con una mascherina ho riprodotto il “4 bianco”, e quindi nuova mano di lucido Gunze per sigillare il tutto. Sono passato all’invecchiamento con lavaggi ad olio e spruzzatine di Smoke (sempre Gunze precisamente H95) sulla zona motori.
Sono quindi passato alla posa dei piccoli pezzi come il serbatoio centrale (dietro al siluro) attacchi per il siluro, antenne, cappottina anteriore del muso vetrato, quella superiore del posto difensivo ecc….
Quindi Gunze opaco per sigillare il tutto.
Buon Modellismo a tutti.....!
1^ Mostra Concorso "Città di Mira"
27 e 28 ottobre 2012
BEST OF SHOW
Serie di navi in legno fine '800 - inizio '900 di MUCCI FRANCESCO - Old Crow Team
Foke Wulf Fw.200 Condor di BOTTAZZO GRAZIANO - GMPAT
Northrop N-3PB di BIANCHI MATTEO – Club Modellisti Varedo
McDD AV-8B Harrier II Plus di CARAMANICO MARCO - Club Modellismo Santerno-Imola
Heinkel He.177A-5 Greif di ZINATO LUCIO – GMPAT
Skoda D1 di ULIVI MASSIMO - Modellisti Aretini
Grumman F6F-6 Hellcat di BARLOTTI ANDREA – Club Modellismo Santerno-Imola
Fiat G.55 Centauro di PARON FERDINANDO – GAMS Udine
Sukhoi Su-25K di RUSSO SERGIO – Old Crow Team
Airco DH.2 di SCHIAVON LORENZO - GMPAT
Curtiss Hawk di DAL ZIO ROBERTO – CIM Badia Polesine
Hawker Tempest di MORO DENIS – GM San Daniele
Macchi MC.202 Folgore di ZAGHETTO STEFANO – GMPAT
Fokker D VII - Carl Degelw di COLAIANNI ROBERTO – GAMS Udine
Serie di Lockheed F-104 Stafighter di MAININI SILVANO – Old Crow Team
Republic F-105F Thunderchief di CAPRIOLI IVANO – Asso di Picche
Nieuport 28C-1 di RIGHINI ADRIANO – GM San Daniele
Reggiane Re.2002 di ULIVI MASSIMO - Modellisti Aretini
Aerospatiale SE-33130 Alouette II di SCHIAVON LORENZO - GMPAT
Jagdpanzer IV - S.Giovanni V.no luglio 1944 di FIANI GIANNI – Modellisti Aretini
Male IV di FORABOSCO FABRIZIO – GM San Daniele
Challenger 1 MKZ "Sabyka" di Ceschiat Andrea – Asso di Picche
Dodge WC51 di Giuliano Domenico – GMPAT
Opel Blitz "Jurassic Truck" di ZAGHETTO STEFANO - GMPAT
Staghound Mk.I di CARAMANICO MARCO – Club modellismo Santerno-Imola
LVPT 51 di TOSO ROBERTO – Modellisti Aretini
T34/85 Model 1943 - Zavod 112 di FARINA PIERANTONIO – Asso di Picche
Dodge Ambulanza di FORABOSCO FABRIZIO – GM San Daniele
VCR Lynx di VIGNOCCHI ALDO – Asso di Picche
Welcome to the Jungle di ZULIAN DAVIDE – GMPAT
Semovente 75/18 di MENEGAZZO LORENZO – GMPAT
Autoblinda AB-41 di PANZARSA MICHELE – GMPAT
M14/41 fuori uso di VANDELLI ALESSANDRO – Asso di Picche
Ferrari 126 C2 di PASTORELLO PAOLO EGIDIO – PanzerGruppe Venezia
Bentley 1930 di CALLEGARI FRANCO – GMPAT
Mercedes CLK di GALASSINI MASSIMO – Modellisti Aretini
Jawa 500 Speedway di BESENZON GIANNI – GMPAT
Mercedes CLKR “24 ore Le Mans” di CASSANDRO LUCA - GMPAT
Lancia 037 di MARTINIS DANIELE – AMB Brescia
Ape Car di GAMBETTI GABRIELE – Club Modellisti Varedo
Alfa Romeo P3 T. Nuvolari di CALLEGARI FRANCO - GMPAT
Emdem di MUCCI FRANCESCO – Old Crow Team
Amerigo Vespucci di CITON ROBERTO – Privato
San Felipe di CARPI VALERIA – Privato
Galeazza Veneta di VERONESE LOREDANO – GMPAT
U-Boot 82 di COLAIANNI ROBERTO – GAMS Udine
Elco 80 di CALLEGARI FRANCO - GMPAT
HMS Wood di GARGANO DINO – 4 Vele
Soleil Royal di PADOAN MICHELE – Privato
American’s Cup di PENACCHIO GIORGIO - Privato
Cavaliere Strozzi di FANTONI FABRIZIO – Modellisti Aretini
Ribellione Blackyre di FELTRIN FABIO – Old Crow Team
Souvenirs- Francia 1918 di RUZZA MAURIZIO – 4 Vele
Ala Triste – “El Capitan” di BENETELLO STEFANO – 4 Vele
Acri 1291 di GIORA GIANLUCA - GMPAT
Mamelucco – Chef d’Escadron di MENEGAZZO LORENZO - GMPAT
Il Sicario di MAZZINI PAOLO – Club Modellismo Santerno-Imola
Vita da nani di MOLINARI ANDREA – GM San Daniele
Baneblade di SORMANNI VLADIMIRO - Club Modellismo Santerno-Imola
Al-Hassarrun – Assassin di TREVISIOL CESARE – Old Crow Team
Mazinkaiser Version di FELTRIN FABIO – Old Crow Team
Ithanoir di MAZZINI PAOLO - Club Modellismo Santerno-Imola
El Diablo di SANTIMARIA DIEGO – 4 Vele
6^ PanzerDivision di COLAIANNI ROBERTO & FEREGOTTO ITALO – GAMS Udine
Il Bottino di MARINI FABIO – AMB Brescia
Ortigara 1917 di MOLINARI ANDREA – GM San Daniele
La Borsa Nera di ZULIAN DAVIDE – GMPAT
L’agguato di MARINI FABIO – AMB Brescia
CIMAROSTI VERONICA
CIRLAN VLAD
COLAIANNI CRISTIAN
DAL MAS LORENZO
DEPPIERI ALESSANDRO
FABBRI IACOPO
FORCELLATO FRANCESCO
GALASSINI GABRIELE
GALLO ALICE
GALLO EMILY
MAXIM JULIAN
MORESCO NICOLO’
PADOAN LORENZO
PAPACCIO ELENA
PAPACCIO FILIPPO
PAPACCIO GIACOMO
PAVANETTO ISABEL & SOFIA
PENNINO FILIPPO
PIERAZZOLI ARTURO
SCARPA BEATRICE
VELLANTE ALICE
VEZZALI MATTEO
ZAGO FRANCESCO
Republic P- 47D Thunderbolt di MORESCO NICOLO’
Junkers Ju.87 Stuka di COLAIANNI CRISTIAN
Lockheed P-38J-10-LO Lightning - kit Academy - scala 1/72
55th Fighter Squadron del 20th Fighter Group / Inghilterra giugno 1944
Il Lockheed P-38J Lightning ("Fulmine" in inglese) era un caccia pesante bimotore statunitense a largo raggio d'azione, impiegato durante la seconda guerra mondiale dalla RAF e dagli Stati Uniti (AAC/AAF). Alla sua apparizione, nel 1939, era un aereo rivoluzionario, estremamente innovativo, grazie soprattutto alla fusoliera bitrave, ai due motori a V Allison con turbocompressori all’interno delle travi di coda e al carrello d’atterraggio a triciclo anteriore. Il pilota sedeva in un ampio abitacolo con ottima visibilità, ma la cabina di pilotaggio risultava torrida d'estate e gelida ovunque e in qualsiasi stagione ad alta quota. L'aereo era molto stabile grazie ai due motori che, girando in senso contrario, annullavano la tipica tendenza ad imbardare, tipica dei caccia ad elica monomotore. Ma i propulsori Allison erano delicati e scarsamente affidabili.
L'aereo volò alla fine degli anni trenta e un esemplare andò perduto perché in picchiata arrivò a superare gli 840 km/h, andando in un regime di compressibilità da alto numero di Mach per via della sua finezza, tale problema che comportava la perdita di efficacia dei comandi di volo fu riscontrato anche su altri velivoli (ad es. sul P-47). Nel 1939, sorvolò gli Stati Uniti da costa a costa, in appena 7 ore e 2 minuti con due sole soste per il rifornimento, una prestazione che a quei tempi aveva dell’incredibile. Il P-38 fu probabilmente il caccia più silenzioso della storia, dato che gli scarichi erano smorzati dai turbo della General Electric dei due motori Allison, e perdonava molti errori di pilotaggio ma la sua velocità di rollio era troppo bassa perché potesse eccellere come caccia da duelli aerei. Ne vennero prodotti, in totale, 9.942 esemplari. Curiosamente, questo moderno e potente caccia ad elica, divenne l'ultima vittima abbattuta da un biplano da caccia - un Fiat CR.42 - nella storia.
Ottimo kit della Academy, in scala 1/72. All’interno possiamo trovare delle stampate ottimamente rifinite, con particolari ben evidenziati. La scatola fornisce la possibilità di realizzare due soggetti operanti nel teatro europeo. Il primo è un P-38J del 55th FS del 20th FG basato in Inghilterra nel giugno del 1944, il secondo un aereo del 392nd FS del 367th FG, nel corso del 1945.
Io andrò a realizzare il primo soggetto, un P-38J-10-LO Lightning (s/n 42-67916) pilotato dal Lt. Richard O. Loehnert, con livrea in Olive Drab (verde oliva) con le classiche fasce bianche/nere dello sbarco in Normandia.
Partendo dal posto di pilotaggio, devo dire che il tutto è molto ben definito, con due paratie laterali particolareggiate. Mi sono limitato ad aggiungere una paio di cavi di rame posteriormente al sedile dove ci sono gli apparati radio e le cinture nel seggiolino della Eduard precolorate e dedicate ai velivoli dell’USAAF. Gli interni sono comunque stati colorati in Interior Green Gunze (H58), e poi fatto un leggero lavaggio con olio “terra d’ombra bruciato”. Quindi un leggero drybrush sempre in “Interior Green” per risaltare le parti.
Poi sono passato ai vani carrelli, dove anche in questo caso vano aggiunti alcuni cavi all’interno, ma nel complesso sono abbastanza buoni anche da scatola. Gli interni dei carrelli sempre in “Interior Green” Gunze (H58) con lo stesso procedimento di lavaggio ad olio e drybrush.
Alla fine montiamo il tutto (fusoliera, ali e tronconi delle fusoliere). Dopo le dovute stuccature sono passato alla realizzazione delle “Invasion Streep”, le caratteristiche strisce bianco/nere colorate sui velivoli impiegati nel teatro della Francia del nord durante le fasi iniziali del.o sbarco in Normandia (giugno 1944). Per primo ho dato un bianco di fondo Gunze (H11) su ali e fusoliere, quindi con nastro Tamiya sono passato alla realizzazione delle mascherature. Le strisce sono di 9 mm, e quindi sono passato al nero Gunze (H12). La parte anteriore dei motori (con le ogive), invece, dopo il bianco di base hanno ricevuto un giallo Gunze (H329), caratteristico del velivolo in questione.
Al termine di questi passaggi ho praticamente mascherato tutto (Invasion Streep e il giallo dei motori) e sono passato alla parte posteriore.
Ho dato una prima mano di Neutral Gray della Gunze (H53), dopo di che schiarendo un po’ con un grigio più chiaro, do dato alcune passate per evidenziare le pannellature sotto.
Mascherato il tutto, sono passato alla parte superiore del velivolo. In questo caso ho usato un Olive Drab, sempre rigorosamente Gunze (H304), schiarito poi con un verde più chiaro (Gunze H312) per evidenziarne le pannellature interne.
Al termine di tutto ciò via tutto…..mascherature, nastro Tamiya e tutto quello che c’era sopra il velivolo. Il risultato sembra buono, anche se vanno fatte alcune correzioni sulle “invasion streep” e sul giallo dei motori, oltre a qualche ritocco qua e la con grigio e verde.
Passiamo al vano carrelli. Le gambe del carrello vanno dotate di cavetto per i freni e quindi rifinite. Gli interni del vano carrelli ricevono qualche cavo qua e la per le tubazioni idrauliche.
Via alla posa delle decal. Un foglio deal fornito dalla Academy molto ben dettagliato e fornito anche di diversi stencil. Sono molto fini e quindi dopo una passata di lucido e poi con l’opaco alla fine la resa dovrebbe essere ottima. Dopo le decal, come al solito una velatura di lucido Gunze.
Poi si passa all’invecchiamento. Le sporcature le effettuo con i gessetti, mentre le pannellature le ripasso con colori ad olio “Bruno di Van Dyck” molto diluito. Per i fumi degli scarichi ho usato prima i gessetti e poi uno Smoke Grey della Gunze (H95).
Alla fine per chiudere il tutto uso l’opaco della Gunze ed il modello è quasi praticamente terminato. Ultime rifiniture…..tettuccio aperto, fili delle antenne, vetrini per le luci di posizione in fusoliera, mitragliatrici sul muso, antenne ed il gioco è fatto.
Buon Modellismo a Tutti
Carro Medio M13-40 - kit Zvezda - scala 1/35
Divisione Ariete - Africa Settentrionale estate 1942
L'M13/40 è stato un carro armato medio italiano durante la seconda guerra mondiale, il maggiormente prodotto (710 esemplari) ed utilizzato dal Regio Esercito assieme alle versioni successive M14/41 e M15/42. L'M13/40 è stato anche il primo blindato italiano a rappresentare una media minaccia contro i carri avversari, operando soprattutto contro i britannici sul fronte dell'Africa settentrionale.
foto postata a scopo di discussione modellistica
La progettazione iniziò da parte della Fiat-Ansaldo nel 1937 e l'anno seguente venne realizzato il primo prototipo. Basato sul precedente carro medio M11/39, ne differiva in molti aspetti, tra i quali i più vistosi erano il tipo e la disposizione dell'armamento.
Nel nuovo mezzo la dotazione offensiva primaria, un cannone da 47 mm L/32, era montata in una torretta girevole a forma di ferro di cavallo e non in casamatta, soluzione quest'ultima che nel suo predecessore riduceva notevolmente l'efficacia dell'arma. Come armamento secondario disponeva di 4 mitragliatrici da 8 mm: una coassiale al cannone, due in casamatta ed una opzionale con funzione antiaerea, istallabile su un apposito supporto alla sommità della torretta. Una simile arma, assai interessante per un progetto di inizio guerra, rappresentava uno dei primi tentativi di fornire ai carri armati una propria difesa contro attacchi aerei a bassa quota; accorgimenti di questo tipo, sebbene pare fossero provvisori, erano già stati utilizzati sui T-26 repubblicani impiegati nella guerra civile spagnola.
Nel dicembre del 1939 tutta la produzione italiana di carri medi venne concentrata sull'M13-40 chiudendo la linea di assemblaggio degli M11/39, rivelatisi piuttosto fallimentari.
Nel 1941 venne realizzata una nuova versione dotata di un più potente e affidabile motore, uno dei punti deboli del veicolo; denominata M14/41, ne venne ricavato il semovente 75/18, che a dispetto del nome fu intensamente impiegato come cacciacarri. Tale veicolo è considerato come il miglior corazzato italiano impiegato durante la seconda guerra mondiale.
Venne anche realizzato un prototipo sperimentale per trasporto aereo utilizzando un aeroplano Caproni CA 180 che avrebbe dovuto trasportare il carro agganciato sotto la fusoliera.
Recensione modello
Dopo tanto tempo che ci giro attorno, finalmente ho deciso di provare a realizzare un carro in scala 1/35. Questa per me è la prima volta, quindi sicuramente non sarò esente dai classici errori da principiante, ma nel complesso spero di riuscire a dare un senso computo al modello.
Ho scelto come prima volta un carro italiano medio, lo M 13/40 della Zvezda (stessa stampata di Italeri), da ambientare in Libia nel corso del 1942.
Essendo la prima volta ho studiato attentamente il foglio di istruzioni, e come uno scolaretto sono andato a montare i vari pezzi uno ad uno guardando attentamente le istruzioni e i numeri sulla stampata. Come inizio mi sembra ottimo, anche se devo dire che prima del montaggio ho voluto dare una mano di color sabbia a tutte le parti da montare. Questo dovuto dal fatto che non sapendo quello che rimane visibile o meno, ho appunto optato per una arografata generale con il sabbia della Lifecolor (UA 117). Montato tutto il treno di rotolamento e la parte superiore del caro devo dire che il tutto risulta molto fluido e semplice…pensavo più complicato…
Poi ho dato uno sguardo ai cingoli inseriti nella scatola, e devo dire che mi lasciano perplesso…voglio vedere alla Friul Model cosa propongono in merito al M 13/40. Trovato i cingoli Friul Model dedicati al carro M13-40, posso proseguire con il montaggio.
Montato la maggior parte del carro, ho dato una mano di fondo in marrone “cioccolato” della Humbrol (MATT 88) e quindi sono passato alla colorazione con un sabbia della Tamiya XF-60, insistendo maggiormente sulle pannellature interne. Al termine ho applicato le decal, ed ho compiuto un lavaggio con il “Bruno di Van Dyck”. Asciugato il tutto ho ripassato nuovamente con il Tamiya XF-60 all’interno delle pannellature, e sono passato ad una serie di “lavaggi” ad olio su tutto il carro localizzando a zone ben specifiche il colore desiderato.
Ho ripreso in ultima tutta la bullonatura del carro una ad una, prima con un lavaggio ad olio in “Bruno di Van Dyck” e poi con un acrilico color sabbia molto chiaro….bullone per bullone. Difficoltà l’ho riscontrata sui cingoli…..non riuscivo a trovare il colore esatto e qui è stata fondamentale la consulenza degli amici carristi del Club. Alla fine spero che il tutto renda onore a questo carro….per ultima una passatina con i pigmenti della MIG con un “Gulf War Sand” (P037). Anche questi sono stati una novità per me, e devo dire che sono ottimi, soprattutto nel caso vorrò (un giorno) cimentarmi su un carro infangato…..
Il figurino proviene dalla MiniArt, il quale dopo una colorazione di fondo con del sabbia acrilico, ho dato diversi lavaggi con tonalità diverse di marroni e sabbia…..
Buon Modellismo a tutti.....
Reparto Volo Scuola di Cagliari-Elmas - Aviazione Militare Italiana
Questo kit della turca PM Model, altro non è che una ristampa del vecchio modello della Pioneer 2, con nuove decal. Quindi il kit offre pregi e difetti del suo predecessore. Nel complesso è un buon kit di base, il quale deve ricevere alcune migliorie. Il kit è completamente sprovvisto dei tubi di scarico, da rifare con dello sprue forato, i carrelli devono essere migliorati, mentre tutta la parte della finestratura anteriore non combacia bene con la fusoliera lasciando grosse fessure da riprendere con dello stucco.
Il velivolo che vorrei produrre, è un C-45 Expediter dell’Aviazione Militare Italiana, chiamato dai nostri piloti “Bici”. Precisamente il velivolo sarà un aereo del Reparto Volo Scuola di Cagliari-Elmas (MM 61734).
Iniziamo dal posto di pilotaggio, il quale deve essere dettagliato in quanto mancante di quasi tutto. Si deve rifare il pannello comandi, aggiungere le cinghie ai sedili, strumentazioni ecc., anche se poi una volta chiuso il tutto non si vede un granché. Ho voluto poi riprodurre i sedili interni al velivolo e realizzarlo con il portello della cabina passeggeri aperto. Quindi ho tagliato il pannello di accesso al velivolo per riporlo poi aperto in un secondo momento. I motori del velivolo sono stati dettagliati con del filo di rame, ed ho realizzato i gas di scarico. Una volta assemblato il tutto, il velivolo richiede diverse stuccature in tutti i punti di giuntura e in alcuni casi anche sulla fusoliera a causa di fastidiosi ritiri della plastica durante lo stampaggio.
I carrelli d’atterraggio sono stati dettagliati con del filo di rame che ne riproducono il tubicino per l’olio dei freni con l’aggiunta di un paio di fascettine in carta di alluminio.
Il velivolo va intermante colorato in alluminio. Qui ho usato i colori della Alclad, con una base di Grey Primer e poi sopra del Aluminium ALC-101.
Dopo diverse mani di Alclad sono passato a colorare di “Medium Blue” della Italeri le parti finali delle ali, i piani di coda, il muso del velivolo e le ogive dei motori. In oltre con un nero opaco Gunze (H12) ho colorato le parte interne delle cofanature motore e il muso del velivolo per l’antiriflesso. Le parti blu poi le ho protette con del lucido trasparente Gunze (H30), per evitare fastidiose “scrostature” nel maneggio del velivolo.
Alla fine ho posizionato i carrelli, antenne superiori, porta di accesso al velivolo e altri piccoli dettagli.
Sono passato alle decal. Come detto precedentemente ho deciso di fare un velivolo dell’AMI, ricavando le decal appunto da fogli della Tauro model (art 72/547) con coccarde italiane recuperate dal foglio dedicato ad F-104 italiani sempre della Tauro (art 72/572).
Poi alla fine ho dato un leggera velatura di Gunze H30 (lucido) sulle decal per eliminare eventuali riflessi dalle decal rispetto al velivolo.
Buon Modellismo a Tutti
Cima
Saab J-35OE Draken dell'Aviazione Austriaca
1^ Staffel di base a Graz-Thalerhof negli anni '90
Partiamo dalla scatola di montaggio della Revell in scala 1/72. La scatola si presenta con all’interno delle stampate in plastica bianca con pannellature in negativo. Come dettaglio è abbastanza sufficiente, e tutto sommato anche il cockpit non è male.
Le decal danno la possibilità di realizzare tre versioni del J-35J Draken, una svedese e due austriache (una delle quali in livrea commemorativa). Io ho deciso di fare la versione austriaca normale (non commemorativa). Questi aerei impiegati dall’Austria sono privi dei missili aria-aria (per effetto ancora delle sanzioni post II^ GM, quindi mancano del puntatore posto sotto il muso del velivolo.
Per il posto di pilotaggio ho voluto affidarmi al kit in resina della Pavla, soprattutto per avere delle console laterali ed un seggiolino più dettagliato. Il kit Pavla serve per la conversione al J-35E (da ricognizione fotografica), quindi elimineremo il muso con le fotocamere e la parte superiore del quadro strumenti.
L’interno dell’aereo è vuoto e quindi attraverso le prese d’aria si potrebbe intravvedere il “vuoto”. A tal proposito con del plasticar molto sottile ho simulato alla meno peggio l’interno delle prese d’aria del velivolo. Poi sono passato ai flap ed aerofreni delle ali che realizzerò leggermente inclinati verso il basso. Ho dettagliato gli interni dei vani carrelli ricostruendo l’interno con del foglio di rame e aggiungendo i cavi all’interno degli stessi. Prima della chiusura della fusoliera ho leggermente appesantito la parte dietro il sedile e idem con un piccolo peso anche sul muso del velivolo. Gli interni del cockpit li ho realizzati in interior green “H58” della Gunze. Le console e sedile sono stati realizzati in un grigio scuro sempre Gunze (H32 tendente ad una cromatura un po’ violacea per dare risalto agli interni). Poi sono passato al dettaglio dei strumenti, cloche e sedile.
Dopo gli interni mi sono dedicato ad un leggero dettaglio dei vani carrelli, con l’inserimento di due piccoli fogli di rame nei pozzetti dei carrelli alari. Gli interni poi sono stati colorati con argento Humbrol e poi messi in risalto con del gun metal sempre Humbrol. Stessa colorazione per il vano carrello anteriore.
Sono poi passato alla colorazione vera e propria del velivolo in tre tonalità di grigio, tutti acrilici Gunze. La parte sotto con lo H338. Per evidenziare le pannellature poi ho usato una piccola goccia di grigio scuro H331, e quindi ho ripassato ad aerografo le pannellature. La pare sopra ho dato una mano di “light aircraft gray” H332 (per il grigio medio) e un dark seagray H331 (per il grigio scuro).. poi sono passato ad evidenziare le pannellature schiarendo i due colori sopra con il grigio chiaro H338. Ho dato una mano di lucido Humbrol.
Tutte le pannellature poi sono state riprese con del nero molto diluito a pennello facendo scorrere il colore lungo le pannellature stesse e rimuovendo immediatamente (ripassando più volte dove serve). Quindi sono passato alle decal. Qui il foglio decal della Revell è molto fornito come stensil e ci vuole una buona dose di pazienza e tempo per inserirli tutti. Ci sono decal anche per il vetro trasparente del cockpit.
Al termine di tutto sono poi passato a incollare le ruote, serbatoi ausiliari, generatore sotto il ventre del velivolo ecc….
Quindi alcune sporcature ed invecchiamento e una mano di opaco per sigillare il tutto.
Avia S.199 Mezek - kit KP - scala 1/72
Avia S.199 del 101° Squadron della Heyl Ha'Avir nel 1948
Storia
L'Avia S-199 fu un aereo da caccia monoposto, costruito dall'azienda cecoslovacca Avia, parte delle industrie pesanti Škoda (Avia, akciová společnost pro průmysl letecký Škoda), dopo la seconda guerra mondiale.
Fu il primo caccia utilizzato dalla Heyl Ha'Avir, l'aviazione militare israeliana, durante il conflitto del 1948. Realizzato grazie ai progetti ed ai componenti del Messerschmitt Bf 109 serie G, prodotto in Cecoslovacchia durante l'occupazione tedesca, differiva dal modello originale principalmente per l'adozione di un diverso propulsore, ovvero uno Junkers Jumo 211F 12. Non fu un caccia molto popolare tra i suoi piloti, a causa dei numerosi problemi tecnici che lo affliggevano.
Fu soprannominato Mezek ("mulo") dai piloti cecoslovacchi, proprio perché era un ibrido tra il Messerschmitt ed il motore Jumo, mentre in Israele era ufficialmente noto come il Sakeen (coltello). Tuttavia, il nome più spesso utilizzato fu semplicemente Messerschmitt o Messer (che in tedesco e yiddish significa anche "coltello").
L'Avia-199 prestò servizio sia nelle file della Československé Vojenské Letectvo (l'aeronautica militare cecoslovacca disciolta nel 1993), che in quelle della Heyl Ha'Avir (le forze aeree israeliane) con cui ebbe il battesimo del fuoco. Dalla Cecoslovacchia furono acquistati ed inviati in Israele venticinque velivoli. Di questi solo due non arrivarono a destinazione.
Sullo stato europeo vigeva un embargo sulle esportazioni di armi, per cui le trattative con gli agenti dell'Agenzia Ebraica, avvennero in maniera del tutto segreta. I primi esemplari arrivarono il 20 maggio 1948, sei giorni dopo la dichiarazione di Indipendenza di Israele e cinque giorni dopo l'inizio della guerra da parte dell'Egitto. Una volta assemblati furono inviati a combattere per la prima volta il 29 maggio, attaccando l'esercito egiziano tra Ashdod e il ponte nei pressi di Ad Halom, a sud di Tel Aviv.
Recensione
Vecchio kit della cecoslovacca KP Models, quindi parliamo di una stampata degli anni ’60 (circa 40/45 anni di attesa per essere assemblato). L’età si vede tutta, stampata molto vecchia in positivo, dettaglio ridotto al minimo (non che molte ditte attuali si sprechino), decal praticamente da buttare dato che non sono ingiallite, sono addirittura “imbrunite”….!!!
Ho guardato il kit e lo ho riposto diverse volte, ma un giorno ho pensato bene di sfidare la “forza di gravità” e mi sono deciso di provare a far uscire qualche cosa di decente da questo modello. La mia intenzione è quella di riprodurre un S-199 della israeliana HHA, con i quali ha iniziato ad effettuare i primi combattimenti aerei contro le forze arabe vicine, ottenendo anche qualche risultato positivo, seppur fosse un velivolo molto difficile nel pilotaggio.
Apriamo le danze con la consueta “ricostruzione” dell’abitacolo. Qui manca praticamente tutto….quindi diamo un po’ di forma all’abitacolo con la colorazione di strumentazioni e la creazione di qualche pannello strumenti e cinghie del seggiolino. L’unione delle due semifusoliere è al quanto drammatica, dato che la plastica è un po’ deformata e devo darci dentro di colla e stucco per farla combaciare. Idem per le ali, con buone dosi di cartavetrata, colla e stucco….
Alla fine riusciamo a dare una forma per lo meno corretta dell’aero. Passo poi all’assemblaggio dei piani di coda e ai cannoncini alari…. A parte che non entrano nelle loro sedi predisposte, sono entrambi sbagliati nella forma…. Poco male.
Passiamo alla colorazione del modello. Coloro di bianco una fascia bianca in fusoliera e il piano di coda verticale. Poi mascherando, creo all’interno una fascia più piccola che vado a colorare con un blu acrilico Italeri (4307AP) scurito con del nero, per raggiungere la tonalità di blu della “Stella di David” israeliana, In coda invece con mascherature ricreo le fasce che poi andrò a colorare di rosso (con Gunze H3). In tutto sono sei fasce rosse e sei fasce bianche (nel piano di coda verticale del velivolo). Con il rosso dela Gunze coloro anche l’ogiva del motore.
Tutto il velivolo poi viene colorato con un Model Master acrilico RLM02. Dopo un paio di mani di RLM02 passo un paio di mani di trasparente lucido Tamiya X-22 e passo alla posa delle decal. Le decal provengono da un foglio dedicato ai velivoli israeliani Super Scale International. Qui sono presenti le decal di tutti i caccia israeliani e logicamente mancano solo quelle del Avia S-199. Mischiando un po’ le carte e recuperando decal nella mia personale banca del “reciclo” sono riuscito a trovare le decal giuste per realizzare il soggetto in questione.
Nota dolente il tettuccio. Qui viene fornito completamente chiuso, ma non si adattava al velivolo. Sono costretto a segarlo e dopo molte “maledizioni” sono riuscito a staccare i pezzi e a ricreare il tettuccio aperto. Dalle foto in mio possesso il tettuccio si apre lateralmente, mentre in altri kit lo indicano in apertura a scorrimento. L’esatto è la classica apertura laterale come tutti i Messerschmitt Bf.109.
Alla fine un lavoro accettabile, anche se il kit della KP (ai giorni nostri) è purtroppo da cestinare….!!!!
Reggiane Re.2000 - kit Italeri - scala 1/72
Reggiane Re.2000 della Sezione Sperimentale della 74^ Squadriglia/23° Gruppo CT
A prima vista questo kit di Italeri si presenta molto bello. Finalmente un velivolo italiano fatto come si deve. La cabina di pilotaggio è molto ben dettagliata, forse si potrebbe aggiungere qualche cavo, ma anche così si presenta molto ben dettagliata.
Gli interni del velivolo li ho fatti con un Iterior Green della Tamiya (XF-71), poi un lavaggio con i nuovi colori Italeri (nero + bruno rosso) molto molto diluiti, e quindi drybrush con l’Iterior Green della Gunze (H312).
Quindi ho colorato il cruscotto e le pareti della fusoliera. In verde interni ho colorato anche gli aerofreni che farò aperti.
Il montaggio del velivolo risulta molto buono, poche sbavature e gli incastri sono perfetti, riducendo al minimo le stuccature. Ho dato sulla cofanatura del motore e in fusoliera in corrispondenza della fascia, il bianco H11 della Gunze, poi ho mascherato il tutto e sono passato alla parte sotto del velivolo. Qui ho usato un grigio azzurro chiaro 1 della Puravest, diluito 50/50 con il suo diluente specifico. Era la prima volta che lo usavo e devo dire che come prodotto mi sembra buono, anche se dopo un po’ tende ad “inceppare” l’aerografo... bisogna stare attenti alle diluizioni.
Ho deciso di fare il nostro Reggiane con una mimetica a due tonalità di verde, aereo assegnato alla Sezione Sperimentale caccia del 23° Gruppo (nello specifico della 74^ Squadriglia). Il Reggiane in questione è quello della “Serie1” con tettuccio totalmente trasparente anche dietro.
Ho iniziato con una mano di verde oliva scuro 2 con H65 della Gunze per poi passare a fare le chiazze con il verde mimetico 3 con il Gunze H303.
Al termine di tutto ho dato una mano di Humbrol satinato trasparente per passare quindi ad evidenziare le pannellature. Quindi sono passato alle decal, e devo dire che quelle fornite dalla Italeri sono di buona fattura, anche se si riscontrano alcuni errori sui fasci alari (quelli senza cerchio di bordatura), tutti orientati verso destra. Ho posto i fasci senza bordatura anche nella parte sottostante, dato che in base alle mie ricerche sembra fossero senza bordatura anche quelli. La croce in coda è stata spruzzata con il bianco H11 della Gunze e quindi applicato lo stemma sabaudo.
Al termine della posa delle decal ho dato una leggera invecchiata la velivolo, non eccessiva e priva di scrostature, dato che il velivolo ha operato solo per pochi mesi al reparto e ed oltretutto nuovo di fabbrica.
Ottime anche le ruote di atterraggio del velivolo fatte con una leggera bombatura a simulare il peso del velivolo. Devo dire che ho avuto una piccola svista, dimenticandomi di chiudere le tre piccole prese d’aria presenti nei lati della carlinga dietro alla NACA, assenti nella “Serie 1” dell’Ariete.
Nel complesso un kit piacevole da montare e di ottima fattura, che con piccoli accorgimenti non ha nulla da invidiare a kit di altre ditte.
Buon Modellismo a Tutti
Cima
Macchi MC.202 Folgore dell'Aviazione Nazionale Repubblicana - kit Hasegawa - scala 1/48
Bel kit della Hasegawa in 1/48. Le stampate sono molto ben dettagliate e di facile lavorazione. Ho deciso riprodurre un Macchi MC.202 Folgore in seno all’ANR (Aviazione Nazionale Repubblicana) della RSI, con la classica livrea in Nocciola Chiaro 4 con amebe in Verde Oliva Scuro 2.
Come sempre partiamo dal posto di pilotaggio, molto bello e dettagliato. Anche in questo caso come in altri velivoli della Regia Aeronautica in 1/48 ho deciso di attenermi alla scatola senza apportare modifiche alcune. Anche senza aggiunte devo dire che il posto di pilotaggio è molto ben dettagliato..unica cosa che ho riprodotto sono le cinghie di sicurezza del pilota. Ho usato un fondo in verde anticorrosione (Gunze H312), rifinendo gli interni con diversi colori acrilici di tutte le marche immaginabili (LifeColor, Italeri, Valejo e Tamiya), non che con un bel lavaggio ad olio in “Bruno di Van Dyck” e un drybrush nelle varie tonalità.
Anche la parte del vano carrelli è molto bella e basterebbe proprio poco lavoro per rendere il tutto ancor più di effetto…ma come detto precedentemente mi atterrò alla costruzione del modello da scatola. La chiusura della fusoliera avviene in modo corretto e combacia alla perfezione. Solo con alcuni ritocchi qua e la con stucco Tamiya rende il tutto più omogeneo. Devo dire però che gli incastri sono perfetti…!!!
Assemblato fusoliera ed ali,sono passato alla colorazione. Sotto in Grigio Mometico da realizzarsi con Gunze H317. Poi sono passato a mascherare le parti inferiori ed ho praticato sul velivolo il classico Nocciola Chiaro 4 (Gunze H310) e poi una volta asciutto con il Verde Oliva Scuro 2 (Gunze H65) sono passato a fare le chiazze irregolari o “amebe” come viene chiamato in gergo. Personalmente pensavo che le “amebe” (prima volta che le faccio) fossero molto più semplici nel riprodurle, ma ho dovuto tribulare non poco per dare un senso a queste chiazze. In alcuni punti le ho rifatte per ben sei volte..!!!!!
Terminato il tutto ho dato un paio di mani di trasparente lucido Tamiya X-22 e sono passato alla posa delle decal.
Per le decal ho usato quelle dedicate all’Aviazione Nazionale Repubblicana, e non avendo dei riferimenti certi, ho dovuto usare delle decal generiche usando il “2 giallo” stile Luftwaffe (visto che comunque gli aerei erano stati oggetto di attenzioni da parte tedesca (molti furono impiegati con le svastiche per l’addestramento).
Terminato con le decal nuovamente lucido, lavaggio con olio “Bruno di Van Dyck” e alla fine una mano di opaco Gunze H20.
Aeritalia/Lockheed F-104S/ASA Starfighter del 22° Gruppo del 51° Stormo - kit Hasegawa - scala 1/48
Ottimo kit della Hasegawa (il famoso F-104G "Red Baron") per la realizzazione di un F-104S Starfighter dell’Aviazione Militare Italiana. Anche se è un F-104G, si può facilmente modificare in F-104S/ASA da realizzare con la tonalità di grigio standard NATO.
Inizio come al solito dal posto di pilotaggio assemblando da prima il seggiolino eiettabile, scomposto in diversi pezzi. Il montaggio risulta molto semplice e veloce. Passo quindi una volta assemblato il tutto alla colorazione con vari colori acrilici, lavaggi ad olio e drybrush. Stesso dicasi per tutto il cockpit compreso il panello comandi frontale, molto ben dettagliato anche da scatola.
Terminata la fase posto di pilotaggio, sono passato al vano carrelli, montato quello principale ha ricevuto una colorazione argento con il Tamiya X-11. Lo stesso dicasi per le gambe dei carrelli, vano carrello anteriore e altre piccole parti che poi andranno assemblati all’interno degli stessi. Poi sono passato al motore che con colorazione nera e poi con drybrush con argento della Humbrol (n.11), e passate leggere con dello Steel Gunze (H 18).
Al termine ho assemblato il tutto in una fusoliera e quindi ho chiuso il tutto con l’altra metà. Si passa all’assemblaggio ali flap, aerofreni, piani di coda, ricostruzione delle due alette inferiori sotto gli aerofreni di fusoliera, si compiono le opportune mascherature, soprattutto sui vetri del cockpit.
Quindi si passa al grigio mimetico, che io riproduco con un Gunze H306. Non compio il classico preshading, in quanto voglio sperimentare una nuova tecnica….subito il colore, poi lavaggio e quindi nuovamente colore sopra…. Non lo ho mai visto fare da nessuno e quindi provo a vedere che ne esce….
L’esperimento non mi sembra male, dopo il lavaggio con “Bruno di Van Dyck” ho dato una nuova mano leggera di H 306 e poi ho ripreso l’interno delle pennellature con lo stesso colore schiarito con del grigio chiaro Gunze H 51.
Quindi nuovamente un lavaggio mirato dove serviva e quindi lucido della Tamiya X-22. Ho posato le decal e le stencil della Tauro model (rispettivamente n. 48/570 e n. 48/569) . Quindi ho dato l’opaco della Gunze H 30, ho fatto gli ultimi ritocchi, incollato gli ultimi pezzi più piccoli (tubo di pitot, fari d’atterraggio ecc…), e questo è il quanto…..Aeritalia/Lockheed F-104S/ASA Starfighetr del 22° Gruppo del 51° Stormo basato ad Istrana (TV) nel 1996 (MM. 6721).
Questi schemi sono tratti dal CMPR Camouflage (di U. Postiglioni e A. Degl’Innocenti, Colori e Schemi Mimetici Della Regia Aeronautica, II Edizione, CMPR, GAVS sez Roma, GMT, 2a Ristampa, 1997)
Schema A1 bande dal 1936 al 1938: SM.79
Schema A1A a bande 1937: SM.79
Schema A1B schema tipico a bande: CR.32
Schema A2 schema tipico a bande 1936: Ro. 37
Schema A3 bande trasversali di tre colori a bordi sfumati
Aereo: SM.79 - SM.81
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MIMETICA |
FS | GUNZE | LIFECOLOR | HUMBROL | |
| Giallo Mimetico 3 | 33343 | H34 | UA080 | 63 | |
| Verde Mimetico 3 | 34102 | H303 | UA002 | 86 | |
| Marrone Mimetico 53193 | 30140 | H37 | UA085 | 186 | |
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PARTE INFERIORE |
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| Grigio Mimetico | 36231 | H317 | UA033 | 140 |
Schema A3A
Aereo: SM.79 - SM.82
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MIMETICA |
FS | GUNZE | LIFECOLOR | HUMBROL | ![]() |
| Giallo Mimetico 3 | 33343 | H34 | UA080 | 63 | |
| Verde Mimetico 52192 | 34227 | H312 | -- | 120 | |
| Marrone Mimetico 53193 | 30140 | H37 | UA085 | 186 | |
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PARTE INFERIORE |
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| Grigio Mimetico | 36231 | H317 | UA033 | 140 |
Schema A4 bande trasversali di tre colori, di cui uno minoritario, a bordi sfumati.
Aereo: SM.79 - SM.82
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MIMETICA |
FS | GUNZE | LIFECOLOR | HUMBROL | |
| Giallo Mimetico 3 | 33343 | H34 | UA080 | 63 | |
| Verde Mimetico 3 | 34102 | H303 | UA002 | 86 | |
| Marrone Mimetico 53193 | 30140 | H37 | UA085 | 186 | |
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PARTE INFERIORE |
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| Grigio Mimetico | 36231 | H317 | UA033 | 140 |
Schema A5 bande trasversali, estese di tre colori a bordi molto sfumati.
Aereo: CANT Z.1007
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MIMETICA |
FS | GUNZE | LIFECOLOR | HUMBROL | ![]() |
| Giallo Mimetico 3 | 33343 | H34 | UA080 | 63 | |
| Verde Mimetico 53192 | 34227 | H312 | -- | 120 | |
| Marrone Mimetico 53193 | 30140 | H37 | UA805 | 186 | |
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PARTE INFERIORE |
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| Grigio Mimetico | 36231 | H317 | UA033 | 140 |
Schema B1 a grosse chiazze di tre colori dai bordi netti
Aereo: Ba.64 Ba.65
Schema B2 a grosse chiazze di quattro o cinque colori dai bordi netti.
Veicolo: Ba.64 Ba.65
A macchie rade Verdi e Marrone Mimetico su sfondo Giallo Mimetico
Aereo : CR.32, CR.42, G.50, Ro.37 ed SM.79
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MIMETICA |
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Giallo Mimetico 1, 2, 3, 4 Verde Mimetico 2,3, 53192 Marrone Mimertico 2 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Variante detta C1A
Aereo : CR.42
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MIMETICA |
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Giallo Mimetico 1, 3 Verde Mimetico 3, 53192 Marrone Mimertico 1, 2, PARTE INFERIORE Grigio Mimetico o Alluminio |
Variante detta C1B
Aereo : CR.25, G.12 ed SM.82
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MIMETICA |
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Giallo Mimetico 1, 3 Verde Mimetico 3 Marrone Mimertico 1, 2, 53193 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Variante detta C1C
Aereo : MC.200
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MIMETICA |
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Giallo Mimetico 1, 3 Verde Mimetico 3 Marrone Mimertico 1, 2 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Macchie rade Verdi su fondo Giallo Mimetico
Aereo : CR.32, CR.42, BR.20, FN.305, G.50, Ca.310/311, MC.200, MC.202 ed SM.81
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MIMETICA |
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Giallo Mimetico 3, 4 Verde Mimetico 1, 2, 3, 53192 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Variante detta C2A
Aereo : SM.79, SM.81 e Ca.310/311
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MIMETICA |
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Giallo Mimetico 3, 4 Verde Mimetico 1, 2, 3, 53192 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Variante della C2B
Aereo : MC.202
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MIMETICA |
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Giallo Mimetico 3, 4 Verde Mimetico 1, 2, 3, 53192 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Reticolo di macchie rade Verde Mimetico su altro Verde Mimetico
Aereo : CR.42, BR.20, G.50, SM.79, Ba.65 e Ba.88
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Verde Mimetico 53192 Verde Mimetico 2, 3 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Variante detta C3A
Aereo : G.50
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Verde Mimetico 53192 Verde Mimetico 2, 3 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Variante detta C3B
Aereo : SM.79
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Verde Mimetico 53192 Verde Mimetico 3 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Macchie continue Verde Mimetico su sfondo Verde più chiaro
Aereo : MC.200
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Verde Mimetico 53192 Verde Mimetico 2 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Macchie rade Giallo Mimetico su fondo Verde Mimetico
Aereo : Ca.133, Ba.88, SM.79 ed SM.81
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Giallo Mimetico 2, 3 Verde Mimetico 3, 4 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Macchie Verdi su fondo Marrone
Aereo : Ca.133 e Ba.88
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Bruno Mimetico Verde Mimetico 3 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Macchie rade Marrone Mimetico su fondo Verde Mimetico
Aereo : Ba.88
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Verde Mimetico 53192 Bruno Mimetico PARTE INFERIORE Grigio Mimetico o Alluminio |
Macchie rade Giallo e Marrone su fondo Verde Mimetico
Aereo : MC.200 ed MC.202
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Verde Mimetico 2 Giallo Mimetico 4 Bruno Mimetico PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Macchie rade Verde Chiaro e Verde Scuro su fondo Giallo Mimetico
Aereo : SM.79
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Giallo Mimetico 2 Verde Mimetico 2, 3 Verdeo Mimetico 1, 53192 PARTE INFERIORE Grigio Azzurro Chiaro 1 |
Macchie continue Verde e Marrone Mimetico su fondo Giallo Mimetico
Aereo : P.108
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Giallo Mimetico 2, 3 Verde Mimetico 2 Bruno Mimetico o Marrone Mimetico 53193 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Variante detta C10A
Aereo : Z.1007
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Giallo Mimetico 3 Verde Mimetico 3 Bruno Mimetico 53193 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Variante detta C10B
Aereo : Ro.37, SM.79, SM.82 ed SB.84
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Giallo Mimetico 3, 4 Verde Mimetico 3, 53192 Bruno Mimetico 2, 53193 o Bruno Mimetico PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Macchie continue Verde Mimetico su fondo Giallo Mimetico
Aereo : Z.1007
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Giallo Mimetico 3 Verde Mimetico 3 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Variante detta C11A
Aereo : MC.200
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MIMETICA |
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Giallo Mimetico 4 Verde Mimetico 2 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Macchie rade Nocciola su fondo Verde
Aereo : MC.200 ed MC.202
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Verde Oliva Scuro 2 Nocciola Chiaro 4 PARTE INFERIORE Grigio Azzurro Chiaro 1 |
Variante detta D1A
Aereo : G.50, G.55 e CR.42
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Verde Oliva Scuro 2 Nocciola Chiaro 4 PARTE INFERIORE Grigio Azzurro Chiaro 1 |
Variante detta D1B
Aereo : MC.200
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Verde Oliva Scuro 2 Nocciola Chiaro 4 PARTE INFERIORE Grigio Azzurro Chiaro 1 |
Macchie Verde su fondo Nocciola
Aereo : MC.200, MC.202, Ba.65 e Ba.88
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Nocciola Chiaro 4 Verde Oliva Scuro 2 PARTE INFERIORE Grigio Azzurro Chiaro 1 |
Variante detta D2A
Aereo : MC.202
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Giallo Mimetico 3 o Nocciola Chiaro 4 Verde Mimetico 2, 3 o Verde Oliva Scuro 2 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico o Grigio Azzurro Chiaro 1 |
Variante detta D2B
Aereo : MC.202
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Nocciola Chiaro 4 Verde Oliva Scuro 2 PARTE INFERIORE Grigio Azzurro Chiaro 1 |
Anelli irregolari Verdi su fondo Nocciola
Aereo : MC.200, MC.202, MC.205, G.55 e CR.42
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MIMETICA |
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Nocciola Chiaro 4 Verde Oliva Scuro 2 PARTE INFERIORE Grigio Azzurro Chiaro 1 |
Bande Giallo-Verde-Marrone con sopra macchie di colore contrastante
Aereo : SM.81
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Giallo Mimetico 2 Verde Mimetico 1 Marrone Mimetico PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Macchie sfumate di Azzurro su fondo Grigio (non utilizzato/non confermato)
Aereo : SM.84
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MIMETICA |
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Grigio Azzurro Chiaro 1 Azzurro 11 PARTE INFERIORE Grigio Azzurro Chiaro 1 |
Strisce sfumate ad andamento irregolare Verde e Marrone su fondo Giallo
Aereo : CR.32
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MIMETICA |
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Giallo Mimetico 1, 2 Verde Mimetico 3 Marrone Mimetico 2 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Variante dello schema E3 con strisce irregolari
Aereo : CR.32
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MIMETICA |
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Giallo Mimetico 2 Verde Mimetico 3 Marrone Mimetico 2 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Strisce sfumate fitti ed oblicui ad andamento regolare Verde e Marrone Mimetico su fondo Giallo
Aereo : Ca.164
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MIMETICA |
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Giallo Mimetico 3 Verde Mimetico 3 o 53192 Marrone Mimetico 2 o Bruno Mimetico PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Grosse macchie Marrone e Verde Mimetico su fondo Giallo Mimetico
Aereo : SM.75
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MIMETICA |
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Giallo Mimetico 3 Verde Mimetico 2 Marrone Mimetico 53193 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Bande trasversali di due colori sfumati
Aereo : Ca.309
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MIMETICA |
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Giallo Mimetico 3 Verde Mimetico 2 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Macchie rade in Grigio Azzurro Chiaro 1 su fondo Verde Scuro
Aereo : SM.79
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MIMETICA |
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Verde Oliva Scuro 2 Grigio Azzurro Chiaro 1 PARTE INFERIORE Grigio Azzurro Chiaro 1 |
Continentale Uniforme
Aereo : tutti i velivoli della RA dal 1942 al 1943
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MIMETICA |
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Verde Oliva Scuro 2 PARTE INFERIORE Grigio Mimetico |
Continentale Uniforme
Aereo : Idrovolanti
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MIMETICA |
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Grigio Azzurro Scuro 3 PARTE INFERIORE Grigio Azzurro Chiaro 1 |
Uniforme per aerei da addestramento, collegamento. siluranti, caccia imbarcati
Aereo : MC.200, MC.202, SM.79, S.84, Re.2000 e Re.2001
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MIMETICA |
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Grigio Azzurro Chiaro 1 PARTE INFERIORE Grigio Azzurro Chiaro 1 |
Uniforme per caccia e aerei da bombardamento notturni
Aereo : CR.42, Re.2001 e P.108
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MIMETICA |
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Nero Opaco PARTE INFERIORE Nero Opaco |
Uniforme
Aereo : tutti i velivoli da trasporto e ricognizione coloniali ed aerei da addestramento
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MIMETICA |
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Bianco Avorio 5 PARTE INFERIORE Bianco Avorio 5 |
Uniforme
Aereo : tutti gli aerei fino al 1936
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MIMETICA |
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Alluminio PARTE INFERIORE Alluminio |
Uniforme
Aereo : tutti i velivoli sanitari e soccorso
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MIMETICA |
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Bianco Neve 6 PARTE INFERIORE Bianco Neve 6 |
Schema G4
Colorazioni Particolari
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MIMETICA |
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Rosso 8 PARTE INFERIORE Rosso 8 |
Colore FS Gunze LifeColor Humbrol
Bianco Avorio 5 33613 H318 ----------- 148
Bianco Neve 6 37875 H11 LC 01 34
Bruno Mimetico 30227 H310 UA 125 187
Giallo Cromo 7 33655 H4 LC 03 69
Giallo Mimetico 1 33531 H313 LC 03 121
Giallo Mimetico 2 33481 H58 UA 134 81
Giallo Mimetico 3 33434 H34 UA 80 ----
Giallo Mimetico 4 30266 H71 UA 97 94
Grigio Azzurro Chiaro 1 36307 H324 UA 113 141
Grigio Azzurro Scuro 3 36118 H305 UA 22 125
Grigio Mimetico 36231 H317 UA 33 140
Marrone Mimetico 1 30118 H72 UA 16 29
Marrone Mimetico 2 30109 H33 UA 88 180
Marrone Mimetico 53193 30140 H37 UA 85 119
Nocciola Chiaro 4 30219 H310 UA 112 118
Rosso Bandiera 8 31105 H3 LC 06 19
Verde Anticorrosione 34558 ----- ------- 23
Verde Bandiera 9 34062 H6 LC 12 3
Verde Mimetico 1 34258 ----- UA 115 119
Verde Mimetico 2 34092 H302 UA 008 149
Verde Mimetico 3 34102 H303 UA 002 56
Verde Mimetico 53192 34227 H312 UA 85 120
Verde Oliva Scuro 2 34052 H65 UA 111 116
Brevi cenni storici
I velivoli italiani, soprattutto quelli impiegati in territorio metropolitano (in Italia) nel corso degli anni '30 erano standardizzati nell'impiego del color Alluminio, e sulle superfici superiori e sulle superfici inferiori. Con l'impiego dei velivli nell'Aviazione Legionaria in Spagna, gli aerei iniziarono a ricevere una mimetica a chiazze, e nel 1937 viene deciso di impiegare gli stessi colori con chemi più coplessi, creando le famose "mimetiche a reticolo", che troveremo poi nel corso del secondo conflitto mondiale. Quindi i colori della "Serie Mimetica" verranno impiegati nel corso della II^ GM, ma in modo differente da ditta a ditta.
Principalmente i velivoli impiegheranno un colore di base che poteva essere o un Giallo Mimetico o un Verde Mimetico, sui quali poi verranno create delle chiazze di varie forme e proporzioni di colore differente da quello base. A queste macchie, molte volte viene aggiunto un terzo colore che poteva essere un Marrone o un Bruno, anche se non mancavano le eccezzioni come per esempio due tonalità di Verde più un Giallo.
I reticoli poi potevano essere di due tipi, e cioè a macchie continue (solitamente Verde Scuro su Giallo Mimetico - Schema C), oppure a macchie rade (Giallo o Verde Chjiaro su fondo Verde Scuro o comunque con varianti con Bruno o Marrone - Schema D). Comunque tutte queste varianti vanno poi ricecate con fotografie, anche perchè variavano molto da ditta a ditta, da reparto a reparto e anche da aereo ad aereo. Con il proseguire della guerra, gli schemi mimetici si semplificano e si tende ad impiegare solo due colori e ad abandonare le coorazioni a tre tonalità.
Nel 1941 una circolare riforma il sistema di colorazione dei velivoli, soprattutto per cercare di standardizzare l'impiego dei colori. Possiamo comunque fare un'analisi dei colori impiegati dalle case costruttrici più importanti in Italia:
SIAI (o Savoia Marchetti) : Usavano il Verde Mimetico 1, il Giallo Mimetico 3, e Marrone Mimetico 3;
Breda : Giallo Mimetico 3, Verde Mimetico 3 e Bruno Mimetico;
FIAT, CMASA e CANSA : Giallo Mimetico 1, Verde Mimetico 1 e Marrone Mimetico 1;
Caproni e Aeronautica Predappio : Marrone Mimetico 2, Verde Mimmetico 3, Bruno Mimetico, Marrone Mimetico 53193 e Verde Mimetico 53192;
IMAM : Giallo Mimetico 3, Verde Mimetico 3, Marrone Mimetico 2 e Bruno Mimetico;
Macchi : Verde Mimetico 2, Verde Mimetico 53192, Giallo Mimetico 4 e Bruno Mimetico;
Piaggio : Giallo Mimetico 2, Verde Mimetico 2, Marrone Mimetico 2 e Bruno Mimetico;
Reggiane : Giallo Mimetico 3, Giallo Mimetico 4, Verde Mimetico 2, Marrone Mimetico 1 e Marrone Mimetico 2.
Tutti i velivoli poi, nel periodo bellico, recavano la parte inferiore in Grigio Mimetico, anche se molti velivoli all'entrata in guerra dell'Italia portavano ancora le superfici inferiori in Alluminio.
Con la "Riforma del 1941" si cerca di standardizzare gli schemi e colori. Per i colori viene inytrodotto il Nocciola Chiaro 4, il Verde Oliva Scuro 2 e il Grigio Azzurro Chiaro 1.
Gli aerei metropolitani riceveranno tutti una livrea Verde Oliva Scuro, anche se per il teatro africano si prevedono delle macchie in Nociola Chiaro, mentre il Grigio Mimetico delle parti inferiori verrà sostituito dal Grigio Azzurro Chiaro. Comunque nelle ditte viene consigliato prima di esaurire tutti i colori in magazzino, quindi avremmo per tutta la durata del conflitto questa mescolanza di vecchio e nuovo che si protrarrà fino all'Armistizio dell'8 settembre 1943. una variante in "corsa" viene fatta all'inizio del 1942, quando risulta più opportuno per il tatro Africano invertire i colori, dando ai velivoli un fondo Nocciola Chiaro e chiazze in Verde Oliva Scuro. Questo sarà anche conseguenza di interpretazioni diverse tra le ditte, dove troveremo la Fiat con gli ultimi CR.42 e G.50 e i primi aerei G.55 con ampie chiazze circolari di Nocciola Chiaro su fondo Oliva Scuro, mentre la Macchi con i suoi MC.200, MC.202 ed MC.205 creerà delle "amebe" od anelli di gumo in Verde Oliva Scuro su fondo Nocciola Chiaro.
Eurocopter EC.135 - kit Revell - scala 1/72
Servizio di Soccorso austriaco della OAMTC
Dopo tantissimo tempo mi dedicherò alla realizzazione di un elicottero. Andrò a realizzare un EC.135 della Eurocopter, con le insegne della ÖAMTC, una unità sanitaria e di pronto soccorso alpino austriaca.
Il kit è un Revell in scala 1/72, e a prima vista la stampata in plastica gialla, mi fa un po’ pensare. Sono dubbioso per le varie sbavature e in un non correttissimo allineamento delle due fusoliere della cabina del velivolo..
Andiamo con ordine. Inizio dalla cabina di pilotaggio composta da molti pezzettini come cloche, equilibratori ecc… nel cruscotto dovrebbe andare inserito un peso ma lo spazio è molto esiguo e devo deformare i piombi da inserire in questo piccolo spazio, sperando che poi basti come peso per abbassare il muso.
Sono poi passato alla colorazione dell’interno della fusoliera dell’elicottero. Le pareti sono in grigio chiaro, mentre la pavimentazione in un alluminio scuro. I sedili li ho realizzati in azzurro, mentre in arancio la barella posizionata dietro ed internamente la fusoliera. Poi alla chiusura della stessa molti particolari andranno perduti alla vista, come tutto l’apparato radio e motore dietro all’elicottero. Ho posizionato i finestrini laterali, e devo dire che oltre ad essere molto fine e delicate, mi hanno dato parecchi problemi perché non aderivano bene alle pareti. Risolto questo inconveniente e terminati gli interni, ho realizzato il rotore e poi ho assemblato il tutto. Come temevo la fusoliera non combacia molto bene. Un bel giro di nastro da carrozziere per tenere il tutto e poi asciutto il tutto una bella botta di stucco Tamiya un po’ dappertutto. Il troncone di coda si assembla molto velocemente.
Asciutto il tutto e stuccato, ho posizionato il troncone di coda e anche qui fare combaciare tutto perfettamente è un’utopia….altra colla e altro stucco…..
Altro problema si è verificato nel vetro anteriore, il quale non combaciava perfettamente con la fusoliera nella parte superiore. Ho dovuto riempire il vuoto con del Evergreen, posizionare il vetro anteriore e stuccare. Dopo un lavoraccio di carteggia tura, il velivolo è pronto per essere verniciato. Ho usato il giallo Gunze H4 con una goccia di arancio H92 sempre Gunze (in percentuale di 80 e 20 %) . Ho dato un paio di mani di questo colore, ma mi sembrava un po’ troppo “aranciato”. Quindi ho abbassato la percentuale in 95 e 5 % rispettivamente. Ora secondo me il colore è perfetto per riprodurre il velivolo della ÖAMTC. Un paio di mani di questa miscela ed il velivolo è pronto. Ora bisogna creare la bandiera di nazionalità austriaca in coda, colorando il troncone di coda di bianco e poi mascherarlo per dare il rosso. Lungo tutta la parte dei finestrini invece corre una fascia nera. Anche qui da realizzarsi tramite mascheratura.
Al termine ho dato un paio di mani di trasparente lucido Tamiya X-22. Sono passato alla posa delle decal, detto fatto altra mano di lucido e lavaggio con olio “Bruno di Van Dyck”. Quindi sono passato alla posa dei piccoli particolari come maniglie, antenne, tergicristallo e rotore, quindi nuova mano di lucido ed il tutto è finito. Direi un lavoraccio visto il kit Revell che non è perfetto nel suo assemblaggio, soprattutto per quanto riguarda le parti trasparenti, non perfettamente combacianti con il resto del kit.
Buon Modellismo a tutti
Macchi MC.200 Saetta della 90^ Squadriglia del 10° Gruppo Caccia del 4° Stormo CT
Sicilia estate del 1941
Ottimo kit di Italeri in 1/48. La scatola di montaggio al suo interno è corredata anche di un piccolo foglietto di fotoincisioni per la realizzazione del posto di pilotaggio e dei carrelli d’atterraggio.
In questo caso si possono realizzare quattro modelli della Regia Aeronautica, impiegati nei vari teatri operativi di guerra.
Gli interni sono dettagliati ottimamente come un ottimo dettaglio è dato dal vano dei carrelli. Le fotoincisioni riguardano il pannello comandi e le cinture di sicurezza del seggiolino del pilota. L’assemblaggio è molto rapido e senza alcun problema sia del posto di pilotaggio che del vano carrello. Speriamo lo stesso modello venga riprodotto in 1/72, scala alla quale sono molto affezionato.
Sia la fusoliera che le ali combaciano alla perfezione e con un piccolo intervento di stuccatura si ottiene un’ottima fattura.
I flap posteriori sono staccati e quindi possono essere posizionati nel modo più consono. Io in questo caso li ho riprodotti abbassati. Stesso dicasi per gli aerofreni sotto le ali, e anche in questo caso andrò a realizzarli aperti.
Sono passato alla colorazione. Il velivolo che andrò a riprodurre è un Saetta della 90^ Squadriglia del 10° Gruppo (4° Stormo) basato in Sicilia nel corso dell’estate del 1941.
Quindi parto dalla fascia bianca in fusoliera (bianco neve con Gunze H11), poi una volta protetta con nastro Tamiya, sono passato al grigio mimetico con un Gunze H317. Apportato le opportune mascherature sono passato alla parte superiore con un verde mimetico 2, realizzato con un Gunze H302. Poi sono passato alle macchie. Da prima con un giallo mimetico 4 (Gunze H 71) e poi ripassate sopra con un bruno mimetico (Gunze H310), sporcato con un po’ di Gunze H37 per dare la tonalità leggermente più rossiccia al bruno mimetico.
Al termine della livrea un paio di mani di trasparente lucido Tamiya X-22 per poi posizionare ruote, flap di atterraggio e decal. Come decal ho usato quelle della Sky Models.
All’interno del kit era presente un foglietto con fotoincisioni anche per il comparto carrelli d’atterraggio, che danno un tocco realistico agli stessi. Ottima scelta di Italeri.
Al termine del posizionamento decal ho dato un altro paio di mani di trasparente lucido per sigillare bene il tutto e quindi sono passato ad un lavaggio ad olio ben diluito con colore Bruno Van Dyck.
Al termine di questa operazione , un paio di mani di trasparente opaco Gunze H20….ultimi ritocchi con gessetti per scarichi e armi di bordo.
Buon Modellismo a tutti
Fiat CR.42 Falco della 91^ Squadriglia del 10° Gruppo CT del 4° Stormo
El Adem in Libia estate del 1940 - pilota Ten. Enzo Martissa
Ottimo kit di Italeri in 1/48, dedicato al Fiat CR.42 Falco, con la possibilità di realizzare ben 6 soggetti di altrettanti assi della II^ GM, quattro italiani un Ungherese e un belga….ottimo direi.
Il kit si presenta molto bene con un posto di pilotaggio ben dettagliato. Per gli amanti del dettaglio con poche modifiche ne risulta un ottimo posto di pilotaggio. Anche se il pannello comandi può anche andar bene con l’utilizzo delle decal, le cinture del sedile non sono buone e vanno sicuramente rifatte. Io ho deciso di fare questo kit così da scatola, e devo dire che l’unica cosa che andrò a rifare saranno proprio le cinture di sicurezza del pilota.
Anche il motore è ben dettagliato, e anche in questo caso con pochi ritocchi si può ottenere un buon risultato. Volendo si può realizzare il NACA motore aperto per far vedere il motore stesso.
Per l’occasione ho deciso di realizzare un velivolo appartenuto al tenente pilota Enzo Martissa, il quale ha volato con il velivolo “91-6” della 91^ Squadriglia del 10° Gruppo CT del 4° Stormo Caccia, operante in Libia (El Adem – Tobruk) nell’estate del 1940.
Il pilota asso con una vittoria personale e 11 in collaborazione, verrà abbattuto il 24 luglio del 1940. Riuscì a compiere un atterraggio di fortuna, rimanendo ferito, ma fu poi salvato da una pattuglia del Regio Esercito. Rimpatriato e guarito dalle ferite tornerà a volare come istruttore presso la Scuola Caccia di Gorizia.
Tornando al nostro kit, il montaggio di cockpit, fusoliera, motore risultano buone. Alcune difficoltà le ho riscontrate nella chiusura della NACA e nel posizionamento dell’ala superiore, ma comunque tutto si risolve ottimamente con solo lievi stuccature qua e la.
Il motore come dicevo è molto bello, il quale è stato precolorato di nero Gunze e poi dato un dry-brush in alluminio. Le aste delle candele hanno ricevuto una colorazione in sabbia per risaltarle e dare tridimensionalità al tutto.
Sono poi passato alla colorazione del modello. La parte inferiore in grigio mimetico (FS36231) ho usato un Gunze H317. Poi sono passato al giallo mimetico2 (FS33481), per il quale ho provato ad impiegare (per la prima volta) il colore dedicato della Puravest. Anche questo colore essendo una colore “vinilico” i causa alcuni problemi con il mio tipo di aerografo, quindi buono per superfici ma inadatto (a seconda del mio impiego) a fare lavori molto fini come macchie, amebe e quant’altro. Tende infatti a “sporcare” troppo e non a tenere una linea ben definita.
Sono poi passato alla fase più delicata, quella della mimetica vera e propria. Ho deciso di impiegare il tipo di colorazione C1A (a reticolo), con un verde mimetico 3 ed un marrone mimetico 1. Per il verde ho impiegato il Gunze H303, mentre per il marrone ho provato il colore acrilico Italeri “Flat Marrone Mimetico 1”. Per quest’ultimo, avrò sbagliato la diluizione o cosa, ma ho dovuto abbandonare il colore a causa delle “sporcature” che mi produceva. Ho dovuto ripiegare sul Marrone Mimetico 53193 (FS30140) alias Gunze H37, e le cose sono nettamente migliorate.
Al termine della colorazione, le estremità dell’ala superiore (sopra e sotto) sono state colorate in bianco neve con il Gunze H11. Al termine ho posizionato le ali una sull’altra, e devo dire che il montaggio è stato tutto sommato semplice, rispetto ad altri kit di velivoli biplani.
Montato il tutto, il velivolo ha ricevuto un paio di mani di trasparente lucido Gunze H30, per ricevere le decal. Dopo le decals che in questo caso, per quanto riguarda il cavallino rampante, non è bianco su sfondo nero (come indicato dalle istruzioni Italeri) ma bensì nero in sfondo bianco.
Quindi ho dovuto procurarmi delle dedal esatte (da un foglio Sky Model n. 48-037). Dopo le decal, nuova mano di lucido trasparente, lavaggio ad olio, invecchiamento con gessetti per simulare il fumo dai tubi di scappamento, mitragliatrici e altre parti, quindi una mano di trasparente opaco della Gunze H20. Ultime rifiniture ed il gioco è fatto.
SPAD S.XIII - kit Esci - scala 1/72
Francesco Baracca - 91^ Squadriglia
Lo SPAD S.XIII era un caccia monoposto biplano prodotto dall'azienda francese Sociéte Pour l'Aviation et ses Dérivés, o più brevemente SPAD, negli anni dieci del XX Secolo.
Utilizzato durante la prima guerra mondiale, fu uno dei migliori velivoli del conflitto ed uno di quelli prodotti in maggior numero: 8 472 esemplari con ordini per altri 10 000 che vennero cancellati con l'armistizio.
Lo SPAD S.XIII era uno sviluppo del precedente S.VII e del meno riuscito S.XII. Sull'S.XIII vennero introdotte un gran numero di modifiche, tra cui un timone ed ali di maggiori dimensioni, atti a beneficiare di sostanziali miglioramenti aerodinamici. Il motore, il francospagnolo Hispano-Suiza 8Be 8 cilindri a V, grazie alla maggior potenza espressa di 223 CV (164 kW) garantiva un considerevole incremento delle prestazioni del velivolo. Il velivolo francese era più veloce dei pari ruolo britannico Sopwith Camel e del tedesco Fokker D.VII, ma la sua minore maneggevolezza lo rendeva piuttosto ostico nelle mani di piloti inesperti, in particolare durante le manovre di atterraggio, a causa della sue scarse caratteristiche di veleggiatore e della sua repentina entrata in stallo. Era invece ottima la sua solidità come le sue doti di picchiata.
L’Italia fu uno dei 16 Paesi che operarono con quest’aereo, pilotato da numerosi assi di tutte le nazioni. L’Italia tra i maggiori ebbe il famoso Francesco Baracca.
E’ proprio questo il modello che andremmo a realizzare.
Il vecchio modello della Esci si presenta molto spartano. E’ praticamente privo di posto di pilotaggio, quindi dobbiamo ricavarlo ex novo. Le stampate in oltre presentano delle vistose sbavature da correggere e fastidiosissimi segni degli estrattori sulle ali. Quindi dobbiamo correggerli con della colla e poi carteggiare bene il tutto, in quanto sono in una posizione ben visibile. Altro passo sarà quello di abbassare i piani di coda e dare movimento al timone di coda.
Ho intenzione di riprodurre il velivolo del’asso italiano Francesco Baracca, sul suo SPAD XIII (codice S.2900) della 91^ Squadriglia.
Per il posto di pilotaggio ho usato un vecchio seggiolino in metallo bianco della Aeroclub, trovato tra vecchi pezzi “stoccati” in attesa di utilizzo… il pezzo e anche un seggiolino di aerei francesi della I^ GM, quindi cade a pennello. Gli spazzi sono molto ristretti e ho cercato di dare una forma pressoché decente a questo posto di pilotaggio che rimarrà pressoché invisibile. Per la colorazione degli interni ho usato colori Lifecolor come il bruno opaco (LC 17) e sabbia (UA 112).
Sono passato ai montanti delle ali, dettagliandoli con i tiranti interni. Quindi sono passato alla chiusura della fusoliera e al montaggio del carrello di atterraggio.
Il giorno seguente ho iniziato a colorare il modello. Sono partito dalla parte sotto con un grigio neutro della LifeColor (UA046). Mentre si asciugava sono passato a colorare i montanti e l’elica dando diverse mani di marrone dal più chiaro al più scuro, per poi passare a secco con un marrone LifeColor (LC 17) per l’effetto delle striature del legno.
Fatto ciò sono passato alla colorazione della mimetica a cinque toni tipica di questo periodo. I colori sono stati il verde scuro LifeColor (UA 051), verde oliva della Gunze (H303), marrone cioccolato della Humbrol (Matt 98), nocciola/sabbia della LifeColor (UA 112) e alla fine le macchie di nero create con i nuovi colori della Italeri acrilici..ho usato il “Gloss Black 4695AP”.
Dopo un quattro giorni di colorazione della mimetica, sono passato al fissaggio dell’ala superiore. Grosso modo non ci sono grandi problemi, l’unico inconveniente è che si vede eccessivamente la base dei montanti sull’ala inferiore e quella superiore.
Poi sono passato ai tiranti del velivolo…e sono davvero tanti. Ho usato lo sprue stirato, ed il lavoro è stato abbastanza lungo e tedioso.
Alla fine ho dato una mano di trasparente lucido della Gunze (H30) e un leggero lavaggio con un nero della Testor (Model Master opaco). Per quanto riguarda le decals, essendo un kit degli anni ’80, ho dato una mano di Liquid Deal Film (Microscale), passando poi alla messa a dimora. Mancavano le coccarde dell’ala superiore, ed ho dovuto riciclarle da un set della Tauro Model.
Invecchiamento di rifinitura con scarichi motore e quant’altro ed il gioco è fatto.
Recensione P-51 Mustang
Piacevolmente colpito da questo kit di montaggio della nazionale Italeri. Ottima stampata e ricca di particolari. Buone le incisioni delle pannellature e nel complesso facile e scorrevole il montaggio.
Il kit offre due versioni, una statunitense del 154° Reconnaisance Squadron impiegato in Tunisia nel 1943, e uno della RAF appartenente al 26° Squadron di base a Gatwick nel 1942. Io ho optato per la prima versione, quella dell’USAAF.
Iniziamo dalla cabina di pilotaggio. Qui ho voluto riprodurre il velivolo proprio da scatola, quindi come interni non ho aggiunto nulla. Nel complesso il dettaglio è sufficiente, anche se manca totalmente delle pareti laterali dell’interno cabina. Ho dato una mano di interior green della Tamiya XF-71. Quindi il pannello strumenti del cruscotto è stato valorizzato con un nero opaco e poi gli strumenti in bianco (quindi dry brush ancora di nero per evidenziare il dettaglio). Qui ho usato tutti colori Model Master. Anche il vano carrelli è stato dato un verde interni Tamiya (XF-71). L’assemblaggio delle due semifusoliere e delle ali risulta molto semplice e priva di qualsiasi problema di giunture..
Asciugato il tutto, lieve carteggiata dove serve e quindi si passa alla colorazione vera e propria. Qui il velivolo ha una livrea monocolore con Olive Green (della Model Master) e sotto un Light Ghost Gray (sempre Model Master). La diluizione del colore e circa 50% e 50% con il suo diluente apposito (della Model Master).
Al termine di tutto sono passato alla posa dei carrelli, serbatoi alari, fino dell’antenna, ogiva motore e elica, ed ultimi dettagli. Nel complesso il velivolo è molto semplice da costruire e di piacevole finitura. Alla fine sono passato alle decals, riproducendo un velivolo del 154° Reconnaissance Squadron dell’USAAF, in Tunisia (1943).
Recensione kit MPM
Non mi dedico molto alla scala 1/48, ma devo dire che ogni qualvolta inizio un kit in questa scala, ne resto sempre affascinato e mi verrebbe di mollare per un po’ la scala in 1/72 per dedicarmi al “più grande 48”….
Il kit del Mörkö appartiene alla MPM, quindi un modello un po’ ostico come plastica, ma come parti in resina (il cockpit) non c’è nulla da dire, anzi direi perfetto…mancano solo le cinghie del seggiolino e sarebbe perfetto...
Inizio nel prepararle parti in resina, per poi assemblarle tra loro e alla fusoliera interna del velivolo. Nel mentre preparo anche le ali già montate per eventuali prove a secco. Già qui mi trovo il primo problema, e cioè il vano carrelli è più grande di alcuni mm dello spessore delle ali. Quindi con una fresetta devo limare le gondole dove vanno alloggiate le ruote e anche lo spessore stesso dell’ala superiore. Per far combaciare tutto perfettamente bisogna fare numerose prove a secco e stare ben attenti a non forare le gondole delle ruote o l’ala superiore.
Ho colorato le parto del posto di pilotaggio grigio scuro della Gunze (H32 un grigio particolare tendente al viola). Poi sono passato al dettaglio dei strumenti e seggiolino e quindi al montaggio del cockpit.
Quindi ho iniziato con le consuete prove a secco e qui i soliti problemi di questi kit MPM sono venuti fuori come da programma. La fusoliera (probabilmente con il tempo) si era un po’ deformata e quindi si riscontravano diversi problemi di assetto del posto di pilotaggio, l’apparato radio posto dietro al sedile, pannello strumenti e giusto allineamento della fusoliera (dato che non ci sono inviti di nessun tipo nei modelli MPM). Un vero lavoraccio. Alla fine dopo 1.000 peripezie e qualche oretta buttata la per mettere in forma la plastica, sono riuscito a chiudere la fusoliera correttamente.
Nel mentre ho montato le ali con i vani carrelli precedentemente sagomati. Quindi altro intoppo nel posizionamento delle ali, con solchi di 1-1,5 mm tra ala e fusoliera. Anche qui ho dovuto lavorare un bel po’ e quindi alla fine, una vota asciutto il tutto, una bella mano di stucco iniziale e una seconda mano di stucco per rifinire. Ho tagliato i flap dietro per posizionarli abbassati.
Dopo le dovute stuccature e cartavetrate, sono passato alla dipintura. Ho iniziato con dare del bianco di fondo sulle estremità alari (sotto), in fusoliera e sul muso del velivolo, usando del Gunze H316. Poi asciutto il tutto sono passato al giallo della Testor (Galeb 04). Mascherato il tutto (fascia di fusoliera, estremità alari inferiori e muso del velivolo), ho iniziato con un paio di mani leggere di azzurro chiaro Gunze H314.
Quindi sono passato alla posa dei trasparenti del cockpit e ho iniziato con un paio di mani leggere di verde medio (green) della Gunze H303. Poi sono passato al verde scuro RLM 80 (Gunze H420).
Sono passato poi all’evidenziare le pannellature, schiarendo i verdi con altre tonalità di verde. Una mano di lucido trasparente H30 Gunze e sono passato alla posa delle decal.
Le decal sono risultate molto spesse e quindi mi hanno dato molti problemi nell’adattarsi alle linee e pannellature del velivolo. Ho usato abbondanti passate di ammorbidente Mr. Mark Softer. Nuova mano di lucido e quindi un lavaggio ad olio in terra di Siena scuro. Ho voluto dare un aspetto molto vissuto al velivolo, con passate di nero opaco ad aerografo sugli scarichi del motore e in corrispondenza delle mitragliatrici alari. Anche le ali sono state leggermente “spruzzate” con un nero opaco.
Alla fine, dopo un leggero lavaggio ad olio, sono passato ad una mano di semilucido della Gunze H-30.
Buon Modellismo a Tutti....!!!!
"Bianco 1" della 364^ Squadriglia pilotato dal Capitano Mario Bellagambi
Anche questo “datato” (ma non troppo) kit di Italeri si presenta molto interessante sotto il punto di vista del dettaglio. L’interno del cockpit è abbastanza ben dettagliato, e basta solo alcune lievi aggiunte e devo dire che il tutto si presenta molto bene.
Come prima cosa ho deciso di abbassare gli aerofreni , quindi ho dovuto re incidere le ali per modificare appunto i flap. Anche gli alettoni di coda sono stati reincisi e piegati per dare movimento al modello parcheggiato a terra. In oltre sugli aerofreni è stato messo un pezzetto di plasticar evergreen di 10 mm x 1,5 mm, per simulare il filtro d’uscita delle prese d’aria.
Gli interni sono stati colorati in RLM 02 con colore H70 della Gunze. Dopo opportuni lavaggi e colorazione dei dettagli, al sedile ho aggiunto le cinghie di sicurezza.
Il montaggio della fusoliera non è particolarmente entusiasmante, in quanto il troncone di coda è staccato e si combacia male al resto della fusoliera, poi la cofanatura motore è separata anch’essa e suddivisa in due sezioni…. Si potrebbe sfruttare questo “neo” inserendo un motore e tenete una parte di cofanatura aperta… Anche l’attaccatura delle ali non combacia perfettamente con la fusoliera e qui si dovrà ricorrere ad una bella stucatura. Un grosso errore della stampata riguarda il pannello di ispezione di coda, il quale è posto troppo indietro rispetto all’originale, in oltre manca completamente l’incisione di una centina...proprio quella davanti al pannello di ispezione. Quindi bisogna stuccare e rifare il pannello di ispezione ed incidere il segno della centina. Un errore grossolano che disturba molto e può succedere (come è successo a me) di accorgersi del fattaccio a modello già montato e magari già colorato.
Il tettuccio trasparente, seppur suddiviso in tre pezzi, ha difficoltà a innestarsi bene sulla fusoliera, e anche in questo caso richiede una buona dose di pazienza per stuccare il tutto.
Sono passato alla colorazione del modello. Ho iniziato on la parte sotto e le fiancate in RLM 76 (Gunze H 314). Poi sono passato al RLM 75 (Gunze H 317) e quindi in RLM 76 (Gunze H 68). Con gli stessi colori ho fatto anche le sfumature sulla fusoliera e poi con gli stessi colori schiariti con una goccia di grigio chiari (Gunze H61) sono ripassato per schiarire le pannellature del velivolo.
Gli aerei destinati alla Regia Aeronautica erano aerei tedeschi di seconda mano e quindi sul campo vennero cancellate le insegne tedesche con un grigio simile al RLM 02. Quindi sulle croci tedesche sulle ali e in fusoliera (da dietro alla cabina fino ai piani di coda) è stato steso questo RLM 02, ripreso poi anche per le macchie sfumate in fusoliera.
Per il giallo sul cofano motore (parte sotto) ho usato il giallo RLM 04 della Model Master, mentre la fascia bianca in fusoliera sulle ali ed ogiva motore, è stato impiegato il bianco Gunze H 11.
Alla fine di tutto è stata data una prima invecchiatura con gessetto nero per simulare gli scarichi e i fumi delle armi di bordo, quindi ho dato un paio di mani di trasparente lucido della Humbrol. Quindi sono passato con un nero acrilico della Italeri molto diluito per risaltare le pannellature, quindi ho messo le decal. Per gli stensil ho usato quelli della scatola Italeri (anche se seguendo le istruzioni si finisce per sbagliare di metterle visto che non è corretto il loro posizionamento. Per le insegne italiane e nello specifico della 364^ Squadriglia e velivolo “1 bianco” del Capitano Mario Bellagambi. Ho usato le decal della Tauro Model.
Una mano di lucido opaco Gunze H 30 e i giochi si possono dire conclusi….
Buon modellismo a tutti
Considerato da molti il miglior caccia italiano della II^ GM, il prototipo del MC.202 Folgore volava a Lonate Pozzolo il 10 agosto del 1940, pilotato da Guido Carestiato. Il velivolo finalmente poteva disporre di un apparato motore di tutto rispetto, inizialmente con motore tedesco DB.601A-1, poi realizzato su licenza dalla Alfa Romeo come RA 1000 RC41. Il velivolo poteva raggiungere i 596 km/h a 6.000 mt di quota, raggiunta in 6 minuti e 26 secondi.
I primi esemplari vennero consegnati al 1° Stormo nel maggio del 1941, seguito dal 4° Stormo di Gorizia.. Esordisce in combattimento in un ciclo operativo su Malta, prendendo base in Sicilia (ottobre 1941) e poi in Africa settentrionale. Quasi tutti i reparti da caccia italiani riceveranno gli MC.202 Folgore, operando su tutti i fronti italiani. L’unico punto ancora debole del caccia italiano era costituito dall’armamento offensivo, con due mitragliatrici sul muso, alle quali poi (dalla VII^ serie) vennero aggiunte altre due armi alari da 7.7 mm (comunque ancora poco rispetto ai velivoli tedeschi, inglesi e statunitensi).
Il modello della Supermodel, in 1/72, per molti anni è stato l’unico reperibile nel mercato (c’era anche la FROG, ma praticamente introvabile). Oggi (fortunatamente) abbiamo diverse ditte che si occupano del caccia italiano (Hasegawa, Italerei ecc.), e come velivolo presentava diversi errori di stampata.
La fusoliera presenta un abitacolo troppo spostato in avanti, lo schienale anticapottatura è da ridimensionare, come bisogna ridimensionare pure l’attacco dell’antenna tripolare. Per correggere questi errori si rischia di alterare le dimensioni generali, quindi un lavoretto non da poco.
L’ala è praticamente tutta sbagliata e sarebbe da sostituirla con una di un kit diverso o di un MC.205 recuperato…ma non credo sia il caso. Le alternative sono due: o con il cutter cerchiamo di portare la ala a dimensioni corrette, oppure lasciamo tutto com’è. Anche lo spessore dell’ala è eccessivo, quindi bisogna assottigliarlo un bel po’.
Ci sono poi alcuni piccoli errori in fusoliera ma tutto sommato con dei disegni sotto mano riusciamo a mettere tutto al suo posto.
Come sempre si inizia dall’abitacolo dettagliandolo un po’ (si ricostruisce il pianale, seggiolino, pareti laterali…praticamente tutto). Come modifiche alla fusoliera non ne ho fatte e nemmeno alle ali. Ho dovuto comunque ripassare tutte le pannellature reincidendole. Dopo l’assemblaggio e le opportune stuccature e cartegiature, sono passato alla colorazione del modello.
Mi sono cimentato nel realizzare due modelli (assieme a due della Hasegawa per vedere le differenze tra le due case), cosa che risulta molto dispersiva. Comunque alla fine ho realizzato un MC.202 dell’85^ Squadriglia del 18° Gruppo/3° Stormo e un velivolo del 153° Gruppo Autonomo.
Entrambi i velivoli li ho dipinti con colori LIFECOLOR, usando per la parte inferiore un Grigio Azzurro Chiaro 1 (UA 113), mentre la parte superiore con un Nocciola Chiaro 4 (UA 112). Posi sono passato alla realizzazione di un motivo a macchie in Verde Mimetico 2 (UA 008) per realizzare il velivolo della 85^ Squadriglia, mentre sempre in Verde Mimetico 2 (UA 008) ma un motivo ad amebe per il velivolo del 153° Gruppo. Entrambi i velivoli hanno la fascia bianca centrale in Bianco Neve in LC 01.
Al termine una mano di trasparente della Gunze S. (H 30), quindi il posizionamento delle decals. Per quanto riguarda le decals del kit Supermodel, essendo quelle a trasferibile, dopo un paio di stemmi le ho praticamente gettate. Forse troppo vecchie ma erano praticamente tutte rovinate.
Per il velivolo dell’85^ Squadriglia del 18° Gruppo/3° Stormo CT, il velivolo con la scritta “Geppo” ho usato quelle del Tauromodels n.72-521, mentre per il secondo velivolo, quello del comandante del 153° Gruppo Autonomo CT, ho impiegato quelle del kit Hasegawa. Nuova mano di lucido trasparente H 30 e quindi invecchiamento con gessetti, mentre per le pannellature ho usato il nero opaco della Model Master diluitissimo. Per finire una mano di trasparente opaco.
Anche se per molto tempo Supermodel è stato il top per il Macchi MC.202 Folgore, a tutt’oggi esistono modelli molto più “facili” da montare, soprattutto per quanto riguarda pannellature in negativo e dettagli più definiti. Per chi avesse ancora delle scatole di questo modello (come me), allora “buon divertimento”.
Buon Modellismo a tutti
Considerato da molti il miglior caccia italiano della II^ GM, il prototipo del MC.202 Folgore volava a Lonate Pozzolo il 10 agosto del 1940, pilotato da Guido Carestiato. Il velivolo finalmente poteva disporre di un apparato motore di tutto rispetto, inizialmente con motore tedesco DB.601A-1, poi realizzato su licenza dalla Alfa Romeo come RA 1000 RC41. Il velivolo poteva raggiungere i 596 km/h a 6.000 mt di quota, raggiunta in 6 minuti e 26 secondi.
I primi esemplari vennero consegnati al 1° Stormo nel maggio del 1941, seguito dal 4° Stormo di Gorizia. Esordisce in combattimento in un ciclo operativo su Malta, prendendo base in Sicilia (ottobre 1941) e poi in Africa settentrionale. Quasi tutti i reparti da caccia italiani riceveranno gli MC.202 Folgore, operando su tutti i fronti italiani. L’unico punto ancora debole del caccia italiano era costituito dall’armamento offensivo, con due mitragliatrici sul muso, alle quali poi (dalla VII^ serie) vennero aggiunte altre due armi alari da 7.7 mm (comunque ancora poco rispetto ai velivoli tedeschi, inglesi e statunitensi).
Rispetto al kit Supermodel, quello di Hasegawa è un passo avanti. Almeno abbiamo una base da cui cominciare per quanto riguarda gli interni, le linee sono più corrette e pannellature in negativo. Diciamo che comunque Hasegawa offre solo un modello con filtro antisabbia (Supermodel aveva la possibilità di usufruire di filtro antisabbia o meno), poi manca di alcuni piccoli particolari, come per esempio le forcelle per il rientro portellini centrali delle ruote o il tubo di Venturi. Nel complesso sicuramente meglio del Supermodel.
Anche in questo caso inizio dalla cabina di pilotaggio con il dettagliare gli interni e cinture di sicurezza della RCR Models. Il velivolo molto semplice nell’assemblaggio, presenta alcune imperfezioni da mettere a posto con un po’ di stucco. Vanno dettagliati i carrelli con l’aggiunta dei freni (con filo di rame molto fino) qualche ritocco ai pozzetti dei carrelli e l’autocostruzione dei due braccetti per la chiusura dei pannelli centrali delle ruote del carrello. Qualche piccolo inconveniente con la presa d’aria ventrale che non si adatta perfettamente alla fusoliera.
Poi si passa alla colorazione dei modelli. In questo caso ho realizzato un velivolo della 90^ Squadriglia del 10° Gruppo/4° Stormo CT (appena trasferito in Africa Settentrionale), e un esemplare della 96^ Squadriglia del 9° Gruppo/4° Stormo basato a Campoformido poco prima del trasferimento in Sicilia.
Anche in questo caso ho impiegato i colori della FIFECOLOR, anche se mi danno problemi con l’aerografo a punta finissima, con frequenti inceppa ture e sbavature.
Il velivolo della 90^ Squadriglia è stato dipinto in Grigio Azzurro Chiaro 1 (UA 113) nella parte inferiore e quindi con Nocciola Chiaro 4 (UA 112) nella parte superiore, completando la mimetica con chiazze rade di Verde Mimetico 2 (UA 008).
Il velivolo della 96^Squadriglia, sempre in Grigio Azzurro Chiaro 1 (UA 113) nella parte inferiore, mentre nella parte superiore con una base di Verde Mimetico 2 (UA 008), e poi con chiazze Nocciola Chiaro 4 (UA 112) sormontate da chiazze di Marrone Mimetico 53193 (UA 085). Entrambi i velivoli hanno la fascia bianca centrale in Bianco Neve in LC 01.
Entrambi i velivoli poi sono stati passati con una mano di trasparente lucido della Gunze S. (H 30). Quindi le decals, prendendo sempre dal foglio della Tauromodels n.72-521 ( e qual’cosina anche da un foglietto di recupero nella mia “banca” personale), sono state posizionate ritoccando con alcune gocce di ammorbidente per decals della Tamyia. Nuova mano di lucido trasparente H 30 Gunze S. e quindi invecchiamento con gessetti e nero opaco Model Master diluitissimo per le pannellature.
Mano di trasparente opaco sempre Gunze S. ma con H 20.
Gli MC.202 Folgore poi sono stati ambientati in zona desertica (per il velivolo della 90^ Squadriglia) e in teatro dell’Italia settentrionale (96^Squadriglia) con figurini della Prieseler e Revell.
Nel complesso il kit Hasegawa e buono, anche se ci sono alcune lacune in piccoli dettagli da auto costruire o da recuperare da altri modelli.
Buon modellismo a tutti
Questa kit di montaggio è praticamente lo stesso kit della Italeri, tranne le decal che sono diverse.
Infatti ho intenzione di realizzare la versione italiana, ed impiegherò appunto le decal del kit di Italeri (che ho da poco acquistato).
Devo dire che come stampate si presentano molto buone, con interni discretamente dettagliati…mancano come sempre le console laterali del pilota e del mitragliere, costante pecca della ditta nazionale che tralascia questo piccolo dettaglio, che per un modellista (anche alle prime armi) può essere molto utile, facendo risparmiare tempo per il dettaglio.
Nel complesso il tutto risulta molto piacevole nel montaggio e anche la fusoliera si presenta ottimamente in assemblaggio. Gli interni sono stati colorati in RLM 02, per il quale ho usato il Model Master acrilico. Posizionato i vetri del cockpit con le dovute mascherature, sono passato alla colorazione del velivolo.
Per la colorazione ho usato tutti colori sintetici della Model Master. Ho iniziato con la fascia gialla sul muso del velivolo, il classico Gelb RLM 04; una volta asciutto ho mascherato la fascia con nastro Tamiya e sono passato alla parte sotto del velivolo. Qui lo schema prevede un nero opaco totale sotto la fusoliera e ali. Dopo le dovute mascherature ho dato su tutta la parte superiore lo “schwarzgrun” RLM 70, ed una volta mascherato le parti dovute sono passato al “dunkelgrun” RLM 71.
Una volta tutto asciutto ho simulato la copertura delle croci tedesche sulle ali (sopra) e della croce uncinata in coda, con del verde mimetico 2 (ho usato in questo calo il Lifecolor acrilico). Sulla parte anteriore sotto il motore (la parte del radiatore fino al gancio per il lancio della bomba ventrale, è stato dipinto in “hellblau” RLM 65 (qui ho usato un acrilico della Gunze).
Poi si passa al posizionamento della bomba ventrale, elica motore con ogiva (in bianco neve della Lifecolor), bombe alari, freni aerodinamici per la picchiata.
Non farò nessun lavaggio, solo un leggero invecchiamento per i tubi di scappamento motore e per le mitragliatrici alari. Qui ho trovato una anomalia con le mitragliatrici fornite dal kit ed i fori già presenti sul modello…i fori sono stati prima ostruiti e poi sono state posizionate le mitragliatrici, in quanto non sono perfettamente compatibili tra loro. Infatti nel kit di Italeri il problema è stato “parzialmente” corretto a prima vista (poi si dovrà confrontare questa sensazione nel montaggio del kit stesso).
il kit è stato realizzato con i colori della 208^ Squadriglia Tuffatori del 101° GRuppo Autonomo, basata in Sicilia il 29 maggio del 1941.
Vecchio modello della Heller fine anni ’70, questa scatola offre al modellista la possibilità di realizzare o la versione D.500 o la D.501. Sostanzialmente differiva per l’impianto motore e per l’armamento, e leggermente sulle dimensioni.
La stampata del kit risente dell’età, quindi con pannellature in positivo, dettagli ridotti al minimo, soprattutto per il cokpit. Si inizia con un profondo stravolgimento del modello, nel senso che vengono riprese tutte le pannellature in positivo, e sono veramente parecchie.
Quindi un lavoro lungo e tedioso, ma alla fine dovrebbe dare i suoi buoni risultati. Ho leggermente dettagliato gli interni, e il cruscotto, la cloche è stata rifatta, e sono state aggiunte le cinture del pilota la chiusura della fusoliera risulta abbastanza buona e saranno da apportare solo lievi correzioni.
Dopo la chiusura della fusoliera, sono passato all’assemblaggio di ali e piani di coda, dopo di che viene posto sotto la fusoliera il vano del radiatore di raffreddamento. Qui si è dovuto stuccare in diversi punti, soprattutto sul vano del radiatore. Fatto ciò sono passato al posizionamento del carrello e quindi dei vari piccoli accessori (tubo di Venturi, antenna sotto la fusoliera pedaliera per salire a bordo del velivolo).
Sono passato alla colorazione del velivolo. Ho iniziato con un argento Tamiya (X-11, sulla parte inferiore e sui lati della fusoliera. Dopo l’argento ho dato un paio di mani molto leggere di verde Tamiya XF-11, sulla parte superiore delle ali e sulla parte superiore della fusoliera. Essendo già dei colori lucidi, sono passato alla posa delle decal. La colorazione del velivolo è stata fatta in previsione della riproduzione di un velivolo della 1° Escadrille della GC I/4.
Purtroppo le decal sono molto vecchie quindi rovinate. Stendo un paio di mani di “Liquid Decal Film” (Microscale), che comunque riesce a risolvere parzialmente i problemi di rottura delle decal stesse. Infatti la “R” ed il “6” della parte sotto si sono rotte (ma comunque abbiamo rimediato).
Poi mi sono accorto che mancavano le decal della parte posteriore (il tricolore di coda) e quindi ho dovuto farlo con delle opportune mascherature. Alla fine l’effetto è buono.
Dopo la stesura delle decal ho passato del lucido della Humbrol per poi passare a un lieve lavaggio con del nero acrilico Italeri non molto diluito (85-90%). Poi con del gesso nero ho sfumato gli scarichi e altri piccoli particolari.
Recensione kit
Vecchio stampo Hasegawa, completamente in positivo, ma tutto sommato una buona base da cui partire. Il posto di pilotaggio è praticamente inesistente e va rifatto praticamente tutto dal pannello strumenti alle paratie laterali. Va rifatta anche la cloche inesistente….praticamente tutto, anche se poi il tettuccio chiuso limita abbastanza il lavoro fatto all’interno.
Ho rimosso gli equilibratori posteriori e li ho riposizionati abbassati, dopo di che ho assemblato il tutto...fusoliera ed ali. In linea di massima tutto combacia alla perfezione e le stuccature sono state leggere e localizzate. Dopo una mano i primer della Tamiya per vedere eventuali stuccature da riprendere, sono passato con l’argento Humbrol (11) sulle superfici superiori per poi stendere un Verde Scuro sopra e simularne le scrostature. Dopo l’argento sono passato alla parte sottostante per dare un Light Gray della Gunze (H308), visto che la plastica è scura ho giocato con diverse mani di questo grigio date leggere ed evidenziando maggiormente le pannellature interne.
Poi sono passato alla parte superiore, impiegando (dopo molti ripensamenti) il verde scuro Gunze H36. Qui ho dato due/tre mani di colore, schiarendolo alla fine con una puntina di verde Gunze H312.
Una volta asciutto ho provato la tecnica dello “strappo” con il nastro adesivo Tamiya, portando via la vernice verde superiore e lasciando trasparire così l’argento Humbrol sotto. L’effetto è molto realistico, ma bisogna stare molto attenti a non far aderire troppo il nastro per non portar via tutto il verde. Dopo il giallo sulla parte anteriore delle ali, ho dato una mano di Lucido Gunze H30 per bloccare tutto, anche eventuali scrostature accidentali.
Quindi sono passato alla posa delle decal. Le decal sono molto vecchie e vanno trattate con molta molta cura. Alla fine ho provato dare un po’ di ammorbidente di decal Mr. Mark Softer, ma bisogna stare molto attenti a non metterne troppo, altrimenti si rovinano le decal.
Quindi sono passato al completamento del velivolo, con la posa del motore e delle ruote. Alla fine devo dire che mi sono divertito molto a fare questo velivolo, costruito in poco più di 15 giorni. Malgrado il kit in positivo, devo dire che ne è risultato un buon velivolo….d’altronde un kit Hasegawa è buono anche se datato.
A prima vista, il modello della Special Hobby non sembra male. Al suo interno oltre alle classiche stampate in plastica grigio scura (molto morbida), è presente un set in resina che riproduce il posto di pilotaggio, motore stellare (tutto da montare) e il vano carrelli. In oltre è presente sulla scatola un foglio decal aggiuntivo per riprodurre un modello della U.S. Navy interamente in metallo lucido.
Sarà proprio questo il soggetto che andrò a riprodurre.
Un volta iniziato a staccare i pezzi dallo sprue ho realizzato che ci sarà un bel po’ da lavorare. Tra segni di iniettori, sbavature e quant’altro, credo si potesse fare una seconda stampata da quanta plastica ho dovuto togliere. Prove a secco rivelano che le due semifusoliere non sono perfettamente combacianti e anche le ali mi daranno il suo bel filo da torcere….poi non voglio nemmeno pensare di assemblare il tutto.
Di solito si dice “sei in ballo…?…balla…!”. E noi balliamo.
Ho iniziato nel ripulire il posto di pilotaggio in resina. Il posto di pilotaggio è tutto un pezzo e prevedo difficoltà nel colorare gli interni.
Poi sono passato a ripulire il modello dai pezzi di plastica lasciati dagli iniettori (uno dei quali cade proprio a metà sul finestrino della porta di accesso al velivolo nella parte destra. Per non parlare di tutte le sbavature presenti in tutto il modello….per fortuna che la plastica del kit è molto morbida e alla fine si riesce con un paio di orette di lavoro a rimettere un po’ in sesto il tutto.
Iniziamo dal posto di pilotaggi, totalmente in resina. Nel complesso non è male con il sedile che propone anche le cinture in resina ben dettagliate. Il montaggio del tutto risulta facile e ben proporzionato nel momento in cui andremo a chiudere la fusoliera. I vetri laterali della carlinga sono da rifilare, eliminando circa mezzo millimetro per vetrino, con il rischio di rovinare tutto con un taglio leggermente obliquo. L’assemblaggio della fusoliera non è preciso e quindi occorrerà poi un notevole lavoro di stuccatura. Lo stesso dicasi con le ali. I pozzetti dei carrelli sono in resina e devono essere notevolmente assottigliati (assieme alle ali per) poter chiudere la parte superiore con quella inferiore delle ali stesse. Anche qui, la congiunzione tra ali e fusoliera deve essere notevolmente ripresa da un laborioso lavoro di stuccatura. Piani di coda e timone devono essere posizionati correttamente, dato che non ci sono inviti per l’assemblaggio, come di consueto lavora la Special Hobby.
Ho deciso di realizzare il posto di pilotaggio aperto e quindi devo separare la parte fissa da quella mobile del tettuccio termoformato.
Per quanto riguarda il motore, completamente in resina, viene offerto da montare pezzo a pezzo. Il problema è che una volta assemblato il tutto risulta sovradimensionato rispetto la NACA motore. Ho provato assottigliare la NACA, ho scollato il motore e ricomposto accorciando le testate, ma nulla….
A questo punto ho aperto la mia personale “officina pezzi di recupero” (o meglio note dalle nostre parti come “ratatuje”) ed ho tirato fuori un vecchio motore. Tra i pezzi rimasti in resina e quelli del “vecchio” motore sono riuscito ad assemblare un motore decente che mi si inserisse nella NACA (finalmente…!!!).
Dopo le dovute stuccature, sono passato alla colorazione del velivolo. Ho deciso di realizzare un modello dell’USAAC (poi USAAF), impiegato per il collegamento in territorio metropolitano. Il velivolo è totalmente in color alluminio, e per tale scopo ho impiegato i colori della Alclad. Come da copione ho impiegato una base di Gey Primer & Microfiller (Alclad) e quindi ho dato 3 o 4 mani di Aluminium (ALC-101), sempre Alclad. E’ la prima volta che impiego questi colori, e devo dire che il loro impiego non è semplicissimo, per non parlare della “puzza” che lasciano nell’ambiente.
Terminato il tutto sono passato alla posa delle decal e quindi coperto il tutto con una mano di lucido Gunze (H30).
Sono passato al montaggio dei particolari, quindi antenne e relativi fili. Alla fine devo dire che il kit è un kit impegnativo, con molte correzioni da fare, anche se alla fine ne risulta un buon modello originale, dato che se ne vedono veramente pochi in giro.
A prima vista il modello, anche se un po’ vecchiotto, sembra di ottima fattura. Buone sono le pannellature in negativo, interessante il foglietto delle fotoincisioni (cruscotto, ruote, motore e piccoli accessori vari). Purtroppo quando si passa all’assemblaggio iniziano ad evidenziarsi tutte le varie pecche che il velivolo presenta. Diciamo che il kit è impegnativo e non di facile fattura. Iniziamo come al solito dal posto di pilotaggio, operatore radio e mitragliere. Intanto (con mio notevole stupore) tutta la fusoliera è trasparente divisa longitudinalmente, è già questo può essere un problema per il fissaggio dei pezzi, dato che nella plastica trasparente si possono creare aloni alle vetrature ed il fissaggio dei pezzi interni risulta di difficile fattura. Secondo problema, non ci sono punti di riferimento interni per il fissaggio del posto guida, operatore radio mitragliere, cruscotti ecc… Sul foglio istruzioni c’è uno schema (fuori scala) che spiega più o meno le distanze da tenere… Quindi numerosissime prove a secco con continue limature delle parti da inserire in fusoliera.
Anche le fotoincisioni non sono ottime, e molte parti (come ad esempio le cinghie sei sedili e pannelli radio) sono state auto costruite. Tutte le parti del velivolo non hanno incastri per l’assemblaggio, nemmeno le ali con la fusoliera. Per tale motivo ho modificato la fusoliera, inserendo una barra quadrata di evergreen (15x20 mm) a metà fusoliera per poi adagiare le ali e quindi trovare l’assetto giusto. Poi sono passato alla chiusura della fusoliera, e come dalle molte prove a secco, la fusoliera non combaciava perfettamente. Ho dovuto usare del nastro per tenere ben premuta la parte superiore a quella inferiore. Poi una volta incollate bene le due parti sono passato ad una lunga fase delicata di rifinitura con stucco e carta abrasiva. Una mano poi di grigio medio della LifeColor e quindi nuovamente stucco e lima.
Diciamo che questa fase è stata molto difficoltosa soprattutto nello stuccare e carteggiare. Quando tutto è ok ho inserito le due mitragliatrici esterne sul muso di fusoliera, ricavate da un ago di siringa. Dopo la fusoliera sono passato all’assemblaggio dei due travi di coda. Anche in questo caso si trova difficoltà nel far combaciare perfettamente le due semi fusoliere. Lo stesso vale per le ali. Purtroppo non essendoci inviti per l’assemblaggio, il tutto risulta abbastanza difficoltoso, come la messa in asse dei piani di coda tra i due travi. I motori non sono male. Abbastanza ben particolareggiati con una fotoincisione anteriore che ne da un tocco più realistico. Il problema sta nella chiusura delle NACA in senso verticale, che sono fatte molto ma molto male. Internamente bisogna assottigliarle per farci stare i motori e poi giù di stucco e carta abrasiva. Una volta assemblato il tutto, stuccato e carteggiato, possiamo passare alla fase di colorazione. La parte sotto va fatta in marrone scuro. Qui ho usato un Humbrol 98, poi ripreso anche a chiazze nella parte superiore. Per il verde oliva scuro ho usato una miscela di Gunze H36 e H302 (circa 60% e 40%), mentre per il sabbia ho usato il Tamiya XF-60.
Al termine di tutto si passa ai consueti lavaggi, con prima una mano di lucido trasparente, poi un passaggio con del nero opaco Model Master molto diluito per far risaltare le pannellature, quindi nuovo passaggio di trasparente lucido e quindi decal. Le decal risultano un po’ troppo spesse e non sono ben rifinite nei colori, e alla fine incidono negativamente sull’aspetto finito del velivolo. Dopo le decals sono passato all’assemblaggio dei carrelli (anche qui un tormento visto che non ci sono inviti di nessun tipo), fissaggio delle antenne che puntualmente saltano via ad ogni tentativo di tiraggio del filo delle stesse antenne, facendomi perdere molto tempo per la loro continua sistemazione. Alla fine ce l’abbiamo fatta, ma devo dirvi che questo è un kit veramente TOSTO….!!!
Storia
Il prototipo del Fairey Batttle si alzò in volo il 10 marzo del 1936, nato da una specifica per un bombardiere biposto monomotore P.27/32. Inizialmente il velivolo venne chiamato Fairey Day Bomber, e secondo la specifica, doveva essere in grado di trasportare 454 kg di bombe per 1609 mk a 322 km/h. Tutti i requisiti vennero pienamente soddisfatti dalla Fairey, che vinse il concorso contro i progetti della Armstrong Whitworth, della Bristol e della Hawker. Ancor prima di compiere il primo volo, la Fairey ricevette un ordine di 155 velivoli. Il Battle era motorizzato con un Rolls-Royce Merlin I da 1044 CV, installato sui primi 136 esemplari chiamati Battle Mk.I. Le sucessive motorizzazioni con moteri Merlin Mk.II ed Mk.V identificò i corrispondenti Battle Mk.II ed Mk.V. Il primo reparto a ricevere il velivolo fu il 63° Squadron nel maggio del 1937, basato a Upwood nel Huntingdonshire, e allo scoppio della seconda guerra mondiale erano già stati consegnati più di 1000 Battle. Il 226° Squadron fu il prio reparto della RAF ad essere inviato in Francia, inquadrato nella Advanced Air Striking Force. In questo scenario, fu fin dall'inizio evidente che i Battle non erano in grado di difendersi contro i nuovi caccia tedeschi, sia in misioni diurne di ricognizione che in quelle di bombardamento, subendo grosse perdite anche a causa della contraerea. Il 14 maggio del 1940, durante una missione di bombardamento con un totale di 63 Battle, ne rientrarono solo 35. Questa catastrofe segnò la fine del Battle come bombardiere diurno, anche se alcuni esemplari rimasero in servizio fino alla fine del 1940. La maggior parte dei velivoli rimasti vennero impiegati nell'addestramento del personale, per il quale furono costruiti ulteriori 100 esemplari con doppio comando, oltr a altri 266 aerei derivati per il traino bersagli (ultimo dei quali uscito di fabbrica il 2 settembre del 1944 come Battle TT Mk.I. Il totale dei Battle costruiti fu di 2203 esemplari (1156 prodotti dalla FAirey e 1029 dalla Austin Motors). Il Canada impiegò un totale di 739 Battle per l'addestramento e traino bersagli; la Royal Australian Air Force ricevette quattro Battle dalla Gran Bretagna e ne fece costruire altri 360 in Australia (30 per il traino bersagli). Altri clienti furono il Belgio (18 esemplari costruiti su licenza dalla Avions Fairey), Turchia (29 aerei), Sud Africa (190 o più) e l'Irlanda. Noi andremmo a realizzare un Battle Mk.I della Forza Aerea del Belgio (1939/40).
Recensione
Modello datato della Airfix, il Fairey Battle si presenta con un bel po’ di parti in positivo. Comunque ho deciso di non ricorrere a incisioni e di lasciare il tutto com’è. Partendo sempre dal posto di pilotaggio e mitragliere posteriore/operatore radar, diciamo che rispetto ad altri modelli Airfix qualche cosa è stato abbozzato. Il cruscotto e la barra comando sono di discreta fattura, e con un po’ di pazienza si ricostruiscono (foto alla mano) le pareti del posto di pilotaggio e mitragliere, sedile e apparato radio (inesistente nel kit). Il posizionamento del tutto all’interno della fusoliera è molto semplice, e non si sono grossi problemi nell’assemblaggio. Gli interni sono in cockpit green della Tamiya (XF-71), lumeggiato con lo stesso colore schiarito.
Ho deciso di realizzare un Battle Mk.I dell’Aviazione belga, impiegato nella difesa del territorio durante l’attacco tedesco nel maggio del 1940. I Battle belgi differivano da quelli inglesi per il diverso apparato motore, quindi sono passato alle modifiche. Le modifiche consistono nell’allungare la presa d’aria sotto la fusoliera di circa 3 mm, effettuata con fogli di plasticart molto fine e quindi la finitura interna del radiatore con evergreen e toule per confetti. Seconda modifica è stata effettuata negli scarichi motore. Quelli della RAF avevano scarichi a tre flabelli rivolti all’indietro (nel senso di marcia), mentre quelli belgi avevano sei scarichi in linea. Quindi con lima e poi trapanino a mano per i fori, si crea il tutto.
Qualche piccolo problema si riscontra nel posizionamento delle ali, con grossi solchi soprattutto nella parte inferiore del velivolo. Quindi vanno effettuate le addebite stuccature e carteggiate. Si passa poi alla fase di dipintura. Iniziamo con la parte inferiore con un grigio neutro della LifeColor (UA046). La parte superiore viene fatta con il Dark Earth della Gunze (H72), poi ripreso con ritocchi dello stesso colore schiarito. Il giorno seguente si applica la mascheratura e si passa al verde. Per questo colore ho usato il Green H303 e Olive Green H420 della Gunze nella percentuale rispettivamente del 60% e 40%. Il secondo passaggio è stato fatto con gli stessi colori mescolati all’80% (H303) e 20% (H420) schiarendo le pannellature. Il vano carrelli è stato dipinto in bianco LIfreColor (LC01), mentre i vani bombe alari sono in grigio medio LifeColor (UA046).
Quindi passiamo al solito invecchiamento del velivolo stendendo da prima una mano di trasparente lucido acrilico della Testors. Con dei gessetti neri e grigi sporchiamo un pennello piatto con setole dure e facciamo l’effetto fumo degli scarichi e della mitragliatrice alare destra, nonché alcune passate su rivetta ture pannellature ecc…Quindi evidenziamo le pannellature e alettoni con del Testors nero opaco e delle piccole scrostature qua e là dove serve con dell’argento Tamiya (X-11). Nuova mano di lucido per stender le decal. Le decal come detto ho scelto un modello belga (inverno 1939/40), e devo dire che quelle fornite dalla vecchia scatola Airfix erano praticamente “finite”…!! Comunque sono riuscito a farle stare in un modo o nell’altro lavorando parecchio con l’ammorbidente Mr.Mark Softer. Ultima mano con trasparente opaco della Terstors (non acrilico) ed il gioco è fatto…
Storia
Uno dei più formidabili aerei da attacco al suolo della II^ Gruerra Mondiale, lo Shturmovik venne costruito (secondo fonti sovietiche) in più di 36.000 esemplari. Il prototipo TsKB-55, venne costruito dal gruppo di Sergei Ilyushin, formatosi nel 1938 come parte dell'Ufficio centrale di progettazione (TsKB). Vennero realizzati due prototipi, uno biposto e uno monoposto e dei due venne scelto proprio il monoposto (TsKB-57) in quanto più leggero, con motore AM-38 da 1.600 CV, un tettuccio rialzato e carenato per il pilota, due cannoni da 20 mm al posto di due delle quattro mitragliatrici alari e predisposizione per lanciarazzi subalari. il prototipo di questa versione fu pronto a volare il 12 ottobre del 1940, ed i collaudi ufficiali terminarono appena tre mesi prima dell'invasione tedesca. Il velivolo venne nominato Il-2 e la produzione su vasta scala venne avviata subito, tanto che il primo reparto iniziò a ricevere il velivolo nell'aprile del 1941. Alla fine di giugno erano già stati prodotti 249 esemplari. Nel febbraio del 1942 venne deciso di introdurre una versione biposto, con l'aggiunta di un mitragliere dietro il posto di pilotaggio. Il velivolo venne chiamato Il-2M. Il modello riprodotto sotto è stato costruito nella versione monoposto.
Recensione Ilyushin Il-2 – kit MasterCraft
Questo kit della Master Craft, è (a mio parere) sotto tutti i punti di vista uno dei peggiori modelli che abbia mai realizzato. Fin dall’inizio mi era venuta la voglia di lasciar tutto perdere e dedicarmi a qualche cosa di più gratificante. Poi ho pensato che se fossi riuscito a tirar fuori un buon modello con questo kit, la gratificazione sarebbe stata doppia…! Via alla sfida.
Innanzi tutto, partendo dalla cabina di pilotaggio, le modifiche e le aggiunte non si contano. Manca completamente la console di sinistra, quindi da ricostruire completamente. Anche a destra non c’è nulla e va aggiunto tutto l’apparato di tubature e barre laterali. Il cruscotto con pannello strumenti è inesistente…anche questo da auto costruire, il poggia schiena riceve delle modifiche per l’alleggerimento della struttura, mentre dietro al poggia schiena manca completamente il serbatoio del carburante.
Il serbatoio del carburante è stato auto costruito con un tappo di un pennarello sagomato e modificato ad hoc. La chiusura della fusoliera è un dramma…non c’è nulla che combaci. Quindi carta abrasiva e stucco alla mano per rendere la fusoliera accettabile. Dimenticavo che tutte le pannellature sono in positivo (molto in positivo) e bisogna re incidere tutto il modello…!!!
Un lavoro veramente noioso ma che alla fine serve per dare un senso a tutto il modello. La presa d’aria frontale superiore è stata praticamente rifatta con l’aggiunta di “toule” per simulare la rete di filtraggio dell’aria, con aggiunta della struttura interna ed esterna. Anche qui una buona dose si stucco… Gli scarichi del motore sono da eliminare completamente, ma purtroppo qui devo alzare “bandiera bianca” e accontentarmi di quello che offre Master Craft. Anche la chiusura del vano motore è stato un dramma ma alla fine abbiamo ottenuto il risultato sperato.
Anche l’assemblaggio delle ali ha dato i suoi problemi visto che non combaciavano l’una all’atra (la parte sopra con la parte sotto), e anche qui stucco e carta abrasiva hanno fatto il loro buon lavoro. I cannoni alari sono stati auto costruiti con in tondino di ottone della lunghezza di 5 mm. Altro grosso problema il cockpit….non voleva saperne di stare nella propria sede, e anche qui ci è voluto un grosso lavoro di pazienza per far sì che il tutto fosse “armonico” con il resto della fusoliera (il solito amico stucco Tamiya e carta abrasiva 800 e 1000). Sconsiglio vivamente chiunque volesse cimentarsi sul montaggio di questo modello…!!!!!Solitamente io non do mai il primer sui modelli di aerei in 1/72, ma in questo caso ho dovuto cedere e una bella spruzzata è stata data evidenziando ulteriori “magagne” da correggere (quindi ancora stucco e carta abrasiva). Sono passato poi al montaggio del carrello d’atterraggio, con l’aggiunta dei tubicini idraulici e alla rifinitura del carrello, mettendo in risalto le varie parti.
Finalmente passiamo alla colorazione ventrale del velivolo. La parte sotto del velivolo presenta un “AII blue” (FS35466). Inizialmente ho dato una prima mano di Gunze H314, e poi ho ricreato il “AII blue” miscelando due Humbrol, lo HB 13 e H25 (20% + 80%). Poi sono passato alla parte superiore, con due tonalità di verde, il Verde Oliva (Gunze H303) e Verde Nero (Gunze H65). Volendo ricreare una livrea mimetica di tipo invernale e dando gli effetti di scrostatura ed usura, ho impiegato il bianco della Humbrol 34, in quanto la base dei due verdi della Gunze sono acrilici. Una volta steso il bianco (molto leggero non troppo carico), ho lasciato asciugare un po’ e sono passato con un “cotton fioc” (imbevuto di diluente Humbrol) sulle parti da riprodurre l’usura sulla struttura del veliv0olo, facendo così trasparire il verde sottostante.
Asciugato il tutto ho passato un Gunse H66 (molto diluito) lungo le pannellature dando risalto al tutto. Poi sono passato con un lucido (H30 sempre Gunze) e iniziato la posa delle decal. Devo dire che le decal della Model Craft sono abbastanza spesse, ma alla fine aderiscono bene alla superficie…consiglio una passata con l’ammorbidente per decal. Alla fine sono passato con un nero molto diluito (Model Master opaco), lungo le pannellature mettendo in risalto il tutto, Ultimi ritocchi qua e la (luci di posizione, mitragliatrici, filo radio, carrelli) e poi una mano di opaco. Ho deciso di usare l’opaco della Humbrol, meno pesante di quello della Model Master che uso abitualmente.
Storia
L'Italia il 10 giugno del 1940, quando entrò in guerra, aveva la prima linea caccia ancora equipaggiata con i biplani Fiat CR.42 Falco, uno degli ultimi biplani da caccia ancora operativi in Europa. Già sorpassati alla data della loro entrata in servizio (primo volo il 23 maggio 1938), la Regia Aeronautica decise di impiegarli come velivolo di prima linea in attesa degli sviluppi dei nuovi caccia monoplani in ritardo notevole rispetto ad altri Paesi, basti pensare ai Messerschmitt Bf.109, Hawker Hurricane, Supermarine Spitfire, Dewoitine D.520 ecc. Comunque ebbe un discreto successo anche all'estero, venduto a Belgio (24 aerei su 40 ordinati), Ungheria (68 aerei) e Svezia (72 aerei). Verrà poi impiegato anche dalla Luftwaffe tedesca tra la fine del 1943 ed il 1944, chiamati CR.42LW. Con questo aereo i piloti italiani si fecero onore nei cieli europei ed africani, riuscendo a tenere testa (grazie alle doti dei nostri cacciatori) ai migliori caccia dell'epoca. La Regia Aeronautica aveva piloti eccellenti…erano le macchine in dotazioni che erano inadeguate a prendere parte a un conflitto…!!!
Recensione
Modello di vecchia fattura (anni '70) quindi molto povero di dettagli, pieno di sbavature e di imprecisioni. Prima di tutto abbiamo un cockpit inesistente, quindi tutto da auto costruire, poi abbiamo le ali inferiori sbagliate come misura e quindi le ho rifatte in resina con stampo di un CR.42 della Italerei.
Però sarò costretto ad abbandonare il progetto di inserimento delle ali auto costruite per problemi di inserimento delle ali (il gioco non vale la candela…!!!).La base del posto di pilotaggio lo ho realizzato in resina (stampo Italerei sempre), con pareti auto costruite in plasticard compreso seggiolino, poggiatesta e cruscotto. Ho recuperato una cloche e ho dato agli interni il classico colore verde (Tamiya XF-71), mettendo in risalto le tubature interne e dettagli vari. L'apparato motore ne complesso e' grazioso, quindi con un gioco di colori tra nero opaco e argento, ne e' risultato un buon motore.
Il cofano motore troppo liscio deve essere particolareggiato con le classiche bugne dei cilindri (fatte con della colla ciano posizionata a goccia con lo stuzzicadenti). Per il resto il montaggio e' molto semplice, tranne qualche correzione sul posizionamento delle ali inferiori. Con un po' di stucco si risolve tutto. La colorazione del modello e' avvenuta separatamente dall'ala superiore. Prima le parti inferiori con grigio azzurro chiaro 1 (Lifecolor UA113). La mimetica e' stata realizzata nei classici tre toni dei CR.42 Falco, quindi giallo mimetico 2 di fondo (Lifecolor UA080), poi macchie verde mimetico 2 (Lifecolor UA008) e marrone mimetico 21 (Lifecolor UA088).
Un bel problema lo ho riscontrato nel posizionamento dell'ala superiore al resto del velivolo (quindi fusoliera e ali inferiori). I montanti non combaciavano bene ed ho dovuto lavorare un bel po' perché il velivolo stesse in asse e i montanti rientrassero nelle loro sedi esatte. Dopo un bel po' di colla qua e la, togli e metti, togli e metti, sono riuscito nell'impresa. Ho rifinito poi le ali con l'aggiunta dei tiranti nei montanti esterni delle ali (con dello sprue tirato a caldo).
Il soggetto poi e' stato rifinito con una mano di lucido acrilico (Testor della Model Master), invecchiamenti e pannellature con nero opaco Testor. Nuovamente del lucido trasparente, quindi decals (quelle vecchie della Revell mantenutesi perfettamente) riferite ad un modello svedese, lo “41 bianco”, giunto in Svezia nella primavera del 1941. Complessivamente il modello non e' entusiasmante con molte imperfezioni , interni inesistenti, ali inferiori sottodimensionate, cofano motore imperfetto, scarichi motori indecenti ecc ecc… Se quelli che pensano che il modello Italerei non sia bello allora non hanno provato il “Vintage” di Revell e Matchbox, che comunque hanno la loro età (fine anni '60 il primo e ristampata anni '70 del secondo).
Recensione
Vecchio modello della cecoslovacca SMÈR, come kit si presenta abbastanza bene. Gli interni sono abbastanza spogli, mentre esternamente si presenta abbastanza dettagliato di facile montaggio.
Iniziando dalla cabina di pilotaggio, gli interni vanno dettagliati con una incisione longitudinale del pianale, aggiunta di tubature sulle fiancate, lieve modifica del seggiolino, e la classica aggiunta delle cinture. Anche il cruscotto deve essere modificato ed il pannello strumenti rifatto. Gli interni hanno avuto una colorazione di Dark Seagray della Lifecolor (UA108), con un lavaggio poi di marrone scuro della Humbrol (n.98), mentre i dettagli in rilievo delle fiancate (tubature ecc..) hanno ricevuto un Grau RLM02 della Model Master (acrilico).
L’assemblaggio della fusoliera non ha dato alcun problema, con minime stuccature di routine. In fusoliera sono stati montati i travetti centrali con relativi tiranti, tiranti che vanno messi anche sui piani di coda (sia sopra che sotto). La parte anteriore della fusoliera, compresi i montanti e la struttura del carrello, sono stati dipinti in argento Tamiya (X-11), mentre l’ala parasole e la parte posteriore della fusoliera con un verde scuro ottenuto miscelando il verde della Gunze H302 assieme al verde scuro sempre Gunze H36 (nella percentuale di 80% H302 e 20% H36). Sulle ali ho posto delle mascherature per le coccarde che verranno posizionate in un secondo momento, quando la pittura è ben asciutta e prima del montaggio dell’ala con la fusoliera.
Sono passato poi al posizionamento delle decal, e qui purtroppo ho avuto la brutta sorpresa delle decal che si frantumavano al contatto con l’acqua. Quindi ho dovuto mettere in hangar il velivolo e andare alla ricerca di nuove decal adatte ala Morane Saulnier MS.225. Dopo una lunga ricerca e una dritta da un modellista, sono riuscito a reperirle in Gran Bretagna (della Heller). Poi ho recuperato il Liquid Decal Film della Microscale e ho passato le decal con un pennellino.
Dopo più un mese di stop, ripartiamo con la posa delle decal. Il prodotto della Microscale funziona. Poi passo un po’ di Mr. Mark Softer per ammorbidirle e cosa succede…... due decal si rovinano…!!! Probabilmente per una reazione chimica tra i due prodotti.
Fortunatamente ho due coccarde francesi di riserva e ricomincio con il Liquid Decal Film. Dopo un’odissea riesco a terminare la posa delle decal…!!!!Passiamo agli ultimi ritocchi. Posizionamento del motore, posizionamento tiranti e poi una mano di trasparente per gli ultimi ritocchi.
Percival Provost T Mk.52 - kit Matchbox - scala 1/72
Recensione
La stampata si presenta in due tonalità di colore (bianco e rosso) con pannellature in positivo e dettaglio ridotto al minimo. Il lavoro anche in questo caso, come in tutti i modelli della Matchbox , si presenta impegnativo, soprattutto per dettagliare la cabina di pilotaggio. Proprio dalla cabina di pilotaggio partiamo, con l’autocostruzione di pannellature laterali, cloche, apparato radio, manette gas, quadro strumenti ecc. Dettaglio deve essere fatto anche sui seggiolini dei piloti.
Quindi si passa al montaggio della fusoliera e delle ali. Dopo le dovute stuccature e re incisione delle pannellature, si passa alla verniciatura. Sulla parte sotto del velivolo è stata applicato un grigio chiaro (LifeColor UA113), mentre per le superfici superiori ho usato il grigio neutro (UA046) e il verde scuro (UA051).
I velivoli omaniti spesso portavano due razzi aria-terra non guidati, per l’impiego antiguerriglia razzi che ho recuperato dalla mia personale “dispensa” dell’usato/recuperato… Dopo la colorazione sono stati montati carrello ed accessori vari. Quindi una mano di trasparente lucido, e la posa delle dedcal.
Quindi un bel lavaggio con nero opaco Testor molto diluito per evidenziare le pannellature, invecchiamento generale del velivolo con dovute scrostature. Per concludere la consueta “mano” di trasparente opaco.
Heinkel He.111H-6 - kit Italeri - scala 1/72
Heinkel He.111H-6 della 2. Staffel della II./KG 26 di base ad Ottana in Sardegna nell'agosto del 1943
Storia
Lo Heinkel He.111 era un bombardiere medio bimotore operante nella Luftwaffe tedesca. Fece la sua comparsa bellica nella guerra civile spagnola per poi divenire (assieme allo Junkers Ju.88) il velivolo di punta per il bombardamento veloce. Venne impiegato praticamente su tutti i fronti nel corso della II^ guerra mondiale, nel Mediterraneo, in Egeo, Russia, Europa occidentale, per non parlare delle numerosi incursioni in territorio inglese durante la famosa “Battaglia d’Inghilterra”.
Recensione kit
Ciao a tutti eccomi qua nuovamente con un velivolo in 1/72. Per la precisione un Heinkel He.111H-6 appartenente alla 2^ Staffel della I/KG 26, basato in Sardegna ad Ottana nell’agosto del 1943. Era molto tempo che non facevo un bimotore, e ho cercato di fare un velivolo con una livrea mimetica un po’ fuori dal comune o meglio poco vista, dato che gli He.111 impiegavano soprattutto la colorazione in tre toni continentale (cioè RLM70, RLM71 e RLM65).
Quindi ho scelto una colorazione sabbia con chiazze in verde scuro (RLM79 per il sabbia e RLM71 per il verde scuro). Come scatola di montaggio ho usato la vecchia stampata di Italeri, quindi con tutti i difetti che comportavano le scatole dell’epoca, soprattutto per quanto riguarda i pannelli di carlinga e ali che sono tutte in positivo. Quindi come primo passo, ho dovuto reincidere tutte le pannellature (un bel lavoraccio…soprattutto noioso). Ho poi preso il posto di pilotaggio con delle aggiunte auto costruite di strumentazione, cinture di sicurezza ecc. In fusoliera ho ricostruito il basamento fino a metà carlinga con l’aggiunta di una seconda porta di accesso dietro la torretta dorsale (per delimitare il vano bombe), ho aggiunto qualche centina e altri piccoli dettagli.
Per quanto il vano carrello ho chiuso le gondole motore per il rientro carrelli con del plasticard molto fine. Ho rimosso i flap per poi posizionarli abbassati (come si vedono in molte foto dell’epoca), il timone di coda leggermente spostato a sx, mentre i flap di coda sono leggermente alzati. Ho voluto in oltre riprodurre il velivolo con il Cockpit aperto quindi ho rimosso (con discreta difficoltà), la parte superiore della vetratura del posto di pilotaggio.
Questro sono io alle prese con il velivolo nella fase di assemblaggio.... Assemblato il tutto ho colorato di bianco (Lifecolor LC01) la fascia della fusoliera, le parti esterne inferiori delle ali e la parte inferiore dei cofani motre. Poi ho mascherato il tutto e sono passato alla dipintura della parte inferiore in RLM65 (colore Gunze H314). Poi sono passato alla parte superiore con il sabbia RLM79 (colore Gunze H66 diluito con un po’ di bianco sempre della Gunze). Ho dato una seconda passata riempiendo le pannellature con del H66 leggermente più schiarito della prima mano, dando così un po’ di profondità al tutto. Poi sono passato al verde RLM71 (Gunze H303, anche questo sporcato con una leggera punta di bianco) creando delle macchie irregolari sul velivolo.
Il passaggio successivo ho creato accenno di invecchiamento (lo riprenderò poi a velivolo terminato), quindi una mano di trasparente lucido (sempre Gunze). Ho applicato le decal (molte erano rovinate dal tempo, quindi ho dovuto recuperare qualche svastica e croce dal foglio della Aeromaster). Altro leggero invecchiamento lungo le pannellature e una prima mano di trasparente opaco. Altro leggero invecchiamento e ultima mano di trasparente opaco (della Gunze). Nel complesso il velivolo è piacevole nel montaggio, anche se ci sono alcuni problemi di giunzione tra ali e fusoliera da riempire con stucco o con colla ciano acrilica. Altro problema lo ho riscontrato nel posizionare le vetrature del posto di pilotaggio che non combaciavano bene e quindi non è perfettamente lineare come dovrebbe. Ottime sono le mitragliatrici da 7.5 e 12.7 mm molto ben definite con i caricatori a parte.
Buon Modellismo a Tutti
Cima
Altro modello impegnativo è il Fiat CR.32 in 1/72 della Supermodel. Vecchia stampata dell’inizio anni ’80, diciamo che è uno tra i pochi modelli di CR.32 in circolazione. Come interni del posto di pilotaggio, il modello non offre praticamente nulla, bisogna auto costruire praticamente tutto. Poi dopo aver assemblato la fusoliera e le ali inferiori, arrivano i problemi. Il kit infatti non presenta nessun incastro od invito per il posizionamento del carrello e ancor meno dell’ala superiore, quindi molto difficile nel posizionare nel modo corretto sia le ruote e le ali….. molta pazienza e calma. Se avete fretta di vederlo montato credo facciate prima a fargli fare un bel volo senza ali e carrello d’atterraggio…!!!Andiamo per ordine. Iniziamo con gli interni del posto di pilotaggio….qui dobbiamo ricostruire praticamente tutto: pavimentazione, strutture laterali, cruscotto con pannello strumenti e risagomare il sedile, auto costruendo anche le cinghie del pilota. Internamente poi viene spruzzato ad aerografo un verde interni, mentre il sedile lo ho fatto in grigio medio.
Ho tagliato i piani di coda ed il timone dando un po’ di movimento al velivolo con il timone “voltato” a destra e piani di coda abbassati. Una volta chiusa la fusoliera ho notato che mancavano tre piccole prese d’aria sul cofano motore (tra le mitragliatrici anteriori sul muso e scendendo poi verso il posto di pilotaggio). Qui ho avuto veramente un grosso grattacapo. Per fortuna (grazie ad un amico modellista – Roberto Cavallini) sono riuscito a scovare un set della RCR (codice S13) di fotoincisioni con i particolari che cercavo. Quando mi è giunto il pacco e ho aperto la fotoincisioni sono rimasto veramente sorpreso…devo dire che sono veramente ben fatte. Ad averlo saputo prima avrei ricostruito anche tutto l’interno del posto di pilotaggio, che visto così dev’essere veramente ok.
Tornando al mio kit, ho così “montato le fotoincisioni e poi sono passato ad incollare le ruote….un vero dramma. Avendo già costruito il modello circa una ventina di anni fa, non mi ricordavo che il tutto fosse così atrocemente difficoltoso…calma e pazienza…!!! Dopo un giorno di lavoro le ruote sono al loro posto. Passo alla colorazione del velivolo. Ho iniziato con la parte sotto in Grigio Mimetico della Life Color (UA 033). Una volta asciutto il tutto si passa alle mascherature per passare al Giallo Mimetico 3 (Life Color UA 080). Fatto ciò ho iniziato con le chiazze in Marrone Mimetico 1 (Gunze H37) e poi a quelle Verde Mimetico 2 (Gunze H302).
Ora arriva il difficile….!!! Porre l’ala superiore al suo posto. Il lavoro si presenta da subito difficoltoso a causa della mancanza di inviti per i travi portanti dell’ala superiore. Le prove a secco sono inutili, e l’unico modo è quello di produrre una dima. Aimè io ho scarse capacità in materia e per tale motivo mi affido alla calma e sangue freddo. Dopo due giorni di duro lavoro e training autogeno, riesco a porre l’ala superiore al suo posto….non vi dico il lavoraccio.
Nel mentre ho usato anche le fotoincisioni della RCR, un set dedicato al CR.32 e devo dire veramente ben fatto…. Delle fotoincisioni ho usato il tappo serbatoio lubrificante, bocche presa d’aria, griglie prese d’aria, cornice parabrezza, tubo di pitot ecc… Proprio un bel set.
Tornando al nostro modello, al termine del montaggio ala superiore ho dovuto ritoccare le parti interessate all’incollaggio con delle passate supplementari di colore per eliminare le vistose “magagne” della colla. Poi una mano di lucido acrilico Model Master, un passaggio di nero opaco (sempre Model Master molto diluito con diluente appropriato) per evidenziare le pannellature. Poi sono passato al posizionamento delle decal, scartando per l’80% quelle del kit, ed usando le decal del foglio Tauromodel (72-521). La mia intenzione è quella di riprodurre un velivolo della 160^ Squadriglia del 12° Gruppo Assalto del 50° Stormo, basata in Libia (1940).
Sia le decal del kit Supermodel che quelle di Tauromodel sono errate visto che il numero individuale dei velivoli in carico alla 160^ Squadriglia erano di colore rosso, mentre quelli forniti sono in nero. Dopo vari ripensamenti ho deciso di riprodurre il velivolo “160-5”, recuperando il “5 rosso” nella mia dispensa di decal. Al termine di tutto ciò ho dato una passata con i gessetti, per simulare i fumi di scarico e una leggera invecchia tura, nonché la povere desertica molto fina posata sul velivolo. Ultimo tocca una passata con il trasparente opaco della Model Master, ed il gioco è fatto.
Messerschmitt Bf.109G-6 appartenente alla 5. Stafel della II./JG.52
Poco più di un giocattolo quindi il montaggio è praticamente inesistente, o meglio fatto tutto ad incastro tranne qualche piccolo pezzo da incollare (mi sembra di aver speso 8/10 Euro in fiera…). Questo è il mio primo velivolo in 1/48 (avevo costruito un Change Vought F4U Corsair circa 20 anni fa) che realizzo dopo tanto tempo, quindi un giocattolo per poi buttar via se fa troppo schifo, può andar bene come inizio…
Ho voluto comunque provare dare l’aspetto di un velivolo di “marca”, ed ho fatto qualche lieve modifica. La plastica è molto “grezza” del tipo soldatini Airfix anni 70/80… devo dire però che le pannellature e le dimensioni sono ottime, ed è stato solo per questo che ho deciso di dedicarci un po’ di tempo e fare una scenetta. Le decals al suo interno rappresentano un velivolo dell’asso tedesco Erich Hartmann, velivolo con emblemi inerenti alla 5^ Staffel della II/JG 52 basata in Ungheria verso la fine del 1944.
La cabina di pilotaggio è quasi insistente, quindi qualche cosa va migliorato, ma non molto visto che comunque il tettuccio rimane chiuso e si possono vedere chiaramente le grossolanità di giocattolo del velivolo (infatti ho deciso di metterci un telone protettivo sopra al velivolo così da nascondere gli interni (anche se alla fine non erano venuti poi così male).
Altro grosso handicap sono i carrelli, che sono praticamente osceni…d’altro canto non avevo scelta e ho dovuto mantenere quelli originali, aggiungendo solo il cavo dei freni.. Per il resto non e venuto poi tanto male (anche se diversi problemi tra le due fusoliere vanno risolti con stucco e carta abrasiva). Per i velivolo ho usato colori della File Color acrilici schiariti poi per le pannellature con grigi più chiari (sempre della Life Color), con trasparenti lucido e opaco della Gunse (H20 e H30). Le decals ho usato quelle di scatola e qualche cosa di recupero da vecchi modelli (tipo le svastiche posteriori della Aero Master. Per il resto della scenetta ho impiegato figurini della Preiser, e una Schwimmwagen della Tamiya (super dettagliata rispetto al velivolo della Pegasus).
Tutto sommato non mi sembra poi così tanto male il risultato…che ne dite???
Questo modello della Italeri, si presenta con delle stampate in negative, quindi un lavoro in meno visto che non c’è da re incidere alcunché. Gli interni si presentano poco dettagliati, ma visto che a chiusura fusoliera tutto viene praticamente nascosto, credo sia superfluo dettagliare la cabina di pilotaggio. Molto lineare anche la stiva, ma qui visto che ho intenzione di lasciare il portellone laterale aperto, ci sono da apportare alcuni dettagli.
Iniziamo con la cabina di pilotaggio, tutto sommato sufficiente, visto anche che una volta assemblato non si riesce a vedere praticamente nulla all’interno. La stiva è stata dettagliata con qualche centina, e poi verrà ulteriormente dettagliata con casse portamunizioni, pannelli ecc… Tutti gli interni sono stati colorati con verde anticorrosione della Gunze (H312) scurito con un po’ di verde sempre Gunze (H303). Poi le centine sono state ripassate con il colore H312 puro. La cabina pilotaggio ha ricevuto un grigio chiaro su pavimentazione e paratia posteriore sedili, con un Lifecolor UA 113. I sedili di pilotaggio con un bruno opaco Lifecolor LC 17. Anche il vano carrelli è stato colorato con il verde anticorrosione della Gunze H303 (comprese le NACA interne).
Internamente ho ricreato qualche accessorio che si può vedere attraverso il grande portellone in fusoliera, con cassette porta oggetti e altri accessori. Prima di assemblare la fusoliera ho appunto fissato questi piccoli dettagli e logicamente le “gun” (le prime due). L’assemblaggio della fusoliera è particolarmente semplice come molto lineare è anche il posizionamento delle ali. Vanno fatte comunque le dovute stuccature sulla congiunzione delle ali e sulla fusoliera.
Il vetro della cabina (quello anteriore) ho trovato dei problemi di fissaggio, anche perché mi risulta più piccolo di un millimetro per lato. Per tale motivo ho rifatto la vetratura anteriore con dell’acetato di recupero. Poi ho messo delle striscioline da 1 mm lungo tutta la struttura dei vetri anteriori e li ho stuccati. Ho usato lo stucco molto fine, il Mr. Surfacer 500. Ho dovuto ripassare un paio di volte perché rimanevano delle leggere “fessure” sulla parte superiore.
I due motori sono stati leggermente dettagliati con l’aggiunta dei cavi delle candele. Quindi posizionati sul velivolo, cono passato alla colorazione.
Ho usato la colorazione standard USAF di quel periodo (1965) in tre tonalità, con colori Gunze: il marrone chiaro FS-30219 (H310), verde FS-34102 (H303) e verde scuro FS-34089 (H-309). La parte sotto con grigio medio sempre realizzata con i Gunze (H317). Poi per le pannellature ho schiarito un po’ con del bianco Gunze (H316). Terminato tutto sono passato con un paio di mani di lucido H030, e quindi i lavaggi con nero lucido della Model Master. Poi sono passato alla posa delle decal, con il classico “PUFF” e quindi nuova mano di lucido trasparente H30.